San Sagaris (Sagaro)
Vescovo e martire
Festa: 6 ottobre
Nascita-morte: † Laodicea di Frigia, attuale Denizli, Turchia, circa 166-175
Nascita - morte:
† Laodicea di Frigia, attuale Denizli, Turchia, circa 166-175
Festa:
6 ottobre
Etimologia:
Il greco Σάγαρις indica propriamente una scure da combattimento a un solo taglio; il termine è di origine non greca e la sua etimologia ultima rimane discussa.
Categoria: I santi che iniziano con la lettera S
Calendario: I santi del 6 ottobre
Martirologio Romano
Fu un vescovo cristiano dell'Asia Minore ricordato come martire nella seconda metà del II secolo. La sua esistenza è attestata da due testimonianze antiche di particolare rilievo, conservate da Eusebio di Cesarea: un passo nel quale Eusebio cita un'opera di Melitone di Sardi sulla Pasqua e una lettera di Policarpo di Efeso a papa Vittore I. Quest'ultima presenta Sagaris come vescovo e martire morto a Laodicea e lo colloca tra gli esponenti delle Chiese dell'Asia che osservavano la Pasqua il quattordicesimo giorno del mese di Nisan. Il suo martirio viene generalmente collocato sotto Marco Aurelio, ma l'anno esatto non è noto. Le fonti successive lo presentarono come vescovo di Laodicea e come uno degli antichi discepoli dell'apostolo Paolo; quest'ultima attribuzione non è però sostenuta dalle testimonianze più antiche. La memoria liturgica di Sagaris è fissata al 6 ottobre e il suo culto compare nei più antichi martirologi medievali.
Biografia
A cura di Giampietro Cattini
Le notizie storicamente più antiche su Sagaris (Sagaro, Sagara; greco Σάγαρις) provengono dall'ambiente cristiano dell'Asia Minore e sono legate alla controversia sulla data della celebrazione della Pasqua. La prima testimonianza è trasmessa da Eusebio di Cesarea nella sua Historia Ecclesiastica, che cita l'opera Peri Pascha di Melitone, vescovo di Sardi. Melitone affermava che, mentre un certo Servilius Paulus era proconsole d'Asia, Sagaris subì il martirio e a Laodicea sorse una controversia sulla celebrazione della Pasqua.
La seconda testimonianza è ancora più significativa per la qualificazione ecclesiastica di Sagaris. Nella lettera indirizzata a Vittore I di Roma, probabilmente verso la fine del II secolo, Policarpo di Efeso ricordava diversi cristiani dell'Asia che avevano osservato la Pasqua secondo la tradizione del quattordicesimo giorno. Tra questi menzionava esplicitamente Sagaris come vescovo e martire, affermando che era morto a Laodicea. Il passo mostra quindi che, alla fine del II secolo, la memoria di Sagaris come martire e vescovo era già consolidata.
Sagaris e la Chiesa di Laodicea
La tradizione ecclesiastica identifica Sagaris come vescovo di Laodicea di Frigia. La formulazione delle fonti più antiche è però leggermente più prudente: Policarpo lo definisce vescovo e colloca la sua morte a Laodicea, senza esplicitare con le stesse parole che egli fosse vescovo della città. L'identificazione con la sede laodicena è tuttavia antica e fu accolta dai martirologi e dagli studiosi successivi. Gli Acta Sanctorum osservano espressamente che Eusebio non specifica quale Chiesa Sagaris governasse, pur ritenendo plausibile l'identificazione con Laodicea.
La Chiesa di Laodicea apparteneva alla regione della Frigia e aveva una storia cristiana risalente al I secolo. Nel II secolo la città costituiva uno dei centri della vita cristiana dell'Asia Minore. Sagaris rappresenta una delle prime figure episcopali della comunità di cui esista una testimonianza storica sufficientemente antica.
Il martirio
Il martirio di Sagaris è uno degli elementi meglio attestati della sua biografia. Melitone lo ricorda esplicitamente come un uomo che subì il martirio, mentre Policarpo lo definisce contemporaneamente vescovo e martire. Le due testimonianze sono anteriori alle compilazioni agiografiche medievali e costituiscono il nucleo storico fondamentale della sua memoria.
Non sono conservati gli atti del suo processo né una relazione contemporanea sulle modalità dell'esecuzione. Non sono quindi documentati il luogo preciso dell'esecuzione, la forma della pena capitale, eventuali torture, le parole pronunciate durante il martirio o le circostanze immediate dell'arresto.
Il contesto cronologico è quello del regno di Marco Aurelio. Il riferimento di Melitone al proconsole d'Asia ha suscitato un problema di identificazione. La tradizione latina trasmessa da Rufino legge Sergius Paulus, mentre il testo greco di Eusebio presenta Servilius Paulus. L'identificazione del governatore non è sicura: è stata proposta l'identificazione con Lucio Sergius Paullus, ma la documentazione epigrafica e prosopografica non consente di considerarla definitivamente stabilita.
Per questa ragione non è possibile fissare con certezza l'anno della morte. Una parte della storiografia ha collocato il martirio negli anni 166-167, mentre gli Acta Sanctorum proponevano circa il 175 sulla base di una ricostruzione cronologica delle testimonianze. Studi più recenti sottolineano invece che l'anno preciso rimane sconosciuto e collocano generalmente il martirio negli anni Sessanta o Settanta del II secolo.
La questione della Pasqua
La memoria di Sagaris è strettamente collegata alla controversia sulla data della Pasqua, uno dei principali dibattiti liturgici delle Chiese cristiane dell'Asia Minore nel II secolo.
Le comunità asiatiche osservavano la Pasqua il quattordicesimo giorno del mese di Nisan, indipendentemente dal giorno della settimana. Questa pratica viene comunemente indicata con il termine quartodecimanismo. Nella lettera ricordata da Eusebio, Policarpo presenta Sagaris tra le figure autorevoli della tradizione asiatica che avevano seguito questa consuetudine.
La testimonianza è particolarmente importante perché mostra che Sagaris non era ricordato soltanto come martire, ma anche come esponente di una tradizione ecclesiale ritenuta autorevole nella discussione pasquale. Non è tuttavia conservato alcuno scritto personale di Sagaris e non è possibile ricostruire direttamente il suo pensiero teologico sulla questione.
La controversia di Laodicea è ricordata da Melitone di Sardi, il quale compose un'opera sulla Pasqua proprio nel contesto della discussione. L'opera è perduta, ma la sua testimonianza è stata conservata da Eusebio.
La tradizione del discepolato paolino
I martirologi medievali presentarono Sagaris come uno degli antichi discepoli dell'apostolo Paolo. Questa tradizione compare già nel cosiddetto Martirologio Romano antico e in Adone di Vienne, che al 6 ottobre ricordano Sagaris come martire e vescovo di Laodicea e aggiungono che fu tra gli antichi discepoli di Paolo.
L'attribuzione non è però presente nelle testimonianze più antiche di Melitone e Policarpo. Gli Acta Sanctorum la considerano dubbia e osservano che Eusebio non fornisce alcun elemento sufficiente per affermare che Sagaris fosse stato personalmente discepolo di Paolo. La difficoltà è anche cronologica: se Sagaris fosse stato effettivamente discepolo dell'apostolo, sarebbe stato necessario collocare la sua nascita e la sua attività in un'epoca molto precedente al martirio della metà del II secolo.
La qualifica di antico discepolo di Paolo appartiene quindi alla tradizione agiografica successiva e non può essere considerata un dato biografico storicamente accertato.
La questione del proconsole d'Asia
Il riferimento di Melitone a un proconsole chiamato Servilius Paulus costituisce uno dei principali problemi cronologici legati alla vita di Sagaris. Nel testo greco di Eusebio compare una forma riconducibile a Servilius Paulus, mentre Rufino tradusse il nome come Sergius Paulus, probabilmente favorendo l'associazione con il proconsole Sergio Paolo menzionato negli Atti degli Apostoli.
La tradizione successiva ha talvolta identificato il personaggio con il Sergio Paolo del I secolo, ma tale identificazione produce un evidente problema cronologico, poiché il martirio di Sagaris appartiene al II secolo. La prosopografia romana ha inoltre discusso l'identificazione del proconsole con Lucio Sergius Paullus, la cui carriera è documentata ma non consente di stabilire senza riserve che egli fosse il governatore ricordato da Melitone.
La memoria nei martirologi
La memoria di Sagaris al 6 ottobre è antica. Il cosiddetto Martirologio Romano antico lo ricordava come vescovo di Laodicea e antico discepolo di Paolo; Adone di Vienne riprese la notizia e aggiunse esplicitamente il titolo di martire. La tradizione passò quindi nei successivi martirologi medievali.
Gli Acta Sanctorum dedicarono a Sagaris un'ampia analisi nel volume di ottobre, utilizzando le testimonianze di Eusebio e dei martirologi antichi. Gli studiosi bollandisti riconobbero come solidamente attestati il martirio e il legame con Laodicea, mentre considerarono dubbia l'antica tradizione del discepolato paolino.
Curiosità
- Il nome Sagaris coincide con il termine greco σάγαρις, usato nell'antichità per indicare una particolare scure da combattimento di origine orientale. Il rapporto preciso tra il nome personale del vescovo e il vocabolo relativo all'arma non è però dimostrato.
- Sagaris è ricordato da Policarpo di Efeso insieme ad altri importanti cristiani dell'Asia Minore come testimone di una tradizione pasquale risalente alla generazione precedente.
- La sua memoria è una delle testimonianze che collegano la storia del martirio cristiano del II secolo con la controversia quartodecimana sulla data della Pasqua.
Cronologia
- II secolo - Sagaris vive nell'ambiente cristiano dell'Asia Minore; le fonti antiche non consentono di stabilirne la nascita né gli anni dell'episcopato.
- circa 166-175 - Sagaris subisce il martirio a Laodicea di Frigia, secondo la testimonianza di Melitone e di Policarpo; l'anno preciso non è determinabile.
- circa 190-196 - Policarpo di Efeso ricorda Sagaris nella lettera a Vittore I come vescovo e martire morto a Laodicea e appartenente alla tradizione asiatica del 14 Nisan.
- IV secolo - Eusebio di Cesarea conserva nella Historia Ecclesiastica le testimonianze di Melitone e Policarpo relative a Sagaris.
- IX secolo - Il Martirologio di Adone di Vienne ricorda il 6 ottobre Sagaris come martire e vescovo di Laodicea e lo presenta come uno degli antichi discepoli di Paolo.
- 6 ottobre - La memoria liturgica di Sagaris è attestata nei martirologi e rimane associata alla commemorazione del vescovo e martire di Laodicea.
Valutazione storico-critica
- L'esistenza storica di Sagaris è solidamente attestata da due testimonianze cristiane del II secolo conservate da Eusebio: Melitone lo ricorda come martire e Policarpo come vescovo e martire morto a Laodicea.
- Il martirio è un dato storico particolarmente sicuro, poiché compare in entrambe le testimonianze antiche. Non sono invece conservati gli atti del processo né informazioni affidabili sulle modalità concrete dell'esecuzione.
- L'identificazione di Sagaris come vescovo di Laodicea è molto antica e coerente con la tradizione martirologica, ma la formulazione di Policarpo è più prudente: egli afferma che Sagaris era vescovo e che morì a Laodicea, senza specificare esplicitamente la sede episcopale.
- La data della morte rimane incerta. Il collegamento con il proconsole d'Asia ricordato da Melitone consente una collocazione nella seconda metà del II secolo, ma l'identificazione del governatore e la cronologia esatta del suo mandato sono discusse.
- La collocazione del martirio sotto Marco Aurelio è ampiamente accolta, mentre la datazione precisa al 166, 167 o 175 non può essere considerata dimostrata. Studi recenti sottolineano esplicitamente che l'anno esatto del martirio è sconosciuto.
- La tradizione secondo cui Sagaris fu discepolo di Paolo compare nei martirologi medievali, ma non nelle testimonianze più antiche conservate da Eusebio. Gli Acta Sanctorum la giudicano dubbia e rilevano l'assenza di una testimonianza antica indipendente che la sostenga.
- L'appartenenza di Sagaris alla tradizione quartodecimana dell'Asia è attestata dalla lettera di Policarpo. Non sono però conservati scritti suoi che permettano di conoscere direttamente la sua posizione teologica o liturgica.
- La memoria liturgica del 6 ottobre è antica e documentata nei martirologi. Il culto appartiene quindi a una tradizione cristiana di lunga durata, anteriore alle moderne procedure canoniche.
- Non risultano dati storicamente sufficienti per ricostruire la nascita, la famiglia, la formazione, l'ordinazione episcopale, gli anni dell'attività pastorale, l'arresto, la detenzione, le modalità dell'esecuzione o la sorte delle reliquie.
Fonti e bibliografia essenziale
- Eusebio di Cesarea, Historia Ecclesiastica, IV, 26, 3, dove è conservata la testimonianza di Melitone di Sardi sul martirio di Sagaris e sulla controversia pasquale di Laodicea.
- Eusebio di Cesarea, Historia Ecclesiastica, V, 24, 5-6, dove è conservata la lettera di Policarpo di Efeso a Vittore I con la menzione di Sagaris come vescovo e martire morto a Laodicea.
- Acta Sanctorum, October, III, 6 ottobre, pp. 261-262, De S. Sagari episcopo martyre Laodiceae in Phrygia, studio dedicato alle testimonianze antiche, alla tradizione martirologica e alla cronologia del martirio.
- Adone di Vienne, Martyrologium, 6 ottobre, memoria di Sagaris, martire e vescovo di Laodicea.
- Martiniano Roncaglia, voce Sagari, santo, martire, in Enciclopedia Cattolica, vol. X, 1953, p. 957, sulla tradizione relativa a Sagaris, Eusebio, Melitone e la memoria liturgica del 6 ottobre.
- A. Kirkland, The beginnings of christianity in the Lycus Valley: an exercise in historical reconstruction, Neotestamentica 29, 1995, per il contesto storico delle origini cristiane nella valle del Lico e il ruolo di Sagaris nella comunità di Laodicea.
- Peter J. Head et al., studi recenti sulla cronologia del proconsolato d'Asia e sulla testimonianza di Melitone relativa al martirio di Sagaris, con particolare attenzione all'incertezza sull'identificazione di Servilius Paulus.
