Le notizie sui primi anni di Fausto (Faustus Reiensis, Faustus Regiensis, Fauste di Riez) sono scarse. Le testimonianze più importanti provengono da autori della sua stessa epoca, soprattutto Avito di Vienne e Sidonio Apollinare, che lo collegano alla Britannia. La nascita viene generalmente collocata tra il 405 e il 410 circa. Non sono invece sufficientemente documentati né il luogo preciso della nascita né i particolari della sua famiglia e della sua formazione giovanile. La tradizione successiva ha attribuito alla madre una particolare santità e ha immaginato per Fausto una precedente attività nel mondo forense, ma questi elementi non possiedono lo stesso grado di certezza delle testimonianze relative alla sua vita monastica. Fausto entrò nel monastero di Lérins, nell'isola oggi chiamata Saint-Honorat, al largo della Provenza. Il monastero, fondato da Onorato, era diventato uno dei più importanti centri del monachesimo della Gallia meridionale e costituiva anche un ambiente di intensa elaborazione teologica. Vi furono legati personaggi destinati a esercitare una notevole influenza sulla Chiesa gallica del V secolo, tra cui Onorato, Ilario di Arles, Massimo di Riez, Vincenzo di Lérins e altri esponenti dell'aristocrazia cristiana e dell'episcopato. Quando Massimo, successore di Onorato alla guida di Lérins, divenne vescovo di Riez, Fausto gli succedette nella direzione della comunità monastica. La data tradizionalmente indicata è il 433, anche se la cronologia precisa degli inizi del suo abbaziato non è del tutto uniforme nelle fonti moderne. La sua attività a Lérins contribuì a consolidarne la reputazione come uomo di rigorosa disciplina monastica e come predicatore di grande efficacia. Sidonio Apollinare, che appartiene alla cerchia dei suoi contemporanei più importanti, testimonia esplicitamente la forza della sua eloquenza e la sua continuità con la disciplina monastica anche dopo l'elezione episcopale.
L'abbaziato di Lérins Durante il periodo in cui fu abate, Fausto difese anche l'autonomia della comunità monastica nei confronti del vescovo della diocesi nella quale si trovava Lérins. La controversia riguardava in particolare l'estensione dell'autorità episcopale sulla comunità e sui laici collegati al monastero. La questione fu sottoposta a un'assemblea ecclesiastica ad Arles, la cui data è discussa nella storiografia, generalmente collocata intorno alla metà del V secolo. L'esito riconobbe una distinzione tra le funzioni propriamente episcopali e la direzione interna della comunità affidata all'abate. Questo episodio è significativo perché mostra che l'attività di Fausto non si limitava alla dimensione ascetica. Lérins era infatti inserita nelle strutture ecclesiastiche della Gallia e i suoi abati dovevano confrontarsi con i vescovi, con le autorità regionali e con gli altri centri ecclesiastici. La fama raggiunta da Fausto come monaco e predicatore contribuì a prepararlo alla successiva responsabilità episcopale.
Vescovo di Riez Fausto succedette a Massimo nella sede di Riez. La data precisa dell'elezione non è certa. Le testimonianze permettono tuttavia di stabilire che era già vescovo nel 462, quando partecipò insieme ad altri presuli a una missione presso papa Ilario relativa alla situazione ecclesiastica della Gallia. Una lettera di Sidonio Apollinare lo presenta come vescovo proveniente dall'abbaziato di Lérins e sottolinea la continuità tra la sua precedente esperienza monastica e il nuovo ministero episcopale. Il suo episcopato si svolse in un periodo particolarmente complesso. La struttura politica della Gallia romana era ormai profondamente trasformata e il potere dei Visigoti si era esteso in vaste regioni della Gallia meridionale. Fausto fu quindi coinvolto non soltanto nelle questioni interne della Chiesa, ma anche nei rapporti tra le comunità ecclesiastiche e i nuovi poteri politici. Le fonti lo ricordano soprattutto per la sua attività pastorale e oratoria. Sidonio Apollinare gli attribuisce una notevole capacità di predicazione, ricordando discorsi pronunciati a braccio e altri preparati con maggiore elaborazione. La sua fama di predicatore doveva essere considerevole, tanto che gli furono affidate predicazioni anche fuori dalla sua diocesi.
Le controversie sulla grazia La questione teologica per la quale Fausto è maggiormente conosciuto riguarda il rapporto tra grazia divina e libertà umana. Nel V secolo la Chiesa occidentale era impegnata a chiarire le conseguenze della controversia pelagiana e le diverse interpretazioni della dottrina della grazia. Nell'ambiente monastico della Gallia meridionale, soprattutto a Marsiglia e a Lérins, si era sviluppata una posizione che cercava di salvaguardare simultaneamente la priorità della grazia e la reale partecipazione della volontà umana alla salvezza. Fausto si collocò in questa corrente, tradizionalmente definita nella storiografia moderna 'semipelagianesimo'. L'etichetta va tuttavia utilizzata con cautela, perché non era un'autodesignazione degli interessati e appartiene alla successiva classificazione storiografica delle loro posizioni. Il problema divenne particolarmente evidente nel confronto con il presbitero Lucido. Quest'ultimo sosteneva una forma radicale di predestinazionismo che fu condannata nei sinodi di Arles e di Lione negli anni Settanta del V secolo. Fausto intervenne nel tentativo di ricondurlo a una posizione che riconoscesse insieme la necessità della grazia e la responsabilità della volontà umana. La lettera indirizzata a Lucido costituisce una delle testimonianze più importanti della controversia. Su incarico dei vescovi, Fausto compose il De gratia, un'opera in due libri nella quale sviluppò una critica del predestinazionismo e sostenne una concezione della cooperazione tra grazia e volontà umana vicina alla tradizione di Giovanni Cassiano. La posizione di Fausto sarebbe stata in seguito considerata problematica rispetto alla formulazione più rigorosa della dottrina agostiniana della grazia. È tuttavia storicamente scorretto descriverlo semplicemente come un oppositore della fede cattolica: egli si considerava impegnato nella difesa della dottrina ecclesiale contro quelli che riteneva due estremi opposti, il pelagianesimo e il predestinazionismo radicale.
Le opere teologiche A Fausto sono attribuiti diversi scritti. Il più importante per la storia della teologia è il De gratia, composto nel contesto della controversia con Lucido. Un'altra opera significativa è il De Spiritu Sancto, dedicato alla dottrina dello Spirito Santo e alla difesa della sua piena divinità contro posizioni riconducibili al macedonianesimo. La tradizione manoscritta conserva testimonianze antiche dell'opera: un manoscritto della Biblioteca Apostolica Vaticana, il Pal. lat. 241, risalente alla prima metà del IX secolo, contiene proprio il De spiritu sancto di Fausto, sebbene in forma incompleta. Sono inoltre conservate lettere di Fausto, alcune delle quali permettono di conoscere direttamente il suo modo di affrontare questioni teologiche e pastorali. L'edizione critica fondamentale delle sue opere è quella curata da Engelbrecht nel volume XXI del Corpus Scriptorum Ecclesiasticorum Latinorum, pubblicato a Vienna nel 1891. Vi sono raccolti il De gratia, il De Spiritu Sancto e le Epistulae. L'attribuzione delle omelie è invece più complessa. Una parte dei sermoni tradizionalmente collegati a Fausto è stata trasmessa sotto nomi diversi e l'attribuzione di singoli testi rimane discussa. Per questo motivo non è corretto presentare senza ulteriori verifiche l'intero corpus omiletico tradizionalmente associato al suo nome come sicuramente autentico.
Il confronto con il potere visigoto Nel 474 Fausto partecipò, insieme ad altri vescovi, a una missione diplomatica presso Eurico, re dei Visigoti. La sua presenza mostra il ruolo che i vescovi potevano svolgere nella mediazione tra le comunità cristiane galloromane e il potere politico visigoto. Negli anni successivi la situazione politica peggiorò per la Chiesa cattolica nelle regioni sottoposte al dominio di Eurico, ariano. Le fonti tradizionali collegano a questo contesto l'esilio di Fausto. La cronologia dell'esilio non è tuttavia ricostruibile in ogni dettaglio. È plausibile che esso sia stato determinato dall'espansione del potere visigoto e dalla posizione pubblica di Fausto nelle controversie religiose, ma le fonti non consentono di trasformare questa ricostruzione in un racconto biografico dettagliato. L'esilio sembra essersi concluso dopo la morte di Eurico nel 484/485.
Gli ultimi anni e la morte Le informazioni sugli ultimi anni della vita di Fausto sono limitate. La sua morte viene generalmente collocata tra il 490 e il 495 circa. Non è possibile stabilire con sicurezza il giorno della morte né ricostruire le circostanze precise degli ultimi anni. La tradizione liturgica lo celebra il 28 settembre, ma la data della festa non deve essere confusa con una data storicamente certa della morte. La sua memoria rimase legata soprattutto alla sede di Riez, alla comunità di Lérins e alla sua produzione teologica. La documentazione antica e medievale permette di seguire meglio la fortuna ecclesiastica e intellettuale del personaggio che non i particolari della sua vita privata.
Fausto e la tradizione di Lérins Fausto deve essere compreso all'interno dell'ambiente intellettuale di Lérins. Il monastero fu uno dei principali centri della cultura cristiana della Gallia nel V secolo e costituì il punto di incontro di monaci destinati a diventare vescovi e scrittori. La vicinanza di Fausto a questa tradizione spiega in larga misura il suo interesse per la relazione tra ascetismo, libertà umana e grazia.
Fausto e la storia della dottrina della grazia La posizione di Fausto ebbe una lunga fortuna e una lunga controversia. La sua teologia non coincide semplicemente con il pelagianesimo, poiché egli affermava la necessità della grazia e respingeva esplicitamente Pelagio. D'altra parte, la sua opposizione alla concezione agostiniana della grazia e della predestinazione fu successivamente giudicata incompatibile con alcune formulazioni dottrinali che si sarebbero affermate nella Chiesa latina. La sua figura è quindi particolarmente importante per comprendere il passaggio dalla controversia tardoantica sulle diverse concezioni della grazia alle successive definizioni dottrinali.
Una fonte contemporanea particolarmente preziosa Le lettere e gli scritti di Sidonio Apollinare rappresentano una delle testimonianze più importanti per ricostruire la figura storica di Fausto. Sidonio non scrive una biografia sistematica del vescovo di Riez, ma offre informazioni sulla sua eloquenza, sulla sua reputazione e sulla continuità tra la disciplina monastica e il ministero episcopale. Una sua lettera identifica esplicitamente Fausto come successore di Massimo nella sede di Riez e ricorda il suo precedente ruolo di abate di Lérins.
Curiosità - Fausto è uno dei pochi vescovi della Gallia del V secolo per i quali possediamo una produzione teologica relativamente ampia e ancora conservata. - Un manoscritto della prima metà del IX secolo, oggi nella Biblioteca Apostolica Vaticana, conserva una parte del De Spiritu Sancto attribuito a Fausto. - Sidonio Apollinare ricorda la particolare efficacia della sua predicazione, compresa la capacità di pronunciare discorsi improvvisati. - Fausto fu coinvolto direttamente nella controversia con Lucido, diventando uno dei principali rappresentanti della posizione anti-predestinazionista della Chiesa gallica del suo tempo.
Cronologia - Circa 405-410 - Nasce in Britannia, secondo le testimonianze di autori contemporanei. - Prima metà del V secolo - Entra nella comunità monastica di Lérins. - Circa 433 - Succede a Massimo nella guida dell'abbazia di Lérins, secondo la cronologia tradizionale. - Metà del V secolo - Difende l'autonomia disciplinare della comunità di Lérins in una controversia con il vescovo della diocesi. - Prima del 462 - Diviene vescovo di Riez. - 462 - È attestato come vescovo e partecipa a una missione ecclesiastica a Roma. - 473-475 circa - Interviene nella controversia relativa al presbitero Lucido e al predestinazionismo. - 474 - Partecipa a una missione diplomatica presso Eurico, re dei Visigoti. - 474-475 circa - Compone il De gratia nel contesto della controversia sulla grazia e sulla predestinazione. - Dopo la conquista visigota di Riez - È tradizionalmente considerato esiliato sotto Eurico. - 484/485 - L'esilio viene probabilmente a cessare dopo la morte di Eurico. - Circa 490-495 - Muore, probabilmente a Riez.
Valutazione storico-critica - La figura storica di Fausto è ben documentata per la seconda metà del V secolo grazie soprattutto alle sue opere, alle lettere, alle testimonianze di contemporanei come Sidonio Apollinare e alla documentazione ecclesiastica relativa alle controversie dottrinali. - La nascita in Britannia è sostenuta da testimonianze relativamente vicine alla sua epoca, ma non è possibile precisarne il luogo. La data 405-410 circa è una ricostruzione cronologica, non una data documentata. - La successione di Fausto a Massimo nella guida di Lérins è solidamente attestata, mentre le date precise dell'abbaziato e dell'elezione episcopale sono meno sicure e variano nelle ricostruzioni moderne. - La fama di grande predicatore e il suo ruolo di vescovo di Riez sono documentati da fonti contemporanee e quasi contemporanee, in particolare dalla corrispondenza di Sidonio Apollinare. - Il coinvolgimento di Fausto nella controversia sulla grazia e nel caso di Lucido è storicamente ben attestato. Il termine 'semipelagianesimo' è però una classificazione storiografica successiva e deve essere utilizzato evitando di proiettarlo senza precisazioni sul linguaggio degli autori del V secolo. - Il De gratia rappresenta una fonte primaria essenziale per conoscere il pensiero teologico di Fausto; le sue posizioni si collocano nella tradizione monastica gallica associata a Giovanni Cassiano e si oppongono sia al pelagianesimo sia alle forme radicali di predestinazionismo. - L'esilio sotto Eurico è compatibile con il contesto politico e religioso della Gallia visigota, ma i particolari della persecuzione e della permanenza in esilio non sono documentati con sufficiente precisione per essere ricostruiti narrativamente. - La data della morte, generalmente collocata tra il 490 e il 495, rimane approssimativa. Non è documentato che il 28 settembre corrisponda al giorno della sua morte. - La produzione letteraria attribuita a Fausto deve essere utilizzata con attenzione: il De gratia, il De Spiritu Sancto e le lettere sono elementi centrali del dossier, mentre l'attribuzione di alcune omelie e di altri testi richiede una valutazione filologica specifica. - La memoria ecclesiale di Fausto è quindi fondata su una figura storica reale e ampiamente documentata, ma la ricostruzione biografica dettagliata dei primi anni e degli ultimi anni della sua vita deve rimanere prudente.
Fonti e bibliografia essenziale - Faustus Reiensis, De gratia, in A. Engelbrecht (ed.), Fausti Reiensis praeter sermones pseudo-Eusebianos opera. Accedunt Ruricii Epistulae, Corpus Scriptorum Ecclesiasticorum Latinorum, XXI, Vienna, F. Tempsky, 1891, pp. 3-98. - Faustus Reiensis, De Spiritu Sancto, in A. Engelbrecht (ed.), Fausti Reiensis praeter sermones pseudo-Eusebianos opera. Accedunt Ruricii Epistulae, Corpus Scriptorum Ecclesiasticorum Latinorum, XXI, Vienna, 1891, pp. 99-157. - Faustus Reiensis, Epistulae, in A. Engelbrecht (ed.), Fausti Reiensis praeter sermones pseudo-Eusebianos opera. Accedunt Ruricii Epistulae, Corpus Scriptorum Ecclesiasticorum Latinorum, XXI, Vienna, 1891, pp. 159-220. - Sidonius Apollinaris, Epistulae, in particolare libro IX, epistola 3, testimonianza fondamentale sulla successione di Fausto a Massimo e sulla sua attività episcopale e oratoria. - Sidonius Apollinaris, Carmina, XVI, Eucharisticum ad Faustum Reiensem episcopum, testimonianza contemporanea sulla figura e sulla reputazione di Fausto. - Avitus Viennensis, lettere e opere teologiche, per le testimonianze relative a Fausto e alla controversia sulla grazia. - Corpus Christianorum Series Latina e Patrologia Latina, per la tradizione testuale e la consultazione delle opere di Fausto. - Treccani, voce 'Fausto di Riez', sintesi moderna della biografia, della produzione teologica e della controversia sulla grazia. - A. Engelbrecht, edizione critica delle opere di Fausto di Riez nel Corpus Scriptorum Ecclesiasticorum Latinorum, XXI, Vienna, 1891. - Biblioteca Apostolica Vaticana, Pal. lat. 241, manoscritto della prima metà del IX secolo contenente il De Spiritu Sancto di Fausto di Riez. Autore: Giampietro Cattini
Fausto nacque nella Bretagna, probabilmente insulare, un po' prima del 410 e presto divenne monaco a Lérins, dove trovò ancora s. Onorato, fondatore e primo abate, che sarà promosso al seggio di Arles verso il 427. Quando Massimo, secondo abate, divenne vescovo di Riez (434), Fausto gli succedette. Egli ebbe a difendere l'autonomia del governo interno dell'abbazia (verso il 452) contro Teodoro, vescovo di Fréjus. Alla morte di Massimo (verso il 460), gli succedette anche come vescovo di Riez. Mortificatissimo, conservò l'austerità della vita monastica anche in età avanzata: "rigorem veteris disciplinae non relaxaveris", scrisse il suo amico Sidonio Apallinare. Egli non risparmiava le proprie forze nel lavoro di edificazione del suo gregge e nel sollievo dei poveri. Assistette a un concilio romano (fine del 462), esercitò la sua influenza su tutto il sud-est della Gallia sforzandosi di addolcire la dominazione dei Visigoti, dal cui re, Eurico, fu mandato in esilio per aver combattuto l'arianesimo. Ritornato verso il 484-85, sarebbe morto intorno al 495 venerato per la sua virtù, in particolare la sua forza di carattere, e per la scienza, specialmente della Sacra Scrittura. Non è iscritto nel Martirologio Romano, ma è oggetto di un culto locale antichissimo e una chiesa gli è dedicata a Riez. Fausto è stato coinvolto nelle questioni teologiche fra agostiniani e semipelagiani: qualche punto di vista. di questi ultimi rasenta presso di lui la dottrina esatta. L'insufficienza del suo insegnamento è indice di uno spirito che partecipa allo sviluppo di una teologia e non dell'accecamento di un eretico ostinato. Pertanto questa insufficienza non ha ostacolato la santità della sua vita e l'irraggiamento della sua azione pastorale, che i contemporanei ricordano e celebrano; d'altra parte fu solo nel 529 che il progresso dottrinale fece condannare il semipelagianesimo. La spiritualità diffusa nei suoi scritti, è fortemente marcata dall'ascesi monastica, ed insiste sul ruolo della volontà, sullo sforzo. Con la tradizione patristica, Fausto ricorda che l'uomo è stato creato ad imaginem et similitudinem Dei: si deve vigilare per non deturpare questa immagine, ma abbellirla con la virtù. La sua teologia del Battesimo, dell'Eucaristia e della parola di Dio sbocca in un insegnamento spirituale eccellente. Direttore di anime sperimentato, egli vuole formare coscienze illuminate, che discernano il peccato al pari delle deviazioni dalla virtù ed apprezzino la purificazione attraverso le sofferenze.
Autore: Paul Viard
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