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Beato Giovanni di Montmirail

Festa: 29 settembre

Montmirail, Champagne, Francia, 1165 - Longpont, Hauts-de-France, 29 settembre 1217

Fu un aristocratico della Champagne che, dopo avere occupato una posizione di rilievo nell’ambiente politico e militare della monarchia capetingia, abbandonò progressivamente la vita signorile per entrare nell’abbazia cistercense di Longpont, dove morì il 29 settembre 1217. La sua vicenda è documentata da una combinazione particolarmente interessante di fonti: da un lato le carte medievali permettono di seguire alcuni aspetti concreti della sua attività di signore, dei suoi rapporti familiari e delle sue relazioni con istituzioni ecclesiastiche; dall’altro una Vita composta a Longpont negli anni 1230-1240 presenta il suo itinerario di conversione e numerosi miracoli, nel quadro di un tentativo di promuoverne la canonizzazione. Il progetto pontificio, attestato da una lettera di Gregorio IX del 1236, non giunse a compimento. Il culto, tuttavia, continuò a svilupparsi a Longpont, attorno alla tomba e alle reliquie. La memoria di Giovanni unisce così una figura storicamente riconoscibile dell’aristocrazia francese del tempo di Filippo II Augusto a una tradizione monastica e miracolosa formatasi soprattutto dopo la sua morte.

Martirologio Romano: Nel monastero cistercense di Longpont in Francia, beato Giovanni di Montmirail, che da illustrissimo cavaliere si fece umile monaco.


Giovanni nacque intorno al 1165 a Montmirail, nella Champagne, ed era figlio di Andrea di Montmirail e di Hildiarde d’Oisy. Attraverso la madre ereditò importanti diritti e signorie nell’area della Champagne e del Cambrésis. La documentazione genealogica e soprattutto le carte medievali permettono di collocarlo con sicurezza nell’aristocrazia signorile dell’epoca, anche se molti dettagli della sua prima formazione provengono dalla successiva Vita agiografica e devono quindi essere utilizzati con prudenza.
Dopo la morte dei genitori, Giovanni entrò nell’ambiente della corte capetingia. La sua vicinanza al futuro Filippo II Augusto è attestata dalla tradizione storica e dalla documentazione relativa alla sua posizione politica. La ricostruzione moderna fondata sulle fonti diplomatiche mostra un aristocratico inserito nelle reti feudali e politiche della Champagne e della Francia settentrionale, molto lontano dall’immagine di un personaggio già completamente distaccato dal mondo proposta da alcune narrazioni devozionali posteriori.
Giovanni sposò Helvide di Dampierre, appartenente a una delle principali famiglie aristocratiche della Champagne. La data precisa del matrimonio non è documentata, ma le carte mostrano che la coppia era già stabilmente inserita nella gestione delle proprie signorie alla fine del XII secolo. Nel 1202 un documento relativo al monastero di Cantimpré mostra che alcuni dei loro figli erano già abbastanza grandi da partecipare formalmente agli atti del padre. Una ricerca moderna sulla nobiltà della Champagne colloca la nascita di almeno sei figli nel periodo compreso fra la fine del XII secolo e i primi anni del XIII.

Signore, uomo di corte e cavaliere
La posizione di Giovanni era quella di un grande signore territoriale. Le fonti documentarie lo collegano a Montmirail, Oisy, Condé-en-Brie e ad altri domini e diritti signorili. Il suo nome compare inoltre in numerose carte relative a chiese e monasteri. Sono attestati, fra gli altri, atti del 1194 per l’abbazia di Essômes, del 1198 per l’abbazia di Vaucelles, del 1201 per l’abbazia di Anchin e del 1202 per il monastero di Cantimpré. Questi documenti sono importanti perché permettono di conoscere Giovanni al di là del ritratto costruito dalla sua Vita: egli appare come un aristocratico attivo nella gestione dei propri beni e nei rapporti con le istituzioni ecclesiastiche.
La tradizione lo presenta inoltre come uomo vicino a Filippo II Augusto e come protagonista di imprese militari. Il suo coinvolgimento nella politica e nella guerra è compatibile con la sua posizione sociale e con le fonti documentarie. Alcune narrazioni gli attribuiscono un ruolo decisivo nel salvare il re durante la battaglia di Gisors. L’episodio è entrato stabilmente nella sua biografia tradizionale, ma deve essere distinto dalle informazioni che possono essere direttamente ricavate dalle carte. La ricerca moderna conferma comunque che Giovanni apparteneva all’aristocrazia militare impegnata nelle campagne della monarchia capetingia.
La sua vita mostra quindi una caratteristica importante della spiritualità aristocratica tra XII e XIII secolo: la conversione religiosa non avvenne necessariamente attraverso un’improvvisa uscita dal mondo, ma attraverso un progressivo ripensamento dell’uso della ricchezza, del potere e della posizione sociale.

La trasformazione religiosa
La Vita di Giovanni costruisce il suo percorso spirituale come una radicale conversione. Secondo questo testo, egli sarebbe progressivamente arrivato a considerare insufficienti il prestigio, la ricchezza e la vita di corte. La narrazione insiste sulla penitenza, sulla carità verso i poveri e soprattutto sulla cura degli ammalati.
Alcuni elementi di questo quadro trovano un riscontro significativo nella documentazione relativa alla sua attività signorile. La tradizione locale collega infatti Giovanni alla fondazione della Maison-Dieu de la Chaussée a Montmirail, destinata all’accoglienza dei poveri e dei malati. La storia della città conserva questa fondazione come una delle iniziative che precedettero il suo ingresso nella vita religiosa.
La tradizione agiografica sottolinea in modo particolare la sua attenzione ai lebbrosi e alle persone affette da malattie ripugnanti. Un episodio riferito dal predicatore domenicano Stefano di Borbone, sulla base di una tradizione precedente, racconta che Giovanni avrebbe portato sulle spalle un povero gravemente malato, lavandone poi le gambe e i piedi coperti di piaghe. È significativo che i Bollandisti abbiano registrato questo racconto precisando però che la Vita di Longpont non contiene proprio quei due episodi nella forma tramandata da Stefano di Borbone. Il dato è dunque utile soprattutto per ricostruire la memoria medievale di Giovanni e non può essere trattato senza riserve come una cronaca biografica.

Il progetto della crociata e la scelta monastica
Uno degli aspetti più interessanti della sua vicenda riguarda il rapporto fra il progetto cavalleresco e la scelta religiosa. Una ricerca moderna sulla nobiltà della Champagne riferisce che nel 1208 Giovanni aveva progettato di vendere una parte considerevole dei propri beni per finanziare la partecipazione a una crociata contro gli Albigesi. La moglie Helvide si oppose alla vendita di quelle terre. Questo episodio è importante perché mostra che il passaggio dalla vita aristocratica alla vita monastica non fu necessariamente un gesto improvviso e isolato, ma si inserì in un più ampio processo di trasformazione della sua religiosità.
Nel 1210 Giovanni lasciò la moglie e i figli e prese l’abito cistercense nell’abbazia di Longpont. Le fonti moderne basate sulla documentazione signorile indicano che Helvide assunse allora la gestione di parte delle signorie familiari, almeno fino alla maggiore età dell’erede. Questo particolare è storicamente significativo perché mostra anche le conseguenze concrete della scelta religiosa di Giovanni sulla sua famiglia.
L’ingresso a Longpont trasformò radicalmente la sua condizione sociale. Il grande signore divenne monaco e si sottopose alla disciplina della comunità cistercense. La Vita, composta alcuni decenni più tardi da un monaco di Longpont, interpreta questa trasformazione come un passaggio dalla gloria mondana all’umiltà monastica. Il soprannome Jean l’Humble, Giovanni l’Umile, appartiene precisamente a questa tradizione.

Gli anni a Longpont
La documentazione diretta sulla vita quotidiana di Giovanni nel monastero è molto più limitata rispetto alla ricchezza della narrazione agiografica. La Vita descrive una condotta caratterizzata da penitenza, obbedienza, preghiera e servizio agli altri monaci. Tali elementi devono essere letti anche alla luce del genere letterario: l’autore non intendeva semplicemente registrare fatti biografici, ma costruire un modello di conversione aristocratica e di vita cistercense.
Longpont era allora un’importante abbazia cistercense della regione di Soissons. Giovanni vi morì il 29 settembre 1217. La data è stabilmente attestata dalla tradizione liturgica e agiografica e costituisce uno degli elementi più sicuri della sua biografia. Il Martirologio Romano lo ricorda proprio nel monastero cistercense di Longpont, presentandolo come colui che da illustrissimo cavaliere divenne umile monaco.

La Vita di Giovanni e i primi tentativi di canonizzazione
La principale fonte narrativa medievale è la Vita di Giovanni di Montmirail, catalogata nella Bibliotheca Hagiographica Latina con il numero BHL 4415. Il testo fu composto da un monaco di Longpont negli anni 1230-1240, probabilmente in relazione a un progetto di canonizzazione. L’attribuzione tradizionale a Gauthier d’Ochies è stata proposta ma non deve essere considerata certa. La Vita conserva il racconto della sua esistenza e numerosi miracoli attribuiti alla sua intercessione.
Il progetto di canonizzazione è documentato da una lettera di papa Gregorio IX del 1236. Il pontefice incaricò l’arcivescovo o il vescovo competente e l’abate di Saint-Victor di Parigi di indagare sulle virtù di Giovanni e sulla verità dei segni e dei miracoli attribuiti al monaco di Longpont. Le testimonianze dovevano essere raccolte in vista di una successiva decisione della Sede Apostolica. Il procedimento, tuttavia, non giunse alla canonizzazione pontificia.
Questo elemento è essenziale per comprendere la storia del culto. Giovanni era già considerato santo nella comunità di Longpont e la sua tomba attirava una memoria cultuale significativa, ma il tentativo di ottenere una canonizzazione pontificia nel XIII secolo non ebbe successo. Non è quindi corretto parlare di una canonizzazione medievale.

La tomba e i miracoli
Dopo la morte, la tomba di Giovanni divenne il centro della sua memoria religiosa. La tradizione monastica riferisce numerosi miracoli avvenuti presso il sepolcro e collega proprio a questi prodigi la crescente venerazione del monaco.
Nel 1253 il capitolo generale di Cîteaux avrebbe autorizzato il trasferimento del corpo nella chiesa dell’abbazia, in relazione alla fama dei miracoli attribuiti alla sua intercessione. Una delle sue figlie, Marie de Montmirail, moglie di Enguerrand III de Coucy, fece realizzare un importante monumento funerario. La documentazione relativa a Longpont mostra quindi che il culto era ormai divenuto parte integrante della memoria dell’abbazia.
Il mausoleo medievale, oggi perduto, rappresentava Giovanni in due condizioni diverse: come cavaliere e come religioso. Questa duplice rappresentazione aveva un forte valore simbolico, perché rendeva visibile la trasformazione che costituiva il centro della sua memoria agiografica: dal signore armato al monaco cistercense.

Le reliquie e la memoria di Longpont
La storia delle reliquie è particolarmente importante perché permette di seguire la continuità del culto attraverso i secoli. Le fonti relative alle ricognizioni moderne ricordano diverse verifiche delle ossa conservate nella châsse di Longpont. Nel 1639 il vescovo di Soissons Simon Legras procedette a un’apertura della cassa e a una ricognizione delle reliquie; nel 1657 il vescovo Charles de Bourlon effettuò una nuova verifica, durante la quale furono descritti diversi resti ossei. Un’altra ricognizione fu compiuta nel 1697 dal visitatore dell’Ordine cistercense Dom Brulard.
Un verbale del 1657 conserva inoltre un’iscrizione latina, Caput sancti Joannis de Monte-Mirabili, relativa a una reliquia considerata la testa del beato. Lo stesso documento mostra però una cautela ecclesiastica significativa: il vescovo, pur riconoscendo la fama di santità di Giovanni, riteneva necessario attendere una decisione prima di procedere a una piena esposizione delle reliquie per la venerazione pubblica. Questo episodio è importante perché mostra che la continuità del culto locale non equivaleva automaticamente a una formale autorizzazione liturgica universale.
Un particolare di grande interesse storico-artistico è il cosiddetto coffret di Giovanni di Montmirail, reliquiario medievale collegato alla memoria di Longpont. Anne E. Lester ne ha studiato il significato nel contesto della cultura aristocratica e religiosa della Francia settentrionale del XIII secolo. L’oggetto non è quindi soltanto un contenitore di reliquie, ma costituisce una testimonianza della complessa relazione fra memoria familiare, araldica aristocratica, reliquie e culto dei santi.

Il riconoscimento ecclesiastico moderno
Nel XVII secolo i monaci di Longpont cercarono nuovamente di ottenere un riconoscimento liturgico del culto di Giovanni. Nel 1677 il priore dell’abbazia presentò a Roma una richiesta per poter celebrare l’ufficio in suo onore. La questione rimase a lungo senza una soluzione definitiva.
Nel XIX secolo venne intrapresa una nuova procedura. La documentazione conservata comprendeva verbali, inchieste, cronache, vite, lettere e altri documenti relativi alla tradizione di Giovanni. Il 19 luglio 1891 la Sacra Congregazione dei Riti, con approvazione di Leone XIII, riconobbe il culto del beato per la diocesi di Soissons e ne regolò la celebrazione liturgica. Le fonti locali indicano per quella specifica disposizione la data del 28 settembre, mentre la memoria attualmente riportata dal Martirologio Romano e dalle fonti liturgiche contemporanee è il 29 settembre, giorno della morte di Giovanni.
È dunque opportuno evitare la formula semplificata secondo cui Giovanni sarebbe stato semplicemente beatificato da Leone XIII nel 1891. La documentazione disponibile descrive più precisamente un riconoscimento ecclesiastico del culto già esistente, con autorizzazione della celebrazione nella diocesi di Soissons. La distinzione è importante dal punto di vista storico-canonico.

Una conversione aristocratica nel contesto cistercense
La vicenda di Giovanni appartiene a un fenomeno più ampio della spiritualità aristocratica tra XII e XIII secolo: la scelta, da parte di uomini appartenenti ai ceti dominanti, di rinunciare alla gestione diretta delle proprie signorie per entrare in una comunità religiosa. Nel suo caso il passaggio è particolarmente significativo perché avvenne dopo una lunga esperienza politica, militare e familiare.
La sua scelta non cancellò tuttavia la dimensione aristocratica della sua memoria. La Vita insiste sulla nobiltà delle origini, mentre la tradizione funeraria conserva la memoria del cavaliere accanto a quella del monaco. Il culto di Longpont appare quindi come il risultato dell’incontro fra due identità: quella del grande signore e quella del religioso penitente.

Il rapporto con i poveri e i malati
La cura dei poveri e degli ammalati occupa un posto importante nella tradizione di Giovanni. L’esistenza di istituzioni assistenziali collegate alla sua attività signorile è storicamente attestata nella memoria di Montmirail, mentre gli episodi più spettacolari relativi ai lebbrosi appartengono soprattutto alla tradizione agiografica.
Particolarmente interessante è il confronto con la testimonianza di Stefano di Borbone. Il domenicano del XIII secolo riferisce un episodio di servizio a un malato, ma i Bollandisti notarono che la Vita di Longpont non lo racconta nella stessa forma. Questo caso mostra bene perché sia necessario distinguere la storia della persona dalla costruzione progressiva della sua memoria di santità.

Il reliquiario e la memoria aristocratica
Il coffret di Longpont costituisce uno dei documenti più interessanti per la storia successiva del culto. Lo studio di Anne E. Lester ha evidenziato il rapporto fra l’oggetto, le reliquie di Giovanni e la presenza di elementi araldici appartenenti all’aristocrazia della Francia settentrionale. Il reliquiario permette quindi di osservare concretamente come il culto di un aristocratico trasformato in monaco continuasse a essere legato alla memoria delle famiglie e delle élite che avevano fatto parte della sua storia.

Il problema della tomba
La sede originaria del sepolcro e le successive trasformazioni sono difficili da ricostruire integralmente. L’Inventaire général du patrimoine culturel della regione Hauts-de-France conserva oggi la documentazione relativa a un frammento di gisant conservato nell’antica abbazia di Longpont. Il pezzo potrebbe provenire dal sepolcro di Giovanni, ma l’identificazione non è certa. È quindi preferibile non presentarlo come un reperto sicuramente appartenente alla sua tomba.

Curiosità
- La Vita di Giovanni di Montmirail è catalogata nella Bibliotheca Hagiographica Latina con il numero BHL 4415 ed è conservata nell’edizione dei Bollandisti negli Acta Sanctorum, settembre, tomo VIII, alle pagine 218-235.
- Un documento del 1236 mostra che i monaci di Longpont tentarono di ottenere una canonizzazione pontificia: Gregorio IX dispose un’inchiesta sulle virtù e sui miracoli attribuiti a Giovanni.
- Il cosiddetto coffret di Giovanni di Montmirail è un importante reliquiario medievale collegato a Longpont e alla memoria aristocratica della Francia settentrionale.
- Un frammento di gisant conservato nell’antica abbazia di Longpont è stato associato al sepolcro di Giovanni, ma l’Inventaire général du patrimoine culturel mantiene prudentemente l’identificazione come ipotetica.
- Le fonti moderne riportano talvolta il 28 settembre come data della celebrazione stabilita per la diocesi di Soissons nel 1891; il Martirologio Romano e la tradizione liturgica attuale indicano invece il 29 settembre.

Cronologia
- circa 1165: nascita di Giovanni di Montmirail a Montmirail, nella Champagne.
- fine XII secolo: matrimonio con Helvide di Dampierre e consolidamento della posizione signorile della coppia.
- 1194-1202: sono documentate diverse carte di Giovanni a favore di istituzioni ecclesiastiche, tra cui Essômes, Vaucelles, Anchin e Cantimpré.
- 1208 circa: secondo una ricostruzione moderna, Giovanni progettò di finanziare una spedizione contro gli Albigesi attraverso la vendita di alcune proprietà, progetto contrastato dalla moglie Helvide.
- 1210: Giovanni lasciò la vita signorile ed entrò nell’abbazia cistercense di Longpont.
- 29 settembre 1217: morte di Giovanni nell’abbazia di Longpont.
- 1230-1240 circa: un monaco di Longpont compose la Vita di Giovanni, probabilmente nel contesto del progetto di promuoverne la canonizzazione.
- 1236: Gregorio IX ordinò un’inchiesta sulle virtù e sui miracoli attribuiti a Giovanni. Il progetto di canonizzazione non giunse a conclusione.
- 1253: il capitolo generale di Cîteaux autorizzò, secondo la documentazione tradizionale, il trasferimento del corpo nella chiesa dell’abbazia.
- XVII secolo: i monaci di Longpont promossero nuovamente il riconoscimento liturgico del culto. Nel 1677 fu presentata a Roma una richiesta per celebrare il suo ufficio.
- 19 luglio 1891: la Sacra Congregazione dei Riti, con approvazione di Leone XIII, riconobbe il culto di Giovanni per la diocesi di Soissons e ne regolò la celebrazione liturgica.
- 13 ottobre 1895: a Longpont fu benedetto un altare secondario dedicato a Giovanni.

Valutazione storico-critica
- L’esistenza storica di Giovanni di Montmirail, la sua appartenenza all’aristocrazia della Champagne, i suoi rapporti familiari e la sua attività signorile sono sostenuti da documentazione diplomatica medievale e non dipendono esclusivamente dalla Vita agiografica.
- La data della morte, 29 settembre 1217, è solidamente inserita nella tradizione documentaria e liturgica relativa a Longpont.
- La Vita BHL 4415 è una fonte agiografica relativamente vicina agli eventi, essendo stata composta negli anni 1230-1240, ma non è una cronaca neutrale: fu redatta in un contesto nel quale la comunità di Longpont aveva interesse a promuovere la memoria e il riconoscimento della santità del proprio monaco.
- Il progetto di canonizzazione del 1236 è storicamente documentato da una disposizione di Gregorio IX. Il fatto che l’inchiesta non abbia portato alla canonizzazione deve essere distinto dalla successiva continuità del culto locale.
- I miracoli attribuiti a Giovanni appartengono alla storia della sua memoria cultuale, ma non possono essere utilizzati automaticamente come prove storiche degli episodi narrati. Particolarmente significativo è il confronto fra la Vita e la testimonianza di Stefano di Borbone, che mostra come alcune tradizioni potessero circolare indipendentemente dalla biografia monastica.
- Il passaggio dalla vita aristocratica alla vita cistercense è ben documentato nel suo esito, cioè l’ingresso a Longpont nel 1210, mentre molti particolari del percorso spirituale precedente sono filtrati dalla successiva elaborazione agiografica.
- La documentazione relativa alle reliquie dimostra una lunga continuità della memoria cultuale a Longpont, con successive ricognizioni e traslazioni. Non tutte le identificazioni materiali oggi proposte per i resti o per il sepolcro possono però essere considerate certe.
- È storicamente più preciso descrivere il provvedimento del 19 luglio 1891 come riconoscimento ecclesiastico del culto e autorizzazione della celebrazione nella diocesi di Soissons, piuttosto che presentarlo semplicemente come una beatificazione personale compiuta da Leone XIII.
- La figura storica di Giovanni emerge quindi con maggiore chiarezza quando si tengono distinti tre livelli: l’aristocratico documentato dalle carte, il monaco ricordato dalla comunità di Longpont e il santo taumaturgo costruito dalla tradizione agiografica e cultuale.

Fonti e bibliografia essenziale
- Vita Joannis de Montemirabili, BHL 4415, in Acta Sanctorum, September, t. VIII, Anversa, 1762, pp. 218-235. È la principale fonte narrativa medievale e comprende la vita e i miracoli attribuiti a Giovanni.
- Gregorio IX, lettera del 1236 relativa all’inchiesta sulla vita, le virtù e i miracoli di Giovanni di Montmirail, registrata nella documentazione dell’abbazia di Longpont.
- Evergates, Theodore, ed., Littere Baronum: The Earliest Cartulary of the Counts of Champagne, Medieval Academy Books, vol. 107, Toronto, University of Toronto Press, 2003. Importante edizione di documenti aristocratici della Champagne e fonte per la ricostruzione del contesto familiare e signorile di Giovanni.
- Lester, Anne E., The Coffret of John of Montmirail: The Sacred Politics of Reuse in Thirteenth-Century Northern France, Peregrinations: Journal of Medieval Art and Architecture, 4, 4, 2014, pp. 50-86. Studio specialistico sul reliquiario e sulla memoria aristocratica e cultuale di Giovanni.
- Lester, Anne E., Creating Cistercian Nuns: The Women’s Religious Movement and Its Reform in Thirteenth-Century Champagne, Ithaca, Cornell University Press, 2011. Studio sul contesto religioso e sociale della Champagne e del mondo cistercense nel periodo pertinente.
- Dimier, M.-A., Le bienheureux Jean de Montmirail, moine de Longpont, in Mémoires de la Fédération des sociétés savantes de l’Aisne, VII, 1960-1961, pp. 182-191. Studio specialistico dedicato alla figura di Giovanni, segnalato nei repertori bibliografici locali.
- Inventaire général du patrimoine culturel, dossier IM02001245, Tombeau de Jean de Montmirail (?) : fragment de gisant, Longpont. Fonte istituzionale per la documentazione del frammento di gisant e per la prudente valutazione della sua identificazione.
- Conférence des évêques de France, Nominis, notice Bienheureux Jean de Montmirail. Utile per il confronto con la tradizione liturgica e per la memoria ecclesiale contemporanea.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Nacque a Montmirail, in Champagne, nel 1165. Suo padre, Andrea, signore di Montmirail e di Condé-en-Brie, aveva sposato Elviada di Oisy-en-Cambrésis, che gli aveva portato in dote il contado di Ferté-d’Ancoul, il viscontado di Meaux e la castellania di Cambrai. Giovanni sposò, nel 1185, Elvida di Dampierre e servì alla corte di Filippo Augusto, dove si mise in luce per la sua dirittura e la sua lealtà.
Il re, che lo fece suo consigliere, amava chiamarlo «Giovanni probità». In una battaglia contro gli Inglesi, presso Gisors, il re di Francia si trovò circondato dai nemici e dovette la sua salvezza al coraggio del beato, che si precipitò in suo soccorso.
Ma ben presto Giovanni, che era piissimo, volle dire addio al mesitiere delle armi, distaccarsi dal mondo e ritirarsi nella solitudine. Dopo aver vissuto qualche tempo in disparte dedicandosi alla preghiera e alle opere di carità, entrò, all’età di quarant’anni, nell’abbazia cistercense di Longpont, fondata nel 1132 da san Bernardo, non lontano da Villers-Cotterets. Vi ricevette l’abito nel 1210, abbandonandosi alla penitenza più severa, non pensando che ad umiliarsi nei lavori più penosi e più vili, meritando il soprannome di «Giovanni l’umile».
Morì nel 1217, il 29 settembre, all’età di cinquantadue anni, dopo sette di vita religiosa. Essendo stati ottenuti molti miracoli sulla sua tomba, se ne trasferirono i resti in una cassa di marmo, che fu posta nel chiostro. Nel 1253, in ragione dei numerosi miracoli a lui dovuti, il capitolo generale di Citeaux accordò il permesso di trasferirne il corpo in chiesa e gli si costruì un mausoleo nel santuario, in cornu evangelii.
Verso la metà del secolo XIII, le sue ossa furono collocate in una piccola cassa di cuoio, con cerchi di ferro ed ornata di cinquanta medaglioni smaltati. Essa si trova ancora nella chiesa parrocchiale di Longpont, sistemata nell’antica cantina dell’abbazia.
Nel 1891 la Santa Congregazione dei Riti autorizzò la diocesi di Soissons ad onorare il beato con culto liturgico; autorizzazione che fu estesa alla diocesi di Chalons-sur Marne nel 1908.
I Cistercensi lo hanno iscritto nel loro Menologio alla data del 29 settembre, così come riportato anche nel Martirologio Romano. Solo i Cistercensi della Congregazione italiana di san Bernardo celebrano la sua festa il 28 settembre.


Autore:
Marie-Anselme Dimier


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2026-09-16

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