Home . Per Nome . Per Data . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati



Newsletter
Per ricevere i Santi di oggi
inserisci la tua mail:


E-Mail: [email protected]


> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera G > Beato Giovanni Battista Laborier du Vivier Condividi su Facebook

Beato Giovanni Battista Laborier du Vivier Martire

Festa: 27 settembre

>>> Visualizza la Scheda del Gruppo cui appartiene

Mâcon, Saône-et-Loire, Francia, 19 settembre 1734 - Île Madame, Rochefort, Charente-Maritime, Francia, 27 settembre 1794

Fu un diacono e canonico della cattedrale di Saint-Vincent di Mâcon, morto nel 1794 durante la deportazione del clero francese organizzata nel contesto della Rivoluzione. La sua vicenda presenta una particolarità significativa: pur appartenendo al capitolo cattedrale, non era sacerdote e rimase diacono. Fu comunque coinvolto nella repressione religiosa e deportato a Rochefort, dove centinaia di ecclesiastici furono detenuti su due vecchie navi destinate alla deportazione oltremare. Le condizioni di prigionia, aggravate dalla scarsità di cibo, dall’affollamento e dalle malattie, provocarono una mortalità altissima. Laborier du Vivier morì alla fine di settembre 1794 e la Chiesa lo ha riconosciuto martire insieme ad altri 63 compagni dei cosiddetti pontoni di Rochefort. La documentazione sulla sua vita precedente alla Rivoluzione è molto limitata: le fonti consentono soprattutto di accertarne l’appartenenza al capitolo di Saint-Vincent, la permanenza a Mâcon e la deportazione. Alcuni particolari biografici tramandati da fonti agiografiche più tarde devono quindi essere considerati con prudenza.

Martirologio Romano: In una sordida galera ancorata al largo di Rochefort sulla costa francese, beato Giovanni Battista Laborier du Vivier, diacono e martire, che durante la persecuzione della Chiesa fu condannato a una dura prigionia per il suo stato clericale e morì consunto da grave malattia.


Le informazioni sulla giovinezza di Giovanni Battista Laborier du Vivier sono scarse. Una fonte storica dedicata alla persecuzione religiosa nella Saône-et-Loire lo registra come nato a Mâcon il 19 settembre 1734 e lo identifica, al momento della morte, come canonico della cattedrale di Saint-Vincent. La stessa documentazione lo inserisce tra gli ecclesiastici della regione morti durante la deportazione di Rochefort.
La qualifica di canonico della cattedrale di Saint-Vincent è invece ben attestata. Una ricostruzione storica della situazione religiosa di Mâcon durante la Rivoluzione lo annovera infatti tra i canonici del capitolo e, successivamente, tra gli ecclesiastici deportati e morti sui pontoni di Rochefort.
Le fonti agiografiche moderne riferiscono che Laborier du Vivier avrebbe scelto di rimanere diacono pur potendo accedere al presbiterato. Secondo questa tradizione, la scelta sarebbe stata motivata dalla sua umiltà e dalla volontà di non assumere una dignità che riteneva superiore alle proprie forze. Il dato è ripetuto in più pubblicazioni moderne, ma non è sufficientemente documentato da fonti indipendenti per essere presentato come un fatto biografico certo. È quindi preferibile considerarlo una tradizione della sua memoria agiografica.

La Rivoluzione e la persecuzione del clero
La Rivoluzione francese modificò radicalmente la situazione della Chiesa. La Costituzione civile del clero del 1790 sottopose l’organizzazione ecclesiastica al nuovo ordinamento politico e rese obbligatorio un giuramento di fedeltà alla Costituzione civile. Il conflitto tra le autorità rivoluzionarie e una parte consistente del clero portò progressivamente alla repressione degli ecclesiastici considerati refrattari.
Nel 1794 numerosi sacerdoti e religiosi furono condannati alla deportazione. La documentazione relativa alla causa dei martiri di Rochefort precisa che furono 829 gli ecclesiastici destinati all’esilio e condotti nel porto di Rochefort. La deportazione prevista verso la Guyana non poté essere attuata a causa del blocco navale britannico. I prigionieri furono quindi concentrati su due navi ancorate nell’estuario della Charente, il Deux-Associés e il Washington.
La posizione di Laborier du Vivier presenta un elemento particolare. Egli non era sacerdote, ma diacono. Alcune fonti agiografiche moderne sottolineano proprio questa circostanza e riferiscono che, a causa del suo stato clericale e della soppressione del capitolo cattedrale, egli fu comunque coinvolto nella deportazione. Non è però opportuno attribuirgli automaticamente gli stessi obblighi giuridici previsti per i sacerdoti refrattari. La formula del Martirologio Romano è più prudente e precisa: egli fu condannato a una dura prigionia ‘per il suo stato clericale’.

La deportazione a Rochefort
Laborier du Vivier fu trasferito a Rochefort insieme agli altri ecclesiastici destinati alla deportazione. Le due navi-prigione erano originariamente navi utilizzate per il traffico degli schiavi e furono trasformate in luoghi di detenzione. Non potendo partire per la destinazione prevista, rimasero ancorate nell’area di Rochefort.
Le condizioni di vita erano estremamente dure. I prigionieri erano sottoposti a sovraffollamento, alimentazione insufficiente e scarsa igiene. Durante il giorno erano costretti a rimanere sul ponte in condizioni precarie, mentre durante la notte venivano ammassati negli spazi inferiori delle imbarcazioni. Le malattie si diffusero rapidamente.
La lettera apostolica con la quale Giovanni Paolo II proclamò beati i 64 martiri nel 1995 ricorda che 547 dei deportati morirono a causa delle condizioni di prigionia. I superstiti testimoniarono inoltre la condotta cristiana di numerosi compagni, caratterizzata dalla preghiera, dalla solidarietà e dal perdono nei confronti dei persecutori.
Non disponiamo di una documentazione altrettanto ricca e individualizzata sulla permanenza di Laborier du Vivier. Il Martirologio Romano riassume la sua vicenda affermando che, condannato a una dura prigionia a causa del suo stato clericale, morì consumato da una grave malattia. È questo il nucleo storico più sicuro della sua vicenda.

La morte
Una fonte storica relativa alla persecuzione religiosa nella regione di Mâcon registra la morte di Laborier du Vivier il 27 settembre 1794, all’età di 61 anni, sull’Île Madame. La documentazione pontificia utilizzata nel processo di beatificazione indica invece il 26 o il 27 settembre, mostrando che già nella ricostruzione ufficiale della causa permaneva una piccola incertezza sulla data precisa.
La morte non avvenne mediante un’esecuzione capitale. Laborier du Vivier morì infatti a causa della malattia e delle condizioni della detenzione. La qualifica ecclesiale di martire deriva dal riconoscimento della sua morte nel contesto della persecuzione religiosa e della deportazione del clero, non dal fatto che fosse stato direttamente giustiziato.
Questo elemento è importante per comprendere correttamente la categoria dei martiri dei pontoni di Rochefort. La loro morte fu in gran parte provocata dalle condizioni di prigionia, dalle malattie, dalla fame e dagli stenti. La Chiesa ha tuttavia riconosciuto in questi decessi una testimonianza martiriale della fedeltà alla fede e alla Chiesa durante la persecuzione rivoluzionaria.

La memoria dei martiri di Rochefort
Dopo la Rivoluzione, la memoria degli ecclesiastici morti sui pontoni di Rochefort si conservò soprattutto nei luoghi della loro prigionia e sepoltura. L’Île Madame e l’Île d’Aix divennero progressivamente luoghi della memoria religiosa dei deportati.
La documentazione relativa alla tradizione locale registra un pellegrinaggio all’Île Madame istituito nel 1910 e ancora praticato. La memoria riguarda l’insieme dei sacerdoti e religiosi deportati e morti a Rochefort, non esclusivamente Laborier du Vivier. Per questo non è possibile attribuire a lui singoli elementi del culto locale che appartengono invece alla memoria collettiva dei martiri.
L’importanza dell’Île Madame nella memoria dei deportati è confermata anche dalla presenza della cosiddetta Croix des Galets, presso il luogo nel quale furono individuate sepolture di alcuni dei prigionieri morti durante la deportazione. Non risulta invece possibile identificare individualmente i resti di Laborier du Vivier.

La beatificazione
La causa di beatificazione dei martiri di Rochefort fu avviata nel 1932. Il decreto sul martirio fu promulgato il 2 luglio 1994. Il 1 ottobre 1995 Giovanni Paolo II beatificò a Roma Giovanni Battista Souzy e i suoi 63 compagni, tra i quali Laborier du Vivier.
La formula ufficiale della beatificazione inserisce quindi Laborier du Vivier all’interno di una causa collettiva. Egli non fu beatificato attraverso una celebrazione separata, ma come membro dei 64 martiri scelti tra gli ecclesiastici morti durante la deportazione di Rochefort.
La scelta della Chiesa fu fondata sulla valutazione del martirio dell’intero gruppo. La lettera apostolica ricorda che questi uomini, pur sottoposti a condizioni estreme, furono considerati testimoni della fedeltà alla Chiesa e della riconciliazione, e che il loro culto fu riconosciuto sulla base della fama di martirio maturata nel tempo.

I pontoni di Rochefort
La deportazione di Rochefort costituisce uno degli episodi più drammatici della persecuzione religiosa durante la Rivoluzione francese. Nel 1794 centinaia di sacerdoti, religiosi e altri membri del clero furono concentrati nell’area portuale di Rochefort in attesa di essere deportati oltremare.
Il progetto di deportazione fallì per ragioni militari e navali. Le navi rimasero quindi nella Charente e gli ecclesiastici furono sottoposti a una forma di prigionia estremamente dura. La mortalità fu altissima: secondo la documentazione utilizzata nella causa di beatificazione, 547 persone morirono durante il periodo della deportazione.
La vicenda di Laborier du Vivier deve essere letta all’interno di questo quadro collettivo. La sua storia individuale è poco documentata, mentre è molto più ampia la documentazione relativa al sistema di deportazione e alla memoria dei martiri.

Il problema dei luoghi biografici
Una verifica delle fonti permette di correggere un dato presente in alcune banche dati moderne. La scheda francese Nominis associa a Laborier du Vivier i luoghi di nascita di Cutting e di morte di Trèves. Questi dati non trovano riscontro nelle fonti storiche consultate e risultano inoltre sospetti perché gli stessi due luoghi compaiono, nella medesima banca dati, nelle schede di altri martiri di Rochefort.
Al contrario, una fonte storica ottocentesca relativa alla persecuzione religiosa nella regione di Mâcon indica esplicitamente Laborier du Vivier come nato a Mâcon e morto il 27 settembre 1794 sull’Île Madame. Questa testimonianza concorda con le fonti moderne che lo collegano stabilmente al capitolo cattedrale di Mâcon. Per la presente scheda è pertanto da preferire Mâcon come luogo di nascita e Île Madame come luogo della morte, evitando di riprodurre i dati anomali di Cutting e Trèves.

Un martire morto di malattia
Il caso di Laborier du Vivier mostra perché il termine ‘martire’ non debba essere interpretato necessariamente come sinonimo di persona giustiziata. I martiri dei pontoni di Rochefort morirono prevalentemente per le conseguenze della detenzione: malattie, malnutrizione e condizioni igieniche disumane.
La Chiesa li ha riconosciuti come martiri perché la morte fu collegata alla persecuzione subita in quanto membri del clero. Nel caso di Laborier du Vivier, il Martirologio Romano sottolinea proprio il rapporto tra il suo stato clericale, la prigionia e la morte per malattia.

Curiosità
- Laborier du Vivier era un diacono, mentre la maggior parte dei deportati di Rochefort era costituita da sacerdoti e religiosi.
- La sua morte avvenne il 27 settembre 1794, a pochi mesi dall’inizio della concentrazione dei deportati sui pontoni di Rochefort.
- La sua festa individuale è oggi celebrata il 27 settembre, mentre la beatificazione del gruppo dei 64 martiri fu celebrata il 1 ottobre 1995.
- Il pellegrinaggio all’Île Madame, istituito nel 1910, conserva ancora oggi la memoria collettiva dei sacerdoti e religiosi morti durante la deportazione.

Cronologia
- 19 settembre 1734: nascita a Mâcon, secondo la documentazione storica locale.
- XVIII secolo: ingresso nella vita ecclesiastica e appartenenza al capitolo della cattedrale di Saint-Vincent di Mâcon.
- 1794: durante la persecuzione rivoluzionaria, viene coinvolto nella deportazione del clero verso Rochefort.
- 1794: viene detenuto sui pontoni di Rochefort in condizioni estremamente dure.
- 26 o 27 settembre 1794: morte durante la prigionia; una fonte storica locale indica il 27 settembre e l’Île Madame.
- 1932: avvio della causa di beatificazione dei martiri di Rochefort.
- 2 luglio 1994: promulgazione del decreto sul martirio.
- 1 ottobre 1995: beatificazione a Roma da parte di papa Giovanni Paolo II.

Valutazione storico-critica
- L’identificazione di Giovanni Battista Laborier du Vivier come diacono e canonico della cattedrale di Saint-Vincent di Mâcon è solidamente attestata da fonti storiche e dalla documentazione ecclesiastica relativa alla causa di beatificazione.
- La nascita a Mâcon il 19 settembre 1734 è sostenuta da una fonte storica locale ottocentesca e da successive fonti agiografiche; non è invece riportata nella lettera apostolica di beatificazione, che si limita a indicare la data di nascita.
- La data della morte presenta una piccola incertezza documentaria. La lettera apostolica del 1995 indica il 26 o il 27 settembre 1794, mentre la fonte storica locale e il Martirologio Romano collocano la memoria al 27 settembre.
- Le informazioni relative alla permanenza sui pontoni di Rochefort e alla morte per malattia sono fortemente documentate nel quadro generale della deportazione e sono confermate dal Martirologio Romano.
- Alcuni particolari biografici, soprattutto quelli relativi alle motivazioni personali della scelta di rimanere diacono, provengono da tradizioni agiografiche tarde e non devono essere presentati come fatti definitivamente accertati.
- L’associazione di Cutting come luogo di nascita e di Trèves come luogo di morte, presente nella banca dati Nominis, non trova riscontro nelle fonti storiche consultate e appare dovuta a un errore o a una contaminazione della banca dati. Per questa scheda tali dati sono stati esclusi.
- Non è documentata una sepoltura individuale di Laborier du Vivier. La sua memoria è legata soprattutto al culto collettivo dei martiri dei pontoni di Rochefort e ai luoghi di sepoltura dell’Île Madame e dell’Île d’Aix.
- Il riconoscimento del martirio non implica una morte per esecuzione. Laborier du Vivier morì per malattia durante una prigionia che la Chiesa ha riconosciuto come parte della persecuzione religiosa della Rivoluzione francese.

Fonti e bibliografia essenziale
- Martyrologium Romanum, editio typica 2004, 27 settembre, n. 9: memoria del beato Giovanni Battista Laborier du Vivier, diacono e martire.
- Giovanni Paolo II, Litterae apostolicae ‘Iustorum autem’, 1 ottobre 1995: documento ufficiale di beatificazione di Giovanni Battista Souzy e dei suoi 63 compagni, con l’indicazione della cronologia, della causa e del martirio di Laborier du Vivier.
- Acta Apostolicae Sedis, vol. 87, 1995, documentazione relativa alla beatificazione dei martiri di Rochefort.
- Louis Marie François Bauzon, Recherches historiques sur la persécution religieuse dans le département de Saône-et-Loire pendant la Révolution, 1789-1803, L. Marceau, Chalon-sur-Saône, 1889-1903, documentazione relativa al clero di Mâcon e ai deportati sui pontoni di Rochefort.
- Conférence des évêques de France, Nominis, voce ‘Bienheureux Jean-Baptiste Laborier du Vivier’, scheda agiografica moderna utilizzata per il confronto dei dati biografici e liturgici.
- Diocèse de La Rochelle et Saintes, documentazione sul pellegrinaggio all’Île Madame e sulla memoria dei sacerdoti e religiosi deportati sui pontoni di Rochefort.
- Yves Blomme, La Déportation des prêtres à Rochefort sous la Terreur, Éditions des Oyats, 2022.


Autore:
Giampietro Cattini

______________________________
Aggiunto/modificato il 2026-09-15

___________________________________________
Translate this page (italian > english) with Google


Home . Per Nome . Per Data . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati