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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera A > Sant' Alessandro I di Costantinopoli Condividi su Facebook

Sant' Alessandro I di Costantinopoli Vescovo

Festa: 28 agosto

† Costantinopoli, 337 circa

Appartiene alla generazione di vescovi che vissero la trasformazione del cristianesimo da religione perseguitata a religione pubblicamente riconosciuta nell'Impero romano. La sua figura è legata soprattutto alla difesa della fede definita a Nicea nel 325 e alla fase più delicata della controversia ariana, quando le decisioni del concilio erano ancora lontane dall'essere definitivamente accolte. Vescovo di Bisanzio e poi della nuova Costantinopoli, Alessandro esercitò il suo ministero negli anni in cui la città fondata da Costantino stava assumendo un ruolo sempre più importante nella vita dell'Impero e della Chiesa. Le notizie direttamente documentabili sulla sua vita sono scarse. Le fonti successive hanno arricchito il suo profilo con episodi miracolosi e racconti edificanti, alcuni dei quali non possono essere verificati storicamente. 
Il suo nome rimase tuttavia strettamente associato alla resistenza contro l'arianesimo. Il momento più celebre della sua vicenda fu il contrasto con il tentativo di riammettere Ario alla comunione ecclesiale. Secondo una tradizione trasmessa da Atanasio e poi sviluppata da Socrate e Sozomeno, Alessandro pregò perché non fosse costretto ad assistere alla riammissione di Ario. La morte improvvisa dell'eresiarca, avvenuta alla vigilia della sua prevista accoglienza nella Chiesa, fu interpretata dalla tradizione nicena come una risposta della provvidenza divina. La memoria liturgica latina di Alessandro cade il 28 agosto.

Etimologia: Alessandro = protettore di uomini, dal greco

Emblema: Abiti episcopali, mitria o copricapo episcopale orientale, pastorale.

Martirologio Romano: A Costantinopoli, sant’Alessandro, vescovo, la cui preghiera apostolica, come scrive san Gregorio di Nazianzo, schiacciò il capo dell’empietà ariana.


Alessandro visse in uno dei periodi più profondamente trasformati della storia del cristianesimo antico. Nato probabilmente nella seconda metà del III secolo, trascorse la giovinezza in un mondo nel quale la Chiesa era ancora segnata dalle persecuzioni imperiali. Quando Costantino e Licinio posero fine alla politica persecutoria nei confronti dei cristiani, la situazione cambiò radicalmente.
Bisanzio, antica città sul Bosforo, divenne progressivamente uno dei principali centri dell'Impero. Nel 330 Costantino inaugurò ufficialmente la nuova capitale, Costantinopoli, e la sede episcopale locale acquistò di conseguenza un'importanza crescente.
Le fonti sulla formazione e sulla famiglia di Alessandro sono estremamente povere. Le tradizioni posteriori gli attribuiscono un'origine umile e una lunga esperienza ecclesiastica, ma questi particolari non possono essere considerati certi.

Vescovo di Bisanzio
Alessandro succedette al vescovo Metrofane. La cronologia del suo episcopato non è perfettamente concorde nelle fonti antiche e successive. Una tradizione lo considera vescovo di Bisanzio per circa ventitré anni, mentre altre ricostruzioni moderne collocano il suo episcopato in un arco più ristretto.
Il suo ministero coincise con la crisi provocata dalla dottrina di Ario, presbitero di Alessandria che negava al Figlio la piena eternità e divinità sostenuta dalla fede nicena. La controversia, nata ad Alessandria, coinvolse rapidamente l'intero episcopato orientale e raggiunse la corte imperiale.
Il concilio di Nicea del 325 condannò la posizione ariana e proclamò che il Figlio è della stessa sostanza del Padre. Alessandro fu certamente considerato un sostenitore della linea nicena, ma la tradizione che lo presenta semplicemente come uno dei protagonisti personali del concilio deve essere precisata: non risulta infatti tra i vescovi firmatari degli atti conciliari conservati.
Una testimonianza importante è costituita da una lettera attribuita al vescovo Alessandro di Alessandria e indirizzata proprio ad Alessandro di Costantinopoli, nella quale viene sollecitata la vigilanza contro Ario e i suoi sostenitori. Il documento mostra che il vescovo di Bisanzio era inserito nella rete episcopale che difendeva la decisione contro l'arianesimo.

La nuova Costantinopoli
Con l'inaugurazione di Costantinopoli nel 330, la sede di Bisanzio si trovò al centro di una nuova realtà politica. La città, destinata a diventare capitale dell'Impero romano d'Oriente, accrebbe rapidamente il proprio peso anche in ambito ecclesiastico.
È dunque più corretto parlare di Alessandro come vescovo di Costantinopoli nel contesto della nuova capitale piuttosto che applicargli automaticamente il titolo di patriarca nel senso pienamente sviluppato che questo termine avrebbe assunto nei secoli successivi.
La sua posizione fu resa particolarmente delicata dalla stretta relazione tra questioni ecclesiastiche e autorità imperiale. Costantino, pur avendo convocato il concilio di Nicea, cercò successivamente di ricomporre le divisioni provocate dalla controversia ariana, mostrando una politica oscillante nei confronti dei protagonisti dello scontro.

Il contrasto con Ario
L'episodio che ha consegnato Alessandro alla memoria della Chiesa è quello relativo alla possibile riammissione di Ario alla comunione.
Dopo la condanna di Nicea, Ario era stato allontanato, ma negli anni successivi ottenne nuovamente il favore imperiale. Nel 335, dopo il concilio di Tiro e mentre Atanasio di Alessandria si trovava in esilio, la posizione di Ario tornò a rafforzarsi.
Secondo la testimonianza di Atanasio, trasmessa nella lettera a Serapione sulla morte di Ario, l'imperatore avrebbe disposto che Ario fosse accolto nella comunione ecclesiale di Costantinopoli. Alessandro si oppose, ritenendo incompatibile tale gesto con la fede professata a Nicea.
Atanasio riferisce anche la preghiera attribuita al vescovo di Costantinopoli, il quale avrebbe chiesto a Dio di non permettere che Ario entrasse nella comunione della Chiesa se avesse continuato a sostenere la propria dottrina.
Il racconto assume un significato particolare perché collega direttamente la preghiera di Alessandro alla morte improvvisa di Ario.

La morte di Ario e la tradizione del giudizio divino
Ario morì improvvisamente a Costantinopoli alla vigilia della sua prevista riammissione. Le fonti antiche concordano sulla repentinità della morte, ma il racconto delle circostanze si sviluppò progressivamente.
Atanasio fornisce una descrizione della morte e la presenta nel quadro della controversia ecclesiastica. Socrate Scolastico e Sozomeno, scrivendo alcuni decenni più tardi, arricchiscono ulteriormente la narrazione e sottolineano il carattere drammatico dell'evento.
Secondo la versione trasmessa da Socrate, Ario fu colto da un improvviso malore mentre si trovava nei pressi del Foro di Costantino. La descrizione della morte è estremamente cruda e richiama intenzionalmente il racconto della morte di Giuda negli Atti degli Apostoli.
Storicamente, tuttavia, non è possibile dimostrare che la morte di Ario sia stata un intervento miracoloso provocato dalla preghiera di Alessandro. Questo elemento appartiene all'interpretazione teologica e agiografica sviluppatasi nella tradizione nicena.
La Chiesa antica lesse comunque l'episodio come una conferma della vittoria della fede nicena. Gregorio di Nazianzo, nella memoria successiva dei grandi difensori della fede, attribuì ad Alessandro un ruolo esemplare nella resistenza contro l'arianesimo.

Gli ultimi anni
La cronologia della morte di Alessandro presenta alcune difficoltà. La tradizione più antica e gli studi moderni la collocano generalmente nel 337, poco dopo la morte di Costantino. Altre fonti hanno proposto il 340, probabilmente a causa di problemi nella ricostruzione della successione episcopale di Costantinopoli.
Socrate Scolastico afferma che Alessandro morì dopo un lungo episcopato e che, prima della morte, indicò Paolo come candidato alla successione, contrapponendolo a Macedonio. Il racconto mostra già le tensioni che avrebbero caratterizzato la Chiesa di Costantinopoli negli anni successivi.
Paolo fu effettivamente eletto vescovo, ma la sua elezione provocò l'opposizione dei sostenitori della corrente filoariana. L'intervento dell'imperatore Costanzo II portò alla deposizione di Paolo e all'elezione di Eusebio di Nicomedia, figura di primo piano dello schieramento avverso ai niceni.
La morte di Alessandro segnò quindi non la conclusione della controversia, ma l'inizio di una nuova fase del conflitto.

Alessandro e la controversia ariana
L'importanza storica di Alessandro non dipende da una produzione letteraria personale, della quale non possediamo opere sicuramente conservate, ma dal ruolo che le fonti gli attribuiscono nella difesa della decisione nicena.
La controversia ariana non fu una semplice disputa terminologica. In gioco vi era il modo di comprendere l'identità di Cristo e, di conseguenza, la dottrina cristiana della salvezza. Se il Figlio non fosse pienamente Dio, la comprensione cristiana dell'incarnazione e della redenzione sarebbe risultata radicalmente diversa.
Alessandro rappresentò, nella memoria ecclesiale, il vescovo che rifiutò di subordinare la comunione ecclesiale alle pressioni politiche. La sua vicenda mostra inoltre quanto fosse complesso il rapporto tra imperatore e vescovi nel IV secolo.

I rapporti con Atanasio e Gregorio di Nazianzo
Alessandro appartiene alla stessa generazione ecclesiale di Atanasio di Alessandria, uno dei principali difensori della fede nicena. La documentazione antica testimonia l'esistenza di rapporti tra le Chiese di Alessandria e Costantinopoli durante la controversia.
Particolarmente importante è la testimonianza di Atanasio relativa alla morte di Ario. Sebbene l'autore scrivesse diversi anni dopo gli avvenimenti, la sua narrazione costituisce una delle principali fonti antiche per conoscere la posizione attribuita ad Alessandro.
Anche Gregorio di Nazianzo contribuì alla memoria ecclesiale del vescovo di Costantinopoli. La tradizione martirologica latina riprende proprio il motivo della sua preghiera contro l'empietà ariana, presentandola come una delle caratteristiche distintive della sua figura.

Il racconto del filosofo pagano
Alla tradizione agiografica appartiene anche il racconto secondo il quale Alessandro avrebbe affrontato pubblicamente alcuni filosofi pagani in una disputa organizzata per iniziativa imperiale.
Secondo la narrazione, dopo che i filosofi avrebbero parlato simultaneamente, Alessandro avrebbe chiesto che uno solo prendesse la parola. Quando questi iniziò il suo discorso, il vescovo avrebbe pronunciato nel nome di Cristo un comando che lo rese improvvisamente muto. Dopo aver riconosciuto la verità della fede cristiana, il filosofo avrebbe riacquistato la parola.
L'episodio è presente nella tradizione bizantina, ma non possiede lo stesso valore documentario delle testimonianze relative alla controversia ariana. Deve pertanto essere considerato un racconto agiografico, probabilmente destinato a rappresentare simbolicamente la superiorità della fede cristiana sulla sapienza pagana.

Culto e memoria liturgica
Alessandro è commemorato dalla Chiesa cattolica il 28 agosto. Il Martirologio Romano lo ricorda come vescovo di Costantinopoli e collega esplicitamente la sua memoria alla preghiera contro l'empietà ariana.
Anche la tradizione orientale conserva la memoria di Alessandro. La commemorazione bizantina presenta tuttavia una cronologia liturgica diversa da quella latina e lo associa, in alcune tradizioni, alla memoria di altri vescovi di Costantinopoli che si opposero alle dottrine considerate eretiche.
La differenza delle date liturgiche testimonia la complessa formazione delle tradizioni agiografiche dell'Oriente cristiano. La memoria del 28 agosto è quella recepita dal calendario romano.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Succeduto a Metrofane poco dopo il concilio di Nicea, Alessandro occupò la sede bizantina per circa undici anni, dal momento che Paolo fu eletto nel 336, e durante il suo episcopato lottò strenuamente per la difesa dell'ortodossia nicena contro gli intrighi degli ariani . Il nome di Alessandro è particolarmente legato al tentativo che Ario, favorito dal partito ariano della corte e forte dell'autorità di Costantino, fece per essere ammesso alla comunione nella Chiesa di Costantinopoli. S. Atanasio, da cui dipendono altri autori, quali Socrate e Sozomeno, nella lettera a Serapione del 358 parla diffusamente di questo tentativo, menzionato anche nei sinassari e negli altri scritti biografici.
Secondo il racconto di s. Atanasio, che si vale della testimonianza oculare del prete Macario, Ario, dopo una subdola professione di ortodossia, fu riabilitato da Costantino e pretese quindi di essere ammesso alla comunione dal vescovo A. Questi naturalmente si oppose, ma, prevedendo di non poter resistere alla prepotenza del partito ariano, che faceva capo a Eusebio vescovo di Nicomedia, si rivolse a Dio invocando da Lui la morte piuttosto che vedere un eretico entrare nel tempio. L'improvvisa morte di Ario tra atroci dolori mentre si avviava alla sua pubblica riabilitazione, fu il segno del giudizio di Dio "che si era assiso qual giudice tra le minacce dei partigiani di Eusebio e la preghiera di Alessandro".
Alessandro morì probabilmente nel 336 o nel 340. Nel Martirologio Romano e nel Geronimiano è ricordato il 28 agosto, mentre presso i Greei la memoria è al 30 e 31 agosto. Il Sinassario Costantinopolitano, celebrando Alessandro il 2 giugno, commette l'errore storieocronologico di collocare la morte di Ario sotto l'imperatore Costanzo.


Autore:
Francesco Saverio Pericoli Ridolfini


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2026-08-12

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