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Sergio III Papa

Festa: .

Roma ? – 14 aprile 911

(Papa dal 29/01/904 al 14/04/911)
Romano, il suo pontificato è segnato da una catena di violenze e di soprusi. Nemico dichiarato di papa Formoso, condannò i predecessori che ne avevano riabilitato la memoria.


Purtroppo i lati positivi di questo pontefice, sono talmente pochi che vengono coperti da quelli negativi e praticamente la storia ricorda quasi solo questi.
Il secolo X è stato considerato il più oscuro del cosiddetto “Medioevo oscuro” e nel contempo una delle epoche più negative per la storia del papato.
Molti scrittori di testi ecclesiastici hanno preferito stendere un velo pietoso su quei papi, antipapi, scissioni, violenze, ecc. che distinsero il movimentato “secolo oscuro”. Ma qui si fa una esposizione storica, pertanto per quanto possibile, citeremo gli episodi più salienti, dovendo parlare di papa Sergio III che governò nel primo decennio.
L’inizio dell’”età di ferro”, come si è usi denominare il vasto periodo storico che sconvolse i princìpi e i fondamenti religiosi del papato e che ingloba il “secolo oscuro”, inizia con l’uccisione nell’anno 882, di papa Giovanni VIII (872-882) e finisce nel 1046 con la contemporanea deposizione dei tre papi che si contendevano il potere.
In 50 anni ben 45 papi ed antipapi guidarono la Chiesa e il mondo cattolico, la maggior parte per pochi anni e qualcuno solo per qualche mese o settimana.
In tutti i 150 anni dell’”età di ferro” quindici papi vennero deposti, 14 morirono in carcere, in esilio o assassinati; vi furono ben sei scismi; per aumentare il disagio si è sempre parlato di quel periodo a Roma di “governo di femmine e prostitute”, con qualche esagerazione cattiva, ma in effetti l’intromissione di potenti famiglie laiche romane e del circondario, con alcune figure femminili dispotiche, provocò alla Chiesa danni incalcolabili, nello stesso tempo ciò dimostrò la promessa di Cristo, della Sua divina assistenza nel superare le difficoltà e le tempeste che si sono accanite nei secoli sulla rotta della navicella di Pietro.
Ritornando a Sergio III egli fu degno figlio di quell’oscuro periodo; nato a Roma in un anno non conosciuto, appartenne ad una nobile famiglia romana, imparentata con i Conti di Tuscolo; ebbe in gioventù un’esistenza avventurosa e poco esemplare, fu consacrato suddiacono da papa Marino I (882-884), diacono da papa Stefano V (885-891).
Già da diacono era inserito nei più turbolenti partiti aristocratici antigermanici, partecipava ai disordini che scoppiavano a Roma in quei tempi, creando imbarazzo alla corte pontificia.
Papa Formoso (891-896) per allontanarlo da Roma lo consacrò vescovo di Cerveteri, ma questo non gl’impedì di continuare a tramare nella città ma anche contro lo stesso papa.
Per le sua capacità di politicante e di intrigante, alla morte di papa Teodoro II (897) i suoi sgerri lo acclamarono papa; seguirono scontri fisici e verbali che infiammarono Roma e alla fine prevalse papa Giovanni IX (898-900).
Il nuovo papa scomunicò Sergio quale promotore ecclesiastico del vergognoso “concilio del cadavere”, dove su richiesta di Ageltrude di Spoleto, fu imbastito nel febbraio 897 un processo al papa Formoso per tradimento, che fosse già morto da nove mesi non importava, il cadavere fu dissotterrato, rivestito degli abiti pontificali e portato in aula, dove erano riuniti cardinali, vescovi e dignitari alla presenza di papa Stefano VI (896-897).
Il cadavere fu interrogato in una farsa di processo e trovato colpevole; furono strappati di dosso alla mummia gli abiti, recise le tre dita con le quali aveva benedetto nelle liturgie e fra lo schiamazzo del popolo, portato in giro per le strade di Roma e infine gettato nel Tevere. Indubbiamente un tragico episodio che ben dimostrò la barbarie in cui si trovava Roma e il papato in quel tempo.
Papa Giovanni IX dopo aver scomunicato il vescovo di Cerveteri lo esiliò da Roma; l’esilio durò sette anni, finché ritornò dopo la morte di papa Leone V (903) che aveva governato pochi mesi, gettato in prigione e fatto uccidere proprio dall’esiliato Sergio, nome di cui i testi non specificano se fosse anche il suo nome di nascita.
A Roma in quel periodo spadroneggiava la potente famiglia dei Teofilatti e la situazione era di grande anarchia, lo stesso successore di papa Leone V, il diacono Cristoforo che si era impadronito del soglio pontificio, dopo poco tempo era stato deposto, gettato in carcere ed eliminato anch’egli.
Era il 29 gennaio 904, quando con l’appoggio della potente e complice famiglia Teofilatto, Sergio III diventò papa e alla famiglia dei Conti di Tuscolo legò le sorti sue e del papato; in quel periodo a Roma spadroneggiavano donne ambiziose come Teodora e Marozia, rispettivamente moglie e figlia di Teofilatto “dux et magister militum”, il quale riuniva nelle sue mani il potere militare e quello dell’amministrazione pontificia.
Sua moglie Teodora era una donna energica, capace d’imporsi anche nella politica, è ricordata nella storia come prostituta di alto rango al pari delle due figlie Teodora II e Marozia.
Lo storico Liutprando vescovo di Cremona, attribuì a Sergio III una relazione con la nobile Marozia da cui nacque un figlio, il futuro papa Giovanni XI, che molto giovane, governò (931-935) praticamente influenzato dall’intrigante Marozia; la quale comunque nel 905 sposò Alberico duca di Spoleto, che a sua volta divenne l’uomo nuovo di Roma, subentrando nel potere al posto di Teofilatto e Teodora.
Acerrimo nemico del defunto papa Formoso, Sergio III annullò tutti gli atti riabilitativi fatti dai suoi predecessori a favore di Formoso, giungendo a dichiarare nulla la sua elezione, pertanto come conseguenza tutte le ordinazioni da lui impartite non erano valide.
A Roma nessun prete o vescovo si sentì sicuro della propria consacrazione e potevano così essere ricattati; grande fu la confusione che ne seguì, papa Formoso aveva consacrato parecchi vescovi e questi a loro volta molti preti; ci fu un’ondata di proteste, alle quali papa Sergio III fece fronte, appoggiandosi alla potente famiglia di Teofilatto.
Ci fermiamo qui nella descrizione di quest’uomo, forte di una astuzia senza limiti, senza scrupoli ne riguardi, comunque figlio del suo tempo; a suo favore si deve ascrivere l’edificazione della grande abbazia di Cluny in Francia, destinata a rinvigorire la spiritualità del monachesimo benedettino; una bolla del 906 documenta che egli donò un buon numero di fondi appartenenti al patrimonio della Tuscia, all’episcopato di Silva Candida, i cui abitanti erano stati quasi tutti sterminati dai Saraceni.
Il maggior merito fu quello di aver fatto ricostruire la Basilica Lateranense, ridotta in rovine per un terremoto avvenuto sotto papa Stefano VI; combatté energicamente in Oriente lo scisma di Fozio (827-898), confermò parecchie sedi episcopali in Inghilterra, protesse l’arcivescovo di Ravenna contro le usurpazioni subite dal conte d’Istria.
Morì il 14 aprile 911 e sepolto nella ricostruita basilica del Laterano, ma la sua tomba non si è conservata, è rimasto solo un epitaffio di elogio.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2005-07-19

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