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San Laverio Martire a Grumento

Festa: 27 novembre

Martirologio Romano: A Grumento in Basilicata, san Laverio, martire.


LAVERIO (LABERIO, LAVIERO; lat. Laverius), santo, martire di GRUMENTO.

Il più antico documento su Laverio è una passio scritta nel 1162 da Roberto da Romana, diacono di Saponara, personaggio sconosciuto (Chevalier, Répertoire, II, col. 4005). Il racconto comprende tre parti: una breve introduzione, la narrazione prolissa delle pene subite dal martire, le vicende delle sue reliquie. Per lo studioso Racioppi, la parte riservata alle reliquie è stata composta nel sec. XV o nel XVI. Secondo questa passio leggendaria, fantasiosa e di nessun valore storico, Laverio fu decapitato sotto l'imperatore Costantino (persecutore dei cristiani!) dopo aver sofferto numerosi supplizi, a Grumentum, presso la confluenza dei due fiumi Agri e Sciagra. Fu sepolto nel luogo stesso del martirio ed ivi gli fu eretta una chiesa, distrutta dai Saraceni (827-82).
Nella traduzione latina della Vita greca di san Luca, abate di Armento (Lucania, si narra che questi, morto nel 993, avrebbe fabbricato a Grumento sulle rovine di una chiesa dedicata a Laverio, un'altra chiesa di proporzioni più modeste. All'infuori della passio che ne attesta il culto non si hanno altre notizie su Laverio.
Laverio è venerato a Grumento Nova (Potenza), distante circa due chilometri dall'antica Grumento, dove è patrono principale; così pure ad Acerenza, dove è tenuto come patrono secondario. Fino a pochi anni fa la festa era estesa a tutta la diocesi acheruntina, mentre ora se ne fa la commemorazione solamente ad Acerenza, dove esiste una confraternita intitolata all'Addolorata e a san Laverio Il culto si ritrova pure a Venosa e a Tricarico, mentre sono perdute le tracce delle reliquie.
La festa si celebra il 17 novembre, secondo il proprio della Chiesa acheruntina, mentre altrove è celebrata il 27 dello stesso mese.
 

Autore: Filippo Caraffa - Bibliotheca Sanctorum

 


 

Parlare di san Laverio (Laviero) significa risalire agli albori della cristianizzazione della Lucania, terra profondamente cristiana, dove questo giovane soldato, "atleta di Cristo", primo fra tutti, sparse il suo sangue nei pressi dell'antica GRUMENTUM che in epoca romana era l'unico grosso centro abitato dell'alta valle dell'Agri, fiume allora navigabile che costituiva anche un importante via di commercio e di comunicazione tra l'entroterra e le ricche città del metapontino di fondazione greca.
E proprio a Grumentum sorse una delle prime diocesi lucane, con tanto di cattedrale e una lunga cronotassi di vescovi, prima che le incursioni saracene costringessero le genti a rifugiarsi sui monti - dando vita ai nostri innumerevoli paesini e paesotti - e lasciandosi alle spalle le zone pianeggianti, che divennero ben presto acquitrini e paludi impraticabili.
La nascita di san Laverio avvenne nella seconda metà del III secolo in Lucania, ed è contesa tra Teggiano (città lucana sebbene attualmente in provincia di Salerno), Acerenza  e Ripacandida.
Abbracciata in giovane età la vera fede, Laverio intraprese la carriera militare.
Molto presto però il giovane ufficiale cristiano dovette incontrare gli stessi problemi di altri santi martiri cristiani - anch'essi appartenenti ai militari - come san Sebastiano,  san Maurizio,  sant'Innocenzo etc. : le autorità non accettavano che i cristiani si rifiutassero per motivi di coscienza di adorare l'imperatore e di sacrificare a lui come a un dio,  pur sapendo che nessuno era ligio ai doveri civici meglio dei seguaci del Nazareno.
I pagani non conoscevano, insomma, la distinzione operata da Cristo tra ciò che bisogna dare a Cesare e ciò che bisogna dare a Dio.
Il "tiranno" con cui dovette fare i conti il giovane Laverio, fu il prefetto pagano Agrippa che risiedeva in Acerenza, altro importante centro della lucania di quei tempi.
Ma ogni tentativo di tortura, minaccia o lusinga verso Laverio  per fargli rineggare la propria fede risultò inutile, per questo fu messo in carcere sotto attenta custodia.
Durante la notte, però, come già prima era avvenuto per l'apostolo Paolo, fu liberato dalla prigione miracolosamente  e, senza che alcuno se ne accorgesse, guidato da un angelo,  si diresse a Grumentum e lì,  senza timore, cominciò la sua opera di predicazione del Vangelo in modo forte, deciso ma anche prudente e riservato.
Agrippa saputo della fuga del giovane, e avendo conosciuto il luogo del suo approdo, pieno di odio ostinato e diabolico, mise sulle tracce di Laverio addirittura 300 soldati con il chiaro intento di ucciderlo.
Giunti a Grumentum i soldati tramite una spia che sapeva dove i cristiani si radunavano e nascondevano Laverio, riuscirono a catturarlo. Laverio venne condotto fuori la città, alla confluenza dei fiumi Agri e Sciaura, e fu decapitato.
Era il 17 novembre del 302 d.C. quando san Laverio divenne martire di Cristo, versando il suo sangue per Lui.
A Roma regnava il feroce Diocleziano, ma ancora per poco: molto presto l'avrebbe raggiunto la Giustizia di Dio e, con la vittoria di Costantino, i cristiani avrebbero ottenuto la libertà di culto, tramite l'editto di Milano del 313.
Dopo la gloriosa morte, i sacri resti del protomartire lucano, vennero sepolti con grande devozione dai cristiani nel luogo stesso del martirio, dove ora sorge una chiesa a lui dedicata (vedi foto),  nei pressi dell'attuale comune di Grumento Nova (Pz).
Fu canonizzato dal Papa san Damaso nel 313. Le sue reliquie, dopo la "fine" della città e della diocesi di Grumentum, andarono divise tra le varie comunità cristiane lucane.
Una parte di esse dopo la distruzione dell'antica città di Satrianum arrivò a Tito (Pz), comune che da secoli lo venera come Santo Patrono.


Autore:
Don Antonio Mattatelli

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Aggiunto/modificato il 2020-11-19

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