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San Panfilo di Roma Martire

Festa: 21 settembre

Le più antiche ed uniche fonti che lo ricordano sono gli Itinerari del secolo VII, che indicano il suo sepolcro in un cimitero della via Salaria vecchia (ingresso presso l'odierna via Paisiello) riscoperto e scientificamente illustrato da Enrico Josi. Del santo non esiste alcuna notizia biografica per cui è impossibile stabilire chi fosse e quando sia stato martirizzato. Usuardo lo inserì nel suo Martirologio al 21 settembre, traendolo probabilmente dal Martirologio di Gellone, da cui è passato nel Romano.  Secondo una tradizione non controllabile il suo corpo sarebbe stato trasportato nella chiesa di san Silvestro in Capite.

Etimologia: Dal greco Pan (tutto) e philos (amico, amore), "amico di tutti" o "amato da tutti".

Emblema: Palma del martirio, eventualmente in abiti romani del periodo delle persecuzioni.

Martirologio Romano: A Roma sulla via Salaria antica, san Panfilo, martire.


Per San Panfilo non possediamo una Passio antica attendibile né una biografia. Le fonti più antiche che consentono di collegare il suo nome a Roma sono gli itinerari per pellegrini dell'alto Medioevo, che indicano la sua sepoltura nel cimitero posto lungo la via Salaria antica. La stessa tradizione liturgica conserva quindi il ricordo del martire senza tramandarne la vicenda personale.
Questa situazione impone particolare prudenza. Non è possibile stabilire con certezza quando Panfilo sia vissuto, quale fosse la sua origine o sotto quale persecuzione imperiale abbia subito il martirio. Anche il luogo della sua morte è indicato dalla tradizione liturgica in Roma, ma non disponiamo di una descrizione delle circostanze nelle quali sarebbe avvenuta. Il Martirologio Romano si limita infatti a registrare: a Roma, sulla via Salaria antica, san Panfilo, martire.

Il cimitero sulla via Salaria
Il centro della memoria di Panfilo è il cimitero che da lui prese il nome. L'area funeraria cristiana si trovava lungo la via Salaria vetus, in prossimità dell'odierna via Paisiello. Gli studi archeologici hanno mostrato che il complesso ebbe una lunga evoluzione e che le sue prime fasi risalgono alla seconda metà del III secolo. Le gallerie e gli ambienti funerari furono successivamente ampliati e modificati.
La presenza del sepolcro di Panfilo non deve essere però confusa con una ricostruzione completa della sua vita. L'archeologia può documentare l'esistenza del cimitero, la sua struttura e alcuni elementi connessi al culto, ma non permette di stabilire da sola la biografia del martire.
Nel piano inferiore della catacomba è stato individuato un particolare ambiente, il cosiddetto cubiculum duplex, associato alla memoria di Panfilo. L'ambiente presenta caratteristiche che sono state messe in relazione con la venerazione delle sue reliquie. In età successiva numerosi graffiti ricordarono il nome del martire, testimonianza della persistenza della sua memoria nel luogo della sepoltura.

La memoria dei pellegrini
Gli itinerari cristiani dell'alto Medioevo rappresentano una testimonianza preziosa perché registrano i luoghi venerati dai pellegrini romani. Tra questi compare il cimitero di Panfilo, dove erano ricordati anche altri martiri. Il dato è significativo: anche in assenza di una biografia, il nome di Panfilo continuava a essere associato a un sepolcro venerato.
La memoria del martire appartiene dunque alla particolare forma di trasmissione propria dei primi secoli cristiani. In molti casi, soprattutto per i martiri romani meno conosciuti, il culto della tomba è sopravvissuto mentre sono andati perduti i racconti relativi alla vita e alla morte. La figura di Panfilo costituisce un esempio particolarmente evidente di questo fenomeno.

Il Martirologio e la festa del 21 settembre
Il nome di Panfilo compare nella tradizione martirologica al 21 settembre. Usuardo lo inserì nel proprio Martirologio, probabilmente sulla base del Martirologio di Gellone; da questa tradizione il suo ricordo passò nel Martirologio Romano.
La celebrazione del 21 settembre è tuttora conservata nel calendario liturgico. Il Martirologio Romano colloca Panfilo tra le commemorazioni di quel giorno e ne indica esplicitamente il luogo del culto martiriale: Roma, sulla via Salaria antica.

L'ipotesi di un'origine africana
Una questione discussa riguarda l'identità del Panfilo venerato a Roma. Alcuni studi e ricostruzioni relative alla catacomba hanno collegato il martire a un Panfilo di possibile origine africana ricordato dalla tradizione martirologica. Anche alcuni elementi onomastici presenti nel complesso funerario sono stati utilizzati per formulare l'ipotesi di una frequentazione da parte di persone provenienti dall'Africa.
Si tratta però di un'ipotesi e non di un dato biografico acquisito. Non esiste una fonte antica sufficientemente esplicita che permetta di affermare con certezza che Panfilo fosse originario dell'Africa o, più precisamente, di Cartagine. Per questo motivo tali informazioni non possono essere presentate come certe.

Le reliquie e San Silvestro in Capite
Una tradizione posteriore riferisce che il corpo di Panfilo sarebbe stato trasferito dalla catacomba alla chiesa di San Silvestro in Capite. La tradizione è ricordata anche nelle fonti moderne, ma non esistono elementi sufficienti per trasformarla in un fatto storicamente dimostrato.
È quindi preferibile parlare di una tradizione relativa alle reliquie, senza affermare che il trasferimento sia certamente avvenuto. Il dato più sicuro rimane quello della sepoltura originaria nel cimitero della via Salaria.

Una memoria conservata dal luogo
La storia di San Panfilo è, in definitiva, la storia di una memoria più forte delle informazioni disponibili sulla persona. La sua esistenza storica è legata a una tomba venerata, a un cimitero cristiano e a una tradizione liturgica che ne ha mantenuto il nome.
Il caso di Panfilo mostra anche quanto la conoscenza dei martiri romani dipenda dalla convergenza di fonti diverse: itinerari dei pellegrini, martirologi, archeologia delle catacombe e tradizione liturgica. Quando queste testimonianze non permettono di ricostruire una biografia, la ricerca storica deve accettare il limite della documentazione senza riempire i vuoti con racconti leggendari.

La catacomba di San Panfilo
Il cimitero di San Panfilo costituisce una testimonianza importante della presenza cristiana nella Roma antica. La sua origine è stata collegata alla seconda metà del III secolo e il complesso conobbe diverse fasi di sviluppo. Gli studi archeologici hanno documentato gallerie, sepolture, cubicoli e iscrizioni appartenenti a periodi differenti.
La riscoperta scientifica del complesso è legata soprattutto alle indagini archeologiche condotte da Enrico Josi, che documentò sistematicamente le strutture e le iscrizioni del cimitero.

Il culto
Il culto di Panfilo è documentato almeno nell'alto Medioevo attraverso gli itinerari dei pellegrini e la tradizione martirologica. Vatican News osserva che il suo culto era già presente nel VII secolo.
Non sono invece documentati patronati particolari, confraternite o una devozione popolare paragonabile a quella di altri martiri romani.

Curiosità
- Il nome di San Panfilo è rimasto legato alla catacomba romana che porta il suo nome.
- La memoria liturgica del martire è conservata il 21 settembre, insieme a quella di san Matteo apostolo ed evangelista e di altri santi.
- La documentazione su Panfilo è così limitata che non è possibile ricostruire con certezza né la data del martirio né la persecuzione nella quale sarebbe avvenuto.
- Il luogo della sua sepoltura è meglio documentato della sua biografia: è proprio questo elemento a costituire il nucleo più sicuro della sua memoria storica.
- La tradizione che identifica le reliquie di Panfilo con quelle trasferite a San Silvestro in Capite non può essere considerata storicamente certa.

Cronologia
- Seconda metà del III secolo: inizia lo sviluppo del complesso funerario cristiano che sarà poi conosciuto come cimitero di San Panfilo.
- Antichità cristiana: secondo la tradizione, Panfilo subisce il martirio a Roma; non è possibile stabilirne la data.
- VII secolo: gli itinerari dei pellegrini attestano la presenza del sepolcro di Panfilo nel cimitero lungo la via Salaria antica.
- IX secolo circa: Usuardo inserisce Panfilo nel proprio Martirologio, probabilmente attraverso la tradizione del Martirologio di Gellone.
- Età moderna e contemporanea: il nome di Panfilo continua a essere conservato nella tradizione liturgica e nel Martirologio Romano.
- XX secolo: la catacomba viene studiata sistematicamente dagli archeologi, con un ruolo importante di Enrico Josi nella documentazione del complesso.
- 21 settembre: memoria liturgica di San Panfilo, martire.

Valutazione storica
- La figura di San Panfilo deve essere presentata con particolare cautela. È storicamente documentata l'antica venerazione di un martire chiamato Panfilo, associato al cimitero della via Salaria antica e ricordato dalla tradizione martirologica. Non sono invece documentabili in modo sufficiente la sua origine, la data della nascita, la professione, le circostanze del martirio e la data della morte.
- Anche l'ipotesi di una provenienza africana e quella relativa al trasferimento delle reliquie a San Silvestro in Capite appartengono al campo delle ricostruzioni o delle tradizioni e devono essere mantenute distinte dai dati certi. Questa prudenza non diminuisce l'importanza della sua memoria: al contrario, permette di restituire al martire il posto che le fonti realmente consentono di attribuirgli nella storia della Chiesa di Roma.


Autore:
Giampietro Cattini

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Aggiunto/modificato il 2026-09-09

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