Santa Caterina d'Alessandria

Vergine e martire

Festa: 25 novembre — Memoria Facoltativa

Nascita-morte: Alessandria d’Egitto, III-IV sec.

Immagini di Santa Caterina d'Alessandria Vergine e martireImmagini di Santa Caterina d'Alessandria Vergine e martireImmagini di Santa Caterina d'Alessandria Vergine e martireImmagini di Santa Caterina d'Alessandria Vergine e martire

Nascita - morte:
Alessandria d’Egitto, III-IV sec.

Festa:
25 novembre — Memoria Facoltativa

Patronato:
Filosofi, studenti, scuole e università, mugnai e diversi mestieri legati alla ruota; protettrice di giovani donne e sarte.

Etimologia:
Dal greco Aikaterine, katharos, 'puro'.

Emblema:
Ruota spezzata o dentata, spada, palma del martirio, corona, libro e talvolta anello.

Categoria: I santi che iniziano con la lettera C

Calendario: I santi del 25 novembre

Martyrologium Romanum Martirologio Romano

Santa Caterina, secondo la tradizione vergine e martire ad Alessandria, ricolma di acuto ingegno, sapienza e forza d’animo. Il suo corpo è oggetto di pia venerazione nel monastero sul monte Sinai.

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E' una delle figure più influenti dell'agiografia cristiana, venerata come vergine e martire e commemorata il 25 novembre. La tradizione la colloca nell'Alessandria romana all'inizio del IV secolo e la descrive come una giovane colta, capace di sostenere la fede cristiana davanti all'autorità imperiale e ai filosofi pagani. Non esistono tuttavia testimonianze contemporanee che permettano di ricostruirne con sicurezza la vita, il processo o la morte: i racconti della conversione dei sapienti, della ruota infranta e del trasporto angelico del corpo al Sinai appartengono a testi agiografici posteriori. La storia del suo culto è invece ampiamente attestata dall'alto Medioevo, attraverso immagini, calendari, narrazioni, reliquie venerate e fondazioni ecclesiastiche. Caterina divenne patrona di studenti e filosofi, modello di sapienza cristiana e protagonista di una vasta tradizione figurativa e letteraria. Il Martirologio Romano conserva la sua memoria precisando che la verginità e il martirio sono riferiti dalla tradizione; il monastero del Sinai rimane il centro simbolico più celebre della sua venerazione.

Biografia

A cura di Giampietro Cattini

La vicenda tradizionale di Caterina si svolge ad Alessandria d'Egitto, città che durante l'età romana riuniva scuole filosofiche, comunità ebraiche, ambienti cristiani e istituzioni civiche di notevole prestigio. Questo scenario è storicamente plausibile: la città fu un centro di controversie religiose e di elaborazione teologica, e le persecuzioni imperiali investirono anche l'Egitto. La plausibilità dell'ambiente, tuttavia, non prova l'esistenza degli episodi attribuiti alla santa.
Le fonti narrative la presentano come una giovane di famiglia illustre, talvolta addirittura figlia di un sovrano chiamato Costus. L'età di diciotto anni, la ricchezza familiare e la straordinaria preparazione nelle discipline liberali sono elementi della narrazione agiografica, non dati biografici accertati. Non si conoscono documenti civili, epigrafi funerarie o testimonianze cristiane contemporanee che ne certifichino parentela, nascita e formazione.
Anche il nome ha una storia complessa. Le forme greche Aikaterine ed Ekaterina precedono diverse grafie latine e volgari. L'etimologia popolare che collega Caterina alla purezza attraverso il termine greco katharos esprime un'interpretazione religiosa posteriore, ma non risolve con certezza l'origine linguistica del nome. La fama della santa ha contribuito in misura decisiva alla diffusione europea dell'antroponimo.

Le persecuzioni e gli imperatori della leggenda
La Passio colloca lo scontro tra Caterina e un sovrano persecutore. Le redazioni non sono concordi: compaiono Massenzio e Massimino, spesso identificato con Massimino Daia. La confusione è significativa, perché i due governanti ebbero ambiti di potere diversi. Massenzio esercitò il potere soprattutto in Italia e in Africa, mentre Massimino Daia governò territori orientali comprendenti l'Egitto. Attribuire al primo una presenza ad Alessandria come dato certo produce quindi un problema storico.
La grande persecuzione avviata sotto Diocleziano nel 303 e proseguita, con modalità diverse, negli anni successivi costituisce il quadro nel quale gli agiografi hanno situato il martirio. Nell'Egitto di quell'epoca furono effettivamente perseguitati numerosi cristiani, e gli scritti di Eusebio di Cesarea conservano informazioni su vittime e confessori. Non vi è però una menzione esplicita di Caterina nelle sue testimonianze.
Il racconto del sacrificio imposto alla popolazione, del rifiuto pubblico della giovane e del confronto con il rappresentante del potere romano sviluppa un motivo tipico degli atti dei martiri: il cristiano oppone la fedeltà religiosa alla richiesta di conformità cultuale. Nel caso di Caterina questo motivo è elaborato in una disputa dottrinale particolarmente ampia, destinata a rendere riconoscibile la superiorità della sapienza cristiana secondo l'intenzione degli autori medievali.

La sapiente davanti ai filosofi
Secondo la Passio, il persecutore, incapace di confutare Caterina, convoca un gruppo di filosofi e retori. Alcune versioni ne fissano il numero a cinquanta; altre presentano dettagli differenti. Il confronto si conclude con la conversione degli interlocutori, che vengono condannati a morte. Non si tratta di un dibattito conservato da verbali o da opere filosofiche antiche, ma di una costruzione letteraria attestata in racconti molto posteriori ai fatti presunti.
L'episodio ha una funzione precisa: Caterina è raffigurata non soltanto come martire coraggiosa, ma come maestra di dottrina. La sua conoscenza della retorica e della filosofia viene posta al servizio della fede. Il rovesciamento narrativo è evidente: i sapienti chiamati per vincere una controversia diventano discepoli della giovane che dovevano sconfiggere.
Questo tratto spiega perché il culto di Caterina abbia trovato particolare fortuna nelle scuole, negli ambienti universitari e tra quanti esercitavano professioni intellettuali. La santa divenne una figura femminile di autorevolezza culturale, capace di incarnare un ideale di studio e di testimonianza religiosa. Tale ruolo nella storia dell'immaginario cristiano è certo, anche se il dibattito narrato non può essere accolto come evento storicamente dimostrato.
Nelle rappresentazioni figurative, il libro e talvolta la presenza dei filosofi ai suoi piedi traducono visivamente questo aspetto della leggenda. La corona e gli abiti regali alludono invece all'origine nobile attribuitale dalle redazioni agiografiche, non a una genealogia documentata.

Prigionia, conversioni e fedeltà
La tradizione prosegue con l'arresto e la prigionia. Caterina rifiuta di sacrificare agli dèi e resiste alle pressioni dell'autorità. In alcune versioni il sovrano cerca di ottenerne il consenso proponendole onori e matrimonio. La giovane oppone il proprio legame con Cristo, rappresentato come una scelta esclusiva che nessuna promessa di potere può annullare.
La Passio attribuisce alla sua testimonianza altre conversioni: quella della moglie del sovrano, spesso chiamata Augusta, e quella di un ufficiale identificato in alcune versioni con Porfirio, insieme a soldati. Anche queste persone subiscono il martirio nel racconto. Nomi, numeri, dialoghi e modalità delle condanne variano tra le recensioni e non possiedono riscontri contemporanei indipendenti.
La moltiplicazione delle conversioni sottolinea la forza esemplare della protagonista. Il racconto non mira a conservare una semplice sequenza processuale, ma a mostrare come la testimonianza di una sola cristiana possa trasformare la corte e gli ambienti del potere. È una struttura frequente nella letteratura agiografica, dove la costanza del martire produce una catena di nuovi testimoni.
La figura di Caterina fu così proposta come modello di libertà di coscienza e di fermezza nella professione della fede. Questa lettura appartiene alla ricezione religiosa della leggenda; non autorizza ad attribuirle discorsi testuali, gesti precisi o relazioni personali che non risultano attestati da documenti dell'epoca.

La ruota, la spada e la morte narrata
L'episodio più riconoscibile è quello della ruota armata di punte o lame, preparata per il supplizio. La macchina, secondo il racconto, viene spezzata dall'intervento divino prima di poter uccidere Caterina. Il sovrano ordina allora la decapitazione. La ruota infranta e la spada diventano i due principali attributi della santa, presenti in pitture, statue, vetrate e miniature.
Le versioni della Passio situano il martirio intorno al 305, talvolta il 24 e talvolta il 25 novembre. L'anno non è sostenuto da un documento contemporaneo, e la memoria liturgica del 25 novembre non deve essere scambiata per la prova della data effettiva della morte. La stessa identità del persecutore è oscillante, elemento che impedisce di stabilire una cronologia precisa.
La narrazione attribuisce alla giovane un coraggio capace di resistere tanto al dolore quanto alla seduzione del prestigio sociale. Dal punto di vista letterario, la ruota spezzata rappresenta il fallimento della violenza, mentre la decapitazione conclude il martirio secondo un modello presente in molte passioni. Nessun resoconto giudiziario antico permette di verificare l'esistenza della macchina, il miracolo o l'esecuzione.
L'ampia fortuna dell'episodio ha avuto effetti concreti sulla cultura materiale. La ruota è entrata in stemmi, insegne, oggetti di culto e rappresentazioni di mestieri; la sua forma ha favorito l'associazione di Caterina con lavoratori che utilizzavano ruote, mole e congegni rotanti. L'iconografia, dunque, testimonia con sicurezza la ricezione del racconto, non la realtà materiale del supplizio.

Il Sinai e il racconto delle reliquie
La Passio termina con un episodio che lega Alessandria al Sinai: angeli trasportano il corpo della martire su una montagna della penisola, dove esso sarebbe rimasto custodito. La montagna oggi conosciuta come Gebel Katherin conserva nel nome questa tradizione. La traslazione miracolosa appartiene alla leggenda e non equivale a una testimonianza storica sul percorso delle reliquie.
Il grande monastero del Sinai fu edificato in età giustinianea, nel VI secolo, attorno a un luogo di venerazione legato a Mosè e alla Madre di Dio. La sua dedicazione originaria non era quella a Caterina. Il successivo legame con la martire e la venerazione delle reliquie contribuirono a fare del complesso uno dei principali centri del culto orientale, conosciuto anche dai pellegrini occidentali.
Non è accertato quando e in quali circostanze si sia formato il racconto del ritrovamento del corpo, né è dimostrabile l'identità materiale delle reliquie con una persona vissuta all'inizio del IV secolo. L'importanza del monastero, della sua tradizione liturgica e della sua straordinaria continuità istituzionale non dipende dalla possibilità di confermare archeologicamente ogni episodio agiografico.
Il collegamento al Sinai diede alla memoria di Caterina una geografia sacra distinta dal luogo del martirio narrato. Alessandria rimase lo scenario della testimonianza, mentre il monastero divenne il centro della venerazione delle spoglie. Questa duplice localizzazione contribuì alla diffusione di racconti di pellegrinaggio, immagini e reliquiari.

Le prime attestazioni del culto
La distanza tra la presunta epoca del martirio e le attestazioni sicure è uno dei problemi centrali della ricerca. Caterina non compare nelle testimonianze cristiane contemporanee note relative alle persecuzioni egiziane. Le passioni greche furono composte e rielaborate molti secoli dopo l'epoca nella quale collocano la protagonista; la loro cronologia precisa è discussa.
Tra le prime testimonianze figurative viene segnalata una rappresentazione con iscrizione nella basilica di San Lorenzo fuori le Mura a Roma, riferita all'VIII secolo. Altre attestazioni artistiche e liturgiche compaiono in Italia meridionale e nel mondo bizantino. L'identificazione e la datazione dei singoli dipinti richiedono l'esame della loro storia materiale, ma il quadro complessivo conferma una venerazione già affermata nell'alto Medioevo.
Il nome della santa compare nei calendari e nei testi liturgici bizantini e, in Occidente, in testimonianze monastiche che acquistano consistenza tra il X e l'XI secolo. Il Menologio di Basilio II la ricorda; a Montecassino il suo culto è attestato da materiali liturgici e letterari. La presenza di questi documenti consente di ricostruire la diffusione della memoria molto meglio di quanto sia possibile ricostruire la vita della presunta martire.
Il passaggio dalle prime immagini alle celebrazioni regolari mostra una crescita progressiva. La popolarità successiva non costituisce una prova retroattiva del racconto del IV secolo, ma rappresenta un fatto storico autonomo: comunità lontane tra loro riconobbero in Caterina un modello di sapienza e di fedeltà cristiana.

Dall'Oriente all'Occidente medievale
La circolazione delle passioni in greco e in latino fu decisiva per la diffusione del culto. Nell'Italia meridionale, dove si incontravano tradizioni bizantine e latine, i racconti furono tradotti, adattati e trasmessi a monasteri e centri ecclesiastici. I testi non rimasero identici: il profilo della protagonista, i dialoghi e gli episodi miracolosi si ampliarono in relazione ai destinatari.
In Normandia il monastero della Sainte-Trinité-du-Mont, presso Rouen, divenne un importante polo della venerazione occidentale grazie a reliquie attribuite alla santa, la cui presenza è riferita nell'XI secolo. Il culto si propagò poi attraverso reti monastiche, pellegrinaggi, dedicazioni e liturgie. Entro il XII secolo Caterina era nota in numerose regioni europee.
La diffusione non fu uniforme. Le diverse chiese recepirono calendari, leggende e uffici liturgici in tempi differenti; il carattere universale della sua fama maturò gradualmente. La circolazione dei testi e delle reliquie spiega la presenza della santa in territori che non avevano rapporti diretti con Alessandria o con il Sinai.
L'inserimento della vicenda nella Legenda aurea di Jacopo da Varazze, nel XIII secolo, ne rafforzò enormemente la conoscenza. Quest'opera raccolse e rielaborò tradizioni già esistenti, offrendo a predicatori, artisti e comunità religiose una versione accessibile del confronto con i filosofi e del martirio. Il suo successo consolidò l'immagine di Caterina nell'Occidente latino.

Scuole, università e modelli femminili
Nel Medioevo Caterina fu scelta come protettrice di scuole e ambienti di studio. Il legame con l'Università di Parigi e con gli studenti di filosofia e teologia riflette la centralità del dibattito con i sapienti nella sua leggenda. La santa era invocata non perché fossero conservati suoi scritti, ma perché l'agiografia le attribuiva la capacità di discutere le questioni della fede con competenza e coraggio.
Anche confraternite femminili e gruppi professionali la assunsero come patrona. In Francia la tradizione delle 'Catherinettes', associata alle giovani donne e alle lavoratrici della sartoria, testimonia una fortuna sociale che oltrepassa il culto strettamente liturgico. In altri luoghi la ruota del martirio favorì patronati di mugnai e artigiani.
La figura della vergine sapiente offriva un modello complesso: nobile ma indipendente dal potere, giovane ma superiore ai filosofi per capacità argomentativa, fedele a Cristo senza mediazioni matrimoniali imposte. Gli scrittori medievali interpretarono questi elementi secondo le concezioni religiose e sociali del loro tempo. Non si può ricavare da tali interpretazioni una biografia intellettuale verificabile della Caterina storica.
L'ampiezza della devozione contribuì inoltre alla diffusione del nome Caterina nelle famiglie europee e alla formazione di numerose intitolazioni ecclesiastiche. L'agiografia influenzò così pratiche educative, consuetudini festive e scelte onomastiche.

La santa nella letteratura e nelle arti
Pittori e scultori rappresentarono Caterina con la ruota, la spada, il libro, la palma e la corona. Le combinazioni variano secondo epoche e regioni: alcune immagini insistono sul martirio, altre sulla sapienza o sulla dignità regale. Nei cicli narrativi compaiono il confronto con i filosofi, la prigionia e la distruzione della ruota.
Un tema distinto, sviluppato nelle tradizioni della conversione e nella spiritualità medievale, è quello dello sposalizio mistico con Cristo. La Vergine Maria presenta il Bambino alla giovane, che riceve un anello come segno di unione spirituale. Questo episodio non appartiene a un resoconto contemporaneo della vita della martire; ebbe tuttavia un'enorme fortuna pittorica, soprattutto tra tardo Medioevo ed età moderna.
La storia della santa entrò in poemetti, drammi sacri, vite in volgare e racconti destinati alla lettura comunitaria. La sua figura poteva essere adattata a pubblici diversi, dagli ambienti monastici alle confraternite urbane. La molteplicità delle versioni aiuta a comprendere perché la Passio presenti divergenze nei nomi dei persecutori, nella successione degli eventi e nei particolari del supplizio.
La continuità dell'iconografia permette di studiare la ricezione di Caterina anche dove mancano documenti liturgici dettagliati. Un dipinto o una statua attestano che la santa era riconoscibile e venerata in un determinato contesto; non possono però confermare da soli i fatti raffigurati.

La memoria ecclesiastica e la critica storica
La storiografia agiografica moderna ha sottoposto i racconti di Caterina a un esame rigoroso. L'assenza di testimonianze contemporanee, la distanza cronologica delle passioni e le incongruenze nella figura del persecutore impediscono di assumere la narrazione come biografia storica. Sono state proposte identificazioni con altre donne dell'antichità, ma nessuna risolve in modo convincente il problema.
Eusebio di Cesarea ricorda una cristiana di Alessandria che resistette alle pretese di Massimino Daia e subì l'esilio, non la decapitazione. La somiglianza di alcuni motivi non autorizza a identificarla con Caterina. È stata evocata anche Ipazia, filosofa alessandrina uccisa nel 415, ma la sua identità, la sua vicenda e il contesto della morte sono diversi da quelli della leggenda cristiana.
La riforma del calendario romano generale del 1969 non mantenne la celebrazione di Caterina, in ragione delle difficoltà storiche. La sua memoria fu successivamente ripristinata nel calendario romano generale come memoria facoltativa. Il Martirologio Romano continua a commemorarla il 25 novembre, adottando una formulazione prudente che attribuisce esplicitamente alla tradizione la verginità e il martirio.
Il riconoscimento della fragilità biografica non cancella la realtà storica del culto. Per oltre un millennio Caterina ha ispirato liturgie, opere d'arte, istituzioni scolastiche, pellegrinaggi e pratiche comunitarie. La distinzione tra la persona non ricostruibile con certezza e la figura venerata consente di comprenderne l'importanza senza trasformare la leggenda in cronaca.

Biografia

A cura di Domenico Agasso

Questa è la Caterina inafferrabile, senza notizie sicure della vita e della morte. Ed è la Caterina onnipresente in Europa, per la diffusione del suo culto, che ha poi influito anche sulla letteratura popolare e sul folclore. Parlano di lei alcuni testi redatti tra il VI e il X secolo, cioè tardivi rispetto all’anno 305, indicato come quello della sua morte. Ed ecco come emerge la sua figura da questi racconti pieni di particolari fantasiosi. Caterina è una bella diciottenne cristiana, figlia di nobili e vive ad Alessandria d’Egitto. 
Qui, nel 305, arriva Massimino Daia, nominato governatore di Egitto e Siria (che si proclamerà “Augusto”, cioè imperatore, nel 307, morendo suicida nel 313). Per l’occasione si celebrano feste grandiose, che includono anche il sacrificio di animali alle divinità pagane. Un atto obbligatorio per tutti i sudditi, e quindi anche per i cristiani, ancora perseguitati. Caterina si presenta a Massimino, invitandolo a riconoscere invece Gesù Cristo come redentore dell’umanità, e rifiutando il sacrificio. 
Massimino allora convoca un gruppo di intellettuali alessandrini, perché la convincano a venerare gli dèi. Ma è invece Caterina che convince loro a farsi cristiani. Per questa conversione così pronta, Massimino li fa uccidere tutti, poi richiama Caterina e le propone addirittura il matrimonio. Nuovo rifiuto, sempre rifiuti, finché il governatore la condanna a una morte orribile: una grande ruota dentata farà strazio del suo corpo. 
Un nuovo miracolo salva la giovane, che poi viene decapitata: ma gli angeli portano miracolosamente il suo corpo da Alessandria fino al Sinai, dove ancora oggi l’altura vicina a Gebel Musa (Montagna di Mosè) si chiama Gebel Katherin. Questo avviene il 24-25 novembre 305. E alcuni studiosi ritengono che il racconto leggendario indichi, trasfigurandola, un’effettiva traslazione del corpo sul monte, avvenuta però in epoca successiva. Dal Gebel Katherin, infine, e in data sconosciuta, le spoglie furono portate nel monastero a lei dedicato, sotto quel monte. 
A una sua biografia così poco attendibile si contrappone la realtà di un culto diffuso anche fuori dall’Egitto. La troviamo raffigurata nella basilica romana di San Lorenzo, in una pittura dell’VIII secolo col nome scritto verticalmente: Ca/te/ri/na; a Napoli (sec. X-XI) nelle catacombe di San Gennaro, e più tardi in molte parti d’Italia, così come in Francia e nell’Europa centro-settentrionale, dove ispira anche poemetti, rappresentazioni sacre e “cantari”. 
La sua festa annuale è vista principalmente come la festa dei giovani. In Francia, Caterina diviene la patrona degli studenti di teologia e la titolare di molte confraternite femminili; e, in particolare, la protettrice delle apprendiste sarte, che da lei prenderanno il nome destinato a durare a lungo anche in Italia: “Caterinette”.

Fonte: Famiglia Cristiana

Approfondimenti

Il monastero del Sinai e la memoria della martire
Il monastero fortificato ai piedi del monte Sinai, fondato in età giustinianea, custodisce una delle tradizioni monastiche più importanti del cristianesimo orientale. Il suo legame con Caterina si sviluppò dopo la fondazione originaria e contribuì a trasformare il luogo in una meta di pellegrinaggio nota anche nell'Occidente latino. Le reliquie venerate appartengono alla storia religiosa del monastero; la loro attribuzione personale non è verificabile con metodi storici indipendenti.
La tradizione del trasporto angelico non va confusa con una traslazione documentata. La denominazione della montagna e la dedicazione del monastero mostrano piuttosto come un racconto agiografico possa modificare durevolmente la geografia devozionale.

La formazione della leggenda e le sue fonti
Le recensioni greche e latine della Passio e i racconti della Conversio non sono testi contemporanei alla persecuzione dioclezianea. La classificazione dei manoscritti nei repertori BHG e BHL mostra una tradizione plurale, continuamente ampliata. La Legenda aurea ne offrì una sintesi di straordinaria diffusione. I numeri dei filosofi, i nomi dei personaggi secondari e le modalità delle prove cambiano tra le versioni: queste varianti sono indizi della storia dei testi, non dettagli da sommare in un'unica biografia.
La distanza dalle fonti del IV secolo rende particolarmente importante il confronto con Eusebio di Cesarea. Il suo racconto di una donna alessandrina perseguitata, ma esiliata, ha talvolta suggerito un possibile nucleo ispiratore; l'identificazione resta indimostrata.

Il linguaggio dell'iconografia
La ruota e la spada designano il martirio narrato; il libro rappresenta la sapienza; la palma indica la vittoria del martire nella simbologia cristiana; la corona allude alla regalità attribuita dalle leggende e alla ricompensa celeste. L'anello appartiene al tema dello sposalizio mistico, assai rappresentato nella pittura occidentale. La lettura congiunta di questi simboli permette di distinguere cicli del martirio, immagini devozionali e scene mistiche senza considerarli testimonianze biografiche indipendenti.

Curiosità
- La ruota ha reso Caterina riconoscibile anche in immagini prive di iscrizioni, dando origine all'appellativo di 'Caterina della Ruota'.
- Il termine francese 'Catherinettes' è stato impiegato per giovani donne, in particolare nell'ambiente della sartoria, legate alle usanze della festa della santa.
- Il nome del monte Gebel Katherin, nel Sinai, conserva una tradizione agiografica che collega il paesaggio alla venerazione della martire.
- L'anello dello sposalizio mistico è un attributo distinto dagli strumenti del martirio e rimanda a una tradizione narrativa sviluppata successivamente.

Cronologia

- Inizio del IV secolo - epoca alla quale la tradizione attribuisce la vicenda e il martirio di Caterina ad Alessandria.
- Tra VI e VIII secolo - formazione e circolazione delle prime tradizioni agiografiche greche, secondo datazioni discusse.
- VIII secolo - attestazioni figurative della venerazione della santa in Italia.
- Tra X e XI secolo - presenza crescente nei calendari e nei testi liturgici orientali e occidentali.
- XI secolo - sviluppo del culto in Normandia, anche attraverso reliquie attribuite alla martire.
- XIII secolo - ampia diffusione della leggenda attraverso la Legenda aurea.
- 1969 - omissione della celebrazione dal calendario romano generale riformato.
- 2002 - presenza della memoria facoltativa nel Messale Romano, terza edizione tipica.

Valutazione storico-critica

- Non esistono testimonianze contemporanee che consentano di ricostruire con certezza l'identità e la vita di Caterina.
- Le passioni sono tardive e presentano elementi narrativi convenzionali e divergenze nell'identificazione del persecutore.
- L'identificazione con la donna alessandrina ricordata da Eusebio o con la filosofa Ipazia non è dimostrata; la seconda contrasta con le rispettive vicende storiche.
- L'anno 305, la giovane età, l'origine regale, la disputa con i filosofi, la ruota e la decapitazione appartengono alla tradizione agiografica.
- Le attestazioni medievali del culto, le immagini e i calendari costituiscono invece testimonianze storiche verificabili della venerazione.
- Le reliquie del Sinai sono oggetto di culto tradizionale, ma la loro autenticità personale non è storicamente accertata.
- Il Martirologio Romano conserva la commemorazione con una formulazione che distingue esplicitamente la tradizione dalla certezza documentaria.

Fonti e bibliografia essenziale

- Martyrologium Romanum, editio typica altera, Libreria Editrice Vaticana, 2004, commemorazione del 25 novembre.
- Eusebio di Cesarea, Historia ecclesiastica, libro VIII, capitolo 14.
- Jacopo da Varazze, Legenda aurea, capitolo dedicato a santa Caterina.
- Bibliotheca Hagiographica Latina, voci relative a Catharina Alexandrina.
- Bibliotheca Hagiographica Graeca, voci relative a Caterina d'Alessandria.
- Enciclopedia Cattolica, voce 'Caterina d'Alessandria, santa, martire'.
- Treccani, Enciclopedia, voce 'Caterina'.
- The Czech Legend of St Catherine of Alexandria, introduzione, Cambridge University Press.

Patronati

  • Altena di Vestfalia (Germania)
  • Apprendiste sarte e modiste
  • Arrotini
  • Ausiliatori Santi
  • Balie e Nutrici
  • Barbieri
  • Bertinoro (FC)
  • Ciclisti
  • Dorgali (NU)
  • Filatrici
  • Filosofi
  • Giovanette
  • Grossenhain (Germania)
  • Guastalla (RE)
  • Hoogstraten (Belgio)
  • Jaen (Spagna)
  • Lingua, malattie della
  • Modiste
  • Mores (SS)
  • Mugnaia
  • Prigionieri
  • Ragazze da Marito (che desiderano sposarsi)
  • Ruote, costruttori di
  • Scandiano (RE)
  • Solingen-Grafrath (Germania)
  • Teologi
  • Università degli Studi
  • Vasai

Aggiunto/modificato il 26 ottobre 2026