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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera V > San Vittore di Calcedonia Condividi su Facebook

San Vittore di Calcedonia Martire

Festa: 10 settembre

† Calcedonia, circa 304

E' ricordato dalla tradizione cristiana come uno dei due soldati, insieme a san Sostene, che assistettero al martirio di sant'Eufemia di Calcedonia e, colpiti dalla sua fermezza nella fede, si convertirono al cristianesimo. La loro vicenda appartiene al ciclo agiografico della grande martire calcedonese ed è attestata nelle redazioni greche e latine della sua passione. Una tradizione colloca il martirio dei due soldati durante la persecuzione dell'imperatore Diocleziano, all'inizio del IV secolo, a Calcedonia, nella Bitinia. Secondo il racconto agiografico, Vittore e Sostene ricevettero l'ordine di gettare Eufemia in una fornace ardente. Di fronte alla straordinaria incolumità della giovane, i due rifiutarono di eseguire l'ordine e dichiararono di aver riconosciuto nel Dio di Eufemia il vero Dio. Furono quindi arrestati e sottoposti a loro volta alla persecuzione. Il Martyrologium Romanum li ricordava il 10 settembre come martiri di Calcedonia, precisando che, dopo le catene e l'esposizione alle belve, furono condannati al fuoco e morirono pregando e scambiandosi il bacio della pace. La scarsità delle notizie storiche impedisce di stabilire con sicurezza particolari sulla loro origine, sul grado militare, sulla loro età o sulle circostanze precise della morte. La loro memoria, però, è antica e strettamente legata a quella di sant'Eufemia, tanto che le tradizioni orientali li celebrano insieme il 16 settembre, mentre la tradizione del Martirologio Romano li ricordava il 10 settembre.

Etimologia: Dal latino Victor, che significa 'vincitore', 'colui che trionfa'.

Emblema: Palma del martirio; abito o equipaggiamento militare.


Vittore appartiene alla generazione di cristiani ricordata dalla tradizione agiografica in relazione alla persecuzione di Diocleziano. Calcedonia, città della Bitinia situata sulla sponda asiatica del Bosforo, possedeva una comunità cristiana già nei primi secoli. La persecuzione dell'inizio del IV secolo colpì anche questa comunità e la tradizione locale conservò in particolare la memoria di sant'Eufemia e di numerosi altri martiri.
Non possediamo informazioni attendibili sulla nascita e sulla formazione di Vittore. Anche la sua carriera militare è conosciuta soltanto attraverso il racconto della passione di Eufemia. Le fonti lo presentano infatti come un soldato incaricato, insieme a Sostene, di eseguire gli ordini del proconsole Prisco. Non è possibile stabilire con sicurezza quale fosse il suo grado nell'esercito romano né se appartenesse effettivamente a un reparto stabile di stanza a Calcedonia.
La tradizione colloca gli avvenimenti intorno al 303-304, gli anni generalmente indicati per il martirio di Eufemia. Il dossier agiografico di quest'ultima, classificato nella Bibliotheca Hagiographica Graeca e nella Bibliotheca Hagiographica Latina, costituisce il principale contesto letterario nel quale compaiono Vittore e Sostene.

Il soldato davanti a Eufemia
Il momento decisivo della vicenda di Vittore è l'incontro con sant'Eufemia.
Secondo la passione, la giovane cristiana era stata arrestata per essersi rifiutata di partecipare al culto pagano imposto dalle autorità. Dopo diversi supplizi, il proconsole Prisco ordinò che fosse gettata in una fornace ardente. A questo punto entrano in scena Vittore e Sostene.
Una delle redazioni greche della passione riferisce in forma sintetica che, dopo che Eufemia fu gettata nella fornace e ne uscì illesa, i soldati Sostene e Vittore, avendo visto il prodigio, credettero in Cristo e, consegnati alle belve, portarono a compimento il loro martirio.
Le redazioni agiografiche più ampie sviluppano invece la scena descrivendo i due soldati come incapaci di eseguire l'ordine perché avrebbero visto figure angeliche proteggere la giovane. La narrazione presenta così la conversione di Vittore non come il risultato di una predicazione prolungata, ma come una decisione maturata davanti alla testimonianza concreta di una persona sottoposta alla violenza e rimasta fedele alla propria fede.
È necessario, tuttavia, mantenere distinta la tradizione agiografica dalla ricostruzione storica. Non disponiamo di una fonte indipendente che permetta di verificare l'episodio della conversione di Vittore oppure i particolari della visione degli angeli. Il dato più antico e costante è la presenza dei nomi di Vittore e Sostene nella tradizione relativa al martirio di Eufemia.

La conversione
Nel racconto agiografico, Vittore passa in brevissimo tempo dalla condizione di esecutore della condanna a quella di perseguitato.
Dopo aver assistito alla miracolosa salvezza di Eufemia, egli rifiuta di compiere l'ordine ricevuto e confessa il Dio cristiano. Il gesto comporta una rottura radicale con l'autorità romana alla quale il soldato era sottoposto.
La tradizione orientale conserva proprio questo elemento come il centro della vicenda: Vittore e Sostene, inizialmente incaricati di eseguire la condanna di Eufemia, riconoscono Cristo, vengono imprigionati e affrontano il martirio. La loro storia viene quindi interpretata come una conversione provocata dalla testimonianza di un'altra martire.
Questa struttura narrativa è particolarmente significativa perché inserisce Vittore nella lunga tradizione cristiana delle conversioni avvenute davanti al martirio. Il persecutore diventa testimone e, infine, vittima della stessa persecuzione.

L'arresto e il processo
Dopo la dichiarazione di fede, Vittore e Sostene vengono arrestati.
Le fonti agiografiche raccontano che furono sottoposti alle autorità e invitati a rinnegare la nuova fede. Il racconto attribuisce al proconsole Prisco il tentativo di ricondurli all'obbedienza e di convincerli a sacrificare alle divinità tradizionali. Di fronte al loro rifiuto, la punizione avrebbe assunto carattere capitale.
La figura di Prisco deve essere trattata con prudenza. È un personaggio ricorrente nella passione di Eufemia e nella tradizione liturgica relativa ai due soldati, ma la documentazione disponibile non permette di ricostruire con certezza la sua identità storica al di fuori del racconto agiografico.

Le belve e la morte
Il racconto del martirio presenta una successione di supplizi.
La tradizione orientale riferisce che Vittore e Sostene furono condotti davanti alle belve. Gli animali, però, non avrebbero arrecato loro alcun danno. Dopo questo episodio i due martiri avrebbero ricevuto la condanna definitiva e sarebbero morti pregando. Alcune redazioni parlano della morte mediante il fuoco; altre sottolineano soprattutto che, dopo essere stati esposti alle belve, furono consegnati alla morte e terminarono la loro testimonianza.
Il Martyrologium Romanum offre una formulazione particolarmente sobria. Ricorda Vittore e Sostene a Calcedonia, durante la persecuzione di Diocleziano, sotto il proconsole Prisco, affermando che dopo le catene e le belve furono condannati a essere bruciati; mentre si salutavano con un santo bacio e pregavano, morirono. Il testo non sviluppa i particolari miracolosi presenti nelle versioni più ampie della passione.
Per questo, nella ricostruzione storica, è preferibile parlare semplicemente di martirio di Vittore e Sostene a Calcedonia durante la persecuzione di Diocleziano, evitando di trasformare in dati certi tutti i dettagli della leggenda.

Un martire inseparabile da Sostene
La tradizione ha conservato Vittore quasi sempre insieme a Sostene.
Anche gli antichi martirologi latini registrano i due nomi uno accanto all'altro. Il Vetus Romanum Martyrologium del 10 settembre presenta infatti la semplice indicazione: a Calcedonia, Sostene e Vittore. La presenza dei due nomi nella tradizione martirologica antica costituisce un elemento importante per la storia del loro culto.
Il dossier agiografico latino è anch'esso intitolato a entrambi: Sosthenes et Victor martyres Chalcedone. La base documentaria conferma dunque che non si tratta di una figura isolata, ma di due martiri la cui memoria è stata trasmessa come unità cultuale.
Questa caratteristica spiega anche perché nella liturgia e nell'iconografia Vittore venga spesso rappresentato insieme a Sostene e a sant'Eufemia.

La memoria liturgica
Nel calendario della tradizione cattolica Vittore di Calcedonia è commemorato il 10 settembre, insieme a san Sostene. Il Martyrologium Romanum colloca la memoria dei due martiri a Calcedonia e li associa alla persecuzione di Diocleziano e al proconsole Prisco.
Anche il Vetus Romanum Martyrologium riportava il 10 settembre la memoria di Sostene e Vittore a Calcedonia. Questo elemento mostra che la loro commemorazione non deriva da una tradizione liturgica recente.
Nelle Chiese ortodosse, invece, Vittore e Sostene sono generalmente commemorati il 16 settembre, nel contesto della festa di sant'Eufemia. La differenza di data dipende dalla diversa organizzazione dei calendari liturgici e non costituisce una contraddizione sulla loro appartenenza al medesimo ciclo agiografico.

Il culto a Piacenza
Una particolare tradizione cultuale lega Vittore a Piacenza.
Nella chiesa di Sant'Eufemia sono conservate memorie e reliquie riferite alla martire calcedonese e ai suoi compagni Vittore e Sostene. La chiesa, il cui nucleo originario risale a prima dell'anno Mille, acquisì particolare importanza dopo il ritrovamento delle spoglie attribuite a sant'Eufemia e fu consacrata nel 1108.
La presenza di Vittore nell'arte della chiesa è ben documentata. Una tavola attribuita a Cesare Cesariano, datata agli inizi del XVI secolo, rappresenta la Madonna con il Bambino e i santi Vittore, Eufemia, Agnese e Sostene. Vittore è identificato attraverso la palma del martirio. Il catalogo del patrimonio culturale italiano registra esplicitamente la sua presenza nell'opera.
Anche fonti relative alla storia della chiesa ricordano il gruppo formato da Eufemia, Vittore e Sostene, confermando come la tradizione piacentina abbia conservato la memoria dei tre martiri insieme.
La documentazione sulle reliquie deve però essere formulata con cautela. Una ricognizione ottocentesca delle reliquie di sant'Eufemia a Piacenza ricordava la presenza, nella medesima arca, di resti attribuiti anche ai martiri Sostene e Vittore. Si tratta di una testimonianza importante per la storia del culto locale, ma non permette di dimostrare con certezza la continuità materiale delle reliquie dal IV secolo fino a Piacenza.

Iconografia
Vittore è generalmente raffigurato come martire e, quando la rappresentazione insiste sulla sua identità originaria, come soldato romano. Il suo attributo più caratteristico è la palma del martirio.
La rappresentazione insieme a sant'Eufemia e san Sostene è particolarmente naturale, perché la tradizione considera la testimonianza della giovane martire all'origine della conversione dei due soldati. La tavola attribuita a Cesare Cesariano conservata a Piacenza costituisce una significativa testimonianza rinascimentale di questa tradizione iconografica.
Anche la documentazione storico-artistica piacentina registra esplicitamente Vittore martire accanto a Sostene ed Eufemia, distinguendolo da altri santi omonimi, in particolare da san Vittore vescovo di Piacenza.

Il significato della memoria di Vittore
La particolarità di Vittore non consiste nella quantità delle notizie biografiche, che sono estremamente scarse, ma nella posizione che occupa all'interno della tradizione del martirio di Eufemia.
La sua figura rappresenta il passaggio dalla persecuzione alla testimonianza. Secondo la tradizione, Vittore non apparteneva inizialmente alla comunità cristiana: vi sarebbe entrato dopo aver assistito alla fermezza di una giovane donna sottoposta alla violenza. La sua vicenda diventa così, nella narrazione agiografica, una testimonianza della forza attribuita alla fede dei martiri.
Dal punto di vista storico, tuttavia, è opportuno non andare oltre ciò che le fonti consentono di affermare. Non conosciamo con sicurezza la sua famiglia, la sua età, la carriera militare, la data precisa della morte né le modalità materiali dell'esecuzione. Le informazioni disponibili derivano essenzialmente dalla tradizione agiografica di sant'Eufemia e dalla successiva memoria liturgica dei due soldati.
La memoria di Vittore è dunque quella di un martire la cui identità è inseparabile da quella di Sostene e dal culto di sant'Eufemia. Il nucleo storico più sicuro è costituito dalla sua antica commemorazione come martire di Calcedonia; gli episodi della conversione, delle visioni e dei singoli supplizi appartengono invece al patrimonio narrativo della passione.

Curiosità
- Vittore e Sostene sono ricordati insieme fin dalle più antiche forme del martirologio romano. Il Vetus Romanum Martyrologium li registrava il 10 settembre con una formula estremamente concisa: a Calcedonia, Sostene e Vittore.
- La loro memoria è collegata direttamente a sant'Eufemia. Le fonti greche presentano i due soldati all'interno della passione della martire calcedonese e ne fanno derivare la conversione dalla testimonianza della giovane.
- La data liturgica varia tra Oriente e Occidente. La tradizione cattolica li celebra il 10 settembre, mentre la tradizione ortodossa li commemora il 16 settembre insieme a sant'Eufemia.
- A Piacenza Vittore è raffigurato insieme a Eufemia e Sostene. Una tavola attribuita a Cesare Cesariano, conservata nella chiesa di Sant'Eufemia, presenta i tre martiri calcedonesi tra i santi rappresentati accanto alla Madonna con il Bambino.
- La documentazione agiografica è più antica e articolata della biografia moderna. Vittore non possiede una vera e propria vita autonoma conservata: la sua vicenda è trasmessa soprattutto attraverso la tradizione narrativa relativa a sant'Eufemia e attraverso testi dedicati congiuntamente a Vittore e Sostene. Il dossier BHL dell'Institut de recherche et d'histoire des textes registra infatti la tradizione latina sotto il titolo Sosthenes et Victor martyres Chalcedone.


Autore:
Giampietro Cattini

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Aggiunto/modificato il 2026-09-02

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