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Beati Giovanni Gesù (Mariano) Adradas Gonzalo e 14 compagni Religiosi e martiri

Festa: 28 novembre

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† Paracuellos del Jarama, 28 novembre 1936

Martirologio Romano: In località Paracuellos del Jarama presso Madrid in Spagna, beati martiri Giovanni Gesù (Mariano) Adradas Gonzalo, sacerdote, e quattordici compagni, martiri, che, religiosi dell’Ordine di San Giovanni di Dio, in tempo di persecuzione furono coronati da gloriosa passione.


Nel mese di novembre 1936 a Paracuellos del Jarrama, a 18 chilometri da Madrid, furono uccisi altri 22 Fatebenefratelli della comunità di Ciempozuelos, centro della provincia Andalusa. Nell'ospedale, fondato nel 1877 da San Benedetto Menni, erano ricoverati e curati circa 1200 infermi. Priore della comunità era il B. Fra Guglielmo Llop, nato nel 1880 a Villareal, nella diocesi di Tortosa, e maestro del noviziato era il B. Giovanni Gesù Adradas, nato nel 1878 a Cinquezela, della diocesi di Sigùenza. All'inizio dell'insurrezione militare il comitato marxista di Ciempozuelos accrebbe contro i sacerdoti e i religiosi la sua campagna persecutoria. La Chiesa parrocchiale fu profanata e trasformata in carcere. Di notte i miliziani facevano uscire di casa gli iscritti nella lista nera con il pretesto che dovevano essere interrogati dal Comitato rivoluzionario, e li fucilavano senza pietà nelle cunette delle strade. Prevedendo il peggioramento della situazione, i superiori procurarono il passaporto ai religiosi, e indicarono loro i luoghi dove avrebbero potuto eventualmente trasferirsi. L'ospedale fu circondato da miliziani armati.
Per prudenza i Fatebenefratelli si vestirono da secolari. Furono così autorizzati ad andarsene dove avrebbero preferito. Tolsero dalla chiesa il SS. Sacramento per evitare profanazioni. Il P. Adradas lo nascose nelle pieghe interne degli stivali avvolto in pannilini. I religiosi si strinsero maggiormente attorno ai loro superiori e moltiplicarono le preghiere. L'ospedale fu incamerato dal governo civile di Madrid. La chiesa fu chiusa dopo che erano stati tolti tutti gli oggetti religiosi e la casa perquisita. L'autorità civile sospettava che in essa fossero state occultate delle armi.
In quel frangente giunse da Talavera de la Reina, sul Tago, la ferale notizia del martirio del B. Federico Rublo, superiore della locale Scuola Apostolica, nato nel 1862 a Benavides de Orbigo, nella diocesi di Artoga e in provincia di Leon, e di altri tre confratelli: 1) il B. Fra Primo Martinez, Vicario Priore, nato nel 1869 a San Romàn de Campezo, nella diocesi di Viteria e in provincia di Alava; 2) il B. Fra Girolamo Ochoa, nato nel 1904 a Goni, nella provincia di Navarra, di professione cuoco; 3) il B. Fra Giovanni della Croce Delgado, nato nel 1914 a Puebia de Alcocer, nella diocesi di Toledo.
Dopo il 18 luglio a Talavera i marxisti cominciarono ad arrestare le persone che consideravano di destra. Nel pomeriggio del 23 luglio un gruppo di miliziani bloccò l'ingresso della casa dei religiosi. Fra Girolamo accorse a vedere ciò che stava succedendo, ma fu arrestato e tenuto con le braccia sollevate per circa mezz'ora tra burla e spintoni. Altri miliziani perquisirono la casa in cerca di armi. A Fra Giovanni della Croce che li accompagnò alla porta disillusi, dissero: "Sappiamo che voi siete intelligenti, ma dovete cambiare mestiere". Nel pomeriggio del 24 luglio era giunta a Talavera da Madrid una colonna di miliziani, "assetati di giustizia popolare". Il giorno dopo, al termine della Messa e della colazione, il superiore dispose che i Fratelli si vestissero da secolari. Verso le dieci entrarono di prepotenza i miliziani nel convento gridando: "Le armi! Dove sono le armi? Non lo volete dire? Tanto è lo stesso, perché nessuno di voi uscirà vivo". E, indicando loro un mucchio di paglia, dissero: "Lì vi bruceremo vivi!".
Invece i marxisti li portarono soltanto via tra le ingiurie e le minacce del popolaccio. Quando giunsero a Piazza Mariana, dove sorgeva il teatro Victoria, trasformato in carcere, i miliziani volevano costringere i Fratelli ad alzare in alto il pugno chiuso e a gridare: "Viva il Comunismo!".A nome di tutti soltanto Fra Guglielmo urlò: "Viva Cristo Re!".
Al presidente del Tribunale del Popolo il superiore disse: "Mi chiamo Federico Rubio, sono sacerdote, e non sapendo fino a quando dovremo restare qui, ho portato con me alcune ostie perché, se mi è possibile, possa celebrare la Messa". I miliziani andarono sulle furie. Uno di loro lo colpì con il calcio del fucile dicendogli: "Le ostie le porto io in questa canna, e presto le daremo a voi". Difatti li fecero salire sopra un automobile dando loro a intendere che li avrebbero portati a Toledo. Invece, non molto lontano da Talavera, li fecero scendere davanti al santuario di N. S. del Prato, patrona del paese, li condussero dietro la chiesa e, come cani randagi, li fucilarono davanti a una colonna di pietra, sormontata da una croce. Il P. Rublo e Fra Girolamo morirono sul colpo. Fra Giovanni della Croce morì mentre veniva trasportato all'ospedale. Fra Primo morì tra atroci sofferenze nell'ospedale dicendo: "Madonna del Carmine, abbi pietà di me. Signore, perdonali, come io li perdono".
Lo stesso giorno, il tabernacolo che i religiosi avevano lasciato chiuso nella cappella, a forza fu aperto nella parte posteriore da un gruppo di ferrovieri, guidati da una giovane maestra, la quale ebbe il diabolico coraggio di estrarre la pisside, buttare a terra le ostie consacrate e calpestarle tra le bestemmie e le oscene risate dei presenti.
Due settimane dopo, cioè il 7 agosto, primo venerdì del mese, la numerosa comunità di Ciempozuelos fu dichiarata in arresto, spogliata di tutto quanto possedeva e ricoperta d'insulti. In mattinata era riuscita a farsi celebrare l'ultima Messa e a fare la comunione nella cappella del noviziato. Dopo pranzo, gruppi di miliziani radunarono i religiosi con atroci insulti, li schedarono, li spogliarono dei loro oggetti devoti e dei denari che avevano ricevuto dai superiori e, verso mezzanotte, li condussero in refettorio per la cena. Il Priore li dispensò dal silenzio dicendo: "Giacché il Signore dispone così, noi non ci affliggiamo. Facciamo ricreazione. Sia lodato Gesù Cristo".
Il giorno dopo il Provinciale permise che alcuni Fratelli rimanessero in casa per il loro particolare servizio in ospedale. Gli altri nel pomeriggio furono trasportati a Madrid e rinchiusi in un sotterraneo. Per cena fu loro somministrato soltanto un po' di pane e un piatto di lenticchie. Il 9 agosto furono condotti nel carcere di Sant'Antonio, ex-collegio dei Padri Scolopi, diventato tristemente famoso. In tutto i Fratelli erano 54, inclusi i novizi, gli oblati e i postulanti i quali vivevano strettamente uniti al Provinciale, al Priore e al maestro dei novizi. La mattina prestissimo facevano le loro preghiere sdraiati sui pagliericci o riuniti in due o tre per non dare nell'occhio. Recitavano il rosario con le corone di corda che erano riusciti a confezionarsi, praticavano il ritiro spirituale, si confessavano passeggiando e si animavano al martirio dicendo: "Questa è una grazia troppo grande per noi".
Nel carcere erano presenti più di mille persone. Appartenevano alle più disparate categorie sociali e dovevano comparire ogni tanto davanti al Tribunale Popolare. I miliziani più perversi dicevano ai religiosi più anziani: "Guarda, guarda, che esemplari bellissimi che abbiamo! Che avranno fatto di utile questi all'umanità?". Se vedevano qualcuno dei superiori conversare con i Fratelli più giovani li affrontavano villanamente dicendo: "Svelto, via di lì. Non ti sembrano poche le cattiverie che hai insegnato ad essi?". Cercarono di indurre i più inesperti a bestemmiare, a commettere atti lascivi con insulti e coltelli alla mano, ma inutilmente. Uno di essi rispose loro: "È inutile che insistiate. Se avete da risolvere qualcosa fatelo subito perché altro non otterrete da me". I miliziani gli dissero: "Allora ti tiriamo due colpi". L'intrepido religioso li rimbeccò: "Anche se me ne volete dare cento è lo stesso".
Il prelievo e la fucilazione dei prigionieri furono iniziati ai primi di novembre 1936. Il giorno 7, in due spedizioni, furono mitragliati circa 1000 militari in una vallata sabbiosa, bagnata dal fiume Jarrama a circa 3 chilometri dal paese Paracuellos. Nella suddetta località furono fucilati anche 15 Fatebenefratelli il 28 novembre 1936 e 7 il 30, pienamente conformati al volere di Dio. Si erano separati dai confratelli in lacrime e con l'augurio: "Arrivederci in cielo". Furono fatti salire sui "veicoli della morte" con le mani legate dietro la schiena, tra gli insulti della folla accorsa alla porta del carcere. Si calcola che soltanto a Paracuellos siano state mitragliate 12.000 persone.


Autore:
Guido Pettinati

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Aggiunto/modificato il 2011-12-20

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