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† Nagasaki, Giappone, 28 settembre 1630
I beati Giovanni Shozaburo, Mancio Ichizayemon, Michele Taiemon Kinoshi, Lorenzo Hachizo, Pietro Terai Kuhioye e Tommaso Terai Kahioye furono sei cristiani giapponesi legati alla missione agostiniana, messi a morte durante la persecuzione contro il cristianesimo nell’epoca dello shogunato Tokugawa. Il Martirologio Romano li ricorda insieme il 28 settembre e li presenta come martiri decapitati a Nagasaki per la fede in Cristo. Giovanni è qualificato esplicitamente come catechista, mentre le fonti dell’Ordine di Sant’Agostino li collocano nel variegato mondo dei collaboratori laici della missione, comprendente religiosi non sacerdoti, oblati e membri del Terz’Ordine. La loro vicenda va quindi collocata nella storia della presenza cristiana clandestina in Giappone dopo il divieto del 1614. La documentazione individuale è molto meno ampia di quella relativa ai missionari europei, e le successive traslitterazioni dei nomi giapponesi hanno prodotto alcune oscillazioni nella forma dei loro nomi. Rimane tuttavia ben attestato il dato essenziale: furono sei cristiani giapponesi associati alla missione agostiniana e morirono decapitati durante la repressione del 1630. Furono beatificati da Pio IX nel 1867 insieme ad altri martiri giapponesi.
Martirologio Romano: A Nagasaki in Giappone, beati Giovanni Shozaburo, catechista, Mancio Ichizayemon, Michele Tayemon Kinoshi, Lorenzo Hachizo, Pietro Terai Kuhioye e Tommaso Terai Kahioye, martiri, decapitati per Cristo.
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La vicenda dei sei martiri si inserisce nella storia più ampia della cristianizzazione del Giappone iniziata nel XVI secolo. I primi missionari agostiniani arrivarono nel paese nel 1602, quando il cristianesimo, pur già sottoposto a limitazioni, disponeva ancora di comunità numerose e di una rete di collaboratori locali. Gli agostiniani svilupparono rapidamente non soltanto l’attività missionaria, ma anche forme di partecipazione dei cristiani giapponesi alla vita dell’Ordine attraverso religiosi, terziari, oblati e membri delle confraternite. La situazione mutò radicalmente nel 1614, quando fu emanato il provvedimento che imponeva l’espulsione dei missionari stranieri e la soppressione delle attività cristiane. Una parte dei missionari lasciò il paese, mentre altri rimasero clandestinamente. I cristiani giapponesi assunsero così un ruolo sempre più importante nella conservazione della vita religiosa e nell’assistenza ai sacerdoti costretti a operare in clandestinità. La persecuzione si intensificò negli anni successivi e raggiunse particolare durezza sotto lo shogunato di Tokugawa Iemitsu.
Giovanni Shozaburo Giovanni Shozaburo, chiamato nelle fonti anche Joannes Shozaburo o John Shozaburo, è il più chiaramente caratterizzato dei sei. Il Martirologio Romano lo presenta come catechista, mentre una tradizione agostiniana lo identifica come membro del Terz’Ordine di Sant’Agostino e collaboratore del beato Bartolomeo Gutierrez, sacerdote agostiniano destinato anch’egli al martirio. Le fonti moderne non consentono di ricostruire con sicurezza l’intera biografia di Giovanni. Sono state attribuite a lui date di nascita approssimative e particolari sulla sua attività missionaria, ma non tutti questi elementi risultano sufficientemente solidi per essere riportati come dati certi. È invece ben documentata la sua appartenenza all’ambiente cristiano agostiniano e il suo ruolo di catechista.
I cinque compagni Mancio Ichizayemon, Michele Taiemon Kinoshi, Lorenzo Hachizo, Pietro Terai Kuhioye e Tommaso Terai Kahioye appartenevano anch’essi alla comunità cristiana giapponese collegata alla missione agostiniana. Le fonti dell’Ordine di Sant’Agostino li distinguono secondo differenti forme di appartenenza. Giovanni Shozaburo è indicato come fratello e catechista; Michele Kiuchi Tayemon, Pietro Kuhieye e Tommaso Terai Kahioye sono ricordati come oblati; Mancio e Lorenzo Hachizo come terziari. Il Martirologio Romano attuale, invece, evita queste distinzioni e si limita a ricordare il gruppo come composto da sei martiri, qualificando Giovanni come catechista. Questa formulazione è preferibile per una scheda storico-critica quando si voglia evitare di attribuire a ciascuno una precisa qualifica religiosa senza una documentazione individuale uniforme. Le fonti presentano inoltre diverse forme dei loro nomi. In particolare, Mancio compare nelle pubblicazioni agostiniane come Mancio Seisayemon o Scisayemon, mentre il Martirologio Romano e la documentazione liturgica contemporanea riportano Mancio Ichizayemon. Anche Michele compare con diverse traslitterazioni, tra cui Kiuchi Tayemon e Taiemon Kinoshi. Queste differenze riflettono in larga misura la difficoltà di trascrivere in caratteri latini i nomi giapponesi del Seicento e non costituiscono di per sé la prova dell’esistenza di persone diverse.
Il martirio Nel 1630 la repressione dei cristiani giapponesi continuava con particolare intensità. I sei furono arrestati e condannati alla decapitazione. Il Martirologio Romano colloca il loro martirio a Nagasaki e indica il 1630 come anno della morte; le fonti specialistiche li identificano come sei dei numerosi cristiani giapponesi legati alla missione agostiniana che furono uccisi durante quella fase della persecuzione. Una testimonianza documentaria pubblicata nel XX secolo, basata su registrazioni relative ai martiri del 1630, elenca Giovanni Shozaburo, Mancio Ichizayemon, Pietro Kuhioye, Tommaso Terai Kahioye, Lorenzo Hachizo e Michele Kiuchi Tayemon insieme ad altri cristiani giustiziati nello stesso contesto. La stessa fonte segnala anche possibili duplicazioni o incertezze nell’identificazione di alcuni nomi. Questo è un elemento importante perché mostra quanto sia prudente utilizzare le traslitterazioni e i repertori moderni senza confrontarli con la documentazione più antica disponibile. Il Martirologio Romano stabilisce per il gruppo la memoria del 28 settembre e afferma semplicemente che furono decapitati per Cristo. Questa formulazione è storicamente significativa perché non aggiunge particolari narrativi non necessari e corrisponde al nucleo della documentazione oggi recepita nella liturgia romana.
Il significato del loro martirio Il loro martirio mostra il ruolo assunto dai cristiani giapponesi nella sopravvivenza della Chiesa durante la clandestinità. La persecuzione non colpì soltanto i sacerdoti e i religiosi stranieri. I missionari dipendevano in larga misura da una rete di laici locali che offrivano ospitalità, trasmettevano l’insegnamento cristiano, accompagnavano i missionari e mantenevano i contatti con le comunità. Per questo i sei martiri non possono essere considerati semplicemente figure secondarie rispetto ai missionari europei. La loro storia documenta la presenza di un cristianesimo ormai radicato nella società giapponese e capace di generare forme locali di collaborazione religiosa. La stessa memoria agostiniana sottolinea che la persecuzione colpì persone appartenenti a differenti livelli della vita dell’Ordine e provenienti da diverse nazionalità, facendo emergere una comunità cristiana non riducibile ai soli missionari stranieri.
La beatificazione I sei martiri furono inclusi nel grande gruppo dei 205 martiri del Giappone beatificati da papa Pio IX nel 1867. La beatificazione fu celebrata il 7 luglio 1867 e comprese cristiani martirizzati in momenti diversi della lunga persecuzione giapponese, soprattutto tra il 1617 e il 1632. La Santa Sede ricorda esplicitamente che Pio IX beatificò i 205 martiri nel 1867. La loro beatificazione precedette di quasi un secolo e mezzo altre importanti beatificazioni e canonizzazioni di martiri giapponesi, tra cui quella dei 188 martiri beatificati nel 2008. La documentazione relativa alla beatificazione è quindi più solida della ricostruzione dettagliata delle singole biografie. Questo spiega perché la memoria ecclesiale dei sei sia oggi molto chiara per quanto riguarda identità, appartenenza al gruppo dei martiri, luogo del martirio, forma dell’esecuzione e riconoscimento ecclesiale, mentre rimangono più limitate le informazioni sulla loro vita precedente.
I martiri agostiniani del Giappone I sei appartengono a una più ampia costellazione di martiri collegati all’Ordine di Sant’Agostino. La persecuzione colpì successivamente il missionario Ferdinando di San Giuseppe e il catechista Andrea Yoshida nel 1617, Pietro Zúñiga nel 1622, i sei martiri del 1630 e, nel 1632, i sacerdoti Bartolomeo Gutierrez, Vincenzo di Sant’Antonio e Francesco di Gesù. Altri agostiniani furono martirizzati negli anni seguenti. Questa successione mostra che il martirio non fu un episodio isolato, ma il risultato di una persecuzione protrattasi per decenni. La memoria agostiniana conserva quindi il gruppo del 1630 all’interno di una storia più ampia, nella quale religiosi, catechisti, oblati e terziari giapponesi condivisero il rischio della clandestinità e infine la morte.
Una questione onomastica Particolarmente significativo è il caso di Mancio. Il Martirologio Romano usa la forma Mancio Ichizayemon, mentre alcune fonti dell’Ordine di Sant’Agostino utilizzano Mancio Seisayemon o Scisayemon. Una documentazione relativa alle esecuzioni del 1630 registra inoltre sia Mancio Ichizayemon sia Mancio Seizayemon, sollevando esplicitamente il problema di una possibile duplicazione o confusione dei nomi. Per questo, in una ricostruzione prudente, non è opportuno trasformare automaticamente le diverse grafie in identità diverse. Per la scheda liturgica è preferibile seguire la forma ufficiale del Martirologio Romano, segnalando tuttavia l’esistenza delle varianti nella valutazione storico-critica.
Curiosità - Il gruppo è ricordato liturgicamente il 28 settembre, anche se la sua beatificazione avvenne insieme ai 205 martiri del Giappone nel 1867. La memoria liturgica individuale dei sei è quindi distinta dalla memoria complessiva dei 205 martiri. - Giovanni Shozaburo è l’unico dei sei qualificato esplicitamente come catechista nel testo del Martirologio Romano. - I sei rappresentano una componente locale della missione agostiniana: non erano missionari europei, ma cristiani giapponesi inseriti nelle strutture e nelle attività della comunità agostiniana. - Le diverse forme latine dei loro nomi costituiscono una difficoltà reale per la ricerca storica e spiegano alcune apparenti discrepanze tra le fonti.
Cronologia - 1602: arrivano in Giappone i primi missionari agostiniani. - 1614: viene emanato il provvedimento che vieta il cristianesimo e dispone l’espulsione dei missionari stranieri. - 1617: inizia la serie dei martiri agostiniani ricordati nella tradizione dell’Ordine con Ferdinando di San Giuseppe e Andrea Yoshida. - 1622: viene martirizzato il beato Pietro Zúñiga. - 1630: Giovanni Shozaburo e i cinque compagni vengono martirizzati a Nagasaki mediante decapitazione. - 1867-05-07: Pio IX emana il breve relativo alla beatificazione dei martiri giapponesi. - 1867-07-07: Giovanni Shozaburo e i cinque compagni vengono beatificati da Pio IX insieme agli altri martiri giapponesi compresi nel gruppo dei 205. - 28 settembre: memoria liturgica dei sei beati nel Martirologio Romano.
Valutazione storico-critica - L’identità del gruppo dei sei martiri è solidamente attestata dalla tradizione liturgica cattolica e dalla documentazione agostiniana: Giovanni Shozaburo, Mancio Ichizayemon, Michele Taiemon Kinoshi, Lorenzo Hachizo, Pietro Terai Kuhioye e Tommaso Terai Kahioye. - È storicamente sicuro il dato fondamentale del martirio a Nagasaki nel 1630 e della decapitazione per la fede cristiana. Il Martirologio Romano costituisce per questo dato la principale fonte liturgica contemporanea. - La qualifica di Giovanni come catechista è direttamente attestata dal Martirologio Romano. Le qualifiche degli altri cinque come oblati o terziari agostiniani sono soprattutto conservate nella tradizione dell’Ordine e devono essere utilizzate con maggiore cautela quando si ricostruisce individualmente la loro biografia. - Le informazioni biografiche personali sono scarse. Non è quindi possibile ricostruire con sicurezza per ciascuno nascita, famiglia, formazione, attività e percorso religioso. Le notizie più dettagliate presenti in alcune pubblicazioni moderne non sono tutte ugualmente verificabili. - Esiste una significativa oscillazione nella traslitterazione dei nomi giapponesi, soprattutto nel caso di Mancio Ichizayemon e Mancio Seisayemon e di Michele Kiuchi Tayemon e Michele Taiemon Kinoshi. Una fonte documentaria relativa alle esecuzioni del 1630 segnala esplicitamente problemi di possibile duplicazione dei nomi. - La documentazione consente di considerare i sei parte della rete di cristiani giapponesi che sostenne la missione agostiniana durante la persecuzione. È invece preferibile non attribuire loro singoli episodi di apostolato, arresto o prigionia quando tali episodi non siano documentati individualmente. - La memoria dei sei è quindi storicamente più solida per quanto riguarda il martirio e l’appartenenza alla comunità agostiniana che non per i dettagli della loro vita precedente. La prudenza documentaria è necessaria per evitare di confondere biografie di diversi martiri giapponesi.
Fonti e bibliografia essenziale - Congregazione delle Cause dei Santi, Martyrologium Romanum, editio typica tertia, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2004, memoria del 28 settembre. - Congregazione delle Cause dei Santi, Martyrologium Romanum, indice dei nomi, voce Giovanni Shozaburo, Mancio Ichizayemon, Michele Taemon Kinoshi, Lorenzo Hachizo, Pietro Terai Kuhioye e Tommaso Terai Kahioye. - Pio IX, breve di beatificazione dei 205 martiri del Giappone, 7 maggio 1867. - Schütte, Joseph F., ‘Japan, Martyrs of’, in New Catholic Encyclopedia, 2ª ed., vol. 7, Detroit-Washington, Gale/Thomson e Catholic University of America, 2003, pp. 724-736. - Seitz, Don C., ‘The Nagasaki Martyrs’, The Catholic Historical Review, vol. 13, n. 3, 1927, pp. 503-509. - Order of Saint Augustine, ‘Breve storia dei martiri agostiniani in Giappone’, ricostruzione della presenza agostiniana e dei martiri giapponesi. - Order of Saint Augustine, ‘Blessed Peter De Zuñiga, Thomas of St. Augustine, Priests & Companions, Augustinian Martyrs of Japan’, quadro storico del gruppo dei martiri agostiniani del Giappone. - Acta Apostolicae Sedis, vol. 81, 1989, documentazione relativa alla causa dei martiri agostiniani giapponesi. - Proceedings of the Japan Academy, documento relativo alle esecuzioni dei cristiani a Hokonohara nel 1630, con le diverse forme dei nomi dei martiri.
Autore: Giampietro Cattini
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