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Moabitide, VIII sec. - Grande Laura di San Saba, Palestina, prima metà del IX sec.
Fu un presbitero e monaco palestinese vissuto tra l'VIII e la prima metà del IX secolo, ricordato soprattutto per essere stato il padre dei santi Teodoro e Teofane Grapti, due importanti protagonisti della difesa delle immagini sacre durante la seconda fase della controversia iconoclastica bizantina. Le notizie direttamente riferibili alla sua persona sono scarse, ma la tradizione liturgica orientale lo conserva come figura esemplare del monachesimo della Grande Laura di San Saba. Originario della Moabitide, regione situata a oriente del Mar Morto, Giona apparteneva a un ambiente cristiano palestinese nel quale la vita familiare e la vocazione monastica potevano intrecciarsi in modo particolarmente stretto. Secondo la tradizione sabaïta, dopo avere vissuto nel mondo e avere cresciuto i figli Giovanni, poi divenuto Giona, si ritirò nella Laura di San Saba, assumendo la vita monastica. Le fonti liturgiche lo ricordano inoltre come presbitero già nell'anno 829. La sua figura acquista particolare rilievo proprio attraverso la vicenda dei figli. Teodoro e Teofane, formatisi nell'ambiente monastico palestinese, divennero sacerdoti, teologi, poeti e strenui difensori della venerazione delle immagini durante la persecuzione iconoclastica. Giona trascorse invece gli ultimi anni nella quiete ascetica della Laura, dove, secondo il Synaxarion, giunse a tarda età e morì serenamente.
Etimologia: Dall'ebraico Yonah e significa 'colomba'.
Emblema: Monaco o presbitero della tradizione sabaïta.
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Giona visse in un periodo particolarmente significativo per il cristianesimo palestinese. La regione conservava una straordinaria concentrazione di comunità monastiche sorte nei secoli precedenti e la Grande Laura di San Saba, nella valle del Cedron, rappresentava uno dei principali centri della tradizione ascetica palestinese. Nel corso dell'VIII e dei primi decenni del IX secolo la Laura fu frequentata da figure di grande rilievo teologico e spirituale. Vi operarono, tra gli altri, Giovanni Damasceno, Cosma di Maiuma, Michele il Sinchello e, successivamente, i fratelli Teodoro e Teofane Grapti. La comunità sabaïta non fu quindi soltanto un luogo di ascesi, ma anche un importante centro di formazione teologica, produzione letteraria e trasmissione della tradizione ecclesiastica. In questo ambiente si colloca la scelta monastica di Giona. Le fonti non consentono di ricostruire con precisione gli anni della sua giovinezza, né permettono di stabilire quando sia avvenuto il passaggio dalla vita familiare alla vita religiosa.
Dalla vita familiare alla Laura di San Saba La tradizione agiografica orientale identifica Giona con il padre dei santi Teodoro e Teofane Grapti. Le fonti che tramandano la vita dei due fratelli collocano la loro origine nella Moabitide, a oriente del Mar Morto. Una tradizione più tarda specifica che il padre si chiamava Giovanni e che, entrando nella Laura di San Saba, assunse il nome monastico di Giona. Questo particolare non è irrilevante. Nel mondo monastico orientale l'ingresso in monastero comportava frequentemente una trasformazione radicale dell'esistenza e poteva essere accompagnato dall'assunzione di un nuovo nome. La tradizione di Giona presenta dunque il passaggio dalla responsabilità familiare alla vita ascetica come una seconda fase della sua vocazione. Non sappiamo se Giona sia entrato nella Laura prima o dopo che i figli avessero intrapreso la vita monastica. La documentazione disponibile non permette di stabilire una successione cronologica certa. È invece ben attestato nella tradizione orientale il rapporto tra Giona e i due fratelli, che sarebbero divenuti alcuni dei più noti difensori delle immagini sacre.
Presbitero e monaco nella Grande Laura La tradizione liturgica presenta Giona come presbitero. Un testo sinassiale lo indica espressamente come sacerdote nell'anno 829, mentre altre fonti moderne relative ai cristiani della Terra Santa lo ricordano come sacerdote del IX secolo e monaco della Laura di San Saba. La sua vita nella Laura viene descritta soprattutto attraverso le categorie tradizionali dell'ascetismo orientale: preghiera, obbedienza, sobrietà e perseveranza. Le fonti non tramandano episodi storici sufficientemente documentati che consentano di ricostruire una biografia dettagliata. Per questo motivo la sua figura deve essere considerata soprattutto alla luce della tradizione monastica che ne ha conservato la memoria. Il Synaxarion greco riassume questa esistenza con una formula caratteristica: dopo avere abbandonato la vita instabile del mondo, Giona avrebbe trovato nella vita monastica una condizione stabile e definitiva. La tradizione lo presenta come uomo di profonda pietà, impegnato nell'esercizio delle virtù e giunto alla vecchiaia prima di morire serenamente.
Padre di Teodoro e Teofane Grapti È soprattutto attraverso i suoi figli che Giona assume un posto nella storia della Chiesa bizantina. Teodoro e Teofane nacquero nella Moabitide, rispettivamente intorno al 775 e al 778 secondo la tradizione orientale. Entrambi entrarono nella vita monastica e ricevettero una solida formazione teologica e letteraria. La Grande Laura di San Saba costituì per loro un ambiente decisivo di formazione spirituale e intellettuale. I due fratelli furono coinvolti nella controversia iconoclastica che sconvolse l'Impero bizantino durante i regni di Leone V l'Armeno e Teofilo. La loro opposizione alla politica iconoclasta li condusse a Costantinopoli, dove subirono persecuzioni, esilio e violenze. Sotto Teofilo furono sottoposti anche alla pena infamante che diede loro il soprannome di Grapti, cioè 'scritti', perché furono incisi versi sul loro volto. La vicenda dei due fratelli mostra indirettamente anche l'importanza dell'ambiente nel quale erano stati formati. La Laura di San Saba era allora uno dei grandi centri della teologia palestinese e della difesa della tradizione ecclesiale. Giona appartiene dunque alla generazione che precedette immediatamente quella di due figure destinate a lasciare una traccia importante nella storia della controversia sulle immagini.
Giona e il monachesimo sabaïta Il significato storico di Giona non consiste in una produzione letteraria o in un'attività pubblica documentata. La sua importanza è piuttosto legata alla tradizione spirituale della quale fu parte. La Grande Laura di San Saba rappresentava una forma particolarmente autorevole del monachesimo palestinese. In essa l'esperienza eremitica e quella cenobitica erano strettamente collegate, mentre la formazione scritturistica e teologica costituiva una componente essenziale della vita dei monaci. La tradizione di Giona insiste soprattutto sulla sua perseveranza nell'ascesi. Non gli vengono attribuite opere letterarie note, né trattati teologici. La sua memoria è quella di un monaco e sacerdote che trascorse gli ultimi anni nella comunità di San Saba, lontano dalla scena politica e dalle controversie imperiali che avrebbero invece coinvolto i figli.
La controversia iconoclastica e l'eredità familiare Quando Teodoro e Teofane furono coinvolti nella lotta contro l'iconoclastia, Giona era già inserito nella vita monastica della Laura. Non è possibile stabilire con certezza quale ruolo egli abbia avuto nella formazione teologica dei figli, né attribuirgli una partecipazione diretta alla loro attività contro gli imperatori iconoclasti. È però significativo che i due fratelli provenissero proprio dall'ambiente sabaïta e che la loro formazione fosse maturata in Palestina prima del trasferimento a Costantinopoli. La Laura di San Saba fu infatti uno dei luoghi nei quali la tradizione teologica favorevole alla venerazione delle immagini rimase fortemente radicata. Giona rappresenta quindi, nella memoria ecclesiale, la radice monastica e familiare dalla quale nacquero due importanti testimoni della fede bizantina. La sua santità non è legata a una grande opera pubblica, ma alla fedeltà quotidiana alla vita ascetica.
Morte e memoria liturgica Le fonti concordano nel collocare la morte di Giona nel IX secolo, dopo una lunga permanenza nella vita monastica. La tradizione lo vuole morto in tarda età e sepolto nella Grande Laura di San Saba. Non è invece possibile indicare con sicurezza l'anno della morte. La sua memoria è celebrata il 21 settembre nei calendari bizantini. In alcune tradizioni la commemorazione può comparire anche il 22 settembre. La data del 21 settembre lo pone accanto alla memoria del profeta Giona, omonimo ma completamente distinto da lui. La tradizione liturgica greca lo denomina esplicitamente Giona il Sabaïta e lo ricorda come padre di Teodoro e Teofane Grapti. Il suo culto appartiene pertanto soprattutto alla tradizione cristiana orientale.
Culto La memoria di Giona è attestata nella tradizione liturgica bizantina e nei sinassari orientali. Le fonti greche lo celebrano come venerabile padre e monaco, mentre la tradizione sabaïta conserva il legame con la Grande Laura di San Saba. Le antiche raccolte agiografiche occidentali ricordano anch'esse, per il 21 settembre, un 'Jonas presbyter monachus' nel monastero di San Saba in Palestina. Gli Acta Sanctorum distinguono chiaramente questa figura dal profeta Giona e ne collocano la memoria nella stessa giornata. Non risultano invece dati sufficientemente sicuri per ricostruire la storia delle sue reliquie, né è documentata una traslazione del corpo paragonabile a quella di altri santi palestinesi.
Curiosità - Giona è ricordato soprattutto come padre di due figure di grande rilievo nella controversia iconoclastica bizantina, Teodoro e Teofane Grapti. - Il nome monastico Giona sarebbe stato assunto dal padre dei due fratelli al momento dell'ingresso nella Laura di San Saba, mentre il suo nome precedente viene indicato dalla tradizione come Giovanni. - La sua memoria cade il 21 settembre, lo stesso giorno del profeta Giona. Questa coincidenza ha favorito nel tempo la sovrapposizione dei due nomi, che appartengono però a personaggi differenti. - La Grande Laura di San Saba fu nel periodo in cui visse Giona uno dei principali centri della cultura monastica e teologica palestinese. - Il soprannome Grapti dei suoi figli Teodoro e Teofane è collegato alle iscrizioni che furono incise sui loro volti durante la persecuzione iconoclasta sotto l'imperatore Teofilo.
Cronologia - VIII secolo: nascita di Giona, probabilmente nella Moabitide, a oriente del Mar Morto. - Seconda metà dell'VIII secolo: nascita dei figli Teodoro e Teofane, secondo la tradizione orientale. - Tra VIII e IX secolo: ingresso di Giona nella Grande Laura di San Saba e assunzione della vita monastica. - 829: Giona è ricordato dalla tradizione come presbitero. - Prima metà del IX secolo: Teodoro e Teofane Grapti sono coinvolti nella persecuzione iconoclastica bizantina. - IX secolo: morte di Giona, dopo una lunga vita ascetica, nella Grande Laura di San Saba. - 21 settembre: memoria liturgica di Giona il Sabaïta nella tradizione orientale. Autore: Giampietro Cattini
Di lui non si sa niente di preciso, ma essendo il padre dei santi Teodoro e Teofane (i due fratelli Grapti), si può arrivare all’epoca in cui visse. I due fratelli subirono la persecuzione dei due imperatori iconoclasti Leone V l’Armeno (813-820) e Teofilo (829-842), quindi Giona sarebbe vissuto verso la seconda metà dell’VIII secolo e la prima metà del IX. La “Bibliotheca Hagiographica Greca” nella ‘Vita’ dei santi Teodoro e Teofane, non parla dei loro genitori, ma ci dice che essi erano originari della Moabitide, regione ad Est del Mar Morto, quindi anche il loro padre Giona doveva abitare lì, prima di abbandonare il mondo e ritirarsi come i suoi due figli (non si sa se prima o dopo) nella Grande Laura di S. Saba, fondata nel 478 in Palestina, nella valle del Cedron, appunto da san Saba, uno dei più grandi personaggi del monachesimo orientale. Qui egli visse il resto della sua vita in continua ascesi e virtù, divenendo un modello per tutti; morì in età avanzata e seppellito nella Grande Laura. I sinassari bizantini celebrano la sua memoria il 21 settembre a volte il 22.
Autore: Antonio Borrelli
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