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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera S > San Sostene di Calcedonia Condividi su Facebook

San Sostene di Calcedonia Martire

Festa: 10 settembre

† Calcedonia, circa 304

E' ricordato il 10 settembre insieme a san Vittore come martire della persecuzione di Diocleziano. La sua figura è strettamente legata alla tradizione del martirio di santa Eufemia, giovane cristiana di Calcedonia, nell'odierna area di Istanbul. Secondo gli antichi racconti agiografici, Sostene e Vittore erano due soldati incaricati di condurre Eufemia al supplizio. Di fronte alla sua fermezza e, soprattutto, dopo aver assistito a un prodigio durante il tentativo di gettarla in una fornace ardente, i due avrebbero rifiutato di eseguire l'ordine e dichiarato la propria fede cristiana. Arrestati per la disobbedienza e sottoposti a processo, furono condannati alle belve e, secondo la tradizione, morirono poi sul rogo. Il Martyrologium Romanum ricorda esplicitamente Sostene e Vittore a Calcedonia, durante la persecuzione di Diocleziano, sotto il proconsole Prisco, riferendo che furono incatenati, esposti alle belve e infine condannati al fuoco. La documentazione storica disponibile non consente tuttavia di ricostruire una biografia dettagliata di Sostene. Le informazioni sulla sua origine, sulla carriera militare e sulle circostanze precise della conversione appartengono alla tradizione agiografica sviluppatasi intorno a santa Eufemia. Il nucleo più antico della memoria cristiana è quindi quello del martire associato a Vittore e alla persecuzione di Calcedonia.

Etimologia: Dal greco antico Σωσθένης, composto da σῶς, sano, salvo, integro, e σθένος, forza, vigore; il significato può essere reso come 'forte e salvo' o 'sicuro nella forza'..

Emblema: Palma del martirio; talvolta raffigurato insieme a san Vittore e a santa Eufemia.


Calcedonia era un'antica città della Bitinia, situata sulla riva asiatica del Bosforo, di fronte a Bisanzio, la futura Costantinopoli. La comunità cristiana locale è ricordata nelle tradizioni martirologiche per diversi gruppi di martiri, tra i quali Eufemia, Sostene e Vittore.
La vicenda tradizionale di Sostene viene collocata durante la persecuzione di Diocleziano, all'inizio del IV secolo. Il Martyrologium Romanum è particolarmente sobrio: non fornisce una biografia precedente al martirio, ma ricorda Sostene e Vittore come martiri di Calcedonia, sottoposti alla persecuzione sotto il proconsole Prisco.
Gli Acta Sanctorum, esaminando la tradizione relativa a santa Eufemia, collocano il suo martirio nel 303 o 304 e dedicano una parte degli atti proprio alla passione di Sostene e Vittore.
Questo dato è importante perché permette di distinguere il nucleo della memoria liturgica dai particolari narrativi aggiunti dalla successiva tradizione.

Il soldato Sostene
Secondo la tradizione agiografica diffusa in epoca successiva, Sostene sarebbe appartenuto all'esercito romano ed era stato incaricato, insieme a Vittore, di eseguire la condanna di Eufemia.
La precedente scheda riportava anche una sua appartenenza all'esercito sotto Massimiano e gli attribuiva numerose vittorie militari. Tali informazioni non trovano però riscontro nel breve elogio del Martyrologium Romanum e devono quindi essere considerate con prudenza. La stessa documentazione agiografica più antica non permette di stabilire con sicurezza né la sua carriera militare né la sua origine familiare.
Il particolare dell'appartenenza all'esercito rimane comunque profondamente radicato nella tradizione orientale relativa a Sostene e Vittore. Una fonte ortodossa li presenta infatti come soldati incaricati dal proconsole Prisco di condurre Eufemia alla fornace.

L'incontro con santa Eufemia
La tradizione collega la conversione di Sostene a un episodio della passione di santa Eufemia.
Eufemia era stata arrestata insieme ad altri cristiani di Calcedonia durante la persecuzione. Secondo gli atti agiografici, i cristiani avevano rifiutato di partecipare ai sacrifici pagani e di venerare gli idoli. Dopo un periodo di prigionia e di torture, Eufemia fu sottoposta a ulteriori supplizi.
Fu allora che Prisco ordinò a Sostene e Vittore di condurla verso una fornace ardente. I due soldati, avvicinandosi al fuoco, avrebbero visto degli angeli impedire loro di compiere l'esecuzione. Di fronte a questa esperienza, secondo la tradizione, riconobbero la verità della fede professata dalla giovane martire e dichiararono pubblicamente di essere diventati cristiani.
Questo episodio costituisce il centro della tradizione su Sostene. Non è quindi la sua precedente vita militare a spiegare la memoria cristiana del martire, ma la sua improvvisa scelta di abbandonare l'obbedienza al potere persecutore per aderire alla fede della persona che avrebbe dovuto condurre al supplizio.

La conversione e la scelta decisiva
Il racconto agiografico presenta la conversione di Sostene come una scelta immediata e radicale.
I due soldati non si limitarono a rifiutare l'ordine ricevuto. Secondo la tradizione, dichiararono di credere nel Dio di Eufemia e accettarono consapevolmente le conseguenze della loro decisione. Da esecutori della condanna divennero essi stessi accusati.
La tradizione orientale conserva con particolare chiarezza questo passaggio: dopo aver assistito al prodigio, Sostene e Vittore confessarono di essere cristiani e furono arrestati. Il proconsole Prisco tentò di farli tornare alla religione tradizionale, ma i due rimasero fermi nella nuova fede.
È significativo che il loro martirio venga ricordato accanto a quello di Eufemia. La memoria liturgica non li considera semplicemente soldati convertiti, ma testimoni che, dopo aver incontrato una fede più forte della paura della morte, accettarono a loro volta di morire.

Il processo davanti a Prisco
Dopo la dichiarazione di fede, Sostene e Vittore furono sottoposti all'autorità del proconsole Prisco.
Il Martyrologium Romanum conserva un ricordo essenziale della loro passione: furono caricati di catene, esposti alle belve e successivamente condannati a essere bruciati. La formula martirologica non riferisce né una lunga serie di torture né i particolari psicologici attribuiti loro dalla narrativa agiografica posteriore.
Secondo la tradizione più ampia, invece, il proconsole cercò dapprima di persuaderli con promesse e minacce. Di fronte al loro rifiuto, ordinò che fossero sottoposti alla pena delle belve.
La condanna aveva un duplice significato: punire la disobbedienza dei soldati e impedire che la loro conversione diventasse un ulteriore esempio per altri membri dell'esercito.

Le belve
Sostene e Vittore furono condotti nell'arena per essere divorati dagli animali.
Anche in questo caso la tradizione racconta che le belve non li aggredirono. I due martiri, invece di chiedere di essere liberati, avrebbero pregato Dio chiedendo perdono per la loro precedente vita pagana e affidandosi a lui. Una voce celeste avrebbe quindi annunciato loro la fine della prova. Gli animali, secondo il racconto, non toccarono i loro corpi.
Il particolare appartiene alla tradizione agiografica e va letto all'interno del genere letterario delle passioni dei martiri, nel quale la protezione miracolosa del corpo del testimone costituisce un motivo ricorrente.
Il dato storico più sicuro rimane invece quello conservato dal martirologio: dopo essere stati esposti alle belve, Sostene e Vittore furono destinati alla morte mediante il fuoco.

Il martirio
La conclusione della passione è associata al rogo.
Secondo la tradizione, Sostene e Vittore, dopo aver affrontato insieme la prova delle belve, furono condannati a essere bruciati. Prima della morte si sarebbero salutati con il bacio della pace e avrebbero pregato insieme.
Il Martyrologium Romanum conserva proprio questo particolare: a Calcedonia, dopo le catene e l'esposizione alle belve, furono condannati al fuoco e morirono mentre si salutavano con un santo bacio e pregavano.
La memoria di Sostene è quindi inseparabile da quella di Vittore. Entrambi condivisero la conversione, il processo e la morte, e la tradizione cristiana li ha conservati come una coppia di martiri.
La data comunemente attribuita alla loro morte è intorno al 304, nel contesto della persecuzione di Diocleziano. Il calendario ortodosso del 2026 li ricorda esplicitamente come martiri di Calcedonia del 304, insieme alla grande martire Eufemia.

Il rapporto con santa Eufemia
La peculiarità della figura di Sostene consiste soprattutto nel suo rapporto con santa Eufemia.
Sostene non possiede, nella documentazione antica, una tradizione indipendente paragonabile a quella della grande martire di Calcedonia. La sua memoria nasce all'interno degli atti di Eufemia: gli Acta Sanctorum dedicano infatti un capitolo specifico alla passione di Sostene e Vittore dopo il racconto delle prove subite dalla giovane martire.
Nella tradizione orientale il rapporto è ancora molto evidente. La Chiesa ortodossa celebra Eufemia il 16 settembre e nello stesso contesto ricorda Sostene e Vittore.
Questa vicinanza liturgica conserva la struttura fondamentale della narrazione: Eufemia è la martire la cui testimonianza conduce alla conversione dei due soldati, mentre Sostene e Vittore diventano a loro volta martiri.

Il culto e la memoria liturgica
Nella Chiesa cattolica Sostene e Vittore sono ricordati il 10 settembre. Il Vetus Martyrologium Romanum collocava la loro memoria a Calcedonia e specifica che subirono il martirio durante la persecuzione di Diocleziano, sotto il proconsole Prisco.
La tradizione ortodossa li celebra invece il 16 settembre, insieme alla grande martire Eufemia di Calcedonia.
La differenza di data non implica necessariamente una diversa identificazione dei martiri: riflette piuttosto la diversa organizzazione dei calendari liturgici e il particolare rapporto che la tradizione orientale stabilisce tra i tre santi.

Le reliquie e il culto a Piacenza
Una delle testimonianze più interessanti della diffusione occidentale del culto di Sostene è rappresentata da Piacenza.
Nella chiesa di Sant'Eufemia sono infatti conservate tradizionalmente reliquie riferite a santa Eufemia e sono ricordati anche Sostene e Vittore. La chiesa, il cui nucleo originario risale a prima dell'anno Mille, acquistò particolare importanza dopo il ritrovamento delle spoglie attribuite a santa Eufemia.
La presenza dei tre martiri è documentata anche sul piano artistico. Una tavola attribuita a Cesare Cesariano, del 1512, raffigura la Madonna con il Bambino insieme a quattro santi, tra i quali sono identificati Eufemia, Vittore e Sostene.
Il catalogo del patrimonio culturale italiano relativo a un dipinto conservato a Piacenza sottolinea inoltre un elemento importante dal punto di vista storico: tutto ciò che si conosce di Sostene e Vittore deriva dagli Acta relativi a santa Eufemia, descritti nella scheda come racconti agiografici di carattere leggendario.
Questo costituisce un elemento prezioso per una valutazione critica della tradizione: il culto è antico e documentato, mentre la ricostruzione dettagliata della vita dei due martiri rimane essenzialmente agiografica.

Il culto a San Sostene in Calabria
Il nome del martire è rimasto strettamente legato al comune calabrese di San Sostene, in provincia di Catanzaro, del quale Sostene di Calcedonia è patrono.
La tradizione locale conserva anche una reliquia attribuita al martire. La parrocchia di Santa Maria del Monte riferisce che nella chiesa è custodita una reliquia di san Sostene e che la tradizione locale ne attribuisce l'arrivo ai monaci basiliani che dimoravano nel territorio.
La stessa fonte parrocchiale collega la festa del patrono alla memoria liturgica del 10 settembre e conserva la tradizione secondo cui le reliquie sarebbero state portate nella zona dai monaci basiliani.
Questa tradizione va tuttavia distinta dal dato documentario relativo al martire antico: non è possibile stabilire, sulla sola base delle fonti disponibili, quando e attraverso quale percorso una reliquia attribuita a Sostene sia giunta in Calabria.

Mili San Pietro
Un'altra significativa testimonianza del culto si trova a Mili San Pietro, nel territorio di Messina.
Qui è documentato un antico eremo dedicato a san Sostene. Il portale turistico istituzionale della Città Metropolitana di Messina segnala il percorso religioso che conduce dal borgo all'eremo e ricorda Sostene come compatrono della località. La tradizione locale colloca il martire a Calcedonia nel IV secolo e ne celebra la memoria in relazione alla festa del paese.
La persistenza di questo culto in aree molto lontane dalla Bitinia testimonia la capacità della memoria dei martiri orientali di radicarsi anche nell'Italia meridionale, probabilmente attraverso percorsi cultuali e monastici sviluppatisi nel Medioevo.

Iconografia
Sostene viene rappresentato principalmente come martire, con la palma, simbolo tradizionale della vittoria sul martirio.
La sua iconografia è spesso inseparabile da quella di Vittore e di Eufemia. A Piacenza, per esempio, la pala del 1512 attribuita a Cesare Cesariano riunisce i tre martiri in una stessa composizione.
La rappresentazione di Sostene come soldato richiama invece la tradizione secondo cui egli avrebbe appartenuto all'esercito romano. Poiché questo particolare non è attestato nel breve elogio del Martyrologium Romanum, è opportuno considerarlo un elemento iconografico e agiografico piuttosto che un dato biografico storicamente dimostrato.

Una figura da leggere attraverso la tradizione del martirio
La storia di Sostene presenta una caratteristica particolare rispetto a molti altri martiri dei primi secoli. Non possediamo informazioni sufficienti per ricostruire la sua esistenza prima dell'incontro con Eufemia. Non conosciamo con certezza la sua famiglia, la sua formazione, l'età, la carriera militare o le circostanze della sua conversione al di fuori del racconto agiografico.
Il suo profilo emerge invece nel momento della scelta.
Il dato centrale della tradizione è infatti il passaggio da esecutore a vittima: Sostene, incaricato di partecipare all'esecuzione di una cristiana, avrebbe riconosciuto nella fermezza della martire la testimonianza di una fede capace di affrontare la morte. Da quel momento il persecutore si trasforma in perseguitato.
È proprio questo rovesciamento a spiegare la fortuna della sua memoria. La sua figura rappresenta, nella tradizione agiografica, la forza persuasiva della testimonianza cristiana: non una predicazione attraverso discorsi, ma una fede resa visibile dalla disponibilità a subire la violenza senza rinnegare le proprie convinzioni.

Curiosità
- Sostene e Vittore sono ricordati insieme: la tradizione liturgica conserva costantemente i due martiri come compagni. Il calendario cattolico li ricorda il 10 settembre, quello ortodosso il 16 settembre.
- Il loro racconto è inserito negli atti di santa Eufemia: gli Acta Sanctorum non presentano una biografia autonoma di Sostene, ma ne raccontano il martirio all'interno della passione della martire di Calcedonia.
- Il culto è arrivato molto lontano da Calcedonia: oltre alla tradizione di Piacenza, Sostene è venerato in Calabria a San Sostene e in Sicilia a Mili San Pietro.
- Piacenza conserva una significativa memoria artistica del gruppo: Sostene compare insieme a Eufemia e Vittore in una tavola attribuita a Cesare Cesariano e datata 1512.
- La data del 304 è tradizionale ma coerente con la cronologia della persecuzione: gli Acta Sanctorum collocano il martirio di Eufemia nel 303 o 304, mentre il calendario ortodosso indica il 304 per Eufemia, Sostene e Vittore.
- La conversione davanti a Eufemia appartiene alla tradizione agiografica: il dato è ampiamente attestato nella tradizione delle passioni, ma non può essere utilizzato come se fosse una cronaca contemporanea degli avvenimenti.

Valutazione storico-agiografica
La figura di Sostene deve essere presentata con una cautela maggiore rispetto a quella di santi dei quali possediamo fonti biografiche contemporanee. Il dato più solido è la sua memoria martiriale a Calcedonia, insieme a Vittore, durante la persecuzione di Diocleziano, sotto il proconsole Prisco. Questo è il nucleo conservato dal Vetus Martyrologium Romanum.
La conversione provocata dalla testimonianza di Eufemia, il servizio nell'esercito di Massimiano, le specifiche torture, l'intervento miracoloso delle belve e altri particolari appartengono invece alla tradizione agiografica sviluppatasi attorno agli atti di santa Eufemia. La distinzione è particolarmente importante perché gli stessi studi sugli Acta di Eufemia mostrano la complessità della loro trasmissione e l'esistenza di differenti redazioni.
Sostene rimane comunque una figura significativa della memoria cristiana di Calcedonia: un martire ricordato non soltanto per la propria morte, ma soprattutto per il passaggio, narrato dalla tradizione, dalla condizione di soldato incaricato di eseguire una condanna a quella di testimone disposto a condividere la sorte della persona che avrebbe dovuto colpire.


Autore:
Giampietro Cattini

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Aggiunto/modificato il 2026-09-02

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