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Sant' Egidio Abate

Festa: 1 settembre

VI-VII sec.

L'epoca in cui visse l'abate Egidio (in francese Gilles) non si conosce con precisione. Alcuni storici lo identificano con l'Egidio inviato a Roma da S. Cesario di Arles all'inizio del secolo VI; altri lo collocano un secolo e mezzo più tardi, e altri ancora datano la sua morte tra il 720 e il 740. La leggenda in questo caso non ci viene in aiuto, poiché tra i vari episodi della vita del santo annovera anche quello che viene illustrato da due vetrate e da una scultura del portale della cattedrale di Chartres, in cui è raffigurato Sant'Egidio mentre celebra la Messa e ottiene il perdono di un peccato che l'imperatore Carlo Magno non aveva osato confessare a nessun sacerdote. La tomba del santo, venerata in un'abbazia della regione di Nimes, risaliva probabilmente all'epoca merovingica, anche se l'iscrizione non era anteriore al secolo X, data in cui fu anche composta la Vita del santo abate, intessuta di prodigi sul tipo delle pie leggende raccontate a scopo di edificazione. Numerose sono le testimonianze del suo culto in Francia, Belgio e Olanda.

Patronato: Eremiti, Madri, Cavalli

Etimologia: Egidio = figlio di Egeo, nato sull'Egeo, dal greco

Emblema: Bastone pastorale, Cerva

Martirologio Romano: Nel territorio di Nîmes nella Gallia narbonense, ora in Francia meridionale, sant’Egidio, da cui poi prese il nome la cittadina fiorita nella regione della Camargue, dove si tramanda che egli costruì un monastero e pose termine al corso della sua vita mortale.

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Nella famiglia francescana il nome di Egidio è molto caro, per essere stato onorato da vari beati, il più noto dei quali, celebrato il 23 aprile, è il terzo compagno di S. Francesco, quel candido frate Egidio che della sua origine contadinesca aveva serbato l'operosità e la saggezza, costantemente pervaso da "perfetta letizia" e dal dono dell'arguzia. Ma il santo odierno, assai popolare in Francia, non appartiene alla famiglia francescana, essendo vissuto molti anni prima di S. Francesco. L'epoca in cui visse l'abate Egidio (in francese Gilles) non si conosce con precisione. Alcuni storici lo identificano con l'Egidio inviato a Roma da S. Cesario di Arles all'inizio del secolo VI; altri lo collocano un secolo e mezzo più tardi, e altri ancora datano la sua morte tra il 720 e il 740.
La leggenda in questo caso non ci viene in aiuto, poiché tra i vari episodi della vita del santo annovera anche quello che viene illustrato da due vetrate e da una scultura del portale della cattedrale di Chartres, in cui è raffigurato S. Egidio mentre celebra la Messa e ottiene il perdono di un peccato che l'imperatore Carlo Magno (768-814) non aveva osato confessare a nessun sacerdote. La tomba del santo, venerata in un'abbazia della regione di Nimes, risaliva probabilmente all'epoca merovingica, anche se l'iscrizione non era anteriore al secolo X, data in cui fu anche composta la Vita del santo abate, intessuta di prodigi sul tipo delle pie leggende raccontate a scopo di edificazione.
Tra le narrazioni che più hanno contribuito alla popolarità del santo vi è quella della cerva inviata da Dio per recare il latte al pio eremita, che viveva da anni rintanato in un bosco, lontano dal consorzio umano. Un giorno la benefica cerva incappò in una battuta di caccia condotta dal re in persona. Il regale cacciatore inseguì la preda, ma al momento di scoccare la freccia non si accorse che l'animale spaurito era già ai piedi dell'eremita. Così il colpo destinato al mansueto quadrupede ferì, seppur di striscio, il pio anacoreta. L'incidente ebbe un seguito facilmente intuibile: il re, divenuto amico di Egidio, si fece perdonare facendogli omaggio dell'intero territorio, sul quale più tardi sorse una grande abbazia. Qui il buon eremita, in cambio della solitudine irrimediabilmente perduta, ebbe il conforto di veder prosperare un'attiva comunità di monaci, di cui Egidio fu l'abbas, cioè il padre. Numerose sono le testimonianze del suo culto in Francia, Belgio e Olanda, in cui viene invocato contro il delirio della febbre, la paura e la follia.

Autore: Piero Bargellini
 


 

La storia di Sant’Egidio (in francese Gilles) si intreccia tra storia e leggenda. Si sa che è esistito ma non precisamente quando. Di origini greche si trasferisce nella Francia meridionale, in Provenza, si presume nell’VIII secolo (ma altre fonti indicano il VI secolo) dove a Saint-Gilles, presso Arles, fa costruire un convento, ancora oggi meta di grande e devoto pellegrinaggio. Fin da ragazzo Egidio, di famiglia benestante, con le sue preghiere compie miracoli di guarigione. Una volta il mare in tempesta, grazie ad Egidio, d’improvviso si acquieta. Dove arriva lui la natura diventa rigogliosa: il raccolto abbondante, gli alberi colmi di frutti, i fiumi ricchi di pesci.
Celebre è la storia della cerva. Egidio trascorre il suo tempo da solo in un bosco della Francia meridionale. Prega molto. Gli tiene compagnia una cerva inviata da Dio per dargli il necessario nutrimento con il suo latte. Un giorno, il re dei Visigoti Wamba, durante una battuta di caccia, nel tentativo di colpire una cerva (preda ambita tra i cacciatori) che va a rifugiarsi accanto ad Egidio, ferisce non gravemente il monaco. I cani, davanti alla cerva e all’eremita ferito, stranamente, non si avvicinano. Il re si pente dell’accaduto e chiede perdono ad Egidio. Diventa suo amico e, per rimediare, offre denaro e oro che il monaco rifiuta. Allora il re regala il terreno su cui Egidio costruisce la grande abbazia che reca il suo nome. Il convento diventa un’abbazia importante dove confluiscono numerosi monaci.
Si racconta di tanti miracoli avvenuti grazie alla preghiere di Egidio, come la guarigione dalla febbre e dai deliri di pazzia. Sant’Egidio muore, si presume, il 1° settembre del 720. È particolarmente venerato in Francia, ma anche in Belgio e Olanda dove molte chiese sono a lui intitolate. È protettore di foreste, eremiti, indigenti, mendicanti e disabili. Viene invocato per il buon allattamento e contro il delirio della febbre, l’epilessia, gli attacchi di panico, la paura, le fobie, la pazzia, la lebbra, la sordità.


Autore:
Mariella Lentini


Fonte:
Mariella Lentini, Santi compagni guida per tutti i giorni

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Aggiunto/modificato il 2023-08-20

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