Le notizie sulla nascita, sulla famiglia e sulla formazione di Barses (Barsen, Barsai, Barsaï, Barso) sono sconosciute. La sua prima collocazione storicamente significativa è Harran, l'antica Carrhae, importante centro dell'Osroene nel quale il cristianesimo rimase a lungo minoritario rispetto alle tradizioni religiose locali. La Cronaca di Edessa riferisce che Barses giunse da Harran a Edessa per ordine dell'imperatore Costanzo. L'episodio viene generalmente collocato nel 360-361. La testimonianza è importante anche perché identifica Barses come il primo vescovo di Harran conosciuto con certezza e collega la sua successiva carriera alla politica ecclesiastica dell'impero. La ricerca storica moderna ha inoltre rilevato che la sua posizione teologica non fu originariamente identica a quella nicena: Barses sarebbe stato inizialmente inserito nel quadro ecclesiastico omeo promosso sotto Costanzo II, per poi riallinearsi alla comunità filonicena di Edessa. La tradizione siriaca collega Barses anche alla vita ascetica della regione. Sozomeno, descrivendo i monaci di Edessa e delle zone vicine, ricorda Barses tra gli uomini di vita ascetica che furono successivamente elevati all'episcopato. La sua testimonianza, tuttavia, presenta Barses ed Eulogio come vescovi non assegnati inizialmente a una sede determinata, elemento che non coincide pienamente con la tradizione che li collega a specifiche sedi episcopali. La divergenza riflette probabilmente diverse tradizioni sulla loro formazione ecclesiastica.
Vescovo di Edessa Nel 360-361 Barses fu trasferito a Edessa, una delle principali sedi cristiane della Mesopotamia romana. Il suo episcopato si sviluppò in una fase di forte conflitto dottrinale. Dopo la morte di Costanzo II nel 361 e il breve regno di Giuliano, la politica religiosa dell'impero orientale si modificò nuovamente con l'ascesa di Valente nel 364. Durante gli anni successivi Barses divenne progressivamente una figura di riferimento della comunità favorevole alla confessione nicena. Uno studio specialistico sulle controversie trinitarie di Edessa ha sottolineato proprio questo passaggio: il vescovo, inizialmente legato all'ambiente omeo, finì per guidare la comunità filonicena della città. La vicenda mostra quanto fossero complesse le appartenenze ecclesiali del IV secolo e quanto sia riduttivo ricondurre automaticamente ogni contrasto di quel periodo alla semplice opposizione tra 'ariani' e 'ortodossi'.
Il conflitto con la politica di Valente La fase decisiva dell'episcopato di Barses si colloca intorno al 373. Le fonti siriache collegano al settembre di quell'anno l'espulsione dei cristiani niceni dalle chiese di Edessa; la moderna storiografia considera verosimile che la deposizione e l'esilio di Barses appartengano allo stesso contesto, pur non essendo possibile stabilire con assoluta precisione la data dell'intervento imperiale. Valente sostenne nell'Oriente romano una politica ecclesiastica favorevole alla confessione omea. Le fonti nicene posteriori descrivono tale politica con il linguaggio della persecuzione ariana, mentre la storiografia contemporanea tende a distinguere con maggiore precisione le diverse correnti teologiche coinvolte. Socrate Scolastico parla della persecuzione contro coloro che difendevano la formula homoousios, mentre studi moderni definiscono la politica religiosa di Valente in termini di sostegno all'omeismo. Barses fu quindi deposto dalla sede di Edessa e inviato in esilio. A Edessa gli fu contrapposto un vescovo favorevole alla linea imperiale. La conseguente frattura della comunità ecclesiale provocò ulteriori provvedimenti contro il clero niceno e contro quanti rifiutavano la comunione con il nuovo episcopato.
L'esilio ad Arado Il primo luogo di esilio fu Arado, l'isola oggi nota come Arwad, al largo della costa della Fenicia. La testimonianza più importante è quella di Teodoreto di Cirro, che scrive alcuni decenni dopo gli avvenimenti e presenta Barses come una figura la cui fama si era estesa ben oltre Edessa, fino alla Fenicia, all'Egitto e alla Tebaide. Secondo Teodoreto, numerose persone raggiungevano Barses ad Arado per ascoltarlo e per chiedere la guarigione dalle malattie. Il racconto appartiene alla tradizione agiografica trasmessa da Teodoreto e non può essere assunto come prova storica dei singoli miracoli. È invece storicamente significativo che l'esilio non abbia impedito a Barses di conservare un seguito ecclesiale e una notevole reputazione. La presenza di Barses ad Arado è inoltre confermata indirettamente dalle lettere di Basilio di Cesarea. Nella Lettera 264, tradizionalmente datata al 377, Basilio si rivolge direttamente a 'Barses, vescovo di Edessa, in esilio', dimostrando che il vescovo era ancora vivo e in esilio negli ultimi anni del regno di Valente.
Le lettere di Basilio di Cesarea Le lettere di Basilio costituiscono una delle testimonianze più importanti sulla fase finale della vita di Barses. Basilio gli scrive come a un vescovo autorevole e perseguitato e gli chiede di pregare per la Chiesa, mentre esprime la speranza che le difficoltà ecclesiali abbiano termine. La corrispondenza mostra che Barses non era considerato un semplice esiliato privo di seguito, ma continuava a essere riconosciuto come vescovo di Edessa da esponenti di primo piano del cristianesimo niceno. Le lettere furono composte mentre Barses si trovava ancora in esilio e rappresentano quindi una fonte molto più vicina agli avvenimenti rispetto alle successive narrazioni agiografiche.
Ossirinco e l'ultimo esilio La permanenza ad Arado non fu definitiva. Secondo Teodoreto, quando Valente venne a sapere che l'afflusso di persone verso il vescovo esiliato continuava, Barses fu trasferito a Ossirinco, in Egitto. Anche in questo luogo la sua reputazione avrebbe attirato numerosi fedeli. Il sovrano dispose quindi un ulteriore trasferimento verso una zona remota. Teodoreto indica come destinazione finale una fortezza chiamata Pheno, posta vicino ai territori abitati da popolazioni considerate barbariche. Le fonti moderne oscillano tra forme diverse del toponimo, tra cui Pheno, Philo e Phila; l'identificazione geografica precisa non è sicura. La testimonianza più antica e diretta tra quelle conservate per questa fase è quella di Teodoreto, che usa il nome Pheno.
La morte Barses morì durante l'esilio. Il giorno preciso non è conosciuto. Il Martyrologium Romanum colloca la morte nel marzo 379, dopo tre trasferimenti del luogo di esilio. Una tradizione cronachistica siriaca, invece, registra la morte di Mar Barses nel mese di Adar, corrispondente al marzo del 378. La cronologia della fase finale degli esiliati di Edessa è resa ulteriormente complessa dalle differenti interpretazioni delle date della Cronaca di Edessa e delle notizie relative al ritorno degli esuli. La data del marzo 379 è pertanto quella recepita dalla tradizione liturgica romana, mentre il marzo 378 conserva un'antica attestazione siriaca. Non è possibile determinare con certezza il giorno della morte né risolvere definitivamente la divergenza tra le due cronologie. Barses non è presentato dal Martyrologium Romanum come martire in senso stretto, ma come vescovo esiliato a causa della sua fede. La sua qualifica tradizionale è quindi quella di confessore della fede. Non sono documentate torture o una condanna a morte.
La controversia teologica del IV secolo La vicenda di Barses deve essere collocata nella complessa crisi trinitaria del IV secolo. Dopo il concilio di Nicea del 325, le Chiese dell'Oriente furono attraversate da diverse interpretazioni della relazione tra il Padre e il Figlio. Sotto Costanzo II si affermarono formule non nicene, mentre durante il regno di Valente l'omeismo godette di particolare sostegno imperiale. Il caso di Barses è significativo perché la sua stessa traiettoria ecclesiastica sembra riflettere l'evoluzione delle alleanze teologiche di quel periodo. La ricerca di Emanuel Fiano ha evidenziato che Barses fu inizialmente inserito nella corrente omea, ma successivamente divenne una figura della comunità filonicena di Edessa. L'esilio sotto Valente rappresentò dunque il risultato di un conflitto maturato all'interno di una situazione ecclesiale già profondamente trasformata.
Il culto e le memorie liturgiche La memoria di Barses presenta una notevole varietà nelle tradizioni cristiane orientali. Il martirologio siriaco attribuito alla tradizione di Rabban Ṣalība lo commemora il 12 gennaio. I menologi greci ne conservano la memoria il 15 ottobre, data adottata anche dal Martirologium Romanum. Le Chiese ortodosse lo commemorano inoltre il 25 agosto in alcune tradizioni liturgiche. Il 15 ottobre il Martyrologium Romanum ricorda Barsen, vescovo di Edessa, precisando che fu esiliato da Valente in regioni lontane e che morì in un giorno ignoto del mese di marzo 379.
Il giaciglio di Arado Teodoreto riferisce che ad Arado era ancora conservato il giaciglio utilizzato da Barses e che esso era oggetto di venerazione. Il racconto testimonia una forma antica di memoria materiale legata al vescovo esiliato. Teodoreto attribuisce inoltre a quel luogo guarigioni ottenute attraverso la fede, elemento che appartiene alla tradizione miracolistica della sua narrazione. Non risulta invece documentata una continuità moderna della reliquia.
Curiosità - Barses è distinto da Barsamya o Barsimeo, altro antico vescovo di Edessa, tradizionalmente collocato all'inizio del II secolo e ricordato il 30 gennaio. La somiglianza dei nomi ha favorito nel corso dei secoli alcune sovrapposizioni nelle tradizioni agiografiche. - La Cronaca di Edessa conserva una delle più antiche testimonianze sulla successione episcopale della città e registra il trasferimento di Barses da Harran a Edessa per ordine dell'imperatore. - Le lettere di Basilio di Cesarea mostrano che, ancora nel 377, Barses era riconosciuto come vescovo di Edessa nonostante l'esilio.
Cronologia - 360-361 - Barses viene trasferito da Harran a Edessa per ordine dell'imperatore Costanzo II. - 361-373 circa - Barses esercita l'episcopato a Edessa, nel contesto delle controversie trinitarie che attraversano le Chiese orientali. - 373 circa - Barses viene deposto dalla sede di Edessa ed esiliato per la sua posizione ecclesiale contraria alla politica religiosa sostenuta dall'imperatore Valente. - 373 circa - Barses viene inviato ad Arado, isola al largo della costa della Fenicia. - 373-378 circa - Durante l'esilio Barses viene trasferito da Arado a Ossirinco, in Egitto, e successivamente a Pheno, località la cui precisa identificazione geografica rimane incerta. - 377 circa - Basilio di Cesarea indirizza a Barses alcune lettere durante l'esilio, attestandone la permanenza fuori da Edessa. - marzo 378 - La tradizione cronachistica siriaca colloca in questo mese la morte di Barses. - marzo 379 - Il Martyrologium Romanum colloca in questo mese la morte di Barses.
Valutazione storico-critica - Barses è una figura storicamente attestata del cristianesimo siriaco del IV secolo. La sua esistenza, il suo episcopato a Edessa e il suo esilio sono sostenuti da fonti antiche di diversa provenienza, tra cui la Cronaca di Edessa, le lettere di Basilio di Cesarea e le storie ecclesiastiche di Teodoreto e Sozomeno. - Il trasferimento da Harran a Edessa intorno al 360-361 è attestato dalla Cronaca di Edessa e confermato dalla ricerca storica moderna. La tradizione che presenta Barses come primo vescovo noto di Harran è compatibile con le testimonianze siriache, mentre i dettagli sulla sua precedente vita ascetica rimangono meno solidamente documentati. - La posizione teologica di Barses richiede una ricostruzione più articolata della semplice opposizione tra 'ariani' e 'ortodossi'. La ricerca contemporanea rileva un iniziale inserimento di Barses nell'ambiente omeo e un successivo passaggio alla guida della comunità filonicena di Edessa. - L'esilio iniziato intorno al 373 è storicamente ben attestato. La datazione precisa dell'intervento imperiale presenta tuttavia margini di discussione, poiché le fonti narrative e la Cronaca di Edessa non consentono una ricostruzione perfettamente concorde. - Le tre tappe dell'esilio, Arado, Ossirinco e Pheno, sono soprattutto documentate dalla narrazione di Teodoreto. La localizzazione precisa di Pheno rimane incerta e non deve essere identificata automaticamente con Philo o con un'altra località egiziana. - Le guarigioni attribuite a Barses appartengono alla tradizione trasmessa da Teodoreto. La fonte è relativamente vicina agli avvenimenti rispetto alle agiografie medievali, ma il carattere miracoloso degli episodi non è verificabile indipendentemente. - La morte presenta una divergenza cronologica significativa. La Cronaca di Edessa registra il marzo 378, mentre il Martyrologium Romanum stabilisce il marzo 379. La storiografia moderna ha rilevato problemi nella conversione e nell'interpretazione delle date della cronaca siriaca, per cui la divergenza non può essere eliminata semplicemente scegliendo una delle due testimonianze. - Barses non deve essere confuso con Barsamya o Barsimeo, altro vescovo di Edessa appartenente a un'epoca molto precedente. La somiglianza delle forme onomastiche ha contribuito alla sovrapposizione di alcune tradizioni, anche nella trasmissione delle date liturgiche. - Il culto di Barses è antico e documentato in differenti tradizioni siriache, greche e latine. La memoria romana del 15 ottobre appartiene alla tradizione liturgica consolidata e non implica l'esistenza di una moderna causa di canonizzazione.
Fonti e bibliografia essenziale - Cronaca di Edessa, notizia relativa al trasferimento di Barses da Harran a Edessa e tradizione cronachistica sulla sua morte nel mese di Adar. - Basilio di Cesarea, Epistula 264, 'Ad Barsen, episcopum Edessenum in exilio', tradizionalmente datata al 377. - Basilio di Cesarea, Letters, vol. II, nn. 264 e 267, edizione Fathers of the Church, vol. 28, CUA Press. - Sozomeno, Historia ecclesiastica, VI, 34, testimonianza sulla formazione ascetica di Barses e sulla sua elevazione all'episcopato. - Teodoreto di Cirro, Historia ecclesiastica, IV, 14-18, principale fonte narrativa sull'esilio di Barses, sulle persecuzioni a Edessa e sulle tappe dell'esilio. - Fiano, Emanuel, 'The Trinitarian Controversies in Fourth-Century Edessa', Le Muséon, 128, 2015, pp. 85-125. Studio sulla complessità delle appartenenze teologiche della Chiesa di Edessa e sul passaggio di Barses dall'ambiente omeo alla comunità filonicena. - Segal, Judah Benzion, Edessa, 'The Blessed City', Oxford, Clarendon Press, 1970. Studio storico sulla città di Edessa e sulla sua comunità cristiana, con particolare attenzione alla successione episcopale e alla figura di Barsai. - Whelan, Robin, 'Modestus at Edessa. Imperial Officials in the Ecclesiastical Histories of Rufinus, Socrates, Sozomen, and Theodoret', Millennium, 20, 2023, pp. 149-192. Analisi critica delle narrazioni sulla politica imperiale e sulla crisi ecclesiale di Edessa nel periodo dell'esilio di Barses. - Syriaca.org, 'Barsai', repertorio prosopografico della cristianità siriaca, con varianti onomastiche, cronologia e bibliografia specialistica. Autore: Giampietro Cattini
Fu una delle vittime più illustri della persecuzione ariana. Dopo aver condotto vita solitaria nella Mesopotamia settentrionale, nei dintorni di Edessa, nel 361 divenne vescovo di questa città. Ben presto dovette prendere un atteggiamento fermo nei riguardi degli ariani, che non tardarono a creargli gravi difficoltà. Nel 373 fu espulso dall'imperatore Valente dalla sua sede e relegato nell'isola di Arado (Aruad) sulle coste della Fenicia dove divenne un maestro di ortodossia per moltissimi fedeli ed ecclesiastici che accorrevano da tutte le parti. San Basilio stesso gli inviò nel 376 due celebri epistole, consolandolo e chiedendogli preghiere. Alla fine, vista l'insufficienza di questo confino, Valente si decise a confinarlo ancor più lontano, a Ossirinco, nell'Egitto, e poi in una località ai margini del mondo civile, detta Philo, forse verso la Libia. Qui morì nel 378, nel mese di marzo.
Il Martirologio Siriaco di Rabban Slibã lo commemora il 12 kãnùn rãy (gennaio), mentre i menei greci lo ricordano al 15 ottobre, giorno in cui il suo elogio è stato inserito dal Baronio nel Martirologio Romano, forse per un richiamo al martire Barsimeo (Barsamya), pure vescovo di Edessa, ricordato poco prima. Una reliquia del nostro santo, il lettuccio da lui usato nell'isola di Arado, ebbe particolare venerazione nell'antichità.
Autore: Giorgio Eldarov
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