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Santi Andrea, Giovanni, Pietro e Antonio Martiri

Festa: 23 settembre

Africa settentrionale, IX sec.

Sono quattro martiri cristiani legati a Siracusa e alla conquista musulmana della Sicilia nel IX secolo. La loro memoria liturgica, celebrata il 23 settembre, è conservata sia nel Martirologio Romano sia nella tradizione bizantina, che li presenta come Andrea e Giovanni e i due figli di quest'ultimo, Pietro e Antonino. Il nucleo storico essenziale della tradizione è coerente con un contesto realmente documentato: la caduta di Siracusa in mano agli Aghlabidi il 21 maggio 878, la cattura di abitanti cristiani e la loro deportazione verso l'Africa settentrionale. Le fonti storiche contemporanee alla conquista, tuttavia, non consentono di identificare individualmente questi quattro prigionieri né di verificare nei particolari la narrazione del loro martirio. La ricostruzione dettagliata della loro vicenda proviene soprattutto dalla tradizione agiografica greca, nella quale i quattro sono presentati come testimoni della fede cristiana rimasti fedeli durante la prigionia. Per questo la loro storia deve essere letta distinguendo il solido quadro storico della conquista di Siracusa dalla più dettagliata narrazione del martirio, trasmessa successivamente dalla tradizione sinassaria.

Etimologia: Andrea dal greco Andreas, collegato ad aner, uomo, con il senso di virile o valoroso; Giovanni dall'ebraico Yohanan, Dio è misericordioso; Pietro dal greco Petros, pietra; Antonio dal nome latino Antonius, di origine antica e dall'etimologia non certa.

Martirologio Romano: In Africa, santi Andrea, Giovanni, Pietro e Antonio, martiri, che, catturati a Siracusa, furono deportati dai Mori e sottoposti a supplizi.


Le informazioni personali sui quattro martiri sono estremamente limitate. Le fonti liturgiche e agiografiche li collegano a Siracusa, grande centro della Sicilia bizantina, ma non conservano dati sicuri sulla loro nascita, sulla famiglia di Andrea, sulla professione di Giovanni o sulla vita precedente alla deportazione. Non sono quindi documentabili né le date di nascita né la condizione sociale dei quattro.
Il contesto nel quale la tradizione colloca la loro vicenda è invece storicamente ben conosciuto. Nell'VIII e IX secolo la Sicilia fu progressivamente coinvolta nell'espansione musulmana proveniente dall'Africa settentrionale. Siracusa rimase a lungo il principale centro bizantino dell'isola e fu sottoposta a diversi tentativi di conquista. L'assedio decisivo iniziò nell'agosto 877 e si protrasse per circa nove mesi. Le forze aghlabidi erano guidate inizialmente da Ja'far ibn Muhammad, mentre successivamente il comando dell'assedio passò al figlio Abu Ishaq.
La situazione degli abitanti fu drammatica. Il monaco Teodosio, che si trovava nella città e fu fatto prigioniero, lasciò una testimonianza diretta delle condizioni di fame, malattia e crescente impoverimento provocate dall'assedio. La sua lettera costituisce una delle fonti più importanti per la ricostruzione della caduta di Siracusa. La ricerca storica moderna considera questa testimonianza particolarmente preziosa proprio perché proviene da un uomo che visse personalmente la conquista e la prigionia.

La caduta di Siracusa
Il 21 maggio 878 le difese di Siracusa furono definitivamente superate. La città venne conquistata e sottoposta a saccheggio; una parte degli abitanti fu uccisa, mentre altri furono catturati e deportati. Le fonti relative alla conquista mostrano quindi che la deportazione di cittadini siracusani verso i territori musulmani dell'Africa settentrionale appartiene a un quadro storico reale e non è una semplice costruzione agiografica.
È all'interno di questo contesto che la tradizione colloca Andrea, Giovanni e i due giovani figli di Giovanni, Pietro e Antonio. La versione agiografica più diffusa identifica nel sovrano musulmano chiamato Ibrahim o Abrahim il responsabile della loro deportazione e del successivo martirio. Occorre però una precisazione importante: la narrazione agiografica tende a concentrare nella figura di Ibrahim responsabilità che il quadro storico della conquista attribuisce invece a diversi comandanti aghlabidi. L'emiro Ibrahim II era effettivamente al potere durante la caduta di Siracusa e aveva promosso la conquista della città, ma l'assedio fu condotto sul terreno da Ja'far ibn Muhammad e da Abu Ishaq.

Andrea, Giovanni e i due figli
Secondo il sinassario greco, Giovanni e i suoi figli Pietro e Antonio furono catturati a Siracusa e condotti in Africa. I due giovani sarebbero stati affidati alla formazione di un maestro musulmano e avrebbero appreso la lingua e la cultura degli occupanti. Cresciuti, avrebbero ottenuto incarichi presso la corte: Antonio viene indicato come genikon, funzionario legato all'amministrazione finanziaria, mentre Pietro viene descritto come sakellarios, cioè titolare di importanti funzioni amministrative. La tradizione presenta quindi i due giovani non come prigionieri relegati ai margini della società, ma come persone che, grazie alla loro capacità, raggiunsero una posizione significativa nell'ambiente del potere.
Il punto centrale della narrazione è la loro permanenza nella fede cristiana. Secondo il racconto agiografico, i due fratelli avrebbero mantenuto segretamente la propria fede, mentre esteriormente si sarebbero adattati all'ambiente nel quale vivevano. Quando questa appartenenza religiosa sarebbe stata scoperta, Ibrahim avrebbe ordinato il loro arresto e il loro supplizio.
Il racconto del martirio è molto dettagliato e insiste sulla crudeltà delle torture. Antonio sarebbe stato duramente flagellato e poi trascinato per la città legato a un asino. Pietro avrebbe subito ulteriori percosse e mutilazioni prima di essere ucciso. Giovanni, loro padre, sarebbe stato quindi messo a morte sopra i corpi dei figli. Infine i tre corpi sarebbero stati bruciati.
Questi particolari appartengono però alla tradizione agiografica e non possono essere verificati attraverso le testimonianze storiche indipendenti sulla conquista di Siracusa. Il Martirologio Romano conserva soltanto il nucleo essenziale della memoria: i quattro furono catturati a Siracusa, deportati dai musulmani in Africa e sottoposti a supplizi.

Il martirio di Andrea
La tradizione distingue la sorte di Andrea da quella di Giovanni e dei suoi figli. Andrea viene presentato come un uomo anziano al momento della persecuzione. Sarebbe rimasto per molti anni in prigionia, sottoposto alla fame e alle sofferenze della detenzione senza rinunciare alla fede cristiana.
Il racconto sinassario riferisce infine che Ibrahim lo avrebbe fatto condurre fuori dalla prigione e colpire con una lancia al petto. Dopo un secondo colpo, Andrea sarebbe stato decapitato. Anche in questo caso il particolare della lunga prigionia e le modalità precise dell'esecuzione appartengono alla tradizione agiografica e non possono essere considerate dati biografici indipendentemente documentati.
La distinzione tra Andrea e gli altri tre martiri è tuttavia significativa per la forma assunta dalla memoria liturgica. La tradizione greca li ricorda insieme, ma conserva racconti distinti per il padre Giovanni e i suoi due figli e per l'anziano Andrea. Il calendario bizantino li presenta infatti come Andrea, Giovanni e i due figli di Giovanni, Pietro e Antonino.

Il problema delle date
La cronologia della vicenda richiede particolare prudenza. La tradizione agiografica riportata in alcune fonti italiane e nel testo precedentemente diffuso sulla figura dei quattro martiri colloca la cattura di Siracusa al 21 marzo 878. Questa data non coincide però con quella storicamente documentata della caduta della città, avvenuta il 21 maggio 878. La ricerca storica sulla conquista di Siracusa è infatti concorde nel collocare la caduta della città il 21 maggio 878, dopo l'assedio iniziato nell'agosto dell'anno precedente.
La data del martirio dei quattro non può invece essere stabilita con sicurezza. Alcuni repertori moderni lo collocano genericamente dopo l'881 o intorno alla fine del IX secolo, mentre le fonti liturgiche bizantine si limitano sostanzialmente a collocarlo nell'epoca della dominazione musulmana e non forniscono una cronologia precisa. Il Book of Saints indica una data posteriore all'881, mentre altre tradizioni arrivano a proporre il 886 o circa il 900. Tali divergenze mostrano che non è opportuno trasformare una di queste date in un dato certo.

La memoria liturgica
La memoria dei quattro martiri è particolarmente interessante perché è conservata in due tradizioni cristiane differenti. Nel Martirologio Romano del 23 settembre si legge semplicemente che in Africa sono ricordati Andrea, Giovanni, Pietro e Antonio, martiri catturati a Siracusa, deportati dai musulmani e sottoposti a supplizi. La formulazione è volutamente breve e non riproduce gli elementi più spettacolari della passione.
La tradizione bizantina conserva invece una memoria più ampia. Il Menaion greco del 23 settembre commemora Andrea, Giovanni, Pietro e Antonio come martiri morti in Africa, mentre altre fonti liturgiche orientali precisano il rapporto familiare tra Giovanni e i suoi due figli. La festa del 23 settembre costituisce quindi un elemento particolarmente stabile della tradizione, anche se i particolari biografici rimangono meno sicuri.
La loro presenza nella liturgia romana risale almeno alla riforma del Martirologio Romano operata da Cesare Baronio nel XVI secolo. Secondo la tradizione riportata nelle fonti agiografiche, Baronio avrebbe utilizzato antichi manoscritti oggi non identificati. La passione alla quale viene normalmente collegata la memoria romana è quella conservata nei sinassari greci del 23 settembre. Questa circostanza è importante perché mostra come una memoria di origine orientale sia stata recepita anche nel repertorio martirologico latino.

La storia reale della deportazione
Uno degli aspetti più interessanti della vicenda è il rapporto tra la tradizione dei quattro martiri e la storia documentata della conquista di Siracusa. Non è possibile dimostrare individualmente che Andrea, Giovanni, Pietro e Antonio siano tra i prigionieri registrati dalle fonti storiche della conquista. È però storicamente documentato che dopo la caduta della città numerosi abitanti furono uccisi, ridotti in schiavitù o trasferiti altrove. La tradizione agiografica dei quattro si inserisce dunque in una situazione storica assolutamente plausibile, anche se il passaggio dal dato generale alla ricostruzione individuale non può essere verificato in ogni dettaglio.

La figura di Ibrahim
Il nome Ibrahim costituisce un altro elemento che richiede cautela. La tradizione agiografica lo presenta come il persecutore dei quattro martiri e lo chiama Abrahim o Abrachen. Il riferimento storico più naturale è Ibrahim II, emiro aghlabide dal 875 al 902, sotto il cui governo avvenne la conquista di Siracusa. Tuttavia non si può dimostrare che Ibrahim II abbia personalmente incontrato i quattro prigionieri o ordinato personalmente le loro esecuzioni. La narrazione del sinassario utilizza quindi un personaggio storico reale, ma lo inserisce in una costruzione narrativa nella quale il sovrano assume direttamente il ruolo del persecutore.

Una memoria cristiana nata nel contesto della conquista
La vicenda dei quattro martiri appartiene a una fase nella quale la Sicilia cristiana viveva una trasformazione politica e religiosa radicale. La caduta di Siracusa nel 878 fu un evento decisivo della conquista musulmana dell'isola e provocò la deportazione di numerosi cristiani. Il fatto che la memoria di alcuni di essi sia stata conservata nella tradizione greca come memoria di martirio mostra come la cattività e la perdita della città siano state reinterpretate anche come una prova religiosa.

Curiosità
- La tradizione orientale distingue chiaramente Giovanni dai suoi due figli Pietro e Antonio, mentre il titolo liturgico occidentale riunisce i quattro semplicemente come Andrea, Giovanni, Pietro e Antonio.
- Antonio è indicato in alcune fonti greche anche con la forma Antonino, motivo per cui nei calendari bizantini si incontra la denominazione Andrea, Giovanni, Pietro e Antonino.
- La tradizione attribuisce a Pietro e Antonio incarichi amministrativi presso la corte musulmana, particolare che mostra come il racconto agiografico non li presenti semplicemente come schiavi, ma come giovani capaci di inserirsi nella società nella quale erano stati deportati.
- La data del 21 marzo 878, talvolta associata alla cattura di Siracusa nelle versioni agiografiche, non coincide con la data storicamente attestata della caduta della città, il 21 maggio 878.
- Il Martirologio Romano attuale conserva per il 23 settembre una formulazione molto più sobria rispetto ai sinassari greci: non descrive le singole torture, ma si limita a ricordare la cattura, la deportazione e i supplizi.

Cronologia
- IX secolo: Andrea, Giovanni, Pietro e Antonio sono ricordati dalla tradizione cristiana come appartenenti alla comunità di Siracusa.
- Agosto 877: inizia l'assedio aghlabide di Siracusa.
- 21 maggio 878: Siracusa cade in mano agli Aghlabidi dopo circa nove mesi di assedio.
- Dopo il 878: la tradizione colloca la cattura e la deportazione in Africa settentrionale di Giovanni e dei figli Pietro e Antonio; la cronologia individuale non è verificabile.
- IX secolo avanzato: la tradizione colloca il martirio dei quattro in Africa settentrionale; la data precisa non è documentata.
- 23 settembre: si stabilizza la memoria liturgica dei quattro martiri nelle tradizioni latina e bizantina.
- XVI secolo: la memoria dei quattro viene inserita nel Martirologio Romano nella revisione promossa da Cesare Baronio, secondo la tradizione sulla base di antichi manoscritti.

Valutazione storico-critica
- Il nucleo storico generale della vicenda è compatibile con una situazione ampiamente documentata: la caduta di Siracusa nel 878, la cattura di abitanti e la loro deportazione verso territori musulmani dell'Africa settentrionale.
- L'esistenza individuale di Andrea, Giovanni, Pietro e Antonio non è documentata dalle fonti storiche contemporanee alla conquista di Siracusa con il livello di precisione che sarebbe necessario per ricostruirne una biografia autonoma.
- La principale fonte narrativa della loro vicenda appartiene alla tradizione agiografica greca del 23 settembre. Essa conserva una memoria coerente nella struttura generale, ma contiene numerosi particolari sulle torture, sugli incarichi dei giovani e sul comportamento del persecutore che non possono essere verificati indipendentemente.
- L'identificazione del persecutore con Ibrahim II è storicamente plausibile per il contesto cronologico, ma la tradizione agiografica gli attribuisce personalmente azioni che le fonti storiche sulla conquista affidano a diversi comandanti aghlabidi.
- La data del 21 marzo 878, presente in alcune versioni della tradizione, deve essere respinta come data della caduta di Siracusa: la data storicamente documentata è il 21 maggio 878.
- La data precisa del martirio non è stabilibile. Le indicazioni di 881, 886 o circa 900 appartengono a repertori e tradizioni successive e non hanno lo stesso valore della cronologia documentata dell'assedio.
- La memoria liturgica del 23 settembre è invece solidamente attestata sia nel Martirologio Romano sia nella tradizione bizantina.
- Nel complesso, è storicamente prudente considerare ben documentato il contesto della deportazione di cristiani siracusani, mentre la ricostruzione dettagliata della vita e del martirio dei quattro appartiene prevalentemente alla memoria agiografica. La loro importanza risiede quindi soprattutto nell'intreccio tra un evento storico ben documentato e una tradizione cristiana che ne ha conservato la memoria come testimonianza di fedeltà religiosa.

Fonti e bibliografia essenziale
- Martyrologium Romanum, editio typica altera, Typis Vaticanis, 2004, memoria del 23 settembre. Il Martirologio registra in Africa i santi Andrea, Giovanni, Pietro e Antonio, catturati a Siracusa, deportati e sottoposti a supplizi.
- Menaion, 23 settembre, tradizione liturgica bizantina, memoria dei martiri Andrea, Giovanni, Pietro e Antonio morti in Africa.
- Teodosio il Monaco, testimonianza sulla caduta di Siracusa, conservata in forma epistolare e utilizzata dagli studi moderni come fonte di un testimone della conquista del 878.
- Alex Metcalfe, The Muslims of Medieval Italy, Edinburgh University Press, 2009, pp. 26-31, per l'assedio e la conquista di Siracusa e per il contesto della dominazione aghlabide in Sicilia.
- Alexander A. Vasiliev, Byzantium and the Arabs, Vol. II: History of the Relations between Byzantium and the Arabs in the Time of the Macedonian Dynasty, Bruxelles, Corpus Bruxellense Historiae Byzantinae, 1968, pp. 64-79, per la conquista di Siracusa e le fonti bizantine relative all'evento.
- David Hugh Farmer, The Oxford Dictionary of Saints / The Book of Saints: A Comprehensive Biographical Dictionary, voce Andrew, John, Peter and Anthony, per la tradizione agiografica e la collocazione cronologica posteriore all'881.
- Sinassario greco del 23 settembre, tradizione relativa ad Andrea, Giovanni e ai figli di Giovanni, Pietro e Antonio, con la narrazione della prigionia e del martirio.
- Prosopographie der mittelbyzantinischen Zeit, per il contesto prosopografico della conquista di Siracusa e le fonti relative all'assedio del 877-878.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Il Baronio inserì nel Martirologio Romano questi martiri, sulla fede di antichi manoscritti che, pur non essendo indicati, sono da identificarsi con la passio reperibile nei sinassari greci al 23 settembre. Il 21 marzo 878, regnando in Oriente Basilio I (867-86), Abrachen Agareno, espugnata Siracusa, deportò in Africa i suoi abitanti e tra essi Andrea, Giovanni e i suoi figli Pietro e Antonio, ancora in tenera età. Educati nella cultura agarena, gli adolescenti, superando in intelligenza molti coetanei, ottennero a corte vari uffici; ma, poiché non rinunziavano alla fede cristiana, Abrachen li fece martirizzare, ordinando che fossero flagellati. Antonio ricevette più di trecento colpi e, persistendo nella fede, fu legato su un asino e portato in giro per la città e poi trucidato. Pietro, svestito e battuto sulle spalle e sul ventre, fu gettato in carcere dove i carnefici prima gli spezzarono braccia e gambe e quindi lo percossero a morte. Venne poi la volta di Giovanni che fu sgozzato con una spada sui corpi dei figli. I martiri, posti su un rogo, furono infine cremati. Andrea, invece, rimasto per molti anni in carcere, in età avanzata, già sfinito dai patimenti, fu trafitto nel petto da una lancia e poi decapitato. La festa dei santi martiri cade il 23 settembre.


Autore:
Giuseppe Morabito


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2026-09-11

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