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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera A > Santi Alfio, Zosimo e Alessandro Condividi su Facebook

Santi Alfio, Zosimo e Alessandro Martiri

Festa: 28 settembre

† Calytis, Pisidia, Turchia, 28 settembre, III-V sec.

Sono ricordati come i tre fratelli martiri di Chiliadu, in Pisidia, nell’odierna Turchia. La loro memoria è collegata a quella di un gruppo più ampio di martiri, indicati nella tradizione bizantina come Kalytenoi o martiri di Caliti, comprendente anche Marco, pastore e asceta, e altri cristiani uccisi in luoghi e momenti differenti. Le notizie sulla loro vicenda non provengono da documenti contemporanei al martirio, ma da una tradizione agiografica bizantina trasmessa nei sinassari e sviluppata soprattutto in un’orazione composta nel XII secolo da Eustazio di Tessalonica. Secondo questo racconto, Alfio, Zosimo e Alessandro erano fratelli e fabbri originari di Calytis, chiamati a costruire strumenti di ferro destinati a tormentare Marco, arrestato durante la persecuzione attribuita all’imperatore Diocleziano. Un prodigio avvenuto durante la lavorazione del ferro li avrebbe condotti alla conversione e quindi al martirio. La struttura narrativa e gli elementi miracolosi impongono tuttavia prudenza nell’utilizzare questi particolari come dati biografici storicamente verificati. Il dato più solido è l’antica memoria liturgica di un gruppo di martiri di Pisidia, la cui celebrazione è rimasta fissata al 28 settembre.

Martirologio Romano: A Chiliadu in Pisidia, nell’odierna Turchia, santi fratelli Alfeo, Alessandro e Zosimo, martiri.


Alfio, Zosimo e Alessandro appartengono a un gruppo di martiri che la tradizione bizantina riunisce sotto il nome di Kalytenoi, denominazione derivata da Calytis, località della Pisidia associata alla loro origine. La documentazione disponibile non permette di ricostruire con sicurezza la loro nascita, la famiglia, l’età o la precedente vita religiosa. L’unico dato tradizionale costante è che i tre erano fratelli e svolgevano il mestiere di fabbri.
La memoria liturgica li presenta insieme ad altri martiri, ma non deve essere interpretata come prova che tutti siano morti nello stesso luogo e nello stesso giorno. Il sinassario bizantino distingue infatti diversi episodi e differenti luoghi di morte. La tradizione successiva li ha raccolti in una medesima commemorazione perché le loro vicende risultano collegate dalla figura di Marco, il pastore cristiano la cui testimonianza avrebbe provocato le successive conversioni.

Marco, il pastore
Secondo il racconto agiografico, Marco era un cristiano che viveva come asceta nelle montagne della Pisidia e conduceva al pascolo il proprio gregge. La tradizione lo descrive come un uomo anziano, dedito alla vita solitaria e all’insegnamento della fede.
Durante la persecuzione attribuita a Diocleziano sarebbe stato scoperto e denunciato come cristiano. Il responsabile della repressione è indicato nelle fonti come Magno, governatore o magistrato collegato ad Antiochia di Pisidia. Marco sarebbe stato arrestato e sottoposto a diverse torture.
Un elemento importante del racconto è la sua attività di evangelizzazione durante la prigionia. Secondo il sinassario, trenta soldati incaricati della sua custodia si sarebbero convertiti al cristianesimo e sarebbero stati successivamente messi a morte. Anche questo episodio appartiene alla tradizione agiografica e non può essere verificato attraverso una documentazione contemporanea.
La vicenda di Marco costituisce comunque il punto narrativo dal quale prende avvio la storia dei tre fratelli.

I tre fabbri
Marco fu trasferito, secondo il racconto, a Claudiopoli, dove i persecutori decisero di preparare strumenti di ferro per sottoporlo a ulteriori tormenti. A questo scopo furono chiamati tre fabbri provenienti da Calytis: Alfio, Alessandro e Zosimo.
Il racconto insiste sulla loro abilità nel lavorare il ferro. Quando però iniziarono a forgiare gli strumenti destinati al martire, il metallo avrebbe perso le proprie caratteristiche e sarebbe divenuto impossibile da lavorare, mentre le mani dei tre artigiani si sarebbero indebolite. Il prodigio avrebbe suscitato in loro meraviglia e sarebbe stato seguito da una voce divina che li invitava a unirsi alla testimonianza di Marco.
Il particolare del ferro che si liquefa e dell’impossibilità di portare a termine il lavoro costituisce il centro miracoloso della narrazione. Non è quindi un episodio che possa essere presentato come un fatto storicamente accertato. Il suo significato all’interno del racconto è tuttavia chiaro: i tre persecutori involontari diventano testimoni della fede proprio attraverso l’attività professionale che avrebbe dovuto contribuire alla tortura di un cristiano.
I tre fratelli abbandonarono quindi il lavoro e dichiararono pubblicamente la propria adesione a Cristo. Secondo la tradizione, restituirono anche il denaro ricevuto per l’incarico e si prepararono a condividere la sorte di Marco.

Il martirio
La tradizione attribuisce a Magno l’ordine di sottoporre i tre fratelli a diverse torture. Il sinassario bizantino e il racconto di Eustazio di Tessalonica riferiscono che furono sottoposti a tormenti, che fu loro versato piombo fuso nella bocca e che furono infine fissati su pietre mediante chiodi e sottoposti al fuoco.
Questi particolari appartengono al genere della narrazione martiriale bizantina e non possono essere separati dalla sua finalità edificante. La loro presenza nelle fonti dimostra soprattutto come la memoria dei martiri fosse stata elaborata e trasmessa nella comunità cristiana, non permette invece di ricostruire con certezza le modalità storiche della loro morte.
Il sinassario colloca la morte dei tre fratelli a Calytis il 28 settembre. Marco sarebbe invece morto a Claudiopoli il 21 settembre. Altri compagni della tradizione, tra cui Nicone, Neone ed Eliodoro, sarebbero stati uccisi successivamente a Filomelio insieme a numerosi altri convertiti. La commemorazione comune riunisce quindi persone che, secondo la stessa tradizione, morirono in luoghi e momenti differenti.

Una memoria nata in ambiente bizantino
La forma più antica oggi facilmente identificabile della memoria liturgica dei Kalytenoi è contenuta nel Sinassario della Chiesa di Costantinopoli. Il dossier comprende Alfio, Alessandro, Zosimo e Marco, insieme a Nicone, Neone, Eliodoro e ad altri martiri. La commemorazione è fissata al 28 settembre.
Un’importante testimonianza letteraria è costituita dall’orazione di Eustazio, metropolita di Tessalonica, vissuto nel XII secolo. L’opera è catalogata nella Bibliotheca Hagiographica Graeca con il numero BHG 63 e occupa le pagine 263-284 del volume 136 della Patrologia Graeca. Il testo presenta espressamente i tre fratelli Alfio, Zosimo e Alessandro come martiri di Calytis e associa loro Marco.
L’importanza dell’orazione di Eustazio non consiste soltanto nel contenuto narrativo. Essa testimonia anche la vitalità del culto dei martiri nella Costantinopoli e nella Tessalonica bizantine del XII secolo. Una ricerca moderna sulla tradizione dell’opera ha inoltre mostrato il rapporto stretto tra l’orazione di Eustazio e la precedente tradizione sinassariale.

Il culto a Tessalonica
La tradizione riferisce che i martiri Kalytenoi erano venerati a Tessalonica e che esisteva una chiesa dedicata al loro culto nelle vicinanze del palazzo metropolitano. La testimonianza è particolarmente significativa perché mostra che la memoria di martiri originari della Pisidia era entrata nel patrimonio cultuale di una delle principali città dell’Impero bizantino.
Eustazio non si limita infatti a raccontare una storia del passato: il suo intervento è inserito in un contesto nel quale la memoria dei martiri aveva una concreta funzione liturgica. Accanto all’orazione BHG 63 è conservata anche un’acolouthia, cioè un insieme di testi liturgici destinati alla celebrazione dei santi. La tradizione manoscritta dell’opera è stata studiata in tempi recenti e l’acolouthia è stata pubblicata criticamente da Maria Tziatzi nel 2020.

Chi sono i martiri di Caliti
L’espressione martiri di Caliti non identifica necessariamente un unico episodio di persecuzione. Le fonti riuniscono sotto questa denominazione diversi cristiani la cui memoria è collegata alla testimonianza di Marco.
Il Martirologio Romano attuale ha operato una significativa semplificazione rispetto alla tradizione più ampia: il 28 settembre ricorda specificamente i santi fratelli Alfeo, Alessandro e Zosimo, collocandone il martirio a Chiliadu in Pisidia. La formula liturgica non riprende quindi l’intero racconto del gruppo dei Kalytenoi, ma conserva i tre fratelli come martiri di quel territorio.
Il repertorio Pinakes dell’Institut de recherche et d’histoire des textes registra invece il dossier sotto la forma ‘Alphius, Zosimus, Alexander et Marcus mm. Calyti in Pisidia’ e raccoglie le varianti greche e latine dei nomi. Il medesimo repertorio identifica il luogo con Calytis in Pisidia e assegna al dossier il numero BHG 0063.

Chiliadu e Calytis
La differenza tra Chiliadu, presente nel Martirologio Romano, e Calytis o Kalytos, presente nella tradizione agiografica bizantina, merita di essere mantenuta distinta.
Il Martirologio Romano indica Chiliadu come luogo del martirio dei tre fratelli. Il dossier agiografico greco li collega invece a Calytis, località della Pisidia dalla quale provenivano e nella quale, secondo il sinassario, si concluse la loro vicenda. Le fonti moderne non consentono di trasformare automaticamente queste diverse forme toponimiche in un’identificazione geografica moderna perfettamente certa.
È quindi preferibile mantenere nella scheda la denominazione documentata nelle diverse fonti senza proporre una localizzazione moderna non sufficientemente dimostrata.
Il rapporto tra Eustazio e il Sinassario
Un aspetto particolarmente importante per la valutazione delle fonti è che l’orazione di Eustazio non costituisce una testimonianza contemporanea ai martiri. Eustazio visse nel XII secolo, mentre la tradizione colloca il martirio nel periodo delle persecuzioni di Diocleziano.
Lo studio di Péter Tamás Bara ha confrontato sistematicamente l’encomio di Eustazio con la voce del Sinassario della Chiesa di Costantinopoli. Ne emerge una stretta relazione tra le due tradizioni narrative. Questo significa che l’orazione di Eustazio è una fonte fondamentale per conoscere la memoria medievale dei Kalytenoi, ma non può essere utilizzata come testimonianza diretta degli eventi del III-IV secolo.

Curiosità
- La tradizione chiama i tre fratelli Kalytenoi, denominazione derivata da Calytis, il luogo con cui erano collegati.
- Il dossier agiografico comprende anche Marco il pastore, Nicone, Neone ed Eliodoro, ma le fonti stesse collocano i diversi martiri in luoghi e giorni differenti.
- Il testo di Eustazio di Tessalonica sui martiri è catalogato nella Bibliotheca Hagiographica Graeca con il numero BHG 63 ed è conservato nella tradizione manoscritta insieme ad altri scritti dell’arcivescovo.
- Una ricerca pubblicata nel 2020 su Analecta Bollandiana ha dedicato uno studio specifico all’acolouthia composta da Eustazio in onore dei cosiddetti Kalytenoi.

Cronologia
- Fine III - inizi IV secolo: la tradizione colloca durante la persecuzione di Diocleziano la vicenda di Marco e dei tre fratelli Alfio, Alessandro e Zosimo.
- 21 settembre: secondo il sinassario, martirio di Marco a Claudiopoli.
- 28 settembre: secondo la tradizione sinassariale, martirio di Alfio, Alessandro e Zosimo a Calytis.
- 13 luglio di un anno successivo: secondo la stessa tradizione, martirio di Nicone, Neone, Eliodoro e di altri convertiti a Filomelio.
- XII secolo: Eustazio di Tessalonica compone l’orazione dedicata ad Alfio, Zosimo, Alessandro e Marco.
- XII secolo: la memoria dei Kalytenoi è documentata anche attraverso testi liturgici destinati alla loro celebrazione.
- Età moderna: il gruppo continua a essere ricordato nella tradizione liturgica orientale.

Valutazione storico-critica
- L’esistenza storica di una tradizione cultuale antica relativa ai martiri di Caliti è ben attestata dalla liturgia bizantina, dal Sinassario della Chiesa di Costantinopoli e dalla successiva tradizione ecclesiastica.
- La documentazione biografica non è contemporanea ai presunti martiri. Le informazioni narrative dettagliate sono conservate soprattutto nella tradizione sinassariale e nell’orazione di Eustazio di Tessalonica, autore del XII secolo.
- L’attribuzione della persecuzione a Diocleziano appartiene alla tradizione agiografica e non è accompagnata da documentazione indipendente che permetta di ricostruire con certezza l’episodio storico.
- Il racconto della conversione dei tre fabbri attraverso il prodigio del ferro, così come le specifiche torture subite, appartiene al livello narrativo e teologico della tradizione martiriale e non deve essere presentato come cronaca verificata.
- La denominazione martiri di Caliti riunisce figure che, secondo le stesse fonti, subirono il martirio in luoghi e momenti differenti. Il collegamento principale è costituito dalla memoria di Marco e dalla tradizione cultuale comune.
- L’orazione di Eustazio è una fonte di primaria importanza per la storia medievale del culto, ma la sua distanza cronologica dai martiri ne limita il valore come testimonianza diretta degli eventi.
- Il Martirologio Romano attuale conserva il nucleo essenziale della tradizione, ricordando il 28 settembre i fratelli Alfeo, Alessandro e Zosimo a Chiliadu in Pisidia.
- La localizzazione precisa di Calytis e il rapporto toponomastico con la Chiliadu del Martirologio Romano richiedono prudenza. È preferibile non proporre un’identificazione geografica moderna non sufficientemente documentata.
- Nel complesso, la memoria liturgica e il culto sono storicamente meglio documentati della biografia individuale. La scheda deve quindi distinguere nettamente la tradizione del martirio dalla possibilità di ricostruire la vita storica dei tre fratelli.

Fonti e bibliografia essenziale
- Martyrologium Romanum, editio typica altera, Città del Vaticano, Typis Vaticanis, 2004, 28 settembre: ‘Calydone Pisidiae, sanctorum fratrum Alphaei, Alexandri et Zosimi, martyrum’. La versione italiana ufficiale riporta: ‘A Chiliadu in Pisidia, nell’odierna Turchia, santi fratelli Alfeo, Alessandro e Zosimo, martiri’.
- Synaxarium Ecclesiae Constantinopolitanae, voce del 28 settembre relativa ai martiri Kalytenoi, con Marco, Alfio, Alessandro, Zosimo, Nicone, Neone ed Eliodoro. Il testo è riprodotto e analizzato criticamente nell’appendice di Péter Tamás Bara.
- Eustathius Thessalonicensis, Oratio de S. Alphio et sociorum eius, BHG 63, in Patrologia Graeca, vol. 136, Paris, 1866, coll. 263-284. La tradizione manoscritta è registrata da Pinakes e Biblissima.
- Eustathius Thessalonicensis, Oratio de Alpheo, Zosimo, Alexandro et Marco martyribus, ed. Gottlieb Lukas Friedrich Tafel, Eustathii Metropolitae Thessalonicensis Opuscula, Francofurti, 1832, pp. 30-35. L’edizione costituisce la prima pubblicazione del testo di Eustazio secondo la documentazione manoscritta oggi registrata.
- Bara, Péter Tamás, ‘We Are Honouring the Endurance of Righteous Champions’: Observations on Eustathios of Thessalonike’s Admonitory and Hagiographic Orations Related to the City of Thessalonike, MA Thesis, Central European University, Budapest, 2013, in particolare il capitolo sui Kalytenoi e l’appendice dedicata al confronto tra Eustazio e il Sinassario.
- Tziatzi-Papagianni, Maria, ‘The Akolouthia in Honour of the So-Called Kalytenoi Saints by Eustathius of Thessaloniki’, Analecta Bollandiana, 138/1, 2020, pp. 124-147, DOI 10.1484/J.ABOLL.5.121480.
- Pinakes, Institut de recherche et d’histoire des textes, dossier ‘Alphius, Zosimus, Alexander et Marcus mm. Calyti in Pisidia’, BHG 0063, con varianti onomastiche, luogo del culto e riferimenti alla tradizione manoscritta.
- Biblissima, dossier ‘Alphius, Philadelphus, Cyrinus et soc. mm. Leontinis’ e repertori collegati alla Bibliotheca Hagiographica Graeca, utile anche per la corretta distinzione rispetto agli omonimi Alfio, Filadelfo e Cirino martiri di Lentini.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Santi ALFIO, ZOSIMO, ALESSANDRO e MARCO, martiri di CALITI

Sotto l'appellativo di martiri di Caliti sono compresi questi quattro martiri e un numeroso gruppo di altri, mentre in realtà morirono per la fede in luoghi e tempi diversi. Li riunisce, però, in una stessa schiera il martirio, di Marco, che fu l'occasione del coronamento degli altri.
Secondo le scarse e poco sicure notizie di menei e sinassari greci, Marco era un vecchio pastore cristiano, che in piena solitudine al tempo di Diocleziano (284-305) pascolava il suo gregge per le montagne della Pisidia. Sorpreso da alcuni cacciatori e accusato di essere cristiano, fu fatto arrestare da Magno, prefetto di Antiochia di Pisidia. Imprigionato, convertì i trenta soldati che sorvegliavano le carceri e che poi furono decapitati tutti quanti a Nicea. Sottoposto a tortura, Marco resisteva a ogni tormento, finché, esauriti i mezzi a loro disposizione, i carnefici decisero di approntare dei nuovi strumenti e ne affidarono la costruzione a tre fratelli, Alfio, Zosimo e Alessandro, fabbri nel villaggio di Cauti. Tuttavia i tre non riuscirono a portare a termine il lavoro: le braccia s'infiacchivano ed era impossibile lavorare il ferro che, scaldato, si liquefaceva istantaneamente. Colpiti dal prodigio, Alfio, Zosimo e Alessandro si convertirono al cristianesimo e furono subito arrestati. Il 21 settembre Marco subì il martirio a Claudiopoli e i tre fratelli il 28 settembre a Caliti. Nicone, Neone, Eliodoro e molti fanciulli, vecchi e vergini, che si erano convertiti per i prodigi accaduti dopo la morte di Marco, furono uccisi a Filomelio in Pisidia, il 13 luglio di un anno successivo.
Sia il Martirologio Romano che i sinassari greci ricordano i martiri di Caliti al 28 settembre. A Costantinopoli erano venerati nel loro martyrion presso la chiesa di San Cipriano, nel quartiere di Salomone. In loro onore abbiamo un'orazione di Eustazio di Salonicco (m. 1198). La loro festa cade il 28 settembre.


Autore:
Giorgio Eldarov


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2026-09-15

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