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† York, Yorkshire e Humber, Regno Unito, 24 settembre 1589
Appartengono alla prima generazione dei martiri cattolici inglesi perseguitati durante il regno di Elisabetta I. Spenser, nato a Gisburn nello Yorkshire intorno al 1555, ebbe una formazione universitaria a Oxford e, dopo l'ingresso nella Chiesa cattolica, fu ordinato sacerdote a Reims nel 1583 e inviato nella missione inglese nel 1584. Tornato in patria, esercitò clandestinamente il ministero sacerdotale in una situazione nella quale la presenza dei sacerdoti ordinati all'estero era stata trasformata dalla legislazione elisabettiana in un reato capitale. Hardesty, laico dello Yorkshire, fu invece coinvolto nella persecuzione perché sospettato di essere legato a Spenser e, secondo le fonti, per averlo ospitato e assistito. Entrambi furono condannati e morirono a York il 24 settembre 1589. Le fonti sulla vita di Spenser sono relativamente più consistenti, soprattutto per gli studi a Oxford, la formazione a Reims e il ministero sacerdotale; della vita di Hardesty rimangono invece pochissimi dati. Il loro martirio deve essere compreso nel contesto della legislazione religiosa inglese della seconda metà del XVI secolo e della progressiva criminalizzazione dei sacerdoti cattolici e di quanti li aiutavano. La Chiesa li ha beatificati nel 1987 come membri degli 85 martiri d'Inghilterra, Scozia e Galles.
Etimologia: Guglielmo dal germanico Willahelm, composto di volontà e protezione; Roberto, dal germanico Hrodberht, con il significato di illustre per fama.
Martirologio Romano: A York in Inghilterra, beati martiri Guglielmo Spenser, sacerdote, e Roberto Hardesty, che, condannati a morte sotto la regina Elisabetta I, il primo perché sacerdote, l’altro perché lo aveva ospitato, furono appesi al patibolo.
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GUGLIELMO SPENSER La documentazione permette di collocare la nascita di Guglielmo Spenser a Gisburn, nello Yorkshire, intorno al 1555. Le fonti antiche e le opere biografiche successive ricordano come figura importante della sua formazione lo zio materno William Horn, che nel 1559 aveva sottoscritto l'atto relativo alla rettoria di Cornwell, nell'Oxfordshire. Horn sostenne gli studi del nipote e nel 1573 lo indirizzò al Trinity College di Oxford. A Oxford Spenser raggiunse una posizione accademica non trascurabile. Divenne fellow del Trinity College nel 1579 e conseguì il grado di Master of Arts nel 1580. Le testimonianze raccolte da John Hungerford Pollen, pubblicate nel XIX secolo sulla base di documentazione e testimonianze relative ai martiri inglesi, presentano Spenser come un giovane dotato di notevole interesse religioso, già orientato verso il cattolicesimo durante gli anni universitari. Tuttavia, la ricostruzione precisa della sua maturazione religiosa non consente di stabilire con esattezza quando egli abbia assunto pubblicamente la decisione di abbandonare l'assetto religioso stabilito dalla monarchia inglese. Le fonti ricordano inoltre che Spenser avrebbe esercitato una certa influenza religiosa sugli studenti che frequentavano il collegio. Questo elemento proviene soprattutto dalla tradizione documentaria raccolta dagli autori cattolici dei secoli successivi e va quindi distinto dai dati biografici più direttamente verificabili, come gli studi universitari e il conseguimento del titolo accademico.
La partenza dall'Inghilterra e Reims Nel 1582 Spenser lasciò l'Inghilterra insieme ad altri uomini legati all'ambiente universitario di Oxford e si recò sul continente. Il gruppo comprendeva John Appletree, già sacerdote, William Warford, Anthony Shirley e John Fixer. Dopo lo sbarco presso Cherbourg, gli uomini raggiunsero Reims il 2 novembre 1582. Cinque giorni dopo Spenser fu formalmente ricevuto nella Chiesa cattolica. Il passaggio attraverso Reims è particolarmente significativo per comprendere la vicenda. Il seminario inglese di Reims costituiva infatti uno dei principali centri di formazione del clero destinato alla missione clandestina in Inghilterra. Dopo la Riforma, l'assenza di un clero cattolico riconosciuto dalla monarchia aveva reso necessaria la formazione all'estero di sacerdoti destinati a rientrare clandestinamente nel paese. Spenser ricevette gli ordini minori superiori al sacerdozio nel 1583. Il 7 aprile fu ordinato suddiacono e diacono a Laon dal vescovo Valentine Douglas; il 24 settembre dello stesso anno fu ordinato sacerdote a Reims dal cardinale Luigi di Guisa, arcivescovo della città. La documentazione riportata dalla Catholic Encyclopedia e dalle opere che essa cita concorda su questa cronologia. Il 29 agosto 1584 Spenser fu destinato alla missione inglese. Il suo ritorno non rappresentava semplicemente il rientro di un sacerdote nella propria patria: secondo la legislazione elisabettiana allora in vigore, un sacerdote cattolico ordinato all'estero e rientrato nel regno poteva essere perseguito con l'accusa prevista dalla legislazione contro i sacerdoti seminaristi.
La missione clandestina nello Yorkshire Le notizie sulla sua attività missionaria dopo il ritorno in Inghilterra sono molto meno dettagliate rispetto a quelle relative alla sua formazione. Le fonti concordano tuttavia sul fatto che Spenser esercitò il ministero sacerdotale clandestinamente nello Yorkshire. Una tradizione biografica, sostenuta dalle fonti raccolte da Pollen, attribuisce a Spenser anche un'attività di riconciliazione religiosa all'interno della propria famiglia. Egli avrebbe contribuito al ritorno al cattolicesimo dei genitori e dello zio William Horn. Quest'ultimo risulta successivamente collegato al clero cattolico e nel 1593 era ancora ricordato come sacerdote cattolico. Il dato è interessante perché mostra come la vicenda di Spenser si inserisse in una rete familiare nella quale la scelta confessionale aveva conseguenze concrete e rischiose. Le fonti ricordano inoltre un episodio particolarmente significativo: Spenser avrebbe scelto volontariamente di farsi rinchiudere nel castello di York per poter assistere spiritualmente i prigionieri cattolici. Questo episodio appartiene alla tradizione biografica consolidata del martire e viene riportato già dalle fonti utilizzate dalla Catholic Encyclopedia. Non è però possibile ricostruire nei dettagli la durata di tale permanenza o le modalità concrete del suo ministero nel carcere.
La legislazione contro i sacerdoti cattolici Per comprendere la sorte di Spenser è necessario considerare la legge 27 Elizabeth I, capitolo 2, approvata nel 1585. La norma fu diretta contro i gesuiti e i sacerdoti dei seminari, cioè contro i sacerdoti cattolici ordinati fuori dai domini della regina e dipendenti dall'autorità ecclesiastica riconducibile alla Santa Sede. La legge impose loro di lasciare il regno entro un termine stabilito e trasformò la permanenza successiva in un reato di gravità estrema. La stessa legislazione colpiva anche coloro che avessero dato loro rifugio o assistenza. Il significato storico di questa normativa è fondamentale. La persecuzione dei sacerdoti cattolici non riguardava soltanto la celebrazione della Messa o l'esercizio della religione privata, ma anche la loro stessa presenza nel territorio inglese. Per le autorità elisabettiane il sacerdote formato all'estero rappresentava infatti anche una possibile espressione di un'autorità religiosa alternativa a quella riconosciuta dalla corona. Nel caso di Spenser, le fonti ricordano esplicitamente che egli fu condannato in base alla legislazione di 27 Elizabeth, capitolo 2, per la sua condizione sacerdotale e per l'esercizio del ministero dopo l'ordinazione ricevuta fuori dall'Inghilterra.
L'arresto di Guglielmo Spenser Le circostanze esatte dell'arresto non sono documentate in modo completo. Una tradizione riportata da Pollen riferisce che Spenser fu riconosciuto mentre era in viaggio da un magistrato che si trovava fuori casa per una battuta di caccia. Il sospetto che si trattasse di un sacerdote cattolico portò al suo arresto. La notizia è coerente con il clima di sorveglianza nel quale operavano i missionari cattolici, ma non è possibile ricostruire con sicurezza tutti i passaggi che condussero dal fermo alla detenzione e al processo. Il procedimento contro Spenser si inserì dunque nella più ampia repressione dei sacerdoti seminaristi. Le fonti cattoliche posteriori insistono sul fatto che egli fu perseguito per essere sacerdote e per aver esercitato il ministero in Inghilterra. Dal punto di vista storico-giuridico è più preciso dire che la sua condanna avvenne sulla base della legislazione penale che aveva trasformato la presenza e l'attività dei sacerdoti ordinati fuori dal regno in un crimine capitale.
ROBERTO HARDESTY La documentazione relativa a Roberto Hardesty è molto più scarsa. Le fonti lo identificano come un laico dello Yorkshire e non consentono di stabilire con certezza la sua data di nascita, la sua famiglia, la professione o altri elementi della sua vita precedente all'arresto. Una testimonianza conservata nella documentazione relativa ai cattolici di York descrive Hardesty come un giovane arrestato nello Yorkshire da sir William Mallory mentre si trovava sulla strada. Le autorità sospettavano che fosse in compagnia di Spenser, anche se la testimonianza precisa che Hardesty si trovava a una certa distanza dal sacerdote e che egli negò di conoscerlo. Gli furono confiscati il cavallo e il mantello, gli furono legate le braccia e venne condotto a York, dove fu rinchiuso nel castello. La stessa fonte osserva che ciò che viene riferito su di lui costituisce, in sostanza, quanto rimane noto della sua vicenda. La tradizione documentaria successiva presenta invece con maggiore nettezza il motivo della sua condanna: Hardesty avrebbe dato rifugio e assistenza a Spenser, sapendo che era un sacerdote cattolico. La Catholic Encyclopedia riassume la sua vicenda proprio in questi termini, mentre il Martirologio Romano collega esplicitamente la condanna del laico all'ospitalità prestata al sacerdote. È importante non aggiungere dettagli che le fonti non permettono di verificare. Non è documentato, per esempio, che Hardesty appartenesse a una specifica famiglia nobile o che facesse parte di una organizzazione strutturata di soccorso ai sacerdoti. Le informazioni più sicure sono che era un laico, che fu arrestato nello Yorkshire, che venne detenuto nel castello di York e che fu condannato e giustiziato insieme a Spenser.
La prigionia e il martirio La permanenza nel castello di York costituisce uno degli elementi più interessanti della memoria di Hardesty. La testimonianza riportata da John Morris descrive il giovane detenuto come particolarmente dedito alla preghiera e alla contemplazione. Vi si legge che desiderava la solitudine e recitava quotidianamente le proprie preghiere, compreso il rosario. Questo materiale appartiene a una testimonianza agiografica antica rispetto alle biografie moderne, ma deve essere utilizzato soprattutto per comprendere la memoria religiosa del martire, non come prova indipendente di ogni dettaglio della sua spiritualità personale. Il 24 settembre 1589 Spenser e Hardesty furono giustiziati a York. Il Martirologio Romano ricorda entrambi nello stesso giorno e stabilisce con estrema sintesi la distinzione tra le rispettive responsabilità secondo la legge dell'epoca: Spenser fu condannato perché sacerdote, mentre Hardesty fu condannato perché lo aveva ospitato. Spenser subì la pena prevista per i sacerdoti condannati come traditori, cioè l'impiccagione seguita dalle altre forme di esecuzione previste dalla legislazione inglese. Le fonti storiche ottocentesche descrivono la sua morte come impiccagione, sventramento e squartamento. Hardesty fu invece impiccato. La differenza tra i due casi è importante: Spenser era perseguito in quanto sacerdote cattolico rientrato nel regno e impegnato nel ministero, mentre Hardesty fu coinvolto nella repressione per il sostegno accordato al sacerdote. Il loro destino mostra quindi come la legislazione colpisse non soltanto il clero clandestino, ma anche la rete di persone necessaria alla sua sopravvivenza.
La memoria dei martiri La memoria di Spenser e Hardesty si inserì progressivamente nella più ampia tradizione dei martiri cattolici inglesi dell'età elisabettiana. La documentazione moderna li colloca nel gruppo degli 85 martiri di Inghilterra, Scozia e Galles beatificati da Giovanni Paolo II il 22 novembre 1987 nella basilica di San Pietro. Nell'elenco ufficiale dei gruppi di beatificazione compaiono separatamente Guglielmo Spenser, sacerdote, e Roberto Hardesty, laico. Prima della beatificazione, la Congregazione competente esaminò la documentazione relativa al gruppo dei martiri e il loro martirio fu riconosciuto come avvenuto in odium fidei il 10 novembre 1986. La beatificazione del 1987 non costituì quindi l'inizio della loro memoria, ma il riconoscimento ecclesiale formale di una venerazione e di una tradizione martiriale già consolidate. Il Martirologio Romano li ricorda il 24 settembre a York. La loro memoria liturgica conserva così il legame con il luogo e con la data del martirio. Nel calendario liturgico cattolico inglese i martiri della Riforma sono oggi commemorati anche collettivamente il 4 maggio, ma la memoria propria di Spenser e Hardesty rimane associata al 24 settembre.
Un sacerdote universitario diventato missionario clandestino La vicenda di Spenser presenta un passaggio significativo dalla carriera accademica alla missione clandestina. Il suo percorso non fu quello di un uomo privo di formazione: egli aveva raggiunto il grado di Master of Arts e una posizione di fellow a Oxford prima di lasciare l'Inghilterra. La scelta di proseguire la formazione cattolica a Reims e di tornare poi nel paese come sacerdote mostra il collegamento tra la rete dei seminari continentali e la sopravvivenza del cattolicesimo inglese dopo la Riforma.
Il caso di Hardesty e la repressione dei laici La figura di Hardesty è particolarmente importante perché ricorda che la persecuzione non riguardava esclusivamente i sacerdoti. La legge del 1585 prevedeva infatti pene anche per coloro che avessero dato rifugio o assistenza ai sacerdoti clandestini. La morte di Hardesty rende visibile questa seconda dimensione della repressione: la sopravvivenza delle comunità cattoliche dipendeva da una rete di laici disposti a fornire ospitalità, protezione e sostegno materiale, e proprio tale solidarietà poteva diventare motivo di condanna.
Una documentazione fortemente diseguale La differenza tra le due figure è evidente anche sul piano delle fonti. Per Spenser disponiamo di una successione relativamente precisa di studi universitari, passaggio a Reims, ordinazione e rientro in Inghilterra. Per Hardesty, invece, la documentazione biografica diretta è minima. La sua storia emerge quasi esclusivamente attraverso il procedimento che lo coinvolse insieme a Spenser e attraverso testimonianze relative alla prigionia e al martirio. È quindi metodologicamente corretto non cercare di ricostruire una biografia autonoma di Hardesty oltre ciò che le fonti consentono.
Curiosità - Guglielmo Spenser fu fellow del Trinity College di Oxford dal 1579 e conseguì il Master of Arts nel 1580, prima di abbandonare l'Inghilterra per la formazione sacerdotale a Reims. - Spenser ricevette l'ordinazione sacerdotale a Reims il 24 settembre 1583, esattamente sei anni prima del giorno nel quale sarebbe stato martirizzato a York. - Roberto Hardesty è uno dei casi nei quali la documentazione della prigionia conserva più informazioni sulla vita spirituale del martire che sulla sua biografia precedente all'arresto. - I due martiri furono beatificati insieme, ma nei documenti ecclesiastici sono classificati secondo ruoli differenti: Spenser come sacerdote e Hardesty come laico.
Cronologia - Circa 1555: nascita di Guglielmo Spenser a Gisburn, nello Yorkshire. - 1573: Spenser entra al Trinity College di Oxford con il sostegno dello zio William Horn. - 1579: Spenser diventa fellow del Trinity College. - 1580: consegue il Master of Arts a Oxford. - 1582: lascia l'Inghilterra e raggiunge il continente con altri uomini provenienti dall'ambiente di Oxford; arriva a Reims il 2 novembre ed entra formalmente nella Chiesa cattolica cinque giorni dopo. - 7 aprile 1583: riceve a Laon gli ordini di suddiacono e diacono. - 24 settembre 1583: viene ordinato sacerdote a Reims. - 29 agosto 1584: viene inviato nella missione cattolica clandestina in Inghilterra. - 1584-1589: esercita il ministero sacerdotale clandestino, soprattutto nello Yorkshire; la tradizione lo collega anche all'assistenza ai cattolici detenuti nel castello di York. - 1589: Roberto Hardesty viene arrestato nello Yorkshire e trasferito al castello di York; le fonti lo collegano all'assistenza prestata a Spenser. - 24 settembre 1589: Guglielmo Spenser e Roberto Hardesty vengono giustiziati a York. - 10 novembre 1986: viene riconosciuto il martirio in odium fidei degli 85 martiri d'Inghilterra, Scozia e Galles dei quali fanno parte Spenser e Hardesty. - 22 novembre 1987: Guglielmo Spenser e Roberto Hardesty vengono beatificati da papa Giovanni Paolo II nella basilica di San Pietro, insieme agli altri martiri del gruppo. - 24 settembre: memoria liturgica propria dei due beati.
Valutazione storico-critica - L'identificazione dei due martiri è sicura. Guglielmo Spenser fu un sacerdote cattolico inglese originario dello Yorkshire, mentre Roberto Hardesty fu un laico dello stesso territorio; entrambi morirono a York il 24 settembre 1589. - La documentazione su Spenser è sensibilmente più consistente di quella su Hardesty. Per il sacerdote sono attestati gli studi a Oxford, il soggiorno a Reims, le ordinazioni del 1583 e l'invio nella missione inglese nel 1584. - La data di nascita di Spenser è generalmente indicata intorno al 1555, ma non è documentata una data precisa. Per Hardesty non sono invece documentati né l'anno né il luogo preciso di nascita. È quindi necessario evitare ricostruzioni genealogiche non comprovate. - Il motivo della condanna di Spenser è storicamente collegato alla legislazione di 27 Elizabeth, capitolo 2, che criminalizzava la presenza in Inghilterra dei sacerdoti seminaristi ordinati secondo l'autorità romana. La formulazione tradizionale secondo cui fu condannato semplicemente per essere sacerdote deve essere intesa nel contesto di questa specifica legislazione penale. - Per Hardesty la tradizione e il Martirologio Romano concordano nell'indicare l'ospitalità e l'assistenza a Spenser come causa della condanna. Le testimonianze sulla sua cattura e sulla prigionia a York sono particolarmente importanti perché costituiscono praticamente l'unico nucleo biografico disponibile sul laico. - La descrizione delle attività missionarie di Spenser dopo il 1584 è relativamente scarsa. Le fonti posteriori hanno conservato soprattutto la memoria della sua dedizione sacerdotale, della sua assistenza ai prigionieri e del suo atteggiamento al processo e alla morte. È quindi opportuno non trasformare la tradizione agiografica in una cronaca dettagliata del suo apostolato. - La storia dei due beati mostra con particolare chiarezza la distinzione tra persona storica e memoria agiografica. Nel caso di Hardesty la persona storica è scarsamente documentata, mentre il significato del suo martirio è chiaramente attestato dalla tradizione ecclesiale e dal riconoscimento ufficiale del martirio. - Il riconoscimento ecclesiale del martirio in odium fidei nel 1986 e la beatificazione del 1987 confermano la collocazione dei due nel gruppo degli 85 martiri d'Inghilterra, Scozia e Galles. - Non risultano elementi sufficienti per attribuire ai due beati un patronato specifico, una particolare reliquia conservata in un luogo determinato o un culto locale autonomo di particolare ampiezza. È quindi preferibile non ampliare artificialmente questi aspetti. - Il dato storicamente più significativo della coppia è il rapporto tra il sacerdote clandestino e il laico che lo aiutò. Spenser rappresenta il clero missionario formato sul continente e rientrato clandestinamente in Inghilterra; Hardesty rappresenta invece il ruolo dei laici che, fornendo ospitalità e sostegno, potevano essere coinvolti nella stessa repressione.
Fonti e bibliografia essenziale - John Hungerford Pollen, Acts of English Martyrs Hitherto Unpublished, London, Burns and Oates, 1891, pp. 273-278. È una delle fonti fondamentali per la ricostruzione delle vicende di Spenser e Hardesty e viene citata dalla bibliografia della Catholic Encyclopedia. - John Morris, The Catholics of York under Elizabeth, London, 1891. L'opera conserva testimonianze importanti sulla persecuzione dei cattolici di York e contiene il resoconto relativo all'arresto e alla prigionia di Roberto Hardesty. - William Eusebius Andrews, Examination of Fox's Calendar of Protestant Saints, Martyrs, etc., vol. III, 1826, p. 407. Fonte ottocentesca utilizzata per la memoria del processo e del martirio dei due. - Thomas Francis Knox, Douay Diaries, London, 1878. Fonte utilizzata dalla tradizione bibliografica relativa alla formazione e alla missione dei sacerdoti inglesi. - John Wainewright, voce William Spenser, in The Catholic Encyclopedia, vol. XIV, New York, Robert Appleton Company, 1912. Sintesi autorevole che indica esplicitamente le principali fonti documentarie precedenti. - Martyrologium Romanum, memoria del 24 settembre: a York sono ricordati i beati martiri Guglielmo Spenser, sacerdote, e Roberto Hardesty, che lo aveva ospitato. - New Catholic Encyclopedia, voci William Spenser e Robert Hardesty. Le voci moderne confermano la distinzione tra il sacerdote missionario e il laico condannato per averlo aiutato e indicano la bibliografia di Pollen e Challoner. - Documentazione relativa agli 85 martiri d'Inghilterra, Scozia e Galles: il gruppo fu riconosciuto come martire in odium fidei il 10 novembre 1986 e beatificato da Giovanni Paolo II il 22 novembre 1987. - Statute 27 Elizabeth I, c. 2, 1585, legislazione contro i gesuiti e i sacerdoti dei seminari, fondamentale per comprendere il quadro giuridico nel quale avvenne la condanna di Spenser e il coinvolgimento di Hardesty.
Autore: Giampietro Cattini
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