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Sant' Isarno di Marsiglia Abate di San Vittore

Festa: 24 settembre

† Marsiglia, Provenza, Francia, 24 settembre 1047/1048

Fu abate di San Vittore di Marsiglia nella prima metà dell’XI secolo e rappresentò una delle figure decisive della rinascita benedettina dell’antico monastero marsigliese dopo l’anno Mille. La sua vicenda è conosciuta soprattutto attraverso la Vita Isarni, composta alcuni decenni dopo la sua morte, probabilmente negli anni Settanta dell’XI secolo, e attraverso documenti dell’abbazia, iscrizioni e testimonianze relative al suo culto. La fonte agiografica lo presenta come un religioso di origine meridionale, formatosi nell’ambiente canonicale di Frédélas e poi entrato a San Vittore, dove divenne prima priore e quindi abate. Sotto il suo governo il monastero consolidò la propria rinascita istituzionale, sviluppò il patrimonio fondiario e avviò importanti trasformazioni edilizie. Isarno è ricordato anche per l’impegno nella difesa dei beni dell’abbazia e per il viaggio compiuto in Spagna nel tentativo di ottenere la liberazione di monaci di Lérins catturati dai musulmani. La sua figura, tuttavia, deve essere letta criticamente: la Vita contiene elementi propri del genere agiografico e fu scritta nel contesto della riforma ecclesiastica dell’XI secolo. Anche la data della morte presenta una discussione tra 1047 e 1048, mentre il Martyrologium Romanum moderno conserva una datazione al 1043 che non coincide con la documentazione medievale più significativa.

Etimologia: Isarno/Ysarn è di origine germanica e viene generalmente ricondotto alla radice relativa al ‘ferro’.

Emblema: Abate benedettino, rappresentato con gli attributi dell’abbazia, in particolare il pastorale.

Martirologio Romano: A Marsiglia in Provenza, sant’Isarno, abate, che, severo con se stesso, ma mite e pacifico con gli altri, rinnovò la disciplina regolare nel monastero di San Vittore.


Le notizie sulle origini di Isarno (anche Ysarnus, Ysarn, Isarn) provengono soprattutto dalla Vita Isarni, uno dei pochissimi testi narrativi provenzali dell’XI secolo giunti fino a noi. Il racconto lo presenta come un giovane proveniente dall’area linguistica e culturale del Languedoc. La tradizione ecclesiastica lo considera originario di Tolosa, mentre la narrazione medievale colloca la sua formazione a Frédélas, centro che in seguito avrebbe assunto il nome di Pamiers. Non è tuttavia possibile stabilire con sicurezza né il luogo preciso della nascita né la sua famiglia d’origine. Gli studi moderni parlano prudentemente di un giovane di ambiente aristocratico del Languedoc.
A Frédélas Isarno ricevette la sua prima formazione presso una comunità canonicale. Secondo la Vita, le sue qualità attirarono l’attenzione di Gaucelmo, monaco legato all’ambiente di San Vittore, che favorì il suo ingresso nella vita religiosa. La documentazione permette di collocare Isarno già tra i monaci di San Vittore nel 1005, quando compare tra i sottoscrittori dell’atto relativo all’elezione dell’abate Guifred. Questa testimonianza documentaria è particolarmente importante perché precede di molti decenni la redazione della sua biografia agiografica.

San Vittore dopo l’anno Mille
L’ingresso di Isarno a San Vittore avvenne in una fase di profonda riorganizzazione del monastero. Alla fine del X secolo la vita monastica era stata ripristinata e, sotto Guifred, l’abbazia aveva avviato un processo di consolidamento istituzionale e patrimoniale. L’adozione della regola benedettina contribuì alla nuova fisionomia della comunità.
Isarno compare quindi in un ambiente monastico già impegnato nella propria rinascita. La Vita racconta che, dopo alcuni anni di professione religiosa, Guifred lo scelse come priore. La sua elezione ad abate avvenne dopo la morte del predecessore, collocabile tra il 1020 e il 1021. Le ricostruzioni storiche più prudenti pongono l’inizio dell’abbaziato intorno al 1020-1021.

L’abbaziato e la crescita di San Vittore
Come abate, Isarno guidò San Vittore per oltre due decenni. La sua attività non fu limitata alla vita spirituale della comunità. La Vita Isarni lo presenta impegnato nella difesa dei diritti dell’abbazia, nella gestione delle sue proprietà e nella supervisione dei priorati e delle dipendenze disseminate nel territorio provenzale.
Questo aspetto è particolarmente significativo per comprendere la figura storica di Isarno. L’ideale di abate proposto dalla Vita non è quello di un monaco separato dalle vicende concrete della società, ma di un responsabile monastico chiamato a proteggere persone, terre, chiese e diritti della propria comunità. Gli episodi narrati mostrano infatti Isarno in viaggio attraverso la Provenza, impegnato nei rapporti con signori locali e nella tutela degli interessi di San Vittore.
La crescita del patrimonio di San Vittore durante questi decenni contribuì alla trasformazione dell’abbazia in una delle principali istituzioni monastiche della Provenza. L’espansione non fu soltanto economica: il monastero costruì progressivamente una rete di dipendenze religiose e di luoghi di culto che avrebbe costituito una delle basi del suo successivo prestigio.

Il rinnovamento dell’abbazia
A Isarno è legata anche una fase importante della trasformazione edilizia di San Vittore. Le fonti e la tradizione monumentale gli attribuiscono l’avvio della costruzione della chiesa superiore e della torre che ancora oggi caratterizza l’accesso alla basilica. Le indagini archeologiche hanno confermato l’importanza delle trasformazioni dell’XI secolo, pur mostrando quanto sia complessa la ricostruzione delle diverse fasi edilizie del complesso.
La tradizione più antica collegò inoltre a Isarno la consacrazione della nuova chiesa da parte di papa Benedetto IX nel 1040. Questo episodio deve però essere trattato con particolare cautela. Il documento che racconta la visita del papa a Marsiglia e la consacrazione dell’edificio è oggi considerato una falsificazione elaborata posteriormente. La diocesi di Marsiglia ricorda che la sua autenticità era già stata contestata nel XVII secolo e che l’atto viene oggi considerato un falso destinato a rafforzare i privilegi e le pretese dell’abbazia. Non è quindi possibile utilizzare quel documento come prova della presenza di Benedetto IX a Marsiglia.

Una spiritualità austera
La Vita Isarni insiste molto sulle virtù personali dell’abate. Isarno è descritto come austero verso se stesso, moderato, umile, pacifico e attento ai poveri. La sua ascetica viene presentata come particolarmente rigorosa e il racconto stabilisce un rapporto significativo con Odilone, abate di Cluny, una delle maggiori figure del monachesimo occidentale dell’epoca.
Questi elementi non possono essere considerati tutti come semplici resoconti biografici. La Vita fu composta diversi decenni dopo la morte di Isarno e risponde anche a un preciso progetto agiografico. Gli studiosi hanno sottolineato come il testo sia stato scritto nel clima della riforma ecclesiastica dell’XI secolo, quando le comunità monastiche rivendicavano con maggiore forza la propria autonomia e la tutela dei beni ecclesiastici contro le ingerenze dei poteri signorili.

La difesa dei beni e dei dipendenti dell’abbazia
Uno degli aspetti più interessanti della Vita è la rappresentazione di Isarno come abate itinerante. Egli non rimane stabilmente entro le mura del monastero, ma percorre la Provenza per controllare le proprietà di San Vittore, difendere i diritti della comunità e intervenire quando i contadini e i religiosi dipendenti dall’abbazia subiscono abusi.
Il racconto riflette quindi anche una fase di trasformazione dei rapporti tra monasteri e aristocrazie locali. La Vita denuncia apertamente signori interessati ai beni ecclesiastici e presenta l’abate come difensore della comunità monastica. Questa impostazione non deve essere letta come una cronaca neutrale dei rapporti sociali: è parte integrante del progetto agiografico e della concezione di santità proposta dal testo.

Il viaggio per i monaci di Lérins
L’episodio più celebre degli ultimi anni di Isarno riguarda i monaci dell’abbazia di Lérins. Secondo la Vita, alcuni monaci erano stati catturati durante un’incursione musulmana e condotti nella penisola iberica. Isarno, già gravemente malato, decise di recarsi personalmente in Spagna per cercare di ottenere la loro liberazione.
La narrazione attribuisce a questo viaggio un valore quasi martiriale. Isarno affronta il viaggio nonostante le proprie condizioni fisiche e pone la propria vita al servizio dei confratelli prigionieri. Gli studi moderni hanno osservato che proprio questo episodio permette alla Vita di costruire una nuova forma di santità: il coraggio dell’abate malato viene assimilato simbolicamente alla testimonianza del martire.
La tradizione collega l’impresa ai poteri musulmani della Spagna orientale e alla rete di rapporti che San Vittore aveva sviluppato oltre la Provenza. Non tutti i dettagli diplomatici tramandati dalle fonti tarde possono essere verificati indipendentemente; è invece storicamente significativo che la Vita collochi proprio la liberazione dei monaci di Lérins al centro degli ultimi giorni del suo protagonista.

La morte
Dopo aver ottenuto la liberazione dei monaci, Isarno fece ritorno a Marsiglia. La Vita racconta che il viaggio aggravò le sue condizioni di salute e che morì poco dopo il ritorno nel monastero.
Il giorno della morte è tradizionalmente fissato al 24 settembre. La questione dell’anno è più complessa. La Vita e l’iscrizione funeraria hanno elementi che hanno portato gli eruditi antichi a proporre il 1048, mentre una parte della storiografia moderna, anche sulla base della documentazione relativa all’elezione del successore Pietro, preferisce il 1047. L’edizione critica moderna della Vita considera infatti Isarno morto nel 1047.
La lastra funeraria conservata nella cripta di San Vittore costituisce una testimonianza eccezionale. L’iscrizione ricorda Isarno come abate per ventisette anni e colloca la morte all’ottavo giorno prima delle calende di ottobre, cioè il 24 settembre. La tomba è stata oggetto di importanti studi storico-artistici e rappresenta uno dei monumenti più significativi della scultura funeraria dell’XI secolo.

La tomba e la memoria del santo
La sepoltura di Isarno divenne rapidamente un luogo importante della memoria monastica di San Vittore. La lastra funeraria lo rappresenta disteso con il pastorale e reca un’iscrizione che ne celebra le virtù, la mitezza e la capacità di guidare la comunità.
La presenza della tomba è importante anche per la storia della santità medievale. Non si tratta soltanto di un monumento commemorativo: la memoria funeraria contribuì alla costruzione dell’immagine di Isarno come modello di abate. La documentazione archeologica e storico-artistica mostra inoltre che il monumento appartiene alla fase relativamente vicina alla sua morte, anche se la sua precisa datazione è stata discussa dagli studiosi.

Dalla memoria monastica al culto
La Vita Isarni, composta nel monastero alcuni decenni dopo la morte dell’abate, costituisce una delle testimonianze principali del processo attraverso il quale Isarno divenne modello di santità per San Vittore. Il testo non si limita a conservare il ricordo di un abate: costruisce una figura di santo monastico capace di sostituire, almeno in parte, il modello più antico rappresentato dal martire Vittore.
Gli studiosi hanno sottolineato proprio questo passaggio. Nel clima della riforma dell’XI secolo, San Vittore recuperò la memoria delle proprie origini, valorizzò la figura di Giovanni Cassiano e contemporaneamente promosse Isarno come esempio di una santità monastica più vicina nel tempo. La devozione a Isarno si sviluppò quindi all’interno di un complesso processo di riscrittura della memoria dell’abbazia.
La Vita contiene anche episodi miracolosi, tra i quali quello del cero destinato a san Vittore che, secondo il racconto, avrebbe miracolosamente continuato ad accendersi soltanto presso la tomba di Isarno. L’episodio è importante soprattutto come testimonianza della crescente venerazione dell’abate e della relazione simbolica tra la sua santità e quella del martire titolare del monastero. Non deve essere però utilizzato come prova storica dell’evento miracoloso.

La Vita Isarni, una fonte eccezionale ma da leggere criticamente
La Vita Isarni è uno dei rarissimi testi narrativi provenzali dell’XI secolo. La sua composizione viene generalmente collocata negli anni Sessanta-Settanta dell’XI secolo, alcuni decenni dopo la morte dell’abate. Il testo è conservato in un unico testimone medievale, il manoscritto Paris, Bibliothèque nationale de France, Latin 5672, prodotto a San Vittore tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo.
L’edizione critica pubblicata nel 2010 da Cécile Caby, Jean-François Cottier, Rosa Maria Dessi, Michel Lauwers, Jean-Pierre Weiss e Monique Zerner ha permesso di studiare il testo con strumenti filologici e storici moderni. L’opera comprende 31 capitoli e combina la descrizione della formazione spirituale di Isarno con la narrazione della sua attività amministrativa e dei suoi viaggi.

Isarno e la riforma monastica
La figura di Isarno è strettamente legata alla trasformazione di San Vittore in uno dei maggiori centri benedettini della Provenza. La sua azione si colloca nel periodo in cui i monasteri cercavano di rafforzare la disciplina interna, l’autonomia rispetto ai poteri locali e il controllo dei propri patrimoni.
La Vita riflette chiaramente questo ambiente. La difesa dei beni ecclesiastici e la protezione dei religiosi e dei contadini dipendenti dal monastero non sono episodi marginali, ma costituiscono una parte fondamentale dell’immagine dell’abate proposta dal testo.

La questione della consacrazione del 1040
Per lungo tempo la tradizione di San Vittore ha collegato Isarno a una consacrazione della nuova chiesa da parte di Benedetto IX il 15 ottobre 1040. La documentazione utilizzata per sostenere l’episodio, però, è oggi considerata un falso medievale. Questo caso mostra bene la necessità di distinguere tra la memoria istituzionale dell’abbazia e la documentazione storicamente utilizzabile.
La falsificazione non rende necessariamente impossibile che lavori edilizi o una consacrazione siano avvenuti in quel periodo, ma impedisce di utilizzare l’atto come prova della presenza personale di Benedetto IX a Marsiglia.

Il monumento funerario
La lastra funeraria di Isarno, conservata nella cripta di San Vittore, è una delle testimonianze più importanti della memoria dell’abate. La documentazione ufficiale del patrimonio francese la identifica come lastra funeraria dell’abate Isarno e la colloca nell’XI secolo. L’iscrizione celebra le sue virtù e ricorda la durata del suo governo.
Il monumento è particolarmente importante perché dimostra quanto presto la memoria di Isarno fosse stata associata alla santità e alla funzione di guida della comunità. Gli studi storico-artistici hanno discusso a lungo la datazione della scultura e il suo rapporto con le prime forme del monumento funerario figurato romanico.

Curiosità
- La Vita Isarni è uno dei rarissimi testi narrativi provenzali dell’XI secolo e costituisce quindi una fonte importante non soltanto per la biografia del santo, ma anche per la storia sociale e religiosa della Provenza medievale.
- Il manoscritto medievale principale della Vita è il Paris, BnF, Latin 5672, prodotto nell’abbazia di San Vittore tra il 1086 e il 1100 circa.
- La lastra funeraria di Isarno si trova nella cripta di San Vittore ed è riconosciuta dal patrimonio francese come monumento dell’XI secolo.
- La tradizione secondo cui Benedetto IX avrebbe consacrato personalmente la nuova chiesa di San Vittore nel 1040 deriva da un documento oggi considerato falso.
- La Vita racconta un miracolo nel quale un cero destinato a san Vittore avrebbe finito per ardere soltanto presso la tomba di Isarno, episodio che testimonia soprattutto la progressiva affermazione del culto dell’abate.

Cronologia
- Fine X secolo: nascita di Isarno, probabilmente nell’area del Languedoc; le fonti non permettono di stabilire con certezza luogo e data.
- Prima dell’anno 1005: formazione religiosa a Frédélas e ingresso nell’ambiente monastico.
- 1005: Isarno compare tra i monaci di San Vittore in occasione dell’elezione di Guifred.
- Primi decenni dell’XI secolo: diviene priore di San Vittore.
- 1020-1021 circa: succede a Guifred come abate di San Vittore di Marsiglia.
- XI secolo: promuove il consolidamento della vita benedettina, la gestione delle proprietà dell’abbazia e importanti lavori edilizi.
- Ultimi anni di vita: si reca in Spagna per ottenere la liberazione di monaci di Lérins catturati durante un’incursione musulmana.
- 24 settembre 1047: data oggi generalmente preferita dagli studi moderni per la morte di Isarno; la tradizione medievale conserva anche il 1048.
- Anni 1060-1070 circa: viene composta a San Vittore la Vita Isarni.
- Fine XI secolo: viene realizzata la celebre lastra funeraria dell’abate, o comunque un monumento funerario strettamente legato alla sua memoria.
- 24 settembre: si consolida la memoria liturgica di Isarno, ancora presente nella tradizione ecclesiastica.

Valutazione storico-critica
- La figura storica di Isarno è ben attestata per un abate dell’XI secolo. La sua presenza tra i monaci di San Vittore nel 1005 e il suo lungo abbaziato sono sostenuti da documentazione medievale indipendente dalla Vita.
- Le informazioni sulla sua infanzia e sulle origini familiari dipendono in misura maggiore dalla Vita Isarni, composta alcuni decenni dopo la sua morte. L’origine tolosana è una tradizione consolidata, ma il luogo preciso della nascita non può essere considerato documentato.
- L’attività di Isarno come abate e il ruolo svolto nella crescita istituzionale e patrimoniale di San Vittore sono storicamente plausibili e sostenuti sia dalla documentazione sia dal contesto generale dell’abbazia.
- La Vita Isarni deve essere utilizzata con cautela. È una fonte relativamente vicina agli eventi, ma è anche un testo agiografico costruito nel clima della riforma ecclesiastica dell’XI secolo e contiene modelli narrativi e interpretazioni teologiche.
- Il viaggio in Spagna per la liberazione dei monaci di Lérins costituisce uno degli episodi centrali della tradizione su Isarno. La sua presenza nella Vita è antica, ma alcuni dettagli dell’impresa non possono essere verificati indipendentemente con la stessa sicurezza.
- La consacrazione della chiesa di San Vittore da parte di Benedetto IX nel 1040 non può essere considerata storicamente dimostrata attraverso il documento tradizionalmente citato, oggi riconosciuto come falso.
- La data del 24 settembre per la morte è solidamente attestata dalla tradizione funeraria e liturgica. L’anno rimane problematico: la Vita e l’epigrafe sono state interpretate a favore del 1048, mentre la documentazione relativa alla successione abbaziale e la moderna storiografia tendono a privilegiare il 1047. L’edizione critica della Vita pubblicata nel 2010 indica infatti il 1047.
- Il Martyrologium Romanum moderno conserva per il 24 settembre la memoria di Isarno, ma riporta l’anno 1043. Questa data non concorda con le principali testimonianze medievali relative all’abbaziato e alla morte del santo e non deve quindi essere utilizzata per risolvere la questione cronologica.
- La storia del culto è particolarmente significativa. La Vita mostra che nel corso dell’XI secolo San Vittore elaborò una memoria di Isarno come modello di santità monastica contemporanea, accanto e in parte in sostituzione dei più antichi modelli rappresentati dal martire Vittore e da Giovanni Cassiano.
- La tomba e la lastra funeraria di Isarno costituiscono testimonianze materiali di eccezionale valore per ricostruire la precocità della sua memoria cultuale e il ruolo assunto dall’abate nella storia dell’abbazia.
- Non risulta documentato un processo formale di canonizzazione secondo le procedure moderne. Il suo culto appartiene alla tradizione antica della comunità monastica e della Chiesa locale ed è stato successivamente recepito nei repertori liturgici.

Fonti e bibliografia essenziale
- Cécile Caby, Jean-François Cottier, Rosa Maria Dessi, Michel Lauwers, Jean-Pierre Weiss, Monique Zerner, Vie d’Isarn, abbé de Saint-Victor de Marseille (XIe siècle), Paris, Les Belles Lettres, 2010, 206 pp., coll. ‘Les Classiques de l’histoire au Moyen Âge’, n. 48, ISBN 978-2-251-34059-3. Edizione critica, traduzione francese e commento della principale fonte agiografica su Isarno.
- Vita Isarni, BHL 4477, testo agiografico composto a San Vittore nell’XI secolo e conservato nel manoscritto Paris, BnF, Latin 5672.
- Pascale Bourgain, recensione di Cécile Caby et alii, Vie d’Isarn, abbé de Saint-Victor de Marseille, in ‘Bibliothèque de l’École des chartes’, 168/2, 2010, pp. 539-540.
- Jacques Bousquet, ‘La tombe de l’abbé Isarn de Saint-Victor de Marseille’, in ‘Provence historique’, vol. 46, fasc. 183, 1996, pp. 97-130. Studio fondamentale sulla tomba, sull’epigrafe e sulla memoria monumentale dell’abate.
- Paul Amargier, Un moine pour notre temps. Isarn, Marseille, Paroisse de Saint-Victor, 1982. Studio divulgativo storico-agiografico dedicato alla figura dell’abate, recensito in ‘Provence historique’.
- Acta Sanctorum, September VI, 24 settembre, ‘De S. Ysarn[o] abbate S. Victoris Massiliæ in Provincia Galliæ’. L’edizione bollandista discute ampiamente la cronologia, il culto, la Vita e l’epigrafe funeraria.
- Paris, Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, Latin 5672, Vita sancti Isarni abbatis, manoscritto prodotto a San Vittore tra il 1086 e il 1100 circa.
- Ministère de la Culture, Plateforme POP, notice PM13000673, ‘Dalle funéraire de l’abbé Isarn’, chiesa di Saint-Victor, Marsiglia. Fonte istituzionale per la tomba e la documentazione storico-artistica del monumento.
- Gabrielle Demians d’Archimbaud, ‘Les fouilles de Saint-Victor de Marseille’, in ‘Comptes rendus des séances de l’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres’, 1971, pp. 87 ss., per il contesto archeologico della basilica e delle trasformazioni dell’XI secolo.
- Florian Mazel, studi sulla formazione istituzionale e patrimoniale di San Vittore e sulla documentazione del cartulario, con particolare attenzione alla Vita Isarni e ai documenti relativi alla riforma dell’abbazia.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Poco si sa sulla vita di Sant’Isarno, abate di S. Vittore di Marsiglia.
Non conosciamo la data della sua nascita, mentre ci è stata tramandata come data della sua morte, il giorno 24 settembre 1043.
Originario di Tolosa, è stato educato presso i canonici di S. Antonio di Pamiers.
Ricevette l’abito monastico, durante la sua permanenza a Agde, dalle mani di Stefano II vescovo della città.
Singolare è la sua nomina ad Abate del monastero di S. Vittore.
Alla morte dell’abate Goffredo, nel 1021, i monaci non riuscirono a raggiungere un accordo sulla nomina del successore.
Durante il capitolo, l’abate du Montmajour, presidente dell’assemblea chiese al più piccolo degli oblati di proporre un nome. L’oblato fece il nome di Isarno, che ricevette immediatamente la benedizione Abbaziale.
Sant’Isarno fu uomo di preghiera e durante il suo governo si distinte particolarmente per la sua generosità verso i poveri. Sant’Olidone di Cluny, suo amico, era solito enumerare le otto virtù praticate da Isarno: la castità, l’umiltà, la misericordia, la pazienza, l’inclinazione al digiuno, alle veglie, alle preghiere e il disprezzo per la vanagloria.
Sappiamo che Sant’Isarno si recò in Spagna per riscattare alcuni monaci della comunità di Lérins, che erano stati catturati dagli arabi, e che morì poco dopo il suo ritorno a Marsiglia.
Fu sepolto nella chiesa del monastero.
Nella seconda metà del quattordicesimo secolo, vennero traslate le sue reliquie alla presenza di Papa Urbano V. Su Sant’Isarno è rimasta stata scritta una biografia, che si presenta come l’opera di un anonimo pellegrino passato da S. Vittore di Marsiglia. Ma è molto probabile che sia stata scritta da un monaco dell’abbazia.
L’opera, in cui sono contenuti molti racconti edificanti su Sant’Isarno, è stata scritta in un periodo molto vicino agli avvenimenti narrati, per cui si ritiene che la trama storica corrisponda alla verità.
Anche se a memoria di Sant’Isarno è fissata al 25 settembre nella diocesi di Pamiers e al 26 in quella di Marsiglia, la sua festa è stata fissata nel giorno della sua morte, il 24 settembre.


Autore:
Mauro Bonato

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Aggiunto/modificato il 2026-09-14

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