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Primnesso, Frigia, Asia Minore, data ignota
Appartiene al gruppo dei martiri cristiani dell'Asia Minore di cui la tradizione ha conservato il nome e il ricordo del martirio, ma la cui vicenda biografica deve essere esaminata con particolare prudenza. Il suo nome è collegato a Primnesso, antica città della Frigia, identificata con l'odierna Sülün, presso Afyonkarahisar, nella Turchia centrale. La tradizione la presenta come una giovane schiava cristiana appartenente a Tertullo, importante personaggio della città. Avendo rifiutato di prendere parte a un sacrificio pagano durante una festa familiare, avrebbe dichiarato apertamente la propria fede e affrontato un procedimento giudiziario. Condannata alla tortura, ottenne una breve dilazione prima di fuggire verso le montagne. La Passio racconta quindi che una roccia si sarebbe miracolosamente aperta per accoglierla e proteggerla dai persecutori. La ricerca moderna ha però dimostrato che il racconto giunto fino a noi è un testo agiografico tardo, composto probabilmente nel IV o V secolo, e che contiene elementi di evidente elaborazione letteraria. Alcuni suoi particolari, tuttavia, sembrano conservare materiali più antichi. In particolare, il discorso pronunciato nel processo di Tertullo riprende con notevole precisione una documentazione epigrafica relativa a un reale Tiberio Claudio Vibiano Tertullo, personaggio dell'Asia Minore vissuto nel II secolo.
Etimologia: Arianna = decantata, la molto santa, dal greco
Emblema: Palma
Martirologio Romano: A Primnesso in Frigia, sempre in Turchia, santa Arianna, martire.
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Arianna è legata dalla tradizione a Primnesso, antica città della Frigia. Il centro, oggi identificato con Sülün, nel distretto di Afyonkarahisar, era una città importante dell'Anatolia interna. In epoca romana godeva di una certa autonomia e coniava monete a nome dell'imperatore. L'area conserva testimonianze archeologiche ed epigrafiche della presenza romana e della vita urbana dell'epoca. La Passio colloca la vicenda durante il regno di Adriano e Antonino. Questa indicazione, tuttavia, non può essere accolta senza riserve. Il presunto editto imperiale contro i cristiani attribuito congiuntamente ad Adriano e Antonino è storicamente inattendibile: i due imperatori non regnarono contemporaneamente e la ricerca ha riconosciuto in quel documento un'elaborazione letteraria.
Una giovane schiava cristiana Secondo il racconto agiografico, Arianna era schiava di Tertullo, descritto come uno dei principali cittadini di Primnesso. La sua fede cristiana sarebbe stata scoperta quando si rifiutò di partecipare ai sacrifici religiosi previsti durante una celebrazione familiare organizzata in occasione del compleanno del figlio del suo padrone. La narrazione sottolinea così una situazione significativa per la storia del cristianesimo antico: la professione della fede non avveniva necessariamente attraverso un'attività pubblica di predicazione, ma poteva emergere anche dal rifiuto di compiere un atto religioso considerato incompatibile con la coscienza cristiana. Arianna sarebbe stata percossa e trattenuta nella casa di Tertullo. Successivamente il suo padrone fu accusato di nascondere una cristiana e venne condotto davanti al magistrato.
Il processo di Tertullo Uno degli elementi più interessanti della Passio è il processo di Tertullo. L'uomo viene difeso da Nicagora e riesce a ottenere l'assoluzione sostenendo di non essere stato consapevole della fede della propria schiava e ricordando la particolare condizione giuridica con cui Arianna era entrata nella sua casa. La ricerca moderna ha mostrato che proprio questa parte del racconto contiene un nucleo storico di notevole interesse. Peter Thonemann ha individuato una stretta relazione tra il lungo discorso pronunciato da Nicagora nella Passio e un'iscrizione onoraria del II secolo relativa a Tiberio Claudio Vibiano Tertullo, importante benefattore della città di Perge. Il personaggio ricordato dall'iscrizione risulta aver ricoperto importanti incarichi pubblici e religiosi e aver finanziato spettacoli e iniziative civiche. Questo dato non dimostra l'esistenza storica di Arianna. Dimostra però che l'autore della Passio utilizzò materiale documentario antico, probabilmente proveniente da un'iscrizione reale, trasformandolo e inserendolo nel racconto del martirio. La figura di Tertullo, pertanto, non può essere considerata semplicemente un'invenzione priva di qualsiasi rapporto con la realtà storica dell'Asia Minore romana.
L'interrogatorio di Arianna Dopo l'assoluzione di Tertullo, la giovane sarebbe stata interrogata personalmente. Arianna avrebbe dichiarato senza esitazione di essere cristiana e avrebbe rifiutato di sacrificare alle divinità tradizionali. Fu quindi condannata alla tortura. Secondo la Passio, tuttavia, la pena non venne immediatamente eseguita perché la popolazione, colpita dalla giovane età della donna, intervenne chiedendo clemenza. Il magistrato avrebbe concesso ad Arianna tre giorni per rinunciare alla propria fede. La giovane non approfittò della dilazione per abiurare, ma decise di fuggire. Questa sezione del racconto, insieme con il processo di Tertullo, costituisce uno dei nuclei più interessanti della tradizione agiografica. Gli studiosi hanno infatti osservato che il testo conserva particolari relativi alle procedure giudiziarie e alla vita civica che possono risalire a materiale antico, anche se non è possibile separare con certezza ogni elemento storico dalla successiva elaborazione letteraria.
La fuga verso le montagne Trascorsi i tre giorni, Arianna lasciò la città e si diresse verso una zona montuosa. I suoi inseguitori la raggiunsero o si avvicinarono a lei e, secondo la narrazione tradizionale, la giovane invocò Dio chiedendo di essere sottratta ai persecutori. A questo punto la Passio introduce l'elemento prodigioso più celebre della sua vicenda: una roccia si sarebbe aperta davanti a lei e Arianna sarebbe stata accolta al suo interno. Quando il magistrato ordinò di aprire la roccia per dimostrare l'impotenza del Dio cristiano, un violento temporale avrebbe disperso la folla e sarebbero apparsi due angeli. Il racconto termina senza descrivere un'esecuzione vera e propria. È proprio questo particolare ad aver suscitato numerose discussioni tra gli studiosi: Arianna è venerata come martire, ma la narrazione greca non presenta una morte violenta nel senso consueto del termine. La conclusione miracolosa appartiene quindi al livello leggendario della tradizione e non può essere utilizzata come testimonianza storica dell'effettiva modalità della sua morte.
Una Passio complessa La fonte fondamentale per Arianna è una breve Passio greca, catalogata nella Bibliotheca Hagiographica Graeca con il numero 165. Il testo è conservato in un palinsesto vaticano di epoca medievale, mentre la sua composizione viene generalmente collocata nel IV o V secolo. La sua storia editoriale è particolarmente significativa. Pio Franchi de' Cavalieri pubblicò e studiò il testo all'inizio del XX secolo, distinguendo al suo interno differenti livelli di attendibilità. La tradizione critica successiva ha continuato a considerare la Passio un documento composito, nel quale materiali più antichi sono stati inseriti in una costruzione narrativa successiva. Lo studio di Peter Thonemann ha rafforzato questa interpretazione. Secondo la sua analisi, il discorso attribuito a Nicagora deriva da una precedente iscrizione onoraria relativa a Tertullo. L'autore della Passio avrebbe dunque trasformato un documento della società urbana dell'Asia Minore romana in una parte della biografia di una martire cristiana.
Arianna o Maria? Un ulteriore problema riguarda il nome della martire. Le versioni latina e siriaca della Passio la chiamano Maria, mentre la tradizione greca la presenta come Ariadne. Questa divergenza ha portato alcuni studiosi a ipotizzare che Arianna potesse essere identificata con la Maria ricordata in altri martirologi. L'ipotesi, tuttavia, non è universalmente accettata. La stessa tradizione critica ha proposto soluzioni differenti: alcuni hanno sostenuto l'identificazione delle due figure, altri hanno considerato indipendenti i rispettivi racconti, mentre altri ancora hanno messo in dubbio il valore storico complessivo della Passio. È quindi preferibile mantenere distinti i dati e non presentare l'identificazione Arianna-Maria come un fatto acquisito.
Culto e memoria liturgica Il culto di Arianna è attestato nelle tradizioni liturgiche orientali e occidentali con date differenti. Il 18 settembre è la memoria oggi associata alla santa nel calendario riportato dal Martirologio Romano e nelle principali tradizioni orientali. Il Sinassario Costantinopolitano la ricorda anch'esso il 18 settembre, mentre compare anche in altre date, tra cui il 27 settembre. La tradizione occidentale conobbe inoltre la figura sotto il nome di Maria. In epoca moderna il suo ricordo fu fissato anche al 17 settembre, mentre l'attuale ricorrenza utilizzata per Arianna è il 18 settembre. La presenza di Arianna nella tradizione liturgica è quindi più sicura della ricostruzione dettagliata della sua biografia. Il suo nome, infatti, è stato conservato nei martirologi e nei sinassari, mentre la narrazione della sua vita presenta evidenti problemi di natura storica e letteraria.
Iconografia L'attributo tradizionale di Arianna è la palma, simbolo cristiano del martirio. La sua iconografia appartiene soprattutto alla tradizione orientale. Una testimonianza particolarmente antica è costituita dal Menologio di Basilio II, manoscritto bizantino databile tra la fine del X e l'inizio dell'XI secolo, nel quale è rappresentato anche il martirio di Arianna. La rappresentazione della santa come martire deve essere letta alla luce della tradizione ecclesiale che ha identificato la sua vicenda con una testimonianza suprema di fedeltà a Cristo, anche se la Passio greca non descrive una normale esecuzione capitale.
Il significato storico della tradizione La figura di Arianna è particolarmente interessante perché mostra quanto sia complesso utilizzare le antiche Passiones come fonti storiche. Il testo non può essere semplicemente respinto come una leggenda priva di valore. Al suo interno sono infatti confluiti elementi provenienti dalla realtà sociale e istituzionale dell'Asia Minore romana. Il caso di Tertullo è emblematico: il suo nome, le sue attività pubbliche e alcune caratteristiche della sua carriera trovano sorprendenti corrispondenze nell'epigrafia di Perge e in un'iscrizione poetica proveniente da Sagalassos. Allo stesso tempo, non è possibile trasformare questi elementi documentari in una prova dell'intera vicenda di Arianna. La ricerca contemporanea invita quindi a distinguere con attenzione tra il dato storico, il materiale documentario utilizzato dall'agiografo e la successiva costruzione narrativa. È proprio questa stratificazione a rendere Arianna una figura significativa per lo studio del cristianesimo antico: la sua Passio non conserva soltanto il ricordo di una martire, ma rappresenta anche un esempio di come la memoria cristiana abbia rielaborato documenti, personaggi e istituzioni del mondo romano.
Curiosità - Arianna è una delle poche martiri dell'antica Frigia la cui tradizione agiografica è collegata a un contesto urbano ben identificabile. - La città di Primnesso corrisponde all'odierna Sülün, nel distretto di Afyonkarahisar, in Turchia. - La Passio di Arianna è conservata in un palinsesto vaticano e appartiene al patrimonio della letteratura agiografica greca antica. - Il Tertullo della Passio presenta sorprendenti corrispondenze con il Tiberio Claudio Vibiano Tertullo attestato da un'iscrizione di Perge. - La tradizione latina e quella siriaca chiamano Arianna con il nome di Maria, elemento che ha dato origine a una lunga discussione sulla possibile identificazione delle due figure. - Il racconto della roccia che si apre per accogliere la santa appartiene alla parte più chiaramente miracolosa e letteraria della tradizione.
Cronologia - II secolo: la tradizione colloca ad Arianna l'epoca della vita e del martirio, ma la data non è certa. - II secolo: si colloca la figura storica di Tiberio Claudio Vibiano Tertullo, la cui memoria epigrafica sembra essere confluita nella successiva Passio di Arianna. - IV-V secolo: composizione della Passio greca di Arianna. - X-XI secolo: Arianna compare nel Menologio di Basilio II. - 18 settembre: memoria liturgica di sant'Arianna. Autore: Giampietro Cattini
Molte le discussioni fatte dai critici su questa martire della Frigia. Esistono infatti alcuni Atti leggendari composti di varie parti collazionate da un poco abile redattore tra il V e il VI sec. Secondo alcuni critici, Ariadne è da identificare con una Maria martire menzionata nel Martirologio Romano al 1° novembre e di cui si possiedono atti latini, la passio S. Mariae ancillae. Questa identificazione sembra suffragata da un passo del Sinassario del Sirmond.
Secondo altri, la passio di Arianna e quella di Maria non sono che pie invenzioni, scritte a edificazione dei cristiani dopo il periodo delle persecuzioni. Infine, c'è chi propende ad ammettere l'esistenza storica di Arianna, negando però ogni valore agli Atti, ritenuti anacronistici e irreali. Tuttavia Franchi de' Cavalieri ha mostrato l'attendibilità di questo documento che, salvo alcuni passi, ha un indubbio sapore di autenticità, come si può vedere confrontandolo con monumenti letterari del II-III sec. Sembra quindi che il redattore si sia servito di fonti contemporanee ad Arianna, interpolandole nell'opera a passi di epoca chiaramente più tarda. Franchi de' Cavalieri, esaminando la narrazione del martirio di Ariadne, scoperta nel 1899 da Giovanni Mercati nel cod. Vaticano greco 1853, la divise in cinque parti, due sicuramente autentiche, e le altre dubbie. Riassumendo criticamente la leggenda, appaiono questi fatti: Adriano e Antonino promulgarono un editto di persecuzione contro i cristiani, in cui si contemplava la pena di morte per chi rifiutava i cibi immolati agli dei, e si promettevano ai delatori i beni confiscati ai cristiani, e in più 400 denari. Parte di questo editto è senz'altro falsa, perché un esame filologico conduce molti dei termini adoperati fuori dell'ambito degli Antonini ed è del resto noto che né Adriano, né Antonino emanarono editti contro i cristiani. Tuttavia la menzione di una taglia di 400 denari riporta a un'epoca anteriore alla crisi monetaria del sec. III: l'editto, quindi, certamente fu pubblicato, non dall'imperatore, ma probabilmente da un magistrato locale.
Arianna era una giovane schiava di Tertullo, decurione di Primnesso nella Frigia Salutare, che essendosi rifiutata di rompere il digiuno nel giorno del compleanno del figlio di Tertullo, fu scoperta cristiana e, dopo essere stata flagellata, rinchiusa nella prigione domestica per un mese, al termine del quale Tertullo venne denunciato da spie al preside Gordio, con l'accusa di nascondere una cristiana. Tertullo, condotto in giudizio, fu abilmente difeso da Nicagora ed uscì assolto dal processo, sostenendo che Arianna faceva parte della dote della moglie e che egli nulla sapeva della sua fede. Segue quindi l'interrogatorio di Arianna, che, proclamandosi cristiana di famiglia cristiana, rifiutò di sacrificare agli dei. Condannata alla tortura sul cavalletto, fu salvata da un intervento del popolo impietosito dalla sua giovinezza, intervento che per la sua illegalità suscitò le ire di Gordio, costretto tuttavia a concedere ad Arianna una dilazione di tre giorni perché potesse recedere dai suoi propositi e sacrificare, salvandosi la vita. Queste due parti, la difesa di Tertullo e l'interrogatorio di Arianna, sono senz'altro autentiche, per la loro straordinaria vivezza e precisione e per il ricordo di un procedimento (il processo coram populo) anteriore alle persecuzioni di Diocleziano. Allo scadere dei tre giorni, Arianna fuggì verso una zona montagnosa, ma, vedendosi inseguita, elevò a Dio la preghiera di essere accolta nella roccia, e Dio l'esaudì. Gordio diede allora ordine al capo dei custodi del tempio di aprire il masso e trarne fuori Arianna per mostrare al popolo la potenza degli dei. Ma un temporale, in cui comparvero due angeli, disperse la folla impaurita. Così termina la leggenda di Arianna Quest'ultima parte è la più sospetta: infatti non si vede come Arianna abbia potuto ottenere la corona di martire, senza aver subìto il martirio. Si può quindi concludere che l'autore si sia fatto influenzare da altre leggende, come quelle di s. Tecla e di s. Barbara (che d'altra parte riecheggiano la storia di Dafne): ma queste sante hanno a buon diritto titolo di martiri, ché tentavano di sfuggire a chi minacciava la loro verginità, mentre Arianna, stando al testo, non corse mai questo pericolo.
Per quel che riguarda la commemorazione di Arianna, il Martirologio Romano la celebra il 18 settembre, mentre il Sinassario Costantinopolitano il 18 settembre e il 27 (assieme a s. Ripsimia).
Autore: Gian Domenico Gordini
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