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San Niccolò I Papa

Festa: 13 novembre

Roma, 819/822 - Roma, 13 novembre 867

(Papa dal 24/04/858 al 13/11/867)
Romano, riaffermò con decisione la sua autorità davanti alle rivendicazioni autonomiste di diverse Chiese nazionali e provinciali, così come davanti all'Imperatore e alla Chiesa greca.

Martirologio Romano: A Roma presso san Pietro, san Nicola I, papa, che si impegnò con vigore apostolico a rafforzare l’autorità del Romano Pontefice in tutta la Chiesa di Dio.

Ascolta da RadioVaticana:   
  

Niccolò nacque a Roma probabilmente nei primi venti anni del sec. IX, lo si può dedurre dalla notizia certa che fu ordinato suddiacono da papa Sergio II che pontificò dall’844 all’847.
Suo padre Teodoro volle per lui un’educazione colta con predilezione per le lettere, questo fece sì che il giovane Niccolò fu presto introdotto alla corte pontificia. Ebbe la stima dei papi Sergio II, Leone IV e Benedetto III che lo considerò più di un parente, consultandolo in ogni importante questione. Cosìcché fu quasi logico che alla morte di papa Benedetto III avvenuta il 7 aprile 858, Niccolò venisse eletto a succedergli col favore di tutti e consacrato papa il 24 dello stesso mese.
Pontificò circa dieci anni con una personalità piena di fede profonda e completamente devota al prestigio della Chiesa Universale, al di sopra dei partiti, rendendolo bene accetto sia ai romani che all’imperatore Lodovico II, il quale gli riservò onore e rispetto.
Conosciamo molto bene l’attività apostolica di Niccolò I, egli dovette intervenire contro l’arcivescovo Giovanni VIII di Ravenna (861) comminandogli anche la scomunica, per riportarlo all’ubbidienza al papa romano, proibendogli di appropriarsi dei beni appartenenti alla Chiesa e per la sua violenza contro i vescovi delle diocesi suffraganee, fedeli a Roma.
Altra disputa che lo vide protagonista ed arbitro fu quella con Lotario II re di Lorena, il quale respinta e chiusa in un monastero la sua consorte Teutberga conviveva con una certa Valdrada e ricorrendo a calunnie, minacce, torture, richiedeva ai vescovi locali il divorzio per poterla sposare. I vescovi di Lorena, nel Sinodo di Aquisgrana dell’862, arrendevoli alle astuzie del re, accettarono la confessione d’infedeltà di Teutberga, senza tener conto che le era stata estorta con la violenza, poi Lotario II sposò Valdrada che divenne regina.
Seguì un appello al papa dalla deposta regina, il quale intervenne contro i vescovi consenzienti scatenando disubbidienze, scomuniche e ritorsioni da parte di due di loro, quali si rivolsero all’imperatore Lodovico II fratello di Lotario; l’imperatore decise di agire con la forza e al principio dell’864 venne a Roma con le armi, invadendo con i suoi soldati la città leonina, disperdendo anche processioni religiose. Niccolò dovette lasciare il Laterano e rifugiarsi in S. Pietro, ma infine l'imperatore cedette ai decreti del papa e costrinse anche i due arcivescovi ribelli Guntero di Colonia e Teutgardo di Treviri ad accettare la sentenza papale.
Mentre in Occidente Niccolò I combatteva per affermare il primato del papa sia con i re sia con i metropoliti, in Oriente dovette combattere contro le pretese delle Autorità politiche ed ecclesiastiche di Costantinopoli.
L’epicentro si ebbe con la questione di Fozio; questi già capo cancelleria del giovane imperatore Michele III, uomo molto erudito ma anche molto ambizioso, fu eletto patriarca di Costantinopoli da Bardas primo ministro il quale in precedenza aveva deposto il patriarca s. Ignazio nell’858.
Essendo un laico, in soli sei giorni ricevette tutti gli Ordini sacri. Tutto ciò provocò il sorgere di due contrapposte fazioni, l’imperatore invitò il papa ad arbitrare la questione in un Concilio tenuto nell’aprile dell’861. Ne seguì un lungo periodo di controversie, destituzioni da incarichi, ecc. che deteriorarono anche i rapporti fra l’imperatore e il papa, Fozio giunse ad ergersi giudice del papa accusandolo di eresia, fu deposto dopo la morte violenta di Bardas e Michele III e di nuovo sostituito con Ignazio.
Il suo pontificato fu tutto un energico affermare la superiorità della Chiesa nelle cose religiose come soprattutto elezione e deposizione delle cariche vescovili e nel contempo raccomanda che i consacrati non si intromettano nel governo delle cose di questo mondo. Morì il 13 novembre 867 e fu sepolto nell’atrio della Basilica di S. Pietro davanti alle porte; nel 1630 il suo nome compare nel Martirologio Romano al 6 dicembre, ma poi la S. Congregazione dei Riti l’8 luglio 1883 lo pone definitivamente al 13 novembre.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2002-01-14

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