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† Valencia, Spagna, 29 agosto 1231
Appartengono alla prima generazione di frati minori impegnati nell'espansione dell'Ordine nella penisola iberica. Le notizie sulla loro vita sono scarse e provengono in gran parte da fonti francescane tarde, ma il loro ricordo si è conservato con particolare forza a Teruel e in Aragona. Secondo la tradizione minoritica, i due frati giunsero in Spagna inviati da san Francesco d'Assisi e si stabilirono dapprima a Teruel, dove condussero una vita di povertà e preghiera e contribuirono alla presenza dei Frati Minori nella città. In seguito raggiunsero Valencia, allora ancora sotto dominio musulmano, dove si dedicarono alla predicazione e all'assistenza dei cristiani presenti nella città. Il loro ministero si concluse con l'arresto e la decapitazione. La tradizione colloca il martirio il 29 agosto 1231, nella ricorrenza della decollazione di san Giovanni Battista, ma la data è discussa dagli storici. Il Martirologio Romano li ricorda come martiri dell'Ordine dei Minori, uccisi a Valencia per aver predicato la fede tra i musulmani. Il loro culto, sviluppatosi soprattutto a Teruel, fu riconosciuto da papa Clemente XI nel 1705 mediante la conferma del culto immemorabile.
Etimologia: Giovanni deriva dall'ebraico Yohanan e significa 'il Signore è misericordioso'; Pietro deriva dal greco Petros e significa 'pietra' o 'roccia'.
Emblema: Abito francescano, palma del martirio, spada o raffigurazione della decapitazione.
Martirologio Romano: A Valencia in Spagna, beati martiri Giovanni da Perugia, sacerdote, e Pietro da Sassoferrato, religioso, entrambi dell’Ordine dei Minori, che per aver predicato la fede tra i Mori di Valencia furono decapitati, per ordine del re, sulla pubblica piazza, ricevendo la palma del martirio.
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Della vita di Giovanni da Perugia e Pietro da Sassoferrato prima dell'ingresso nell'Ordine dei Frati Minori non possediamo informazioni sicure. La ricerca moderna sottolinea proprio questa scarsità documentaria: le fonti medievali si interessano soprattutto alla loro esperienza spagnola e al martirio, mentre non forniscono notizie attendibili sulla famiglia, sulla nascita o sulla formazione dei due uomini. In particolare, per Pietro non sono conosciuti dati sulla famiglia e sulla vita precedente all'ingresso nell'Ordine. Giovanni era sacerdote e proveniva da Perugia; Pietro era originario di Sassoferrato, nelle Marche, ed era fratello laico. La loro diversa condizione all'interno della fraternità francescana non impedì che venissero ricordati insieme, quasi inseparabilmente, nella tradizione dell'Ordine. La fonte narrativa medievale più importante per la loro vicenda è la Chronica XXIV generalium Ordinis Minorum, composta nella seconda metà del XIV secolo. Il racconto fu successivamente ripreso e ampliato da cronisti francescani, fra i quali Luca Wadding e Antonino da Firenze. Ciò impone una certa cautela: non tutti i particolari tramandati possiedono lo stesso valore storico.
La missione in Spagna Secondo la tradizione francescana, Giovanni e Pietro furono inviati in Spagna direttamente da Francesco d'Assisi. Le fonti non concordano però sull'anno della loro partenza. La tradizione più antica e alcuni cronisti indicano il 1220, mentre Isidoro da Villapadierna propose anche il 1217. Lo studio di Alfonso Marini considera il 1220 più plausibile. La loro presenza va inserita nel rapido sviluppo dell'Ordine dei Frati Minori al di fuori dell'Italia. Nei primi decenni del XIII secolo i francescani si diffusero in numerose regioni europee, assumendo anche una crescente dimensione missionaria. La penisola iberica costituiva un territorio particolarmente significativo, poiché era caratterizzata dalla contemporanea presenza di cristiani, musulmani ed ebrei e dalla progressiva avanzata dei regni cristiani verso i territori ancora sotto dominio islamico. Le fonti più antiche fanno giungere i due frati a Saragozza e successivamente a Teruel. È stata avanzata anche l'ipotesi che a Saragozza abbiano preso parte a un capitolo provinciale dei Frati Minori e che proprio in quella circostanza abbiano manifestato il desiderio di recarsi a Valencia. La ricostruzione non è tuttavia documentata in modo indipendente e deve essere mantenuta nel campo delle ipotesi.
Teruel e la prima presenza francescana A Teruel i due frati si inserirono nella comunità cristiana locale. La tradizione parla della fondazione di un convento francescano, ma le fonti consentono una formulazione più prudente. Secondo Luca Wadding, Giovanni e Pietro avrebbero costruito due povere cellette presso un'edicola dedicata all'apostolo Bartolomeo, vivendo per diversi anni in condizioni di estrema semplicità. Questo particolare è significativo per comprendere la prima presenza francescana nella penisola iberica. Prima ancora della costruzione di grandi conventi, la diffusione dell'Ordine avveniva attraverso piccole comunità, caratterizzate dalla povertà, dalla predicazione e dal rapporto diretto con la popolazione. La permanenza a Teruel fu probabilmente lunga. A seconda della cronologia adottata per il martirio, i due frati vi avrebbero trascorso diversi anni, forse circa un decennio. Il loro ricordo rimase profondamente legato alla città, che nei secoli successivi li avrebbe considerati propri compatroni.
Valencia e l'attività missionaria La fase conclusiva della loro vita si svolse a Valencia, città allora sottoposta al dominio musulmano. Le fonti francescane presentano il trasferimento come conseguenza dello zelo missionario dei due religiosi e del desiderio di annunciare il Vangelo anche ai musulmani. La motivazione della loro presenza a Valencia potrebbe però essere stata più articolata. Isidoro da Villapadierna suggeriva anche l'ipotesi che Giovanni e Pietro intendessero assistere i cristiani tenuti in schiavitù nella città. Le due finalità non sono necessariamente incompatibili: la predicazione e l'assistenza pastorale dei cristiani presenti in territorio musulmano potevano infatti accompagnarsi. Valencia era allora governata da Abu Zayd, indicato nelle fonti cristiane con diverse forme del nome. Le fonti francescane lo chiamano re o emiro. Giovanni e Pietro avrebbero iniziato a predicare pubblicamente la fede cristiana, provocando la reazione delle autorità. Il Martirologio Romano conserva in forma essenziale il nucleo della tradizione: i due frati, dopo avere predicato la fede tra i musulmani di Valencia, furono arrestati e decapitati sulla pubblica piazza per ordine del sovrano.
Il martirio La Chronica XXIV generalium colloca il martirio il 29 agosto 1231. La data fu ripresa dalla tradizione successiva e assunse anche un evidente valore simbolico, perché coincide con la memoria liturgica della decollazione di san Giovanni Battista. La storiografia moderna ha tuttavia evidenziato una difficoltà cronologica. Abu Zayd fu deposto dal suo rivale Zayyan, indicato nelle fonti cristiane come Abenzeyan o Zaen, nel 1229. Se il martirio fosse realmente avvenuto sotto il governo di Abu Zayd, la data del 1231 risulterebbe problematica. Per questo alcuni studiosi hanno proposto di anticipare l'uccisione al 1228-1229 o a un periodo ancora precedente. La data del 29 agosto 1231 deve quindi essere indicata come data tradizionale e liturgicamente recepita, non come dato cronologico definitivamente accertato. Anche il luogo preciso del martirio non è sicuro. La Chronica parla genericamente di una piazza della città, denominata Ficareta. I cronisti posteriori la collegarono alla piazza della Figuera o Higuera, identificata con l'area dell'attuale Plaza de la Reina. Anche in questo caso si tratta di un'identificazione tradizionale, non di una certezza archeologicamente documentata.
La tradizione sulla conversione di Abu Zayd Una parte importante della tradizione francescana riguarda gli avvenimenti successivi al martirio. Secondo il racconto tramandato dalle fonti dell'Ordine, Abu Zayd sarebbe rimasto colpito dalla morte dei due frati e, in seguito, si sarebbe convertito al cristianesimo. La tradizione collega inoltre la sua figura alla conquista cristiana di Valencia da parte di Giacomo I d'Aragona nel 1238. Dopo la conquista, Abu Zayd avrebbe donato ai Frati Minori un proprio palazzo affinché fosse trasformato in convento. La ricerca storica ha però mostrato che questo racconto presenta notevoli difficoltà. Abu Zayd era stato già deposto prima della conquista definitiva di Valencia e si era rifugiato presso Giacomo I. La narrazione della Chronica tende pertanto a riunire in un'unica vicenda eventi e personaggi appartenenti a momenti differenti. La conversione di Abu Zayd appartiene quindi alla tradizione agiografica e non può essere presentata come un fatto storicamente dimostrato.
Le reliquie Secondo la tradizione, i corpi dei due martiri furono recuperati dai cristiani di Valencia e successivamente trasferiti a Teruel. Le fonti ricordano il loro arrivo nella città nel 1232. Nel convento francescano di Teruel le reliquie divennero oggetto di particolare venerazione e furono associate a numerosi prodigi attribuiti all'intercessione dei due martiri. Tra le tradizioni più note vi è quella relativa alla protezione di Teruel dal flagello delle cavallette. Per questo motivo Giovanni e Pietro furono venerati come compatroni della città e come speciali protettori contro tale calamità. Nel 1835, in seguito alle vicende che interessarono gli ordini religiosi in Spagna, le reliquie furono trasferite nella chiesa di Santa Chiara. Nel 1900 tornarono nel convento francescano ricostruito di Teruel.
Il culto e la conferma pontificia La venerazione dei due martiri rimase viva soprattutto in Aragona e a Teruel. La sua antichità consentì di avviare, in età moderna, le procedure necessarie per ottenere il riconoscimento ecclesiastico del culto secondo la disciplina stabilita dopo i decreti di Urbano VIII. Furono celebrati processi apostolici nel periodo 1611-1628 e nuovamente tra il 1693 e il 1697. Il 31 gennaio 1705 papa Clemente XI confermò il culto immemorabile tributato a Giovanni da Perugia e Pietro da Sassoferrato. Si tratta della forma di riconoscimento oggi descritta come beatificazione equipollente, fondata sull'antichità e sulla continuità del culto, piuttosto che su un processo di beatificazione nel significato moderno. Nel 1727 papa Benedetto XIII concesse alla città di Teruel un Ufficio proprio in loro onore e fissò per quella celebrazione la festa al 3 settembre. Le diverse famiglie francescane conservarono per un periodo celebrazioni al 1° o al 3 settembre. Con la successiva riforma liturgica la memoria fu ricondotta al 29 agosto, data oggi indicata dal Martirologio Romano.
Una testimonianza della prima missione francescana La vicenda di Giovanni e Pietro assume un significato che va oltre la loro biografia individuale. Essi appartengono alla prima generazione di Frati Minori che, pochi anni dopo la nascita dell'Ordine, si mossero fuori dall'Italia per stabilire nuove fraternità e confrontarsi con realtà religiose e politiche molto differenti. Il loro caso mostra inoltre come la dimensione missionaria fosse presente fin dalle origini del francescanesimo. La Regola non bollata dedica un capitolo specifico ai frati che, per divina ispirazione, desiderano recarsi tra i saraceni e gli altri non cristiani. L'ideale missionario non coincideva necessariamente con una ricerca deliberata del martirio, ma comportava la disponibilità a vivere in contesti nei quali la testimonianza cristiana poteva comportare rischi molto elevati. Giovanni e Pietro furono ricordati proprio come testimoni di questa prima fase dell'espansione minoritica. Il loro culto contribuì a conservare la memoria della presenza francescana nella Spagna ancora musulmana e del rapporto tra la predicazione, la povertà evangelica e la disponibilità al sacrificio della vita.
Giovanni sacerdote e Pietro fratello laico La tradizione ha sempre mantenuto distinti i ruoli dei due compagni. Giovanni era sacerdote e quindi poteva esercitare il ministero sacramentale e la predicazione; Pietro era invece un fratello laico. La loro memoria comune testimonia la struttura fraterna dell'Ordine dei Minori, nel quale sacerdoti e fratelli non sacerdoti partecipavano alla medesima vocazione francescana secondo servizi differenti.
Teruel Teruel costituisce il centro principale della memoria storica e cultuale dei due martiri. La loro lunga permanenza nella città, la tradizione delle due povere celle presso San Bartolomeo, la custodia delle reliquie e il riconoscimento del loro patrocinio hanno fatto di Giovanni e Pietro una componente significativa della memoria religiosa locale.
La protezione contro le cavallette Il patrocinio contro le cavallette appartiene alla storia del culto locale. Secondo la tradizione, l'intercessione dei due martiri avrebbe liberato Teruel da una grave invasione di questi insetti. La memoria del prodigio contribuì a consolidare il loro ruolo di compatroni cittadini. L'evento deve essere presentato come tradizione cultuale, non come fatto storico verificabile con criteri documentari moderni. Autore: Giampietro Cattini
Giovanni da Perugia, sacerdote, e Pietro da Sassoferrato, fratello laico, furono inviati da s. Francesco d’Assisi in Spagna, secondo alcuni cronisti, nel 1217, nella spedizione diretta da fra Bernardo di Quintavalle o nel 1220, secondo altri. Fondatori del convento di Teruel (1220), andorono poi a Valenza per esercitare il ministero tra gli schiavi cristiani. Infiammati un giorno di santo zelo, si misero a predicare la verità del Vangelo e a ribattere gli errori dell’islamismo sulla pubblica piazza. Incarcerati dal re o governatore Ceid Abu Zeyd, e fermi nella loro fede, furono decapitati. Molto discussi sono il luogo del martirio (probabilmente nella piazza detta Figuera, Higuera, e poi Plaza de la Reina) e la data, che tradizionalmente viane fissata il 29 agosto 1231 e che da altri è anticipata al 1227-28. Ci sono però valide ragioni in favore di una data ancora posteriore al 1228 (e molto probabilmente il 1221) perché Ceid Abu Zeyd, che la leggenda vuole poi essersi convertito per l’intercessione dei martiri e aver ceduto un suo palazzo per convento ai frati dopo la conquista di Valenza (1238), era stato deposto dal suo avversario Zaen (Abenzeyan) prima del 1228. Le reliquie dei beati martiri, riscattate prima ancora della conquista di Valenza, furono collocate nella chiesa del convento francescano di Teruel, dove rimasero fino al 1835, data in cui furono trasferite alla chiesa di S. Chiara, tornando nel 1900 al convento dei Francescani, nuovamente edificato. Il culto è da considerarsi immemorabile in Aragona, a Valenza, e soprattutto a Teruel, che li onora come compatroni e speciali protettori contro il flagello delle cavallette. In seguito ai decreti di Urbano VIII, per ottenere la beatificazione formale, furono compilati dei processi apostolici (1611-28, 1693-97). Approvato il culto da Clemente XI il 31 gennaio 1705, Benedetto XIII concesse nel 1727 l’Ufficio proprio per la città di Teruel, fissando la festa dei martiri al 3 settembre. Questa festa liturgica veniva celebratadalle varie famiglie francescane il 1° o il 3 settembre, fino alla riforma liturgica del 1961.
Autore: Isidoro da Villapadierna
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