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Santa Sara Moglie di Abramo

Festa: 19 agosto

Con l'uscita di Abram da Carran prende avvio la vicenda che porterà alla costituzione del popolo eletto (Gen 13). In questo capitolo di avvio della storia di Israele la moglie di Abramo, Sara, gioca un ruolo fondamentale nella costruzione della discendenza eletta e del compimento della promessa di un Dio che cammina con gli uomini. «Principessa» è il significato del nome di Sara e la sua regalità sarà il segno della presenza di Dio. In Sara, infatti, si realizza la promessa di una discendenza ad Abramo: dopo aver concepito da Agar il figlio Ismaele, illegittimo, il patriarca chiede a Dio un figlio da Sara. La fede di Abramo troverà un segno proprio nella promessa di un figlio dalla moglie ormai anziana. Nascerà così Isacco, il «figlio del riso», poiché Sara aveva riso ascoltando la promessa. Al capitolo 23 del libro della Genesi si legge: «Abramo seppellì Sara, sua moglie, nella caverna del campo di Macpela di fronte a Mamre, cioè Ebron, nel paese di Canaan». Anche dopo la morte, quindi, Sara si lega a una promessa di Dio: quella di una terra promessa.

Etimologia: Sara = principessa, signora, dall'ebraico


Nel rituale del sacramento del Matrimonio, la splendida benedizione nuziale augura alla sposa di essere “amabile come Rachele, saggia come Rebecca, longeva e fedele come Sara”. Nelle Chiese cattoliche ed ortodosse di tradizione bizantina i loro nmi sono associati a quelli dei loro mariti, quali esemplari coppie dell’Antico Testamento. Il nome di Sara significava in ebraico “principessa” e proprio come una principessa Abramo la volle con se, ciò nonostante ella fosse sua sorellastra da parte paterna.
Sara condivise così tutte le avventure del santo patriarca, dalla vocazione a Ur sino alla morte in terra di Canaan. Il libro della Genesi pone in evidenza solo quegli eventi direttamente correlati alla formazione del popolo di Dio, essendo lei strumento privilegiato delle promesse che Dio formulò ad Abramo, la cui discendenza numerosa quanto le stelle sarebbe nata proprio da questa donna sterile ed ormai sessantacinquenne. Dio le mutò il nome da Sarai, cioè “mia principessa”, in Sara, dunque “principessa”. La sua straordinaria bellezza fu motivo del rapimento architettato prima dal faraone e poi da Abimelec in Gerar, ma Dio la protesse nel suo onore. Dette in sposa ad Abramo la sua schiava egiziana, Agar, auspicando che per mezzo di lei avesse potuto realizzarsi la promessa divina. Ben presto si accorse però dell’alterigia e del disprezzo provati dalla donna, madre di Ismaele, iniziò a maltrattarla sino a costringerla a fuggire.
Ben venticinque anni dopo l’uscita da Ur, all’età di novant’anni concepì miracolosamente il figlio Isacco, ma non tollerando che quest’ultimo divenisse coerede con il fratellastro Ismaele, costrinse Abramo a cacciare di casa Agar e suo figlio. Nel commovente episodio del sacrificio di Isacco, Sara non compare, anche se è facile immaginare come ne soffrisse sicuramente molto. Alla veneranda età di centoventisette anni Sara lasciò questa terra, morendo presso Ebron (odierna Qiriat Arba), e trovò sepoltura nella spelonca doppia di Macpela difronte a Mamre, tomba comune di Abramo, Isacco, Giacobbe, Rebecca e Lia.
La Bibbia evidenzia di questo celeberrimo personaggio femminile la straordinaria bellezza, la longevità, la fedeltà ad Abramo e la fede in Dio che la rese sua degna sposa. Le Sacre Scritture non danno invece particolare peso ai non pochi lati oscuri della sua esistenza, debolezze umane da giudicarsi nel quadro generale dell’Antico Testamento, tempo di imperfezione. Ciò contribuisce comunque a porre la figura di Sara al di sotto di quella di Abramo. Tra i difetti di Sara troviamo innanzi tutto l’atteggiamento verso la sua emula, Agar, pur trasgredendo così le leggi del tempo secondo cui era vietato allontanare la seconda moglie dopo che la prima aveva generato figli. Sara dubitò inoltre talvolta della promessa di Dio di vincere la sua vecchiaia e la sua sterilità donando così ad Abramo la posterità predetta.
San Pietro, nei sacri scritti a lui attribuiti, censisce Sara tra le sante donne che speravano in Dio, che pur adornandosi erano comunque soggette ai loro mariti ed operavano il bene coltivando la loro spiritualità interiore, e considera Sara madre di tutte le credenti, come Abramo lo è per gli uomini. L’apostolo Paolo menziona Sara in più passi ed in particolare nella Lettera ai Galati, ove sottolinea il tipico significato di Sara ed Isacco, Agar ed Ismaele.
Sara è stata infine decisamente sfortunata in duemila anni di cristianesimo sul piano cultuale. Al contrario di Abramo, che il Martirologio Romano commemora al 9 ottobre, la sua sposa non figura in alcun calendario latino od Orientale, ma solo la Chiesa Copta ha fissato per la sua festa la data del 19 agosto. Indirettamente Santa Sara è festeggiata dalla Chiesa Cattolica, in quanto al 24 dicembre sono festeggiati tutti i santi antenati di Gesù Cristo. In questi ultimi tempi è comunque aumentata la produzione iconografica da parte di diverse Chiese volta a raffigurare Sara con l’aureola della santità.

Autore: Fabio Arduino
 


 

Sara è un personaggio descritto nella Bibbia (libro della Genesi) nata a Ur, Mesopotamia (attuale Iraq) duemila anni prima della nascita di Gesù. Il suo nome significa principessa. È una donna bellissima, intelligente e saggia e Abramo la sceglie in sposa. Lui è un uomo gradito a Dio, suo amico. Il Signore gli ha promesso che dalla sua discendenza nascerà un popolo numerosissimo: «più di tutte le stelle che brillano nel cielo». Abramo è un ricco pastore, possiede pecore e cammelli, ha molti servitori e collaboratori. È un nomade e si sposta di continuo, con la sua tenda, gli animali e tutto il suo seguito, alla ricerca di acqua ed erba dove far pascolare le greggi. Ispirati dal Signore, Abramo, Sara e la carovana si stabiliscono a Canaan (attuale Israele), la Terra Promessa da Dio al popolo ebraico. Sara è ormai anziana e, purtroppo, la coppia non ha avuto la gioia di un figlio. La donna per fare avverare la profezia di Dio, offre al marito un’altra moglie, la sua giovane schiava egiziana Agar che genera Ismaele, il primogenito di Abramo.
Un giorno, arrivano nell’accampamento tre uomini che Abramo e Sara accolgono come ospiti. Abramo li fa accomodare su un tappeto e parla con loro, mentre Sara impasta la farina per offrire calde e profumate focacce. I tre uomini sono tre angeli mandati da Dio che rivelano ad Abramo che, trascorso un anno, Sara avrebbe dato alla luce un bambino. La profezia si avvera. Nasce un maschietto che viene chiamato Isacco (che significa “risata”). Il nome richiama un fatto accaduto mentre i tre angeli parlano con Abramo: Sara che ascolta le parole dei tre forestieri nascosta dietro alla tenda si mette a ridere: «Io ho 90 anni e mio marito 100, come possiamo concepire un figlio? Siamo troppo vecchi!» – pensa l’anziana donna. Tuttavia, per il Signore niente è impossibile, e così Sara partorisce il tanto sospirato erede Isacco che darà origine alla discendenza di Gesù.
Agar diventa superba e disprezza Sara che, con il permesso di Dio, decide di allontanarla con Ismaele. I due si trovano nel deserto, stanno per morire quando il lamento di Agar arriva al Signore che, misericordioso, salva madre e figlio. Sara muore alla straordinaria età di 127 anni. È sepolta nella Grotta di Macpela Mamre (Hebron, Cisgiordania) tomba dove si trovano anche le spoglie di Abramo, Isacco, il figlio di questi Giacobbe e le loro mogli Rebecca e Lia.


Autore:
Mariella Lentini


Fonte:
Mariella Lentini, Santi compagni guida per tutti i giorni

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Aggiunto/modificato il 2023-08-16

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