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Bourbon-Lancy, Saona e Loira, Francia, 15 novembre 1725 - Rada di Rochefort, Francia, 14 settembre 1794
Nacque a Bourbon-Lancy, nella Saona e Loira, il 15 novembre 1725. Sacerdote del clero della diocesi di Moulins, raggiunse nella maturità un incarico presso il tribunale ecclesiastico della diocesi, del quale era vicedirettore. La sua vita cambiò radicalmente con la Rivoluzione francese e con la progressiva trasformazione dei rapporti tra lo Stato rivoluzionario e la Chiesa cattolica. La Costituzione civile del clero impose ai sacerdoti un giuramento che creò una profonda frattura all'interno del clero francese. Laplace rifiutò di aderire alla nuova organizzazione ecclesiastica e fu quindi considerato tra i sacerdoti refrattari. Nel 1794 venne arrestato e deportato verso Rochefort insieme a centinaia di ecclesiastici. Fu rinchiuso sulla nave-prigione Deux-Associés, ancorata nella rada di Rochefort, dove le condizioni igieniche, la scarsità di cibo, l'affollamento e le malattie provocarono una vera e propria strage. Laplace morì il 14 settembre 1794, dopo mesi di prigionia e di sofferenze. Il suo decesso avvenne per malattia e per le condizioni disumane della detenzione. È ricordato dalla Chiesa cattolica come martire della Rivoluzione francese e fu beatificato da Giovanni Paolo II il 1° ottobre 1995 insieme a Jean-Baptiste Souzy e ad altri 63 compagni di martirio.
Etimologia: Dal latino Claudius, da claudus (zoppo), antico cognomen romano.
Emblema: Abito sacerdotale, palma del martirio, croce, catene.
Martirologio Romano: Nel mare antistante Rochefort sulla costa francese, beato Claudio Laplace, sacerdote e martire, che, gettato durante rivoluzione francese per il suo sacerdozio in una galera ferma all’ancora, portò a compimento il suo martirio stremato da letale contagio.
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Le informazioni conservate sulla prima parte della vita di Claudio Laplace sono limitate. Le fonti ufficiali consentono di stabilire con certezza la sua nascita a Bourbon-Lancy il 15 novembre 1725 e la sua appartenenza al clero della diocesi di Moulins. Non sono invece disponibili, nelle principali fonti agiografiche contemporanee, dati sufficientemente documentati sulla sua famiglia, sull'educazione ricevuta o sulla data dell'ordinazione sacerdotale. Laplace esercitò il ministero sacerdotale nell'ambiente ecclesiastico di Moulins. Il suo incarico più significativo documentato è quello di vicedirettore del tribunale ecclesiastico della diocesi. Questa funzione lo collocava in una posizione di responsabilità all'interno dell'organizzazione ecclesiastica locale. Una fonte relativa ai martiri della diocesi lo identifica infatti espressamente come vicedirettore del tribunale vescovile di Moulins. Alcune fonti secondarie lo indicano anche come sacerdote o parroco attivo a Moulins, talvolta associandolo alla parrocchia di Saint-Jean. La documentazione ufficiale della Santa Sede, tuttavia, privilegia la qualifica di sacerdote della diocesi di Moulins e quella di vicedirettore del tribunale ecclesiastico. Per questo motivo non è opportuno attribuirgli incarichi parrocchiali ulteriori senza una documentazione più solida.
La Rivoluzione e la crisi della Chiesa francese La vicenda di Laplace si inserisce nella profonda crisi religiosa provocata dalla Rivoluzione francese. La Costituzione civile del clero, approvata nel 1790, riorganizzò unilateralmente la struttura della Chiesa in Francia e impose ai sacerdoti un giuramento di fedeltà al nuovo ordinamento. La misura provocò una divisione profonda. Una parte del clero prestò il giuramento, mentre altri sacerdoti lo rifiutarono oppure, dopo averlo prestato, se ne ritrattarono. La Santa Sede condannò la nuova organizzazione ecclesiastica, trasformando la questione del giuramento in un problema religioso oltre che politico. Nel territorio di Moulins la situazione fu particolarmente complessa. La nuova diocesi costituzionale dell'Allier entrò in conflitto con la tradizionale organizzazione ecclesiastica e con il clero rimasto fedele alla struttura riconosciuta da Roma. Le persecuzioni, inizialmente rivolte soprattutto contro i sacerdoti refrattari, si intensificarono con il radicalizzarsi della Rivoluzione. In questo contesto Claudio Laplace mantenne la propria appartenenza alla Chiesa nonostante le conseguenze personali che ciò comportava. Le fonti agiografiche lo ricordano precisamente per il rifiuto della Costituzione civile del clero e per la conseguente deportazione.
La deportazione dei sacerdoti Nel 1794 il governo rivoluzionario dispose la deportazione di numerosi sacerdoti refrattari. Centinaia di ecclesiastici provenienti da diverse regioni della Francia furono concentrati nella zona di Rochefort, sulla costa atlantica, in attesa di essere deportati oltremare. Il progetto non venne portato a compimento. I deportati furono invece trattenuti su due vecchie navi adibite a prigioni, la Washington e la Deux-Associés. Le imbarcazioni, originariamente destinate al trasporto di schiavi, non erano adatte a ospitare un numero così elevato di prigionieri. La Santa Sede ricorda che Laplace fu tra questi deportati e che morì il 14 settembre 1794. Nell'elenco ufficiale dei martiri della causa di Jean-Baptiste Souzy e dei suoi 63 compagni, Claudio Laplace figura come nato a Bourbon-Lancy il 15 novembre 1725 e morto il 14 settembre 1794.
La prigionia sulla Deux-Associés La Deux-Associés divenne uno dei luoghi più tragici della persecuzione religiosa durante la Rivoluzione francese. Gli ecclesiastici vi furono ammassati in condizioni estremamente difficili. Il caldo, la mancanza di spazio, la cattiva alimentazione, l'assenza di adeguate condizioni igieniche e la diffusione delle malattie compromisero rapidamente la salute dei prigionieri. Non si trattò, nella maggior parte dei casi, di esecuzioni violente. Il martirio dei sacerdoti deportati si consumò soprattutto attraverso la prigionia, la fame, le malattie e l'abbandono. Il caso di Laplace rientra precisamente in questa forma di martirio. Il Martirologio Romano lo ricorda come sacerdote e martire che, dopo essere stato gettato in una galera durante la Rivoluzione francese a causa del suo sacerdozio, portò a compimento il suo martirio stremato da una malattia mortale. La formula ufficiale sottolinea dunque il rapporto tra la sua condizione sacerdotale, la deportazione e la morte.
Il 14 settembre 1794 Claudio Laplace morì il 14 settembre 1794 sulla Deux-Associés, nella rada di Rochefort. Aveva 68 anni. La sua morte si verificò in un momento nel quale la prigionia dei sacerdoti deportati aveva già prodotto numerose vittime. I decessi si susseguivano con grande frequenza e le navi-prigione erano diventate luoghi di contagio e di morte. La data della morte è particolarmente ben documentata: la Santa Sede la registra nel proprio elenco ufficiale dei martiri della Rivoluzione francese, indicando anche luogo e data di nascita. Le fonti non consentono invece di ricostruire nei dettagli le ultime ore di Laplace, né di attribuirgli con sicurezza parole o gesti particolari sul letto di morte. È quindi preferibile non trasformare in episodi biografici le tradizioni devozionali che non possiedono un adeguato riscontro documentario.
I martiri dei pontoni di Rochefort Claudio Laplace appartiene al gruppo dei sacerdoti, religiosi e altri ecclesiastici morti durante la deportazione di Rochefort nel 1794 e nel 1795. La persecuzione colpì persone provenienti da numerose diocesi e appartenenti a differenti famiglie religiose. Nel gruppo si trovavano sacerdoti diocesani, religiosi, certosini, cappuccini, francescani, gesuiti, cistercensi, fratelli delle Scuole Cristiane e altri ecclesiastici. La loro comune vicenda fu la deportazione e la prigionia sui pontoni, anche se le singole storie personali furono differenti. Laplace occupa una posizione particolare all'interno del gruppo perché fu uno dei sacerdoti provenienti dall'area di Moulins e morì il 14 settembre, dopo mesi di detenzione. La sua morte viene quindi ricordata insieme a quella degli altri deportati come una testimonianza collettiva della persecuzione religiosa nella Francia rivoluzionaria.
Il significato del martirio Il martirio di Claudio Laplace non consiste nella morte violenta inflitta direttamente da un carnefice. La sua vicenda appartiene alla forma di martirio propria dei sacerdoti deportati a Rochefort, molti dei quali morirono in conseguenza delle condizioni di prigionia. La Chiesa ha interpretato queste morti nel contesto della persecuzione subita dagli ecclesiastici che non accettarono la nuova organizzazione religiosa imposta dalla Rivoluzione. Il Martirologio Romano conserva questa lettura identificando Laplace come sacerdote e martire. Dal punto di vista storico è importante evitare una semplificazione. La Rivoluzione francese non fu un fenomeno esclusivamente anticristiano e le vicende religiose furono complesse e attraversate da differenti posizioni politiche e pastorali. Tuttavia, negli anni del Terrore, numerosi sacerdoti furono effettivamente perseguitati, imprigionati e deportati per la loro opposizione alla politica religiosa rivoluzionaria. La vicenda di Laplace rappresenta dunque uno degli episodi più drammatici di questa frattura tra potere politico rivoluzionario e fedeltà ecclesiale.
La morte e la memoria dei deportati Dopo la morte, i corpi dei sacerdoti deceduti nei pontoni furono sepolti nell'area dell'Île Madame. Il luogo è diventato progressivamente un punto di memoria per i martiri della deportazione. La tradizione locale conserva il ricordo dei sacerdoti attraverso monumenti e pellegrinaggi. La memoria dei deportati di Rochefort è ancora oggi collegata all'Île Madame e alla diocesi di La Rochelle. La celebrazione commemorativa dei sacerdoti deportati viene mantenuta nella tradizione ecclesiale locale. Non è tuttavia possibile identificare con certezza una sepoltura individuale di Claudio Laplace. La memoria liturgica riguarda la sua persona, ma il luogo di sepoltura deve essere considerato nel contesto delle sepolture collettive dei deportati.
La beatificazione Claudio Laplace fu beatificato il 1° ottobre 1995 da papa Giovanni Paolo II insieme a Jean-Baptiste Souzy e ad altri 63 compagni, nel gruppo comunemente conosciuto come i martiri dei pontoni di Rochefort. La causa di beatificazione ha quindi riconosciuto non soltanto la vicenda individuale di Laplace, ma il carattere ecclesiale della testimonianza offerta dall'intero gruppo. Il Dicastero delle Cause dei Santi comprende infatti Laplace nell'elenco ufficiale dei 64 martiri associati alla causa di Jean-Baptiste Souzy. La beatificazione del 1995 ha fissato definitivamente nella memoria liturgica della Chiesa il 14 settembre come giorno della sua commemorazione.
Culto e memoria liturgica Il Beato Claudio Laplace è commemorato il 14 settembre. La sua memoria cade nello stesso giorno della festa dell'Esaltazione della Santa Croce, mentre il Martirologio Romano ricorda anche in quella data altri importanti testimoni della fede. Il Martirologio lo colloca nella rada di Rochefort e lo presenta come sacerdote e martire della Rivoluzione francese. La Conferenza episcopale francese, attraverso il servizio agiografico Nominis, lo identifica come sacerdote e martire sull'Île Madame e conferma la beatificazione del 1° ottobre 1995.
Reliquie e luogo della memoria La memoria materiale di Claudio Laplace è legata soprattutto all'Île Madame, al largo di Rochefort. L'isola costituisce uno dei principali luoghi di commemorazione dei sacerdoti morti durante la deportazione. Le fonti disponibili non permettono di indicare una reliquia individuale di Laplace conservata in un determinato santuario. Anche sotto questo profilo la sua memoria rimane legata al destino collettivo dei martiri dei pontoni. Il luogo conserva quindi un significato storico oltre che religioso: permette di ricordare concretamente una delle pagine più drammatiche della persecuzione contro il clero durante la Rivoluzione francese.
Una figura dalla documentazione essenziale Claudio Laplace appartiene a quei martiri dei quali la storia conserva soprattutto le coordinate fondamentali: nascita, ministero, persecuzione, deportazione e morte. Non sono giunti fino a noi, almeno nelle fonti facilmente verificabili, un epistolario significativo, trattati spirituali, opere teologiche o scritti personali capaci di ricostruire ampiamente il suo pensiero. Anche per questo è necessario evitare di attribuirgli una spiritualità particolare sulla base di generalizzazioni riguardanti i martiri della Rivoluzione. La sua importanza storica deriva piuttosto dalla testimonianza della sua fedeltà sacerdotale nel momento in cui tale fedeltà entrò in conflitto con l'ordinamento politico-religioso rivoluzionario. La sua vicenda acquista così rilievo soprattutto come parte della più ampia storia della Chiesa francese tra il 1789 e il 1794.
Cronologia - 1725, 15 novembre: Claudio Laplace nasce a Bourbon-Lancy, nella Saona e Loira. - Seconda metà del XVIII secolo: diventa sacerdote e appartiene al clero della diocesi di Moulins. - Prima della Rivoluzione: esercita un incarico presso il tribunale ecclesiastico di Moulins, del quale risulta vicedirettore. - 1789-1790: la Rivoluzione francese avvia una profonda trasformazione dei rapporti tra Stato e Chiesa. - 1790: viene approvata la Costituzione civile del clero, che riorganizza la Chiesa francese e introduce il giuramento imposto agli ecclesiastici. - 1791-1793: si aggrava la persecuzione contro i sacerdoti che rifiutano la nuova organizzazione ecclesiastica. - 1794: Laplace viene deportato e trasferito nella zona di Rochefort. - 1794: viene rinchiuso sulla nave-prigione Deux-Associés. - 14 settembre 1794: muore sulla nave-prigione, nella rada di Rochefort, a causa delle condizioni della prigionia e della malattia. - 1 ottobre 1995: papa Giovanni Paolo II lo beatifica insieme a Jean-Baptiste Souzy e agli altri 63 compagni della causa. - 14 settembre: memoria liturgica del Beato Claudio Laplace.
Valutazione storica La figura di Claudio Laplace deve essere collocata all'interno della vicenda collettiva dei martiri dei pontoni di Rochefort. Le fonti ufficiali consentono di stabilire con sicurezza i dati fondamentali della sua vita: la nascita a Bourbon-Lancy nel 1725, l'appartenenza al clero della diocesi di Moulins, l'incarico presso il tribunale ecclesiastico, la deportazione e la morte il 14 settembre 1794. Più limitate sono invece le informazioni sulla sua vita privata, sulla formazione, sull'ordinazione e sull'attività pastorale precedente alla Rivoluzione. In assenza di documentazione sufficiente, questi aspetti non devono essere ricostruiti attraverso ipotesi. Il nucleo storicamente più significativo della sua biografia è la scelta di rimanere fedele alla propria appartenenza ecclesiale nel contesto della Costituzione civile del clero, scelta che gli costò la deportazione e infine la vita. La Chiesa ha riconosciuto questa testimonianza attraverso la beatificazione del 1995. La sua memoria non è quindi legata a una grande produzione intellettuale o a una fondazione religiosa, ma alla fedeltà sacerdotale vissuta fino alla morte in uno dei periodi più difficili della storia della Chiesa francese.
Curiosità - Un martire morto il giorno della Santa Croce. Claudio Laplace morì il 14 settembre 1794, giorno nel quale la liturgia romana celebra l'Esaltazione della Santa Croce. La coincidenza della data ha contribuito a dare particolare rilievo alla sua memoria liturgica, ma non esistono elementi per affermare che la data della morte sia stata scelta o interpretata in modo particolare. - Aveva 68 anni. Nato il 15 novembre 1725, Laplace aveva quasi 69 anni quando morì sulla Deux-Associés. Era quindi tra i sacerdoti anziani deportati a Rochefort. - La sua morte non avvenne per esecuzione capitale. Come molti martiri dei pontoni, morì a causa delle malattie e delle condizioni disumane della prigionia. Il Martirologio Romano sottolinea infatti che fu stremato da una malattia mortale. - La Deux-Associés era una nave-prigione. Laplace non fu incarcerato in una prigione terrestre, ma su una nave ancorata nella rada di Rochefort. Questa particolare forma di detenzione rese estremamente difficili le condizioni di vita dei prigionieri. - Fa parte di un gruppo di 64 martiri beatificati insieme. Il 1° ottobre 1995 Giovanni Paolo II beatificò Jean-Baptiste Souzy e 63 compagni, tra i quali Claudio Laplace. - La memoria è legata all'Île Madame. L'isola, situata al largo di Rochefort, è diventata uno dei luoghi principali della memoria dei sacerdoti deportati e morti durante la persecuzione rivoluzionaria. Autore: Giampietro Cattini
Poco si conosce della vita di Claudio Laplace prima degli eventi drammatici della Rivoluzione Francese. Le fonti storiche non ci hanno tramandato notizie precise sulla sua data e luogo di nascita, sulla sua famiglia o sulla sua formazione iniziale. Questo silenzio documentario è comune a molti sacerdoti dell'epoca che, pur non ricoprendo incarichi di particolare rilievo, si trovarono a dover affrontare scelte drammatiche quando la Rivoluzione iniziò a perseguitare la Chiesa. Ciò che emerge con chiarezza è che Claudio Laplace era un sacerdote pienamente inserito nel ministero pastorale della Chiesa francese del XVIII secolo. La sua formazione sarebbe avvenuta secondo i canoni del tempo: studi classici e teologici in seminario, ordinazione sacerdotale e successivo esercizio del ministero, probabilmente come parroco o cappellano in una comunità locale.
La Rivoluzione e la persecuzione della Chiesa L'esplosione della Rivoluzione Francese nel 1789 segnò l'inizio di un periodo drammatico per la Chiesa cattolica in Francia. Dopo le riforme iniziali, ben presto il nuovo regime manifestò un atteggiamento sempre più ostile verso l'istituzione ecclesiastica, vista come un pilastro dell'Ancien Régime da abbattere. Il punto di rottura fu rappresentato dalla Costituzione civile del clero, approvata il 12 luglio 1790. Questo decreto stabiliva una riorganizzazione completa della Chiesa in Francia e imponeva a tutti gli ecclesiastici di prestare giuramento di fedeltà alla Costituzione. Papa Pio VI condannò fermamente questo provvedimento nel marzo 1791, dichiarando che il giuramento richiesto era scismatico ed eretico. I sacerdoti francesi si trovarono così di fronte a una scelta drammatica: prestare giuramento e diventare "costituzionali", oppure rifiutare e diventare "refrattari", con tutte le conseguenze che questo comportava. Claudio Laplace fu tra i sacerdoti che rifiutarono il giuramento, scegliendo la fedeltà al Papa e alla Chiesa cattolica.
L'arresto e la deportazione Questa decisione coraggiosa portò Claudio Laplace ad essere considerato nemico della Rivoluzione. Con l'inasprirsi della persecuzione durante il Terrore giacobino del 1793-1794, le leggi contro i sacerdoti refrattari si fecero sempre più severe. Coloro che non erano riusciti a fuggire dalla Francia o a nascondersi furono arrestati e imprigionati. Nel 1794, il governo rivoluzionario decise di deportare i sacerdoti refrattari arrestati nelle colonie penali della Guyana francese. Tuttavia, in attesa della partenza, furono stipati su due navi mercantili requisite e trasformate in galere galleggianti: la "Deux Associés" e la "Nantaise", ancorate nella rada di Rochefort, sulla costa atlantica della Francia. Claudio Laplace fu tra gli oltre 800 sacerdoti deportati su queste navi-prigione. Le condizioni di vita a bordo erano disumane: i sacerdoti erano ammassati nelle stive della nave, spazi angusti e maleodoranti, senza possibilità di muoversi liberamente. Non c'era igiene, il cibo era scarso e di pessima qualità, l'acqua era putrida e insufficiente. I deportati erano esposti alle intemperie, al freddo e all'umidità dell'oceano Atlantico.
La prigionia sulle navi La vita sulle navi-prigione di Rochefort fu un vero e proprio calvario. I sacerdoti, privati della libertà e trattati come criminali comuni, subirono ogni sorta di umiliazioni e maltrattamenti. Tuttavia, le testimonianze dell'epoca raccontano di una straordinaria fioritura spirituale in mezzo a quelle sofferenze. Nonostante le condizioni disumane, i sacerdoti cercavano di mantenere viva la loro fede: pregavano insieme, celebravano la messa come potevano, si confessavano a vicenda, si sostenevano mutuamente nella prova. Molti offrirono le loro sofferenze per la Chiesa e per la Francia, vivendo il loro martirio come un'imitazione di Cristo. Claudio Laplace visse queste settimane di prigionia con profonda fede e rassegnazione cristiana. Le fonti agiografiche successive lo descrivono come un uomo che incoraggiava i compagni di sventura, che pregava intensamente e che accettava con serenità il destino che lo attendeva. Non ci sono pervenuti suoi scritti personali, ma il comportamento tenuto in prigionia testimonia una spiritualità matura e una fede incrollabile.
Il martirio per contagio Le condizioni di vita sulle navi-prigione causarono ben presto il diffondersi di malattie contagiose. La promiscuità, la mancanza di igiene, la denutrizione e l'esposizione alle intemperie resero i deportati estremamente vulnerabili alle epidemie. Si diffusero rapidamente tifo, dissenteria, scorbuto e altre malattie infettive. Claudio Laplace fu colpito da uno di questi letali contagi. Le fonti non specificano quale malattia lo abbia colpito, ma descrivono come il suo corpo si sia progressivamente indebolito a causa della malattia, della denutrizione e delle privazioni. Morì nel 1794, stremato dalla malattia, offrendo la sua vita in testimonianza della fede. Il suo martirio non fu un'esecuzione diretta, ma un martirio per sfinimento e malattia, causato dalle condizioni disumane della deportazione. In questo senso, la sua morte rappresenta una forma particolarmente commovente di testimonianza: non il sangue versato in un istante, ma la vita consumata giorno dopo giorno nella sofferenza e nella fedeltà a Cristo.
I Martiri di Rochefort Claudio Laplace fa parte del numeroso gruppo dei Martiri di Rochefort, che comprende 64 sacerdoti beatificati da Papa Giovanni Paolo II il 1° ottobre 1995. In realtà, le vittime della deportazione furono molto più numerose: oltre 800 sacerdoti furono deportati sulle navi-prigione di Rochefort nel 1794, e circa 600 morirono per le condizioni disumane, le malattie e i maltrattamenti. Il processo di beatificazione fu lungo e complesso. Già nell'Ottocento si iniziò a raccogliere documentazione sulle vittime della deportazione, ma fu solo nel XX secolo che la causa poté procedere ufficialmente. Papa Giovanni Paolo II, durante la sua visita in Francia nel 1996, volle ricordare queste vittime della persecuzione religiosa, beatificando 64 di esse come rappresentanti di tutto il gruppo. La memoria liturgica dei Beati Martiri di Rochefort è fissata al 14 settembre, festa dell'Esaltazione della Santa Croce, a simboleggiare come la loro sofferenza sia stata un'unione particolare con la Croce di Cristo.
Le navi-prigione di Rochefort Le due navi su cui furono deportati i sacerdoti refrattari erano la "Deux Associés" e la "Nantaise", navi mercantili requisite e trasformate in galere galleggianti. Erano ancorate nella rada di Rochefort, in attesa di partire per la Guyana francese, ma la maggior parte dei deportati morì prima che la partenza avvenisse. Le condizioni a bordo erano disumane: i sacerdoti erano ammassati nelle stive, senza possibilità di muoversi, senza igiene, con cibo scarso e acqua putrida. Erano esposti alle intemperie, al freddo e all'umidità dell'oceano. Le malattie si diffusero rapidamente e i morti venivano gettati in mare o sepolti nell'isola di Aix, vicina a Rochefort.
Il culto e le reliquie Il culto dei Martiri di Rochefort, incluso Claudio Laplace, è particolarmente vivo in Francia, specialmente nella regione di Rochefort. L'isola di Aix, dove furono sepolti molti dei sacerdoti morti durante la deportazione, è diventata un luogo di pellegrinaggio e di memoria. Sul sito è stato eretto un memoriale che custodisce le spoglie dei martiri. Ogni anno, il 14 settembre, viene celebrata una messa in suffragio dei martiri e si tiene una processione commemorativa. La loro memoria è inserita nel Martirologio Romano, e la loro festa è celebrata in diverse diocesi francesi.
Curiosità - Tra i 64 beati martiri di Rochefort vi erano sacerdoti di diverse età e condizioni: alcuni erano molto anziani, altri giovani; alcuni erano parroci, altri cappellani o religiosi. Provenivano da diverse regioni della Francia e furono tutti uniti nella stessa sorte. - Alcuni sacerdoti sopravvissero alla deportazione e poterono tornare alle loro comunità dopo la fine del Terrore. Le loro testimonianze furono preziose per ricostruire gli eventi e per il processo di beatificazione.
Cronologia - XVIII secolo: Nascita di Claudio Laplace in Francia (data non documentata) - Anni 1770-1780: Ordinazione sacerdotale e ministero pastorale - 1789: Scoppio della Rivoluzione Francese - 1790: Approvazione della Costituzione civile del clero (12 luglio) - 1791: Condanna papale della Costituzione civile del clero; Claudio Laplace rifiuta il giuramento e diventa sacerdote refrattario - 1794: Arresto e deportazione sulle navi-prigione di Rochefort; morte per contagio e stenti nella rada di Rochefort - 1995: Beatificazione da parte di Papa Giovanni Paolo II (1° ottobre).
Autore: Enrico Quiri
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