Beati Giovanni Gesù (Mariano) Adradas Gonzalo e 14 compagni

Religiosi e martiri

Festa: 28 novembre

Nascita-morte: † Paracuellos del Jarama, Spagna, 28 novembre 1936

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Nascita - morte:
† Paracuellos del Jarama, Spagna, 28 novembre 1936

Festa:
28 novembre

Etimologia:
Giovanni, dall'ebraico Yohanan, 'Dio ha fatto grazia'; Gesù, dall'ebraico Yeshua, 'il Signore salva'; Mariano, dal latino Marianus, 'relativo a Mario', nella tradizione cristiana, a Maria

Categoria: I santi che iniziano con la lettera G

Calendario: I santi del 28 novembre

Gruppo: Beati Martiri Spagnoli Fatebenefratelli

Martyrologium Romanum Martirologio Romano

In località Paracuellos del Jarama presso Madrid in Spagna, beati martiri Giovanni Gesù (Mariano) Adradas Gonzalo, sacerdote, e quattordici compagni, martiri, che, religiosi dell’Ordine di San Giovanni di Dio, in tempo di persecuzione furono coronati da gloriosa passione.

Appartenevano all’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio e furono uccisi il 28 novembre 1936 a Paracuellos del Jarama, presso Madrid, durante la guerra civile spagnola. Il capogruppo, nato Mariano Adradas Gonzalo nel 1878, era sacerdote e maestro dei novizi nella comunità ospedaliera di Ciempozuelos. I quindici comprendevano religiosi professi, novizi e aspiranti alla vita religiosa, uniti dall’esperienza dell’assistenza ai malati e dalle vicende della persecuzione anticlericale. Arrestati nell’agosto 1936, furono detenuti a Madrid prima della fucilazione collettiva. La loro morte va collocata nel quadro delle violenze politiche e religiose che accompagnarono il conflitto, senza confondere la ricostruzione storica delle esecuzioni con il giudizio ecclesiastico sul martirio. Giovanni Paolo II li beatificò il 25 ottobre 1992, insieme ad altri membri dell’Ordine Ospedaliero. Il Martirologio Romano li commemora il 28 novembre, giorno della morte; nel calendario proprio dell’Ordine i martiri ospedalieri sono ricordati anche collettivamente il 30 luglio.

Biografia

A cura di Giampietro Cattini

Le origini e la formazione di Giovanni Gesù
Mariano Adradas Gonzalo nacque il 15 agosto 1878 a Conquezuela, nella provincia spagnola di Soria. Frequentò il seminario di Sigüenza e fu ordinato sacerdote nel 1903. Si recò poi a Saragozza per proseguire gli studi teologici. Durante il soggiorno entrò in contatto con l'assistenza psichiatrica esercitata dai Fatebenefratelli: il servizio di cappellano in un istituto da essi diretto contribuì alla sua scelta di entrare nell'Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio.
Nel 1904 iniziò il percorso religioso e nel 1905 emise la professione, assumendo il nome di Giovanni Gesù. La tradizione biografica dell'Ordine ricorda la sua formazione sotto la guida di Federico Rubio Álvarez, anch'egli riconosciuto successivamente come martire. Fu cappellano nella basilica di San Giovanni di Dio a Granada; ricoprì incarichi di formazione e di governo, fra cui quello di maestro dei novizi e quello di superiore provinciale. Nel 1936 era nuovamente impegnato nella formazione dei giovani religiosi a Ciempozuelos.

L'opera ospedaliera di Ciempozuelos
La comunità di Ciempozuelos era collegata a un grande istituto psichiatrico fondato nel 1877 da Benedetto Menni, figura decisiva nella restaurazione dell'Ordine in Spagna. Il centro assisteva un numero molto elevato di pazienti; una testimonianza istituzionale relativa agli eventi del 1936 parla di circa milleduecento ricoverati. La presenza dei religiosi aveva dunque un carattere insieme comunitario, sanitario e pastorale.
La comunità comprendeva religiosi con mansioni differenti e giovani in formazione. Il priore era Guglielmo Llop Gayá, nato il 10 novembre 1880 a Vila-real. Giovanni Gesù svolgeva il compito di maestro dei novizi. L'appartenenza a una stessa casa e la comune prigionia spiegano il raggruppamento dei quindici nel Martirologio, ma non implicano che tutti avessero lo stesso stato canonico o il medesimo percorso personale.

La guerra civile e gli arresti
Dopo il sollevamento militare del luglio 1936, nelle zone rimaste sotto il controllo repubblicano si verificarono violenze contro persone e istituzioni ecclesiastiche, accanto a una più vasta repressione politica. A Ciempozuelos la comunità ospedaliera visse un progressivo deterioramento delle condizioni di sicurezza. Le ricostruzioni dell'Ordine riferiscono della chiusura della chiesa, di perquisizioni e della requisizione dell'ospedale da parte dell'autorità civile. Questi episodi appartengono alla memoria documentaria dell'istituzione e vanno distinti dai particolari devozionali trasmessi nei racconti successivi.
Il 9 agosto 1936 Giovanni Gesù e numerosi confratelli furono arrestati e trasferiti nel carcere di San Antón, a Madrid. Un repertorio storico dell'Ordine parla di altri cinquantatré religiosi detenuti insieme a lui. La prigionia durò quasi quattro mesi. Le biografie religiose lo ricordano come punto di riferimento spirituale dei compagni di detenzione; non sono però attribuibili con sicurezza singoli discorsi o gesti se non sostenuti da testimonianze puntuali.

I quindici martiri del 28 novembre
Il Martirologio Romano associa a Giovanni Gesù quattordici compagni: Guglielmo (Vincenzo) Llop Gayá, Clemente Díez Sahagún, Lazzaro (Giovanni Maria) Múgica Goiburu, Martiniano (Antonio) Meléndez Sánchez, Pietro Maria Alcalde Negredo, Giuliano Plazaola Artola, Ilario (Antonio) Delgado Vílchez, Pietro de Alcántara Bernalte Calzado, Giovanni Alcalde y Alcalde, Isidoro Martínez Izquierdo, Angelo Sastre Corporales, Giuseppe Mora Velasco, Giuseppe Ruiz Cuesta ed Edoardo Bautista Jiménez.
Il gruppo non era omogeneo quanto alla condizione religiosa: comprendeva professi, novizi e postulanti. Giuseppe Mora Velasco era sacerdote e postulante. La classificazione precisa dei singoli deve seguire i documenti della causa e l'elenco martirologico, evitando di attribuire a tutti indiscriminatamente la professione religiosa. Anche le grafie dei nomi presentano differenze nelle traduzioni italiane e nei repertori spagnoli: ad esempio Plazaola compare alterato in un elenco italiano della documentazione vaticana, mentre la forma spagnola e l'elogio martirologico permettono di identificarlo.

La morte a Paracuellos del Jarama
Il 28 novembre 1936 i quindici furono condotti da Madrid a Paracuellos del Jarama e fucilati. La località è legata alle esecuzioni di massa di prigionieri avvenute nell'autunno del 1936, uno degli episodi più tragici della guerra civile. La comune data e il luogo di morte sono attestati dai repertori ecclesiastici e dalle liste nominative della causa. La documentazione storica delle esecuzioni e il riconoscimento canonico del martirio rispondono tuttavia a criteri differenti: il secondo riguarda specificamente l'uccisione in odio alla fede.
La morte del gruppo è commemorata il 28 novembre, anniversario del fatto. Due giorni dopo, il 30 novembre, altri sette ospedalieri furono uccisi nella stessa località: non vanno confusi con i quattordici compagni di Giovanni Gesù. La distinzione è importante anche per la corretta lettura dei diversi elenchi collettivi di martiri ospedalieri.

La beatificazione e la memoria ecclesiale
La causa dei martiri ospedalieri fu istruita nel dopoguerra. Per Giovanni Gesù e i compagni, il repertorio dell'Ordine indica l'apertura della causa diocesana a Madrid nel 1952 e un passaggio romano nel 1991. Il 25 ottobre 1992 Giovanni Paolo II beatificò settantuno membri dell'Ordine Ospedaliero, riuniti nella causa di Braulio Maria Corres Díaz de Cerio, Federico Rubio Álvarez e compagni. Nella medesima celebrazione furono beatificati anche cinquantuno martiri clarettiani: le due cause, benché celebrate nello stesso giorno, sono distinte.
Nell'omelia il pontefice mise in rapporto la testimonianza dei religiosi ospedalieri con il servizio agli ammalati e ai più vulnerabili. Il Martirologio Romano assegna ai quindici di Paracuellos la commemorazione del 28 novembre; l'Ordine celebra inoltre il 30 luglio la memoria collettiva dei propri martiri. La duplice collocazione non costituisce una divergenza sulla data della morte, ma riflette la distinzione tra elogio martirologico e calendario liturgico proprio.

Biografia

A cura di Guido Pettinati

Nel mese di novembre 1936 a Paracuellos del Jarrama, a 18 chilometri da Madrid, furono uccisi altri 22 Fatebenefratelli della comunità di Ciempozuelos, centro della provincia Andalusa. Nell'ospedale, fondato nel 1877 da San Benedetto Menni, erano ricoverati e curati circa 1200 infermi. Priore della comunità era il B. Fra Guglielmo Llop, nato nel 1880 a Villareal, nella diocesi di Tortosa, e maestro del noviziato era il B. Giovanni Gesù Adradas, nato nel 1878 a Cinquezela, della diocesi di Sigùenza. All'inizio dell'insurrezione militare il comitato marxista di Ciempozuelos accrebbe contro i sacerdoti e i religiosi la sua campagna persecutoria. La Chiesa parrocchiale fu profanata e trasformata in carcere. Di notte i miliziani facevano uscire di casa gli iscritti nella lista nera con il pretesto che dovevano essere interrogati dal Comitato rivoluzionario, e li fucilavano senza pietà nelle cunette delle strade. Prevedendo il peggioramento della situazione, i superiori procurarono il passaporto ai religiosi, e indicarono loro i luoghi dove avrebbero potuto eventualmente trasferirsi. L'ospedale fu circondato da miliziani armati.
Per prudenza i Fatebenefratelli si vestirono da secolari. Furono così autorizzati ad andarsene dove avrebbero preferito. Tolsero dalla chiesa il SS. Sacramento per evitare profanazioni. Il P. Adradas lo nascose nelle pieghe interne degli stivali avvolto in pannilini. I religiosi si strinsero maggiormente attorno ai loro superiori e moltiplicarono le preghiere. L'ospedale fu incamerato dal governo civile di Madrid. La chiesa fu chiusa dopo che erano stati tolti tutti gli oggetti religiosi e la casa perquisita. L'autorità civile sospettava che in essa fossero state occultate delle armi.
In quel frangente giunse da Talavera de la Reina, sul Tago, la ferale notizia del martirio del B. Federico Rublo, superiore della locale Scuola Apostolica, nato nel 1862 a Benavides de Orbigo, nella diocesi di Artoga e in provincia di Leon, e di altri tre confratelli: 1) il B. Fra Primo Martinez, Vicario Priore, nato nel 1869 a San Romàn de Campezo, nella diocesi di Viteria e in provincia di Alava; 2) il B. Fra Girolamo Ochoa, nato nel 1904 a Goni, nella provincia di Navarra, di professione cuoco; 3) il B. Fra Giovanni della Croce Delgado, nato nel 1914 a Puebia de Alcocer, nella diocesi di Toledo.
Dopo il 18 luglio a Talavera i marxisti cominciarono ad arrestare le persone che consideravano di destra. Nel pomeriggio del 23 luglio un gruppo di miliziani bloccò l'ingresso della casa dei religiosi. Fra Girolamo accorse a vedere ciò che stava succedendo, ma fu arrestato e tenuto con le braccia sollevate per circa mezz'ora tra burla e spintoni. Altri miliziani perquisirono la casa in cerca di armi. A Fra Giovanni della Croce che li accompagnò alla porta disillusi, dissero: "Sappiamo che voi siete intelligenti, ma dovete cambiare mestiere". Nel pomeriggio del 24 luglio era giunta a Talavera da Madrid una colonna di miliziani, "assetati di giustizia popolare". Il giorno dopo, al termine della Messa e della colazione, il superiore dispose che i Fratelli si vestissero da secolari. Verso le dieci entrarono di prepotenza i miliziani nel convento gridando: "Le armi! Dove sono le armi? Non lo volete dire? Tanto è lo stesso, perché nessuno di voi uscirà vivo". E, indicando loro un mucchio di paglia, dissero: "Lì vi bruceremo vivi!".
Invece i marxisti li portarono soltanto via tra le ingiurie e le minacce del popolaccio. Quando giunsero a Piazza Mariana, dove sorgeva il teatro Victoria, trasformato in carcere, i miliziani volevano costringere i Fratelli ad alzare in alto il pugno chiuso e a gridare: "Viva il Comunismo!".A nome di tutti soltanto Fra Guglielmo urlò: "Viva Cristo Re!".
Al presidente del Tribunale del Popolo il superiore disse: "Mi chiamo Federico Rubio, sono sacerdote, e non sapendo fino a quando dovremo restare qui, ho portato con me alcune ostie perché, se mi è possibile, possa celebrare la Messa". I miliziani andarono sulle furie. Uno di loro lo colpì con il calcio del fucile dicendogli: "Le ostie le porto io in questa canna, e presto le daremo a voi". Difatti li fecero salire sopra un automobile dando loro a intendere che li avrebbero portati a Toledo. Invece, non molto lontano da Talavera, li fecero scendere davanti al santuario di N. S. del Prato, patrona del paese, li condussero dietro la chiesa e, come cani randagi, li fucilarono davanti a una colonna di pietra, sormontata da una croce. Il P. Rublo e Fra Girolamo morirono sul colpo. Fra Giovanni della Croce morì mentre veniva trasportato all'ospedale. Fra Primo morì tra atroci sofferenze nell'ospedale dicendo: "Madonna del Carmine, abbi pietà di me. Signore, perdonali, come io li perdono".
Lo stesso giorno, il tabernacolo che i religiosi avevano lasciato chiuso nella cappella, a forza fu aperto nella parte posteriore da un gruppo di ferrovieri, guidati da una giovane maestra, la quale ebbe il diabolico coraggio di estrarre la pisside, buttare a terra le ostie consacrate e calpestarle tra le bestemmie e le oscene risate dei presenti.
Due settimane dopo, cioè il 7 agosto, primo venerdì del mese, la numerosa comunità di Ciempozuelos fu dichiarata in arresto, spogliata di tutto quanto possedeva e ricoperta d'insulti. In mattinata era riuscita a farsi celebrare l'ultima Messa e a fare la comunione nella cappella del noviziato. Dopo pranzo, gruppi di miliziani radunarono i religiosi con atroci insulti, li schedarono, li spogliarono dei loro oggetti devoti e dei denari che avevano ricevuto dai superiori e, verso mezzanotte, li condussero in refettorio per la cena. Il Priore li dispensò dal silenzio dicendo: "Giacché il Signore dispone così, noi non ci affliggiamo. Facciamo ricreazione. Sia lodato Gesù Cristo".
Il giorno dopo il Provinciale permise che alcuni Fratelli rimanessero in casa per il loro particolare servizio in ospedale. Gli altri nel pomeriggio furono trasportati a Madrid e rinchiusi in un sotterraneo. Per cena fu loro somministrato soltanto un po' di pane e un piatto di lenticchie. Il 9 agosto furono condotti nel carcere di Sant'Antonio, ex-collegio dei Padri Scolopi, diventato tristemente famoso. In tutto i Fratelli erano 54, inclusi i novizi, gli oblati e i postulanti i quali vivevano strettamente uniti al Provinciale, al Priore e al maestro dei novizi. La mattina prestissimo facevano le loro preghiere sdraiati sui pagliericci o riuniti in due o tre per non dare nell'occhio. Recitavano il rosario con le corone di corda che erano riusciti a confezionarsi, praticavano il ritiro spirituale, si confessavano passeggiando e si animavano al martirio dicendo: "Questa è una grazia troppo grande per noi".
Nel carcere erano presenti più di mille persone. Appartenevano alle più disparate categorie sociali e dovevano comparire ogni tanto davanti al Tribunale Popolare. I miliziani più perversi dicevano ai religiosi più anziani: "Guarda, guarda, che esemplari bellissimi che abbiamo! Che avranno fatto di utile questi all'umanità?". Se vedevano qualcuno dei superiori conversare con i Fratelli più giovani li affrontavano villanamente dicendo: "Svelto, via di lì. Non ti sembrano poche le cattiverie che hai insegnato ad essi?". Cercarono di indurre i più inesperti a bestemmiare, a commettere atti lascivi con insulti e coltelli alla mano, ma inutilmente. Uno di essi rispose loro: "È inutile che insistiate. Se avete da risolvere qualcosa fatelo subito perché altro non otterrete da me". I miliziani gli dissero: "Allora ti tiriamo due colpi". L'intrepido religioso li rimbeccò: "Anche se me ne volete dare cento è lo stesso".
Il prelievo e la fucilazione dei prigionieri furono iniziati ai primi di novembre 1936. Il giorno 7, in due spedizioni, furono mitragliati circa 1000 militari in una vallata sabbiosa, bagnata dal fiume Jarrama a circa 3 chilometri dal paese Paracuellos. Nella suddetta località furono fucilati anche 15 Fatebenefratelli il 28 novembre 1936 e 7 il 30, pienamente conformati al volere di Dio. Si erano separati dai confratelli in lacrime e con l'augurio: "Arrivederci in cielo". Furono fatti salire sui "veicoli della morte" con le mani legate dietro la schiena, tra gli insulti della folla accorsa alla porta del carcere. Si calcola che soltanto a Paracuellos siano state mitragliate 12.000 persone.

Approfondimenti

La composizione della causa collettiva
La beatificazione del 1992 riguardò settantuno ospedalieri uccisi in luoghi e giorni differenti nel 1936. Il gruppo di Giovanni Gesù e quattordici compagni è quindi una suddivisione martirologica basata sulla comune morte del 28 novembre, non una causa autonoma di quindici persone separata dal più ampio procedimento. La distinzione evita di confondere il numero dei compagni del singolo elogio con il totale dei beatificati.

Cronologia

- 15 agosto 1878 - Nascita di Mariano Adradas Gonzalo a Conquezuela.
- 1903 - Ordinazione sacerdotale.
- 1904-1905 - Ingresso nell'Ordine Ospedaliero e professione religiosa.
- 9 agosto 1936 - Arresto e trasferimento nel carcere madrileno di San Antón.
- 28 novembre 1936 - Uccisione a Paracuellos del Jarama con quattordici compagni.
- 25 ottobre 1992 - Beatificazione a Roma per opera di Giovanni Paolo II.

Valutazione storico-critica

- L'identità del capogruppo, la data di nascita, il luogo di morte e la beatificazione sono attestati da fonti istituzionali ecclesiastiche.
- L'elenco dei quattordici compagni è fissato nell'elogio del Martirologio Romano; le varianti di trascrizione non indicano necessariamente persone differenti.
- I particolari della vita carceraria provengono prevalentemente dalla memoria dell'Ordine e non hanno tutti il medesimo grado di riscontro indipendente.
- La commemorazione del 28 novembre e la memoria collettiva del 30 luglio appartengono a contesti liturgici distinti.
- La morte avvenne nel quadro delle esecuzioni di Paracuellos; il riconoscimento del martirio costituisce il giudizio ecclesiastico specifico sui religiosi beatificati.

Fonti e bibliografia essenziale

- Martyrologium Romanum, edizione tipica 2004, elogio del 28 novembre.
- Giovanni Paolo II, Omelia nella beatificazione di 122 martiri spagnoli e di una laica ecuadoriana, 25 ottobre 1992.
- Santa Sede, I Martiri di Giovanni Paolo II (1981-2003), elenco biografico dei martiri ospedalieri beatificati nel 1992.
- Orden Hospitalaria de San Juan de Dios, Diccionario de Hermanos de la Congregación Española, voce Adradas Gonzalo, Juan Jesús.
- Santa Sede, Beatificazioni del Santo Padre Giovanni Paolo II, elenco della celebrazione del 25 ottobre 1992.

Aggiunto/modificato il 29 ottobre 2026