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Sant' Aureliano Martire venerato a Pavia

Festa: 22 maggio

Roma, III sec.

Martire cristiano vissuto a Roma nel III secolo, sfida il potere dell'imperatore Decio e la sua religione pagana. La sua storia, narrata con elementi leggendari, racconta il suo coraggio di fronte alle torture e la sua fede incrollabile. Viene arrestato e torturato, ma Aureliano rimane fedele ai suoi ideali, anche quando gli idoli pagani crollano e la figlia dell'imperatore viene guarita miracolosamente. Decio, furioso, lo fa decapitare. Le sue reliquie giungono a Pavia, dove ancora oggi è venerato.

Etimologia: Aureliano = oro e sole - latino e greco; che brilla, splendente - dall'etrusco


È un martire romano, il cui corpo fu trasferito a Pavia e dove è venerato il 22 maggio. La sua ‘Passio’ compilata da scrittori di Pavia è leggendaria, ed i personaggi narrati sono mostrati in modo grottesco e deformato.
Ma non avendo altre notizie, non resta altro che riportare queste, con la consapevolezza che Aureliano fu certamente uno delle migliaia di vittime martiri di quel triste, eppure glorioso periodo del primo cristianesimo.
Era un cristiano vissuto e morto a Roma, nella prima metà del III secolo e al tempo dell’imperatore Decio (200-251) che nel 249 ordinò la settima persecuzione contro i cristiani; Aureliano si fece scoprire per le sue aspre critiche contro la religione pagana e la corruzione dei costumi.
Condotto dal prefetto Hylas, subì le consuete torture e mentre soffriva per i supplizi, le statue degli dei, a cui si era rifiutato di sacrificare, furono rinvenute in altro posto con le teste fitte in terra, mentre lo stesso prefetto fu colpito dalla paralisi.
Allora Hylas meravigliato dai prodigi, chiese ad Aureliano di risanarlo, ma una volta guarito prese a minacciarlo di pene orribili, se non avesse fatto ritornare gli idoli al loro posto nel tribunale.
Aureliano si rifiutò e quindi venne condotto dall’imperatore Decio, al quale senza paura, lo rimproverò d’idolatria. L’imperatore colpito dall’audacia del cristiano e informato dei prodigi che gli davano una fama di mago, propose ad Aureliano di guarire la figlia, posseduta dal demonio, promettendogli la sua conversione e molte ricchezze.
Guarita la figlia, anche Decio come Hylas, lo minacciò di morte; a questo punto Aureliano avvicinatosi agli idoli li infranse in polvere. Decio gli fece mozzare la lingua, ma il martire in qualche modo continuava a rimproverarlo, allora l’imperatore lo fece decapitare insieme al figlio Massimo; i loro corpi furono seppelliti nel cimitero di Callisto al terzo miglio della via Appia.
Non si conosce il periodo in cui le reliquie furono trasportate a Pavia, forse in epoca Longobarda o Franca.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2003-12-12

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