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Sant' Antonino di Piacenza Martire

Festa: 30 settembre

† Travo, Piacenza, 303 circa

E' il principale martire antico della tradizione cristiana piacentina e il patrono della città, ma la sua vicenda personale è molto meno conosciuta di quanto lasci supporre la ricchezza del culto sviluppatosi attorno alla sua memoria. La sua esistenza e la sua venerazione sono infatti documentate già alla fine del IV secolo, quando il vescovo Vittricio di Rouen lo ricorda nel De laude Sanctorum tra i martiri venerati a Piacenza. Il Martirologio Geronimiano lo associa alla città e al 30 settembre, mentre il Martirologio Romano continua a commemorarlo in questa data come martire a Piacenza. Le circostanze del martirio, invece, sono conosciute soprattutto attraverso tradizioni agiografiche molto posteriori: una di esse colloca la morte nei pressi di Travo, intorno al 303, durante la persecuzione di Diocleziano, e lo presenta come appartenente alla Legione Tebea. Quest'ultima appartenenza è però considerata leggendaria e non può essere utilizzata come dato storico. Anche la presunta origine egiziana e numerosi particolari della sua vita appartengono alla tradizione tarda. La documentazione consente dunque di distinguere con sufficiente chiarezza un nucleo storico antico, costituito dall'esistenza del martire, dalla sua venerazione a Piacenza e dalla presenza delle sue reliquie, da una biografia molto più ampia formatasi nei secoli successivi.

Patronato: Piacenza, Lozza (VA)

Etimologia: Antonino (come Antonio) = nato prima, o che fa fronte ai suoi avversari, dal gre

Emblema: Rappresentato come militare, talvolta con attributi legati alla tradizione della Legione Tebea.

Martirologio Romano: A Piacenza, sant’Antonino, martire.


Le informazioni storicamente più sicure su Antonino non derivano da una biografia contemporanea al martirio. La documentazione sulla sua vita è infatti relativamente tarda. Il dato fondamentale è però che il culto non nasce nel Medioevo: alla fine del IV secolo Antonino era già conosciuto come martire e protettore di Piacenza.
La testimonianza particolarmente importante è quella di Vittricio, vescovo di Rouen, nel De laude Sanctorum, composto in occasione dell'arrivo a Rouen di reliquie di diversi martiri. Nel testo Antonino viene ricordato esplicitamente come santo venerato a Piacenza: la formula riferita alla città piacentina mostra che il suo culto era già sufficientemente consolidato da essere associato alla protezione della comunità urbana. La stessa testimonianza è importante anche perché precede di diversi secoli le principali narrazioni agiografiche conservate a Piacenza.
Il Martirologio Geronimiano costituisce un'ulteriore testimonianza antica. Al 30 settembre collega ad Antonino la città di Piacenza, indicando il giorno della sua memoria. Il Martirologio Romano conserva tuttora la commemorazione nella stessa data, con la semplice indicazione: a Piacenza, memoria di sant'Antonino, martire.
Questi dati permettono di affermare con maggiore sicurezza l'esistenza storica del culto e del martire che non i particolari della sua biografia.

Le tradizioni sul martirio
Le fonti medievali e moderne svilupparono una narrazione molto più articolata. La tradizione piacentina colloca il martirio di Antonino nei pressi di Travo, in Val Trebbia, durante la persecuzione di Diocleziano, generalmente intorno al 303. Questa tradizione è rimasta profondamente legata alla memoria del santo e al territorio piacentino, ma non possiede lo stesso grado di certezza della testimonianza antica relativa alla sua venerazione. La stessa liturgia propria della diocesi precisa che i particolari della vita del martire, vissuto tra la fine del III e l'inizio del IV secolo, sono sconosciuti.
La tradizione più nota lo presenta inoltre come soldato della Legione Tebea. Secondo questo racconto, Antonino avrebbe fatto parte della leggendaria formazione militare cristiana che la tradizione agiografica colloca sotto Diocleziano e Massimiano. L'elemento è divenuto particolarmente importante nell'iconografia del santo, ma non è storicamente sostenibile: gli studi storico-agiografici lo considerano una costruzione leggendaria tarda. Anche la diocesi di Piacenza-Bobbio presenta oggi con prudenza questa tradizione, mentre la documentazione liturgica ufficiale evita di attribuirle valore storico.
Non è pertanto possibile stabilire con sicurezza il luogo di nascita di Antonino, la sua origine familiare, l'eventuale carriera militare, il momento preciso del suo arrivo a Piacenza o le circostanze concrete della sua morte. Le ricostruzioni che indicano l'Egitto come sua patria, gli attribuiscono una famiglia cristiana di elevata condizione o fissano dettagliatamente il suo itinerario appartengono alla tradizione agiografica e non alla documentazione storica più antica.

Le prime fonti agiografiche piacentine
Una fonte fondamentale per la successiva elaborazione della memoria di Antonino è costituita dai Gesta Sanctorum Antonini, Victoris, Opilii et Gregorii, conservati nell'Archivio della basilica di Sant'Antonino. Il nucleo più antico del testo viene generalmente collocato tra la fine del IX e l'inizio del X secolo. La tradizione manoscritta fu poi accresciuta e aggiornata nel corso dei secoli.
Questa distanza cronologica è essenziale per valutare correttamente il testo. I Gesta rappresentano una fonte preziosa per conoscere la memoria medievale del santo, la tradizione delle reliquie e la costruzione della sua leggenda, ma non possono essere trattati come una testimonianza contemporanea al martirio.
Proprio in questa documentazione si consolidarono diversi particolari successivamente entrati nella tradizione piacentina. Il racconto della scoperta delle reliquie da parte del vescovo Savino, per esempio, appartiene alla tradizione ecclesiastica locale e viene trasmesso insieme a elementi miracolosi. La documentazione ufficiale della diocesi riconosce l'importanza del culto delle reliquie, ma precisa che i particolari della vita di Antonino rimangono sconosciuti.

Il ritrovamento delle reliquie
Secondo la tradizione piacentina, nel IV secolo il vescovo Savino avrebbe ritrovato le spoglie del martire e le avrebbe trasferite nella chiesa precedentemente dedicata a san Vittore, primo vescovo di Piacenza. La tradizione collega l'episodio alla trasformazione della dedicazione della chiesa, che sarebbe passata progressivamente da san Vittore a sant'Antonino.
La basilica attuale conserva una memoria particolarmente importante di questo processo. La documentazione della Chiesa cattolica relativa al patrimonio ecclesiale piacentino indica che la prima chiesa dedicata al martire risale al IV secolo e che l'edificio medievale fu successivamente ricostruito e ampliato.
Il ritrovamento delle reliquie non deve tuttavia essere confuso con una prova indipendente dei particolari narrati dalla leggenda. La tradizione della inventio appartiene alla storia del culto e della memoria ecclesiale di Antonino. L'esistenza di un culto antico e la continuità della venerazione delle reliquie costituiscono invece dati storici di grande importanza.

La basilica e il culto cittadino
Il rapporto tra Antonino e Piacenza divenne progressivamente uno degli elementi fondamentali dell'identità religiosa della città. La prima chiesa a lui collegata risale al IV secolo. L'edificio attuale conserva strutture e trasformazioni di epoche diverse, con una significativa fase romanica e successivi interventi. La basilica è oggi uno dei principali luoghi della memoria religiosa piacentina e custodisce le reliquie attribuite al martire.
La tradizione ecclesiale piacentina considera Antonino patrono della città insieme a santa Giustina. La basilica che porta il suo nome ebbe inoltre un ruolo centrale nella storia della Chiesa locale. Nel Medioevo la sua importanza superò l'ambito strettamente cultuale: nel 1183 l'edificio fu anche luogo di incontri collegati alle trattative preliminari della Pace di Costanza. Questo episodio appartiene alla storia della basilica e della città, non alla biografia del martire, ma mostra la rilevanza assunta nel tempo dal luogo di culto antoniniano.

Le ricognizioni delle reliquie
La venerazione delle reliquie è documentata attraverso una lunga serie di ricognizioni. La tradizione locale ricorda un controllo effettuato dal vescovo Sigifredo intorno all'anno Mille e ulteriori ricognizioni nel 1510, 1562, 1569 e 1615. Particolarmente importante fu quella condotta negli anni 1878-1879 dal vescovo Giovanni Battista Scalabrini.
Queste ricognizioni non consentono automaticamente di identificare scientificamente i resti come quelli del martire del III-IV secolo. Sono però testimonianze significative della continuità del culto e dell'importanza attribuita dalla Chiesa piacentina alle reliquie conservate nella basilica.
La documentazione storico-artistica relativa alla tradizione della translatio mostra inoltre quanto la memoria delle reliquie abbia influenzato l'arte locale. Una stampa ottocentesca conservata nel patrimonio culturale lombardo rappresenta alcuni dei miracoli tradizionalmente collegati alla traslazione delle spoglie, compresa la comparsa di sangue sul corpo del martire. Si tratta di una testimonianza della tradizione iconografica e devozionale, non di una verifica storica dell'episodio miracoloso.

Un'importante confusione agiografica
Un aspetto particolarmente significativo riguarda l'errata attribuzione ad Antonino di un viaggio in Terra Santa compiuto nel VI secolo. Per lungo tempo una relazione di pellegrinaggio fu pubblicata e trasmessa con il nome di Antoninus Placentinus. Il testo racconta un viaggio nei Luoghi Santi compiuto intorno al 570 da un pellegrino proveniente da Piacenza.
La ricerca moderna ha però stabilito che questo pellegrino non può essere identificato con il martire Antonino. Il viaggio avvenne circa due secoli e mezzo dopo la morte tradizionale del martire e fu compiuto da un gruppo di pellegrini piacentini che si pose sotto la protezione del santo patrono. L'Itinerarium conserva infatti nel prologo la formula secondo cui il pellegrino partì dalla città di Piacenza sotto la protezione del beato martire Antonino.
La distinzione è importante perché l'errore di attribuzione ha prodotto per secoli una falsa biografia: Antonino martire è una figura del cristianesimo antico, mentre l'anonimo autore dell'Itinerarium appartiene al VI secolo. Gli studi di Hippolyte Delehaye hanno richiamato esplicitamente l'attenzione su questa confusione.

La memoria liturgica
Il 30 settembre è la data con cui Antonino compare nel Martirologio Geronimiano e nel Martirologio Romano. Il calendario romano lo ricorda semplicemente come martire a Piacenza.
La tradizione liturgica piacentina conserva però una celebrazione propria il 4 luglio, indicata dalla diocesi come festa di sant'Antonino, martire, patrono della diocesi e della città. La documentazione liturgica diocesana afferma esplicitamente che i particolari della vita del santo sono sconosciuti e mette invece in evidenza l'antichità del culto, attestato già alla fine del IV secolo.
Questa duplice memoria permette di distinguere la data del 30 settembre, conservata nel Martirologio Romano, dalla celebrazione propria della Chiesa piacentina.

La vera importanza storica di Antonino
La figura di Antonino è un caso particolarmente interessante di distanza tra documentazione biografica e documentazione cultuale. La sua vita concreta è scarsamente conosciuta, mentre la sua presenza nella memoria della comunità piacentina è documentata molto presto.
Il dato più significativo non è quindi la ricostruzione dettagliata della sua carriera o del suo martirio, che rimane in larga parte tradizionale, ma la precocità con cui la comunità cristiana di Piacenza lo riconobbe come proprio martire e protettore. Alla fine del IV secolo Vittricio lo presenta già come il santo che protegge Piacenza. Questo dato precede di molti secoli la redazione dei principali testi agiografici locali.

Antonino e l'Anonimo Piacentino
L'associazione tra Antonino e l'Itinerarium del pellegrino piacentino costituisce uno degli errori più persistenti nella tradizione agiografica. Il testo è storicamente prezioso perché offre una testimonianza di un pellegrinaggio cristiano in Oriente nel VI secolo, ma non è un'autobiografia del martire.
L'errore nasce in parte dalla presenza del nome Antonino nei manoscritti e nei titoli tradizionali dell'opera. La ricerca filologica ha consentito di distinguere il martire del IV secolo dall'autore o, più precisamente, dal pellegrino piacentino del VI secolo.

La tradizione della Legione Tebea
L'appartenenza di Antonino alla Legione Tebea è uno degli elementi più celebri della sua iconografia, ma non appartiene al nucleo storico più antico della sua memoria. La tradizione compare nelle fonti agiografiche medievali e contribuì a trasformare Antonino in un santo soldato.
Dal punto di vista storico, è quindi necessario distinguere il martirio di Antonino, sostenuto da una documentazione antica relativa alla sua venerazione, dalla specifica narrazione della Legione Tebea, che appartiene alla successiva elaborazione agiografica.

Curiosità
- La testimonianza di Vittricio di Rouen alla fine del IV secolo rende Antonino uno dei martiri piacentini documentati più anticamente.
- La Basilica di Sant'Antonino è legata alla più antica storia ecclesiastica della città e conserva ancora oggi la memoria del martire e delle sue reliquie.
- Il celebre Itinerarium del cosiddetto Antonino Piacentino non fu scritto dal martire: il viaggio in Terra Santa appartiene al VI secolo.
- La liturgia della diocesi di Piacenza-Bobbio celebra oggi sant'Antonino il 4 luglio, mentre il Martirologio Romano ne conserva la memoria il 30 settembre.
- Il culto delle reliquie è documentato attraverso numerose ricognizioni succedutesi dal Medioevo all'età contemporanea, fino a quella condotta da Giovanni Battista Scalabrini nel 1878-1879.

Cronologia
- Fine IV secolo - Vittricio di Rouen ricorda Antonino nel De laude Sanctorum come martire venerato a Piacenza.
- VI secolo - Il Martirologio Geronimiano conserva la memoria di Antonino al 30 settembre; nello stesso periodo un gruppo di pellegrini piacentini visita la Terra Santa sotto la protezione del martire.
- Fine IX-inizio X secolo - Viene redatta la principale fonte agiografica piacentina relativa ad Antonino, i Gesta Sanctorum Antonini, Victoris, Opilii et Gregorii.
- Medioevo - Si sviluppano e si consolidano le tradizioni relative al martirio, alla Legione Tebea e al ritrovamento delle reliquie.
- Circa 1000 - Tradizionale ricognizione delle reliquie attribuita al vescovo Sigifredo.
- 1510 - Ricognizione delle reliquie attribuita al vescovo Malabaila.
- 1562 - Ricognizione delle reliquie attribuita al vescovo Bernardino Scotti.
- 1569 - Ricognizione delle reliquie attribuita al vescovo Paolo Burali d'Arezzo.
- 1615 - Ricognizione delle reliquie attribuita al vescovo Claudio Rangoni.
- 1878-1879 - Giovanni Battista Scalabrini conduce una nuova e approfondita ricognizione delle reliquie.
- 30 settembre - Memoria di sant'Antonino nel Martirologio Romano.
- 4 luglio - Celebrazione propria di sant'Antonino, patrono della città e della diocesi di Piacenza-Bobbio.

Valutazione storico-critica
- L'esistenza storica di Antonino e l'antichità del suo culto piacentino sono sostenute da testimonianze anteriori alle principali narrazioni agiografiche medievali. Particolarmente importante è la testimonianza di Vittricio di Rouen, alla fine del IV secolo.
- La biografia individuale del martire rimane invece scarsamente documentata. La stessa liturgia propria della diocesi dichiara sconosciuti i particolari della sua vita.
- L'origine geografica di Antonino non è storicamente stabilita. Le tradizioni che lo fanno nascere in Egitto non possono essere trattate come dati certi.
- Il martirio intorno al 303 nei pressi di Travo appartiene a una tradizione locale antica ma non può essere documentato con la stessa sicurezza della semplice esistenza del culto.
- L'appartenenza alla Legione Tebea deve essere considerata una tradizione agiografica tarda e non un fatto storico accertato.
- La tradizione del ritrovamento delle reliquie da parte del vescovo Savino appartiene alla memoria ecclesiale piacentina ed è collegata alla formazione del santuario del martire; i particolari miracolosi della inventio non possono essere verificati come fatti storici.
- Le numerose ricognizioni delle reliquie costituiscono una documentazione importante della continuità del culto, ma non equivalgono di per sé a una prova scientifica dell'identificazione dei resti con il martire antico.
- L'identificazione del martire con l'autore dell'Itinerarium del VI secolo è errata. Il viaggio in Terra Santa fu compiuto da un pellegrino piacentino vissuto secoli dopo Antonino, probabilmente sotto la protezione del santo.
- Il dato storicamente più solido non è dunque una biografia dettagliata, ma la continuità di una memoria martiriale piacentina già attestata alla fine del IV secolo e sviluppatasi successivamente attraverso reliquie, liturgia, basilica e tradizioni agiografiche.

Fonti e bibliografia essenziale
- Vittricius Rotomagensis, De laude sanctorum, fine IV secolo, in Patrologia Latina, vol. XX, pp. 437-458. Il testo contiene l'antica testimonianza relativa alla venerazione di Antonino a Piacenza.
- Martyrologium Hieronymianum, memoria di sant'Antonino al 30 settembre, nella tradizione testuale relativa a Piacenza. La testimonianza è discussa criticamente da Hippolyte Delehaye.
- Martyrologium Romanum, memoria del 30 settembre: 'A Piacenza in Emilia, ricordo di S. Antonino, martire'.
- Gesta Sanctorum Antonini, Victoris, Opilii et Gregorii, fonte agiografica piacentina conservata nell'Archivio della Basilica di Sant'Antonino, redatta nel nucleo più antico tra la fine del IX e l'inizio del X secolo.
- Hippolyte Delehaye, Les origines du culte des martyrs, Bruxelles, Société des Bollandistes, 1933, pp. relative a sant'Antonino di Piacenza. L'autore distingue il nucleo antico del culto dalle tradizioni leggendarie e chiarisce l'errata attribuzione dell'Itinerarium.
- Francesco Lanzoni, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII (an. 604), Faenza, 1927, pp. 814-815, per il quadro storico della diocesi di Piacenza e le testimonianze relative ad Antonino.
- Guido Tammi, 'Antonino di Piacenza', in Bibliotheca Sanctorum, vol. II, Roma, Istituto Giovanni XXIII nella Pontificia Università Lateranense, 1962, coll. 83-85.
- Diocesi di Piacenza-Bobbio, Messe proprie della Chiesa di Piacenza-Bobbio, 4 luglio, 'Sant'Antonino, martire, patrono della Diocesi e della città di Piacenza'.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Le fonti per lo studio della vita di Antonino sono relativamente tarde: il più antico documento che ci conosca, conservato nell'Archivio della basilica di S. Antonino in Piacenza, è il Gesta Sanctorum Antonini, Victoris, Opilii et Gregorii PP. X, che risale alla fine del IX o agli inizi del X sec., e che narra abbastanza sobriamente la storia della sua vita e delle sue reliquie. Gli studiosi posteriori hanno attinto a questa fonte cercando di accertarne, per quanto possibile, i dati.
E' indubitata l'esistenza del santo, già ricordato da Vittricio di Rouen nel suo De laude Sanctorum della fine del sec. IV, e nel Martirologio Geronimiano. Incerte storicamente sono le circostanze della vita di Antonino: ignoto il paese di origine e certamente leggendaria la sua appartenenza alla legione tebea. Una tradizione locale pone il martirio di Antonino nei pressi di Travo (Piacenza), verso il 303. Il ritrovamento delle sue reliquie (sec. IV), ad opera di s. Savino vescovo di Piacenza, è tramandato in un alone di leggenda; ma innumeri privilegi nel corso del Medioevo confermano la esistenza e il culto di esse. Ricognizioni delle reliquie furono compiute dai vescovi Sigifredo (ca. il 1000), Malabaila (1510), Bernardino Scotti (1562), Paolo Burali d'Arezzo (1569), Claudio Rangoni (1615) e, infine, va ricordata que]la accuratissima compiuta nel 1878-79 dal servo di Dio, mons. Giovanni Battista Scalabrini.
Per molto tempo si è attribuita ad Antonino una relazione di un viaggio in Terra Santa, più volte pubblicata nel corso del Medioevo e del Rinascimento. Tuttavia J. Gildemeister nel 1889 ne ha potuto reperire la redazione originale in due manoscritti del sec. IX. Da questo esordio e dalle indicazioni storiche e archeologiche contenute nella relazione, tutte riferentisi a un periodo attorno al 570, appare chiaro che il viaggio ai Luoghi Santi fu compiuto da un gruppo di cittadini di Piacenza, che si erano posti sotto la protezione del santo della città. La relazione, quindi, è da ascriversi non ad Antonino ma ad un Anonimo Piacentino, certamente uno-dei pellegrini, che al ritorno volle fissare i suoi ricordi di viaggio.
Il culto antichissimo, attestato già nel secolo che segue la morte del santo, è sempre stato ed è tuttora assai vivo nella città e nella diocesi di Piacenza, che lo ha scelto come patrono assieme a s. Giustina, consacrandogli la prima cattedrale, I'insigne basilica di S. Antonino, sorta nel sec. IV e dedicata a s. Vittore, e in seguito rifatta nei secc. IX e XI. Molte altre chiese della diocesi di Piacenza hanno A. come titolare. Nella liturgia piacentina gli sono consacrate due feste: quella principale il 4 luglio, col rito di prima classe, e quella del 13 novembre, giorno della invenzione delle sue reliquie, con rito di seconda classe. Nel Martirologio Geronimiano e nel Martyrologium Romanum Antonino è festeggiato al 30 settembre, data che sembra riferirsi al suo natale.
A Piacenza la sua festa è il 4 luglio e in tale data i reggenti del comune di Piacenza si recano ufficialmente nella basilica di s. Antonino a portare due ceri di omaggio della città.


Autore:
Guido Tammi


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2026-09-16

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