Le poche notizie certe su Fausta sono legate alla figura del marito, Cassio, vescovo di Narni. Cassio guidò la Chiesa narniense nel VI secolo, in un periodo particolarmente difficile per l'Italia, segnato dalle guerre gotiche, dall'instabilità politica e dalle conseguenze della crisi dell'Impero romano d'Occidente. Fausta morì prima del marito e venne sepolta a Narni. La testimonianza fondamentale è costituita dall'epigrafe funeraria conservata presso l'antico complesso della cattedrale di San Giovenale. L'iscrizione, datata al 30 giugno 558, ricorda Cassio e Fausta e contiene le parole con cui il vescovo definisce la donna la sua carissima compagna di vita. Il testo manifesta anche il desiderio di essere deposto accanto a lei nella pace della morte. La lapide costituisce una testimonianza eccezionalmente importante perché appartiene al VI secolo e permette di distinguere ciò che sappiamo direttamente da ciò che fu elaborato in epoca successiva. Fausta, dunque, non è un personaggio puramente leggendario: fu una donna realmente esistita e strettamente legata alla storia della Chiesa di Narni.
Una memoria di santità Non sappiamo con certezza quando Fausta abbia cominciato a essere venerata come santa. Le fonti antiche non consentono di affermare che avesse ricevuto immediatamente dopo la morte un culto pubblico paragonabile a quello dei martiri. La sua particolare posizione, tuttavia, poteva favorire la formazione di una memoria religiosa. Era la moglie di un vescovo che godeva di grande prestigio e il suo sepolcro si trovava accanto a quello del marito. La tradizione narniense arrivò inoltre a considerarla una donna che aveva vissuto con Cassio nella continenza coniugale. Gli Acta Sanctorum osservano prudentemente che tale tradizione non può essere verificata con sicurezza, ma riconoscono che proprio una fama di particolare santità poteva aver favorito la venerazione di Fausta. In questo passaggio si comprende una caratteristica frequente della santità tardoantica: la venerazione poteva nascere non soltanto dalla morte violenta per la fede, ma anche dalla vicinanza a una figura episcopale venerata, dalla reputazione di vita cristiana e dalla presenza di una tomba considerata degna di memoria.
La confusione con la martire di Cizico La principale difficoltà nella ricostruzione della figura di Fausta deriva dalla presenza di un'altra santa omonima. Il 20 settembre il Martyrologium Romanum ricorda a Cizico, nella Propontide, la vergine e martire Fausta, insieme a Evilasio, sotto l'imperatore Massimiano. Secondo gli Atti della martire, Fausta avrebbe subito numerosi supplizi e avrebbe infine conseguito il martirio insieme a Evilasio. Il racconto contiene numerosi elementi prodigiosi e particolarmente cruenti, caratteristici della letteratura delle passioni martiriali. È proprio questa Fausta di Cizico che deve essere distinta dalla Fausta vissuta a Narni nel VI secolo. La coincidenza del nome e la presenza a Narni di reliquie attribuite successivamente a una Fausta martire contribuirono probabilmente alla sovrapposizione delle due figure. Nel corso del Medioevo la Fausta narniense venne così presentata come vergine e martire, mentre la memoria della moglie di Cassio passò in secondo piano. Gli Acta Sanctorum, dopo un'ampia discussione critica, giudicarono assai più probabile che le reliquie trasferite da Narni a Lucca appartenessero alla Fausta moglie di Cassio piuttosto che alla martire di Cizico. La stessa analisi sottolinea che non esiste una testimonianza antica sufficientemente solida che dimostri la presenza a Narni, già nel VI secolo, delle reliquie della martire orientale.
Il trasferimento delle reliquie a Lucca La vicenda delle reliquie si intreccia con quella di san Giovenale e di san Cassio. Nell'878 il marchese Adalberto I di Toscana fece trasferire da Narni a Lucca i corpi venerati di Giovenale, Cassio e Fausta. Le reliquie furono portate nella basilica di San Frediano. La tradizione medievale arricchì questo episodio con racconti miracolosi e con una complessa narrazione della sottrazione dei corpi, ma il trasferimento storico delle reliquie è attestato e costituisce un passaggio fondamentale nella storia del culto. La destinazione lucchese contribuì ulteriormente alla trasformazione dell'identità di Fausta. A Lucca, infatti, il corpo venne venerato come quello della vergine e martire Fausta, e la coincidenza con la Fausta di Cizico, celebrata il 20 settembre, consolidò l'identificazione. Gli studiosi degli Acta Sanctorum notarono però la difficoltà fondamentale: se il corpo della Fausta di Cizico fosse stato realmente a Narni, mancherebbe una testimonianza antica capace di spiegare quando e come vi fosse arrivato. Al contrario, sappiamo con certezza che a Narni era sepolta Fausta, moglie di Cassio, e che il suo corpo si trovava accanto a quello del vescovo. Da qui deriva l'ipotesi, considerata altamente probabile dagli studiosi antichi degli Acta, che proprio quelle fossero le reliquie successivamente trasferite a Lucca.
Il sepolcro di Narni La memoria di Fausta è ancora intimamente legata al complesso della cattedrale di San Giovenale. Presso il sacello oggi dedicato a san Cassio è conservata la celebre iscrizione funeraria del VI secolo che ricorda Cassio e Fausta. La lapide, ornata dalla croce affiancata da due agnelli, costituisce uno dei documenti più significativi della Narni cristiana tardoantica. La presenza di questa testimonianza epigrafica rende Fausta una figura di particolare interesse storico. A differenza di molte sante dell'antichità, la sua esistenza non dipende soltanto da una passione leggendaria o da una tradizione liturgica tarda: il suo nome è legato a un documento funerario contemporaneo alla sua epoca.
La tradizione della verginità Le fonti posteriori attribuirono a Fausta una vita matrimoniale vissuta nella continenza insieme a Cassio. Secondo questa tradizione, i due coniugi avrebbero conservato la verginità durante il matrimonio. Non è possibile verificare storicamente questo particolare. L'iscrizione funeraria conferma il rapporto matrimoniale e l'affetto profondo di Cassio per la moglie, ma non parla di una scelta di continenza. Gli Acta Sanctorum considerano quindi questo elemento con prudenza, osservando che tradizioni di questo genere erano frequenti nelle biografie medievali di personaggi ritenuti santi. È importante, pertanto, non trasformare questa tradizione in un dato biografico certo.
Fausta, martire per tradizione Il titolo di martire oggi associato a Fausta di Narni deriva principalmente dalla sovrapposizione con la martire di Cizico. Un antico testo relativo alla storia dei santi di Narni, riportato dagli studiosi degli Acta Sanctorum, presenta Fausta con parole che la qualificano come vergine e martire. Questa testimonianza dimostra che nel Medioevo la tradizione narniense aveva ormai assimilato la donna sepolta con Cassio alla martire celebrata dalla liturgia il 20 settembre. Non dimostra però che Fausta, moglie di Cassio, sia realmente morta martire. La distinzione è fondamentale. Dal punto di vista storico, non possediamo una fonte antica affidabile che racconti il suo arresto, il processo o l'esecuzione. Il racconto dei supplizi appartiene invece alla Passione della Fausta di Cizico. Per questo la figura di Fausta di Narni deve essere presentata come quella di una donna storica, ricordata accanto al marito vescovo, la cui identità fu in seguito assorbita dalla tradizione della martire omonima.
Culto e memoria La memoria liturgica di Fausta è fissata al 20 settembre. La data coincide con quella della martire di Cizico e costituisce uno degli elementi che hanno favorito la sovrapposizione delle due figure. Gli Acta Sanctorum registrano anche una tradizione relativa al 25 settembre, mostrando che nel corso dei secoli la celebrazione non fu completamente uniforme. A Narni la sua memoria rimase legata soprattutto a quella di san Cassio. Il complesso sepolcrale nel quale furono ricordati i due coniugi rappresenta ancora oggi una testimonianza materiale della loro vicenda. La diocesi di Terni-Narni conserva infatti la memoria della lapide funeraria di Cassio e Fausta all'interno del sacello di San Cassio, confermando il valore storico e religioso del luogo.
Reliquie e questione dell'identità La questione delle reliquie rappresenta il punto più controverso della tradizione. Una tradizione medievale sostenne che Cassio avesse fatto giungere a Narni le reliquie della martire Fausta di Cizico per accostarle a quelle della propria moglie. Questa ricostruzione consentirebbe di spiegare la presenza di due Faustae nella stessa città. Tuttavia, gli Acta Sanctorum considerano tale spiegazione priva di una documentazione antica sufficiente. L'ipotesi ritenuta più plausibile dagli studiosi degli Acta è invece che le reliquie trasferite a Lucca fossero quelle della moglie di Cassio. La successiva identificazione con la martire di Cizico sarebbe nata proprio a partire dall'omonimia e dall'inserimento della memoria di Fausta nel calendario del 20 settembre. La questione non può essere considerata definitivamente risolta sul piano materiale, ma sul piano storico la distinzione tra le due donne è necessaria.
Iconografia L'iconografia di Fausta risente della duplice identità costruita dalla tradizione. Quando viene rappresentata come martire, può essere raffigurata con la palma, attributo tradizionale dei martiri cristiani. In questa forma iconografica viene di fatto assimilata alla Fausta di Cizico. La memoria propriamente narniense è invece inseparabile dalla figura di san Cassio e dal sepolcro che i due condivisero. Il carattere più significativo della sua memoria storica non è dunque una scena di martirio, che non possiamo documentare per la moglie di Cassio, ma la sua presenza accanto al vescovo di Narni nella testimonianza epigrafica del VI secolo.
Curiosità - L'iscrizione funeraria di Cassio e Fausta è datata al 30 giugno 558 e rappresenta una delle testimonianze più importanti della Narni cristiana del VI secolo. - Cassio definì Fausta la sua 'compagna carissima di vita', espressione che documenta il forte legame personale tra i due coniugi. - La tradizione della continenza matrimoniale di Fausta e Cassio non è dimostrabile attraverso l'iscrizione funeraria e deve quindi essere considerata una tradizione agiografica posteriore. - La complessa storia delle reliquie di Fausta costituisce uno degli esempi più interessanti di come, nel Medioevo, l'omonimia potesse produrre la fusione di due figure agiografiche differenti. - La Fausta ricordata dal Martyrologium Romanum il 20 settembre è esplicitamente la vergine e martire di Cizico, non la moglie di Cassio.
Cronologia - VI secolo: Fausta vive a Narni ed è moglie di Cassio, futuro vescovo della città. - Prima del 558: Fausta muore e viene sepolta a Narni presso il sepolcro destinato successivamente anche al marito. - 30 giugno 558: viene datata l'iscrizione funeraria di Cassio e Fausta. - VI-IX secolo: si sviluppa progressivamente la memoria religiosa di Fausta. - 878: le reliquie attribuite a Giovenale, Cassio e Fausta vengono trasferite da Narni a Lucca. - Medioevo: Fausta di Narni viene progressivamente identificata con la vergine e martire Fausta di Cizico. - 20 settembre: si consolida la memoria liturgica di Fausta nella tradizione narniense e lucchese. - Età moderna: gli studiosi degli Acta Sanctorum esaminano criticamente l'identificazione tra le due Faustae e ritengono più probabile che le reliquie trasferite a Lucca appartenessero alla moglie di Cassio. - Età contemporanea: la ricerca storica distingue sempre più nettamente la Fausta storica di Narni dalla martire di Cizico.
Valutazione storica - La figura di Santa Fausta di Narni deve essere considerata con particolare attenzione critica. È storicamente documentata l'esistenza di Fausta, moglie di Cassio, vescovo di Narni, e la sua sepoltura accanto al marito. È invece molto meno sicuro il successivo sviluppo della sua identità come vergine e martire. - La sovrapposizione con la Fausta di Cizico appare come il risultato di un processo agiografico sviluppatosi nel corso dei secoli, favorito dall'omonimia, dalla circolazione delle reliquie e dalla coincidenza della memoria liturgica. Gli Acta Sanctorum furono particolarmente netti nel mettere in discussione l'identificazione delle reliquie lucchesi con la martire orientale. - Per la storia di Narni, tuttavia, Fausta conserva una notevole importanza proprio come donna reale del VI secolo. La sua iscrizione funeraria permette di restituirle un volto più concreto: quello della moglie di un vescovo vissuta nella difficile Italia tardoantica, ricordata con affetto dal marito e rimasta inseparabilmente legata alla memoria della Chiesa narniense. Autore: Giampietro Cattini
San Cassio, vescovo di Narni tra il 537 e il 558 ebbe per moglie Fausta. Una testimonianza precisa è fornita da un'iscrizione sepolcrale, de tata dallo stesso vescovo, in cui egli manifesta desiderio di riposare, in attesa della risurrezione presso le spoglie della moglie.
Il personaggio è quindi storico, ma le notizie posteriori vanno prese con maggiore cautela. Quale storicità abbia, ad esempio, la narrazione di una vita condotta col suo sposo nella più assoluta castità non è possibile precisare: le biografie medievali insistono spesso su questi particolari.
Cosi pure non sembra che nell'antichità Fausta abbia goduto di venerazione; il culto sarebbe sorto posteriormente, quando cioè cominciò ad essere onorato il vescovo Cassio. La vicinanza delle ossa di Fausta a quelle del marito e l'elogio affettuoso da lui scritto e riportato sul sarcofago possono aver indotto il popolo a venerarli insieme.
Su Fausta nacque però, in epoca medievale, una grande complicazione. Essa venne infatti confusa con l'omonima santa di Cizico nell'Ellesponto, martirizzata al tempo dell'imperatore Massimino, ma non è possibile precisare come questa confusione sia nata. In una narrazione molto posteriore si racconta che il vescovo Cassio fece venire da Cizico le reliquie della martire per onorare in tal modo la propria moglie. Secondo questo racconto, dunque, fin dal sec. VI ci sarebbero stati a Narni i corpi di due Fauste. A complicare le cose nel sec. IX, in conseguenza, sembra, di un problematico sacco di Narni, le reliquie di Fausta, insieme a quelle di Cassio, furono trasferite a Lucca, dove fu venerata sotto la denominazione di «vergine e martire». La duplice traslazione della martire di Cizico è da porsi con ogni probabilità nel novero delle leggende. Non si può mettere in dubbio, invece, la traslazione ad opera dei lucchesi; ma essi sottrassero non la martire di Cizico, bensì le ossa della moglie di Cassio. Come poi a Narni sI sia creduto all'esistenza delle reliquie della martire le fonti nulla dicono; può darsi che l'omonimia abbia fatto sorgere la confusione.
La festa è celebrata il 20 e qualche volta il 25 settembre.
Autore: Gian Domenico Gordini
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