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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera A > Sant' Anastasio Apocrisario Condividi su Facebook

Sant' Anastasio Apocrisario Presbitero e monaco

Festa: 11 ottobre

† Kastron Thusumes, Lazica, Caucaso, 11 ottobre 666

Fu un ecclesiastico di lingua greca, presbitero e monaco, che nel VII secolo rappresentò la Sede romana a Costantinopoli e partecipò alla difesa della dottrina romana contro il monotelismo. Discepolo e collaboratore di san Massimo il Confessore, si oppose al Typos emanato dall'imperatore Costante II, che intendeva porre fine alle controversie cristologiche vietando la discussione sulla presenza di una o due volontà in Cristo. Per questa posizione subì arresti, processi, esili e una grave mutilazione nel 662. Condannato nuovamente all'esilio, trascorse gli ultimi anni della vita in Lazica, nel Caucaso, dove morì l'11 ottobre 666. Una lettera indirizzata a Teodosio di Gangra, conservata nella tradizione greca e latina, costituisce una delle principali testimonianze dirette sulle sue vicende personali e sulle condizioni del suo ultimo esilio. La sua memoria liturgica è presente nel calendario romano l'11 ottobre.

Martirologio Romano: Vicino alla fortezza di Tzager sui monti del Caucaso, anniversario della morte di sant’Anastasio, sacerdote, apocrisario della Chiesa di Roma, che, compagno di san Massimo il Confessore nella testimonianza della fede cattolica e nell’esilio, rese l’anima a Dio, mentre nella santa Sinassi recitava le parole «Le cose sante ai santi».


Le notizie sulla nascita e sulla formazione di Anastasio Apocrisario non sono conservate. La Prosopographie der mittelbyzantinischen Zeit lo identifica come presbitero, monaco, apocrisario e autore, precisando che la sua origine e la data di nascita sono ignote. Era di lingua greca e appartenne all'ambiente ecclesiastico romano presente a Costantinopoli.
Il termine apocrisario designava il rappresentante di un'autorità ecclesiastica presso un'altra sede o presso la corte imperiale. Nel caso di Anastasio, l'incarico riguardava la Sede romana a Costantinopoli. La sua presenza è attestata nella capitale imperiale già alla fine degli anni Quaranta del VII secolo, probabilmente durante il pontificato di Teodoro I, anche se l'identificazione del pontefice non è assolutamente certa.
Anastasio fu inoltre vicino a Massimo il Confessore, del quale divenne discepolo e collaboratore nella controversia contro il monotelismo. Le fonti lo distinguono con particolare attenzione da un altro Anastasio, monaco e discepolo di Massimo, che subì anch'egli l'esilio e morì nel 662. La distinzione è essenziale per evitare la fusione delle due biografie.

La controversia monotelita
La vicenda di Anastasio si colloca nella controversia cristologica del VII secolo. Il monotelismo sosteneva, nella formulazione allora contestata da Roma e dai suoi sostenitori, una sola volontà in Cristo. L'imperatore Costante II cercò di porre fine alla controversia mediante il Typos del 648, che vietava di continuare la discussione sulle volontà e sulle operazioni di Cristo.
Anastasio, in quanto rappresentante della Chiesa romana a Costantinopoli, protestò contro il provvedimento. Secondo la Prosopographie der mittelbyzantinischen Zeit, la sua opposizione provocò anche l'interdetto contro la cappella del palazzo di Placidia, dove normalmente risiedevano gli apocrisari romani.
La sua posizione era collegata a quella di Massimo il Confessore, uno dei principali oppositori del compromesso monotelita. Le vicende giudiziarie di Massimo e dei suoi due compagni Anastasio costituiscono un episodio centrale della repressione della resistenza al Typos.

Gli esili
Il primo esilio di Anastasio risale al 647-648 circa. Fu inviato a Trebisonda, sul Mar Nero, in conseguenza della sua opposizione alla politica religiosa imperiale. In seguito fu trasferito a Mesembria, in Tracia. Le fonti ricordano quindi una lunga sequenza di arresti e trasferimenti, durante i quali rimase legato alla causa sostenuta da Massimo.
Nel 662 Anastasio fu richiamato a Costantinopoli insieme a Massimo il Confessore e all'altro Anastasio. I tre furono sottoposti a un nuovo procedimento giudiziario e condannati all'esilio in Lazica. La partenza per la regione caucasica avvenne nel giugno 662. Il provvedimento comportò la separazione dei tre prigionieri e la loro assegnazione a luoghi diversi.

La condanna e la mutilazione
Nel 662 Anastasio subì una grave mutilazione come punizione per la sua opposizione dottrinale. Le fonti concordano sull'amputazione della lingua e della mano destra, episodio attestato nelle tradizioni relative al processo e ripreso nella documentazione prosopografica.
La successiva tradizione agiografica riferisce anche che, nonostante la mutilazione, Anastasio continuò a scrivere durante l'esilio mediante un dispositivo applicato al moncone della mano. Il racconto è collegato a testimonianze attribuite a persone che avrebbero avuto modo di incontrarlo in Lazica. La notizia appartiene alla tradizione documentaria relativa agli ultimi anni della sua vita, ma il carattere straordinario dell'episodio non consente di trasformarlo in un dato fisiologico indipendentemente verificabile.

L'esilio in Lazica
Dopo la condanna del 662, Anastasio fu trasferito attraverso diverse località della Lazica. La sua stessa lettera a Teodosio di Gangra costituisce la fonte principale per ricostruire questa fase.
In un primo momento fu condotto nella fortezza di Mukurisis, dove venne separato dall'altro Anastasio. Successivamente passò attraverso Thakyria e altre località della regione, fino alla fortezza di Phustas. La permanenza in esilio fu segnata da continui trasferimenti e da condizioni di vita variabili.
Nel 664 la sua situazione migliorò grazie all'intervento del patrizio Gregorio, magistrato e autorità della Lazica. Gregorio lo sottrasse a condizioni di detenzione più dure nella fortezza di Schemaris e lo trasferì a Kastron Thusumes, vicino alla propria residenza di Zichachoris, assicurandogli un alloggio e le necessità essenziali. Anastasio ricordò positivamente questo intervento nella lettera indirizzata a Teodosio di Gangra.

La lettera a Teodosio di Gangra
Tra le testimonianze più importanti legate ad Anastasio figura la Epistula ad Theodosium Gangrensem, composta negli ultimi anni dell'esilio. Il testo è classificato come CPG 7733 e ci è giunto in tradizione greca e latina. I manoscritti conservati comprendono, tra gli altri, testimoni della Biblioteca Apostolica Vaticana e della Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia.
La lettera racconta le vicende dell'esilio di Anastasio, le sofferenze subite e la situazione degli altri sostenitori di Massimo. La composizione viene collocata tra il 665 e il 666, poco prima della morte dell'autore. La trasmissione del testo presenta tuttavia problemi filologici: il prologo della versione latina non appartiene necessariamente alla redazione originaria e alcune sezioni aggiunte alla lettera sono state oggetto di discussione.

La morte
Anastasio morì l'11 ottobre 666 a Kastron Thusumes, nella Lazica. La data è attestata dalla tradizione documentaria collegata alla sua lettera e dall'analisi della Prosopographie der mittelbyzantinischen Zeit. La morte avvenne quattro anni dopo la deportazione in Lazica e due anni dopo il trasferimento a Thusumes sotto la protezione del patrizio Gregorio.
La sua morte viene tradizionalmente considerata martirio, poiché fu conseguenza di una lunga persecuzione e di condanne subite per la sua posizione nella controversia monotelita. La qualifica di martire è recepita dalla tradizione ecclesiastica che ne celebra la memoria.

Le opere e la questione della Doctrina Patrum
Ad Anastasio sono attribuite alcune testimonianze scritte direttamente legate alla controversia monotelita, tra cui la Epistula ad Theodosium Gangrensem e relazioni relative ai processi di Massimo il Confessore. I repertori specialistici registrano inoltre testi e testimonianze manoscritte attribuiti ad Anastasio Apocrisario.
Più complessa è l'attribuzione della Doctrina Patrum de Incarnatione Verbi, importante florilegio cristologico composto non prima del 685. Il suo autore è indicato come un Anastasio, ma l'identificazione con Anastasio Apocrisario oppure con Anastasio il Sinaita è discussa. Poiché Anastasio Apocrisario morì nel 666, l'attribuzione a lui dell'opera, se datata dopo il 685, richiede una spiegazione cronologica e non può essere accettata come certa. La questione rimane quindi aperta nella storiografia patristica.

Il significato dell'apocrisariato
L'apocrisario era un rappresentante ecclesiastico incaricato di mantenere i rapporti con un'altra autorità ecclesiastica o con la corte. Gli apocrisari romani a Costantinopoli costituivano quindi un tramite istituzionale tra la Sede romana e l'ambiente imperiale e patriarcale della capitale bizantina. La funzione di Anastasio spiega la sua particolare esposizione nella controversia religiosa, perché la sua posizione non era soltanto quella di un monaco impegnato nella discussione teologica, ma anche quella di rappresentante della Chiesa romana.

Anastasio Apocrisario e gli altri Anastasi
Il nome Anastasio era molto comune nell'Oriente cristiano e nel VII secolo furono attivi diversi personaggi omonimi. In particolare, Anastasio Apocrisario deve essere distinto da Anastasio il Monaco, altro discepolo di Massimo il Confessore, morto nel 662, e da Anastasio il Sinaita, monaco ed esegeta la cui attività appartiene alla seconda metà del VII secolo. La confusione tra questi personaggi ha prodotto attribuzioni errate, soprattutto nel campo della letteratura patristica.

Cronologia
- 647-648 circa - Anastasio svolge l'incarico di apocrisario della Sede romana a Costantinopoli e viene esiliato a Trebisonda per la sua opposizione alla politica religiosa imperiale.
- 648 - L'imperatore Costante II promulga il Typos, contro il quale Anastasio prende posizione.
- 655 circa - Anastasio si trova in esilio a Mesembria, dopo il precedente soggiorno a Trebisonda.
- 662 - Anastasio viene ricondotto a Costantinopoli insieme a Massimo il Confessore e all'altro Anastasio, sottoposto a processo e condannato all'esilio in Lazica.
- 8 giugno 662 - Anastasio giunge in Lazica con Massimo e Anastasio il Monaco.
- 18 luglio 662 - Anastasio viene trasferito nella fortezza di Mukurisis e separato dall'altro Anastasio.
- 662 - Anastasio subisce l'amputazione della lingua e della mano destra.
- 663-664 - Anastasio viene trasferito attraverso Thakyria, Apsilia, Misimiana e Phustas.
- 664 - Il patrizio Gregorio interviene a favore di Anastasio e lo trasferisce a Kastron Thusumes, dove le sue condizioni di vita migliorano.
- 665-666 - Anastasio compone dall'esilio la Epistula ad Theodosium Gangrensem.
- 11 ottobre 666 - Anastasio muore a Kastron Thusumes, in Lazica.

Valutazione storico-critica
- L'identificazione di Anastasio Apocrisario è solida. La Prosopographie der mittelbyzantinischen Zeit lo distingue dagli altri omonimi e documenta la sua qualità di presbitero, monaco, apocrisario e autore.
- La nascita, l'origine familiare e la formazione di Anastasio non sono documentate.
- Il suo incarico di apocrisario della Sede romana a Costantinopoli è attestato; l'attribuzione precisa dell'incarico al pontificato di Teodoro I rimane invece probabile, non certa.
- Le vicende dell'esilio sono particolarmente ben documentate dalla Epistula ad Theodosium Gangrensem e dalla documentazione relativa ai processi di Massimo.
- La mutilazione della lingua e della mano destra nel 662 appartiene alla documentazione relativa al processo e all'esilio di Anastasio.
- La data dell'11 ottobre 666 e il luogo della morte a Kastron Thusumes sono attestati dalla tradizione documentaria e dalla prosopografia bizantina.
- L'attribuzione ad Anastasio della Doctrina Patrum de Incarnatione Verbi non è certa. L'opera è posteriore al 685 secondo la tradizione bibliografica qui considerata e l'autore potrebbe essere Anastasio il Sinaita.
- La distinzione fra Anastasio Apocrisario, Anastasio il Monaco e Anastasio il Sinaita è necessaria per evitare attribuzioni biografiche e letterarie erronee.
- La memoria liturgica romana ricorre l'11 ottobre; la tradizione orientale conserva una memoria distinta, indicata al 20 settembre.

Fonti e bibliografia essenziale
- Prosopographie der mittelbyzantinischen Zeit, lemma Anastasius Apokrisiarios, n. 238, con aggiornamenti e correzioni.
- Anastasius Apocrisiarius, Epistula ad Theodosium Gangrensem, CPG 7733, edizione in Analecta Bollandiana 73 (1955), pp. 10-16, a cura di R. Devreesse.
- Pauline Allen, Bronwen Neil, Maximus the Confessor and his Companions: Documents from Exile, documentazione relativa ai processi, agli esili e alla morte di Anastasio Apocrisario.
- Anastasius Apocrisiarius, Acta in primo exilio seu Dialogus Maximi cum Theodosio, CPG 7735, conservato anche in manoscritti greci della Biblioteca Nazionale Marciana e della Biblioteca Apostolica Vaticana.
- Pinakes, repertorio dei testi e dei manoscritti greci, Anastasius Apocrisiarius, Relatio motionis inter Maximum et principes, CPG 7736.
- Martino Jugie, 'Anastasio l'Apocrisario', in Enciclopedia Cattolica, vol. I, 1948, p. 703.
- 'Anastasio', Enciclopedia Treccani, voce relativa ad Anastasio Apocrisario.


Autore:
Giampietro Cattini

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Aggiunto/modificato il 2026-09-23

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