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Santi Michele di Aozaraza, Guglielmo Courtet, Vincenzo Shiwozuka, Lazzaro di Kyoto e Lorenzo Ruiz Martiri

Festa: 29 settembre

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† Nagasaki, Giappone, 29 settembre 1637

I cinque martiri ricordati il 29 settembre appartengono al gruppo dei sedici cristiani, religiosi e laici, uccisi in Giappone tra il 1633 e il 1637 durante la grande persecuzione anticristiana dell'età Tokugawa e canonizzati insieme nel 1987. La loro vicenda riunisce persone di origini molto diverse: Michele de Aozaraza, sacerdote domenicano basco; il francese Guglielmo Courtet; il giapponese Vincenzo Shiwozuka, anch'egli sacerdote domenicano; Lazzaro di Kyoto, laico giapponese; e Lorenzo Ruiz, laico di Manila e padre di famiglia, considerato il protomartire delle Filippine. Furono arrestati dopo essere entrati clandestinamente nel Giappone, dove la professione del cristianesimo e l'attività missionaria erano duramente perseguitate. La loro memoria presenta però anche alcune questioni che richiedono precisione: il gruppo dei cinque del 29 settembre non coincide semplicemente con tutti i sedici compagni canonizzati, morti in date diverse, e la loro memoria liturgica generale è celebrata il 28 settembre. Il Martirologio Romano ricorda specificamente la morte dei cinque a Nagasaki il 29 settembre 1637, dopo una lunga prigionia e torture, culminate nel supplizio e nella decapitazione. Le biografie individuali sono documentate in misura diversa: più ampia per alcuni religiosi e per Lorenzo Ruiz, assai più scarsa per Lazzaro, la cui figura è conosciuta soprattutto attraverso le testimonianze relative alla spedizione missionaria e al martirio comune.

Etimologia: Michele: dall'ebraico Mikha'el, 'chi è come Dio?'; Guglielmo: dal germanico, 'volontà protettrice'; Vincenzo: dal latino vincens, 'vincitore'; Lazzaro: forma di Eleazaro, 'Dio ha aiutato'; Lorenzo: dal latino Laurentius, originariamente 'abitante di Laure

Emblema: Palma del martirio, croce e, per i sacerdoti domenicani, abito dell'Ordine dei Predicatori.

Martirologio Romano: A Nagasaki in Giappone, passione dei santi martiri Michele de Aozaráza, Guglielmo Courtet, Vincenzo Shiwozuka, sacerdoti dell’Ordine dei Predicatori, Lazzaro di Kyoto e Lorenzo da Manila Ruiz, padre di famiglia, che, tenuti in prigione per oltre un anno per il nome di Cristo, subirono il supplizio della croce e infine la decapitazione. La loro memoria, insieme a quella di altri compagni, si celebra il giorno precedente a questo.


La storia dei cinque martiri si colloca nella fase finale del cosiddetto secolo cristiano del Giappone, iniziato con l'arrivo di Francesco Saverio nel 1549 e seguito da una rapida diffusione del cristianesimo. Nel XVII secolo, tuttavia, il governo dello shogunato Tokugawa considerò la presenza cristiana e le missioni straniere incompatibili con il proprio controllo politico e religioso.
Durante lo shogunato di Tokugawa Iemitsu la repressione si intensificò. Gli editti del 1633 e del 1636 contribuirono a rendere sempre più difficile la presenza dei missionari e dei cristiani che rifiutavano di abiurare. Il Giappone possedeva ancora comunità cristiane numerose, costrette però alla clandestinità. In questo contesto l'ingresso nel paese di sacerdoti provenienti dall'estero comportava un rischio immediato non solo per loro, ma anche per quanti li aiutavano.
I cinque del 29 settembre 1637 erano legati alla Provincia domenicana del Santo Rosario, attiva nelle Filippine e nelle missioni dell'Asia orientale. La loro provenienza geografica mostra il carattere internazionale delle reti missionarie del tempo: Europa, Filippine e Giappone erano collegate attraverso Manila, importante centro dell'attività domenicana nell'area.

Michele de Aozaraza
Michele de Aozaraza, chiamato anche Michele de Aozaráza, nacque a Oñati, nei Paesi Baschi, probabilmente intorno al 1598. Entrò nell'Ordine dei Predicatori nella provincia di Spagna e passò successivamente alla Provincia del Santo Rosario, destinata alle missioni dell'Estremo Oriente.
Le notizie biografiche conservate dalla tradizione ecclesiastica lo collocano nelle Filippine, dove operò nella missione di Bataan, nell'isola di Luzon. Nel 1636 prese parte alla spedizione diretta verso il Giappone, nonostante la persecuzione che rendeva l'impresa particolarmente pericolosa.
La documentazione relativa al suo ultimo periodo è più sicura nel quadro generale della cattura e della prigionia comune che nei dettagli dei singoli interrogatori. Le fonti ufficiali della canonizzazione lo presentano come sacerdote domenicano che rifiutò di abiurare e affrontò le torture fino alla morte.

Guglielmo Courtet, o Tommaso di San Domenico
Guglielmo Courtet nacque a Sérignan, in Francia, probabilmente intorno al 1590. Religioso domenicano, appartenne dapprima alla Congregazione riformata di San Luigi e successivamente passò alla Provincia del Santo Rosario. Fu inviato nelle Filippine e svolse attività di insegnamento nel collegio di Santo Tommaso di Manila.
Assunse anche il nome religioso di Tommaso di San Domenico, con il quale compare in parte della documentazione. La sua formazione e la sua attività precedente alla missione giapponese sono tra gli aspetti relativamente meglio attestati della sua biografia.
Nel 1636 partì per il Giappone insieme agli altri missionari e ai due laici che componevano il gruppo. La sua permanenza libera nel paese fu brevissima. Arrestato dalle autorità, trascorse un lungo periodo in carcere e fu sottoposto a torture. Le fonti vaticane relative alla canonizzazione ricordano che affrontò il supplizio perseverando nella fede.

Vincenzo Shiwozuka, sacerdote giapponese
Vincenzo Shiwozuka, noto anche come Vincenzo della Croce, proveniva da una famiglia cristiana giapponese. Le fonti ecclesiastiche della causa lo descrivono come formatosi inizialmente nell'ambiente educativo dei gesuiti a Nagasaki e attivo come catechista.
Nel 1614, durante una precedente fase della persecuzione, fu costretto a lasciare il Giappone. Nelle Filippine ricevette l'ordinazione sacerdotale e svolse il proprio ministero tra gli esuli giapponesi. Nel 1636 ricevette l'abito domenicano poco prima del ritorno clandestino nella sua patria.
La sua vicenda durante la prigionia è presentata dalle fonti della canonizzazione con una particolare nota di complessità. Sottoposto alle torture, cedette temporaneamente all'abiura, ma in seguito si pentì e tornò a professare apertamente la fede cristiana. La tradizione ufficiale del gruppo non nasconde questo episodio, ma lo considera parte integrante della sua vicenda di martire: Vincenzo morì infatti dopo avere nuovamente rifiutato l'abbandono definitivo della fede.

Lazzaro di Kyoto
Tra i cinque, Lazzaro è il personaggio per il quale la documentazione biografica individuale è più scarsa. Le fonti della causa di canonizzazione lo identificano come un laico giapponese originario di Kyoto.
Secondo la tradizione riportata dalla documentazione ecclesiastica, aveva contratto la lebbra e fu deportato nelle Filippine insieme ad altri cristiani affetti dalla malattia. Nel 1636 si unì alla spedizione diretta in Giappone, svolgendo funzioni di guida e interprete.
Anche per lui la tradizione della prigionia riferisce una temporanea abiura sotto tortura, seguita dal pentimento e dal ritorno alla professione della fede. Poiché le informazioni personali su Lazzaro sono molto limitate, non è possibile ricostruire con sicurezza una biografia più ampia. La sua figura deve quindi essere collocata soprattutto nella storia documentata della spedizione del 1636, della prigionia e del martirio comune.

Lorenzo Ruiz, da Manila a Nagasaki
Lorenzo Ruiz nacque a Binondo, quartiere di Manila, probabilmente intorno al 1600. Era figlio di un cinese e di una donna filippina. Fu educato nell'ambiente domenicano e appartenne alla Confraternita del Rosario.
Sposato e padre di tre figli, non era religioso né sacerdote. Proprio questa condizione rende la sua figura particolarmente significativa nella memoria del gruppo: Lorenzo fu un laico e padre di famiglia coinvolto nella missione che lo condusse in Giappone.
Le circostanze della sua partenza da Manila non sono completamente chiarite. La fonte vaticana relativa alla canonizzazione parla di un oscuro episodio di sangue che lo avrebbe coinvolto o per il quale sarebbe stato ricercato dalle autorità. Non è possibile, sulla base della documentazione disponibile, stabilire con certezza il suo ruolo nell'accaduto. La prudenza è quindi necessaria: non si può affermare come fatto provato né che fosse colpevole di omicidio né che fosse certamente vittima di una falsa accusa.
Lorenzo si unì alla spedizione missionaria e raggiunse il Giappone con gli altri compagni. Dopo la cattura fu interrogato e torturato. La sua testimonianza è diventata il nucleo più celebre della memoria dei sedici martiri. La tradizione processuale conserva una sua dichiarazione di fedeltà alla fede, formulata durante gli interrogatori, nella quale esprimeva la disponibilità a morire ripetutamente piuttosto che rinnegare il cristianesimo. Per il carattere fortemente documentario e processuale della sua figura, Lorenzo è oggi ricordato come protomartire delle Filippine.

La spedizione del 1636 e l'arresto
Nel 1636 il gruppo formato da Antonio González, Guglielmo Courtet, Michele de Aozaraza, Vincenzo Shiwozuka, Lorenzo Ruiz e Lazzaro di Kyoto si diresse verso il Giappone. Antonio González sarebbe stato catturato separatamente e martirizzato il 24 settembre 1637; gli altri cinque morirono pochi giorni dopo.
La missione si svolgeva necessariamente in clandestinità. Dopo l'arrivo, il gruppo fu scoperto e arrestato. Le fonti concordano sul fatto che i cinque trascorsero una lunga prigionia, superiore a un anno secondo il Martirologio Romano. Durante questo periodo furono sottoposti a pressioni e torture con lo scopo di ottenere l'abiura.
È importante distinguere tra il dato generale, ben attestato, della lunga detenzione e del martirio, e la ricostruzione dettagliata di ogni singolo episodio di tortura, che dipende da testimonianze di diversa natura e non sempre consente di stabilire con precisione la sequenza individuale degli eventi.

Il martirio a Nagasaki
Il 29 settembre 1637 i cinque furono messi a morte a Nagasaki. Il Martirologio Romano ricorda Michele de Aozaraza, Guglielmo Courtet e Vincenzo Shiwozuka come sacerdoti dell'Ordine dei Predicatori, e Lazzaro di Kyoto e Lorenzo Ruiz come laici, specificando per Lorenzo la condizione di padre di famiglia.
La formulazione martirologica afferma che, dopo essere stati detenuti per oltre un anno a causa della loro fede cristiana, subirono il supplizio della croce e furono infine decapitati. Le fonti agiografiche e processuali descrivono il complesso sistema di torture impiegato contro i cristiani nel Giappone dell'epoca, ma la successione esatta delle sofferenze subite da ciascuno non è sempre ricostruibile con lo stesso grado di certezza.
La data del 29 settembre 1637 e il luogo, Nagasaki, costituiscono invece il punto cronologico comune e saldamente attestato per il martirio dei cinque.

I cinque del 29 settembre e i sedici martiri canonizzati
I cinque martiri non costituiscono un gruppo isolato dal punto di vista storico. Appartengono ai sedici martiri legati in varia misura alla Provincia domenicana del Santo Rosario, uccisi in Giappone tra il 1633 e il 1637.
Furono beatificati insieme da Giovanni Paolo II il 18 febbraio 1981 a Manila. La celebrazione ebbe un particolare rilievo storico perché fu la prima beatificazione presieduta da un papa fuori Roma. Lo stesso pontefice li canonizzò il 18 ottobre 1987.
Il gruppo completo comprendeva religiosi e laici di diversa provenienza: giapponesi, filippini ed europei. I singoli martiri morirono però in giorni diversi. Per questo la memoria comune dei sedici è fissata al 28 settembre, mentre il Martirologio Romano conserva per i cinque qui ricordati l'anniversario specifico del 29 settembre.

Una memoria liturgica accanto alla festa degli arcangeli
La data del 29 settembre coincide nel calendario romano con la festa dei santi Michele, Gabriele e Raffaele, arcangeli. Per questo motivo i cinque martiri non costituiscono una celebrazione universale alternativa o concorrente alla festa degli arcangeli.
La loro presenza nel Martirologio Romano conserva tuttavia il loro dies natalis, cioè l'anniversario della morte intesa nella tradizione cristiana come nascita alla vita eterna. Il testo martirologico precisa inoltre che la memoria del gruppo dei sedici è celebrata il giorno precedente.

Curiosità
- Lorenzo Ruiz è ricordato come il protomartire delle Filippine, pur essendo morto in Giappone.
- Guglielmo Courtet era francese, Michele de Aozaraza spagnolo, Vincenzo Shiwozuka e Lazzaro erano giapponesi, mentre Lorenzo Ruiz proveniva dalle Filippine: il gruppo riuniva quindi cristiani di quattro differenti aree culturali.
- Vincenzo Shiwozuka e Lazzaro di Kyoto sono ricordati anche per una temporanea abiura sotto tortura, seguita dal pentimento e dal ritorno alla professione della fede.
- Il gruppo dei sedici martiri fu beatificato a Manila nel 1981 e canonizzato a Roma nel 1987, entrambe le volte da Giovanni Paolo II.
- Antonio González, che aveva viaggiato verso il Giappone con i cinque, morì martire il 24 settembre 1637, cinque giorni prima del loro martirio.

Cronologia
- circa 1590: nascita di Guglielmo Courtet a Sérignan.
- circa 1598: nascita di Michele de Aozaraza a Oñati.
- circa 1600: nascita di Lorenzo Ruiz a Binondo, Manila.
- 1614: Vincenzo Shiwozuka lascia il Giappone durante la persecuzione anticristiana.
- 1633: inizio della fase finale della persecuzione durante lo shogunato di Tokugawa Iemitsu.
- 1636: partenza della spedizione clandestina verso il Giappone con Michele, Guglielmo, Vincenzo, Lazzaro, Lorenzo e Antonio González.
- 1636-1637: arresto, lunga prigionia e torture.
- 24 settembre 1637: martirio di Antonio González.
- 29 settembre 1637: martirio a Nagasaki di Michele de Aozaraza, Guglielmo Courtet, Vincenzo Shiwozuka, Lazzaro di Kyoto e Lorenzo Ruiz.
- 18 febbraio 1981: beatificazione dei sedici martiri a Manila da parte di Giovanni Paolo II.
- 18 ottobre 1987: canonizzazione dei sedici martiri a Roma da parte di Giovanni Paolo II.

Valutazione storico-critica
- L'identificazione dei cinque martiri e la data della loro morte, 29 settembre 1637, sono solidamente attestate dalla tradizione liturgica del Martirologio Romano e dalla documentazione ecclesiastica relativa alla loro canonizzazione.
- La loro appartenenza al più ampio gruppo di sedici martiri uccisi in Giappone tra il 1633 e il 1637 è documentata dalle fonti ufficiali della Santa Sede.
- Le biografie individuali non hanno tutte lo stesso grado di consistenza. Guglielmo Courtet, Michele de Aozaraza e soprattutto Lorenzo Ruiz dispongono di una documentazione biografica relativamente più ampia; per Lazzaro di Kyoto le informazioni personali sono molto limitate.
- Le circostanze che condussero Lorenzo Ruiz a lasciare Manila restano in parte oscure. La menzione di un episodio di sangue non permette di stabilire con certezza né la sua responsabilità né la natura precisa dell'accusa.
- Le temporanee abiure attribuite a Vincenzo Shiwozuka e Lazzaro appartengono alla narrazione ufficiale della loro causa e non devono essere omesse; le fonti le presentano come seguite da pentimento e dal ritorno alla professione della fede.
- Il quadro generale della persecuzione anticristiana sotto lo shogunato Tokugawa è storicamente ben documentato. I dettagli puntuali delle torture e la loro precisa successione per ogni singolo martire richiedono invece prudenza, poiché dipendono da testimonianze e tradizioni di diversa precisione.
- Occorre distinguere la memoria comune dei sedici martiri, celebrata il 28 settembre, dall'anniversario martirologico specifico dei cinque morti il 29 settembre 1637.
- Il nucleo storico più solido della loro vicenda è costituito dalla missione clandestina, dall'arresto, dalla lunga prigionia, dalle pressioni per ottenere l'abiura e dal martirio a Nagasaki. Le ricostruzioni biografiche più dettagliate devono invece essere valutate individualmente secondo la qualità delle fonti.

Fonti e bibliografia essenziale
- Martyrologium Romanum, edizione tipica postconciliare, voce del 29 settembre relativa ai santi martiri Michele de Aozaraza, Guglielmo Courtet, Vincenzo Shiwozuka, Lazzaro di Kyoto e Lorenzo da Manila Ruiz.
- Santa Sede, Congregazione delle Cause dei Santi, 'Martiri in Giappone. Lorenzo da Manila Ruiz e 15 compagni, 1633-1637', scheda storica della causa di canonizzazione.
- Giovanni Paolo II, 'Lorenzo Ruiz, Domenico Ibáñez de Erquicia, Giacomo Kyushei Tomonaga e 13 compagni filippini - biografia', documentazione della canonizzazione, 18 ottobre 1987.
- Giovanni Paolo II, Omelia nella concelebrazione per la canonizzazione di sedici martiri in Giappone, 18 ottobre 1987.


Autore:
Giampietro Cattini

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Aggiunto/modificato il 2026-09-16

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