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Beata Paolina Maria Jaricot Terziaria Domenicana

Festa: 9 gennaio

Lione, Francia, 22 luglio 1799 - 9 gennaio 1862

Pauline-Marie Jaricot nacque a Lione il 22 luglio 1799. Dopo un incidente domestico e alcuni lutti in famiglia, abbandonò il suo stile di vita fino ad allora frivolo e mondano, per donarsi interamente a Dio rimanendo nel mondo. Grazie a suo fratello Philéas, sacerdote, venne a sapere della nascita della Società delle Missioni Estere di Parigi, e iniziò a pensare a un modo per sostenere economicamente quei missionari. Avviò quindi un sistema per cui dieci persone s’impegnassero a offrire un soldo a settimana, a pregare con una preghiera particolare e a formare un nuovo gruppo di dieci persone. Il 3 maggio 1822 fondò ufficialmente l’Opera della Propagazione della Fede, approvata da Pio VII nel 1823. Ideò anche il Rosario Vivente, i cui aderenti, in gruppi di quindici persone dovevano recitare una decina di Rosario al giorno, meditando su un Mistero specifico estratto a sorte e cambiato ogni mese. Nel 1831, dopo essersi rimessa da una grave malattia, intensificò la sua scelta per Dio formando il sodalizio delle Figlie di Maria, donne senza abiti né segni esteriori, dedite interamente alla diffusione della fede. Pensò anche a una fabbrica improntata alla condivisione degli utili tra gli operai, ma lei stessa finì in povertà a causa della gestione dell’amministratore di cui si era fidata. Morì il 9 gennaio 1862, ma nella sua vita aveva goduto l’appoggio dei Papi e di tanti personaggi avviati poi sulla via degli altari, come lei stessa, beatificata il 22 maggio 2022, presso l’Eurexpo di Lione, sotto il pontificato di papa Francesco. La sua memoria liturgica ricorre il 9 gennaio, giorno della sua nascita al Cielo, mentre i suoi resti mortali sono venerati nella chiesa di San Nicerio a Lione, tranne il suo cuore imbalsamato, custodito nella chiesa di San Policarpo della medesima città.



«Andate là dove la gente vive, lotta e soffre, e chiamatela. Andate nelle famiglie, e rivelate che se c'è Dio, c'è la pace. Non serve predicare solo nelle chiese, perché le chiese ormai sono quasi vuote; non serve solo fare catechismo, perché i giovani non partecipano; perciò, andate dove la gente si ritrova e dite ad essa che Dio aspetta».
Sembrano parole scritte per l’oggi, invece risalgono a quasi due secoli fa; non sono di un celebre predicatore, ma vengono attribuite ad una donna semplice, che coltiva in cuore una profonda
ansia missionaria pur non avendo mai messo piede fuori di Lione, la città in cui è nata il 22 luglio 1799 e in cui muore il 9 gennaio 1862.
Pauline-Marie Jaricot è la settima nata di una famiglia di piccoli e facoltosi industriali della seta. «Sii benedetto, Signore, per avermi dato un uomo giusto per padre, e per madre una donna piena di virtù e di carità», scriverà un giorno, riconoscendo in quale terreno fertile ha potuto metter radici la sua spiritualità. Il che non le impedisce, durante l’adolescenza, di lasciarsi affascinare dalla ricchezza, dall’eleganza, dall’ambiente festaiolo e da infantili intrecci amorosi.
Pauline, parlando di sé, si dice dotata di «una immaginazione viva, uno spirito volubile, un carattere violento e pigro», ma si dipinge anche «estremamente impacciata in tutti i lavori manuali, incapace di intraprendere qualcosa, inefficiente nella conduzione di una casa, lenta in quello che faccio, portata violentemente alla collera, alla gelosia, all'orgoglio, alla vanità». C’è del vero in questa descrizione, anche se forse un po’ troppo accentuata da un’estrema sensibilità.
A 15 anni una banale caduta da uno sgabello la porta sull’orlo della tomba, poi arriva una “malattia di nervi” che l’accompagna per alcuni anni. Nel frattempo le muore la mamma, aprendo una ferita che tarda a rimarginarsi.
Però, dopo il tunnel della malattia e della depressione, arriva la luce di una fede limpida e il desiderio di una maggior perfezione, complice una predica sulle vanità della vita, che la distacca progressivamente da un lusso ed un’eleganza che fino a quel punto hanno caratterizzato la sua vita.
Ha un fratello che sta sognando di andare missionario in Cina e la contagia del suo amore per le missioni. Dato che però una donna, secondo la mentalità dell’epoca, poco o nulla potrebbe fare per l’evangelizzazione, Pauline prova ad inventarsi un metodo concreto e semplice per venire in aiuto «non a questo o quel missionario, ma a tutta la Chiesa in tutto il mondo».
L’idea è semplice e nello stesso tempo così articolata che il suo direttore spirituale deve ammettere che proviene direttamente da Dio, perché Pauline «è troppo sciocca per aver inventato questo piano».
Si tratta, molto semplicemente, di una catena di solidarietà sviluppata tra conoscenti ed amici che «depongono nelle mani del Papa, a dieci a dieci, a cento a cento, piccole quote costanti, come chicchi di grano che egli può impastare e trasformare in pane per le missioni». Nasce così l’Opera della Propagazione della Fede di Lione, che dalla Francia si estende rapidamente in Italia, Belgio, Germania e Spagna, e poi in tutte le nazioni d'Europa.
Organizzatrice instancabile, fonda il “Rosario vivente”, le “Figlie di Maria” (una specie di istituto secolare ante litteram) che si dedicano all’assistenza delle operaie e addirittura una fabbrica basata sulla solidarietà tra gli operai e sull’equa ripartizione del profitto tra gli stessi.
È questo il classico passo più lungo della gamba per Pauline, che scivola nelle mani di uno speculatore senza scrupoli: la sua fabbrica fallisce e lei finisce sul lastrico. Chiede aiuto all’Opera che ha fondato, ma la risposta è lapidaria e suona come un disconoscimento in piena regola: «Considerando che non è il caso di riconoscerle la qualità di fondatrice, il consiglio rifiuta di concederle un aiuto finanziario».
Aiutata dal Papa, sostenuta dal Curato d’Ars (che tesse anche le sue lodi dal pulpito), deve essere iscritta nell’albo dei poveri e per dieci anni va mendicando per le strade di Lione: non per mantenersi, ma semplicemente per pagare i debiti, che non riesce ad estinguere prima che il suo cuore malato cessi di battere.
Le sue virtù eroiche sono state riconosciute il 25 febbraio 1963. Il 26 maggio 2020 papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto relativo a un miracolo ottenuto per sua intercessione, ovvero la guarigione di Mayline Tran da “coma da anossia cerebrale prolungata per ostruzione delle alte vie respiratorie da corpo estraneo alimentare e arresto cardio-respiratorio”.
Pauline è stata beatificata il 22 maggio 2022, presso l’Eurexpo di Lione, presieduta dal cardinal Luis Antonio Gokim Tagle, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, come delegato del Santo Padre.La sua memoria liturgica ricorre il 9 gennaio, giorno della sua nascita al Cielo.

Autore: Gianpiero Pettiti

 




Nascita e famiglia

Nel 1799, anno in cui terminò la Rivoluzione Francese e vide l’avvento al potere di Napoleone Bonaparte come Primo Console, con lo strascico del sorgere e cadere della Repubblica Partenopea a Napoli, appoggiata dai francesi, a Lione nasceva, il 22 luglio, Pauline-Marie Jaricot.
Era la settima figlia di una famiglia borghese, di agiata condizione economica. Suo padre, Antoine Jaricot, volle che lei venisse battezzata da un sacerdote che non avesse prestato giuramento sulla Costituzione Civile del Clero, cui erano obbligati i sacerdoti francesi. Direttore di una seteria, le impartì un’educazione e un’istruzione particolarmente accurata, che la dotò di un certo senso pratico.

Una bambina che sognava le missioni estere
Crebbe serenamente, mostrandosi vivace, intelligente e orientata alla preghiera. In questo avevano contribuito i genitori, che nel bilancio di casa avevano sempre una voce riservata alla carità. Appena Pauline fu in grado di camminare e parlare, cominciò a frequentare con la madre, Jeanne Lattier, la chiesa di San Nicezio, vicina alla loro casa.
La bambina si affezionò in particolare a Philéas, il fratello nato immediatamente prima di lei. Con lui, che spesso le raccontava di voler partire missionario in Cina, cominciò a condividere il sogno di dedicarsi alle missioni estere. Nel 1805 Philéas cominciò il cammino verso il sacerdozio, mentre Pauline fu inviata dal padre a studiare presso il pensionato delle signorine Bissuel, non lontano dalla basilica di Nostra Signora di Fourvière.

Il crollo dei desideri e il ritorno ai Sacramenti
A dodici anni, Pauline oscillava tra momenti di fervore, come quello della sua Prima Comunione, avvenuta il 16 aprile 1812 nella cattedrale di San Giovanni a Lione, e altri in cui desiderava farsi ammirare durante balli e feste. A Saint-Vallier, durante le vacanze, conobbe un giovane, di cui s’innamorò.
I suoi desideri crollarono in seguito a un incidente domestico: nell’ottobre 1814 cadde da uno sgabello mentre svolgeva le sue faccende, manifestando danni al sistema nervoso. La morte di suo fratello Narcisse, di appena ventuno anni, peggiorò il suo stato di salute, ma anche quello di sua madre, per cui venne deciso di separarle. Poco dopo, la madre morì.
Mentre si trovava nel borgo di Tassin, Pauline cominciò a essere visitata dal parroco del luogo, il quale l’esortava a riaccostarsi ai Sacramenti. Dopo essersi confessata, la ragazza avviò un nuovo percorso nella sua vita: si diede alla lettura di testi religiosi e alla preghiera.

In cerca di una guida
Continuava però a sognare di avere un buon marito: credette di averlo trovato in un ragazzo di saldi principi, ma troncò la relazione quando seppe che questi era di tendenze gianseniste. Da allora, rinunciò per sempre ai bei vestiti, mettendo da parte il corrispettivo di quanto avrebbe speso per donarlo ai poveri, gli stessi che visitava dopo aver trascorso molto tempo a pregare in chiesa.
Si mise anche in cerca di una buona guida spirituale: grazie a sua sorella Sophie, la trovò in don Jean Wurtz, il nuovo vicario di San Nicezio. Nella Quaresima del 1816, ascoltando una sua omelia, Pauline si convertì definitivamente a Dio. Il 25 dicembre dello stesso anno, nella basilica di Fourvière, emise il voto di castità.

Vita spirituale in una città in fermento
Nel frattempo la città di Lione, che già fu un baluardo dei realisti durante la Rivoluzione, era stata occupata dagli austriaci nel 1814 e nel 1815. Pur vivendo in questo ambiente, Pauline seppe riservare per sé lo spazio per una vita di intensa spiritualità.
Suo fratello Philéas, intanto, aveva saputo che a Parigi era nata la Società delle Missioni Estere, per l’invio di sacerdoti in tutti quei Paesi dove il Vangelo non era ancora conosciuto. Il suo trasferimento nel Seminario di San Sulpizio a Parigi contribuì a fargli cominciare un intenso lavoro a favore di quei missionari, mentre Pauline, impegnata tra casa e servizio caritativo, continuava a pensare a come dare il proprio contributo.

L’amicizia col Santo Curato d’Ars
Suo padre aveva l’abitudine d’invitare a pranzo i sacerdoti delle vicinanze. Un giorno del 1816 arrivò a casa Jaricot il parroco di Écully, poco fuori Lione, insieme al suo vicario, don Jean-Marie Vianney.
Pauline fece subito amicizia con quest’ultimo, il quale, diventato in seguito parroco del villaggio di Ars-en-Dombes, non interruppe i rapporti con lei e con la sua famiglia. Ricevette spesso sue visite, anche quando era ormai diventato famoso col soprannome di Santo Curato d’Ars: le diede molti consigli, specie in relazione al proposito di aiutare materialmente le missioni.

La nascita dell’Opera per la Propagazione della Fede
Nel 1819, come racconta lei stessa in una lettera del 1858 a un amico del fratello, don Victor Girodon, Pauline ebbe l’idea definitiva. Mentre stava meditando vicino al fuoco, le venne chiaro all’improvviso un piano: ogni persona della sua cerchia familiare e dei suoi amici stretti avrebbe dovuto raccogliere, ogni settimana, un soldo da dieci persone, compreso se stesso.
Fra i dieci avrebbe dovuto scegliere una persona che ispirava maggiore fiducia, che, insieme agli altri capigruppo, avrebbe fatto capo ad un’altra persona che avrebbe raccolto le loro offerte. A loro volta, dieci di questi capigruppo, che rappresentavano ognuno cento persone, facevano capo ad un’altra persona che sarebbe stata capo così di mille persone, che raccogliendo il tutto l’avrebbe versato in un centro comune.
Il “Consiglio della Propagazione della Fede”, costituito da un gruppo di laici, si riunì per la prima volta il 3 maggio 1822. L’Opera per la Propagazione della Fede, come fu denominata, venne approvata prima dal direttore delle Missioni Estere di Parigi, poi da papa Pio VII nel 1823.

Il Rosario Vivente e le Figlie di Maria
Dopo una nuova malattia e la convalescenza, che trascorse scrivendo lettere per presentare la sua Opera e pregando, Pauline fondò nel 1826 il “Rosario vivente”: gruppi di quindici persone dovevano recitare quotidianamente una decina del Rosario con la meditazione di uno dei misteri, che sarebbe cambiato ogni mese. Ciascun aderente avrebbe poi dovuto cercare di coinvolgere altre cinque persone.
Pauline incontrò presto le prime critiche al suo operato, specie in relazione alla gestione dei fondi. A quelle prove si aggiunsero la malattia di suo padre e la morte della sorella Lorette, cui seguì quella di Philéas: ordinato sacerdote, non aveva potuto partire per la Cina come sognava, proprio per ragioni di salute, ed era diventato cappellano dell’Hôtel-Dieu di Lione.
Anche lei si ammalò nuovamente, proprio nel 1831, quando la sua città cominciava a essere coinvolta in agitazioni operaie di rilievo. Dopo essersi consigliata con alcuni sacerdoti, decise non di entrare in convento, come aveva pensato, ma di dare vita a un sodalizio di donne dedite alla preghiera e alla vita comune, le Figlie di Maria. Si trasferì in una piccola villa non lontana dalla basilica di Fourvière, cui diede il nome di Casa Loreto, dove fu raggiunta da alcune compagne.

Il viaggio in Italia e la guarigione
Di lì a poco, una nuova malattia, di natura cardiaca, colpì Pauline. Decise quindi di partire per l’Italia, anzitutto per visitare Roma e pregare nelle sue basiliche. Grazie al cardinal Luigi Lambruschini, Segretario di Stato, che già l’aveva conosciuta come Nunzio Apostolico in Francia, poté avere un’udienza privata con papa Gregorio XVI, che lasciò il palazzo del Quirinale, allora residenza pontificia, apposta per incontrarla.
Pauline volle però visitare anche Paray-le-Monial e Loreto, prima di arrivare a Roma. Lasciò la Città Eterna più morta che viva, per dirigersi a Mugnano del Cardinale (nei pressi di Avellino) e lì venerare santa Filomena: aveva sentito parlare di lei e dei miracoli che le venivano attribuiti da alcuni religiosi dell’Ordine di San Giovanni di Dio, venuti a questuare a casa sua. La Santa era stata anche oggetto della sua prima conversazione col futuro Santo Curato d’Ars.
Il 10 agosto 1835, giorno della festa di santa Filomena, mentre si trovava in preghiera dov’è ancora oggi venerata, ovvero nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Mugnano, Pauline si sentì interiormente guarita: si alzò in piedi e si mise a camminare, in mezzo alla folla meravigliata. In segno di riconoscenza, fece costruire, a Casa Loreto, una cappella dedicata alla Santa e ne portò una statua e una reliquia (i frammenti dell’omero) a don Vianney.

La fabbrica di Nostra Signora degli Angeli
Dopo un secondo viaggio a Roma, avvenuto nel 1839, prese corpo in Pauline un nuovo modo per esprimere la sua sensibilità nei confronti dei lavoratori. Aveva già avviato un laboratorio artigianale di fiori artificiali per le ragazze che, non trovando lavoro, rischiavano di prostituirsi. Per le operaie nelle tessiture, invece, aveva dato vita all’associazione delle “Riparatrici del Cuore di Gesù incompreso e disprezzato”.
Decise pertanto di rilevare una fabbrica dismessa a Rustrel, in Valchiusa, intitolandola a Nostra Signora degli Angeli: lo scopo primario sarebbe stato la lavorazione della ghisa trasformandola in ferro e lamiera, mentre gli utili avrebbero dovuto essere destinati agli operai stessi e alle opere loro destinate.
Tuttavia, la conduzione dell’attività era superiore alle forze di Pauline, che venne anche ingannata da Gustave Perre, l’uomo a cui aveva affidato l’amministrazione.
La fabbrica fallì, mentre lei finì in miseria, tanto che il comune di Lione le concesse il certificato d’indigenza. Man mano venne abbandonata da tutti: trovò rifugio solo in Dio e nell’appoggio dei suoi veri amici, a proposito dei quali la Chiesa si è impegnata a riconoscere l’effettiva santità di vita.

Gli altri amici santi di Pauline
All’inizio del suo ritrovato cammino di fede, Pauline era entrata nell’Associazione del Sacro Cuore, di cui era presidente e fondatrice Claudine Thévenet. Quest’ultima, nel 1818, fondò la congregazione delle Religiose di Gesù-Maria, prendendo il nome di madre Maria di Sant’Ignazio.
Morta prima che Pauline subisse il tracollo finanziario (fu canonizzata nel 1993), fu sempre in un rapporto di gratitudine con lei, perché la sua famiglia aveva acquistato, sulla collina di Fourvière, il terreno per la costruzione della casa madre della congregazione.
Nel 1820, invece, nel periodo trascorso in convalescenza a Saint-Vallier, conobbe don Jean-Claude Colin, fondatore della Società di Maria (la cui causa di beatificazione è in corso), anch’essa a carattere marcatamente missionario: non potevano che sentirsi immediatamente affini.
Nel corso del suo ultimo viaggio a Roma, nel 1856, poté partecipare, il 1° novembre, alla Messa nella Cappella Sistina, celebrata da papa Pio IX (beatificato nel 2000). Il Pontefice l’accolse paternamente e le offrì sostegno anche sul piano economico.
Tornata a Lione, dovette affrontare un ulteriore processo, riguardante la proprietà di Casa Loreto. Anche in quel caso, fu aiutata da un’altra amica, madre Magdeleine-Sophie Barat, fondatrice della Società del Sacro Cuore (canonizzata nel 1925).

L’ultimo incontro col Curato d’Ars e la morte
Infine le fu da sostegno e guida, ancora una volta, il Santo Curato d’Ars. Nel marzo 1859 andò a trovarlo per l’ultima volta: era infreddolita per il viaggio, ma non volle che il sacerdote si affannasse ad accendere un fuoco. «Signor parroco», gli disse, «non provate a rimediare al freddo; ci sono abituata. Riscaldate piuttosto la mia povera anima con qualche scintilla di fede e di speranza».
Morì il 9 gennaio 1862, a Casa Loreto, alle 7 di mattina. Le sue ultime parole furono: «Madre mia, sono tutta tua!». Fu sepolta come una totale sconosciuta; al suo funerale erano presenti solo poche persone, appartenenti ai poveri della città. Le sue spoglie furono in seguito traslate nella chiesa di San Nicerio a Lione.

La causa di beatificazione fino al decreto sulle virtù eroiche
Il processo informativo diocesano su vita, virtù e fama di santità di Pauline si svolse nella diocesi di Lione. Il 17 maggio 1925 si ebbe il decreto sugli scritti, mentre il 18 giugno 1930, con il decreto sull’introduzione della causa, ebbe inizio la fase romana. Il 1° febbraio 1939 fu emesso il decreto di convalida giuridica del processo informativo diocesano.
In seguito si svolsero la congregazione antepreparatoria, il 22 aprile 1941, poi, il 26 aprile 1952, la congregazione preparatoria, seguita da una seconda seduta il 26 gennaio 1954. Il 19 febbraio 1963 si svolse la congregazione generale della Sacra Congregazione dei Riti, a cui al tempo competevano le cause di beatificazione e canonizzazione. Il 25 febbraio 1963 venne promulgato il decreto sull’eroicità delle virtù.

Il miracolo per la beatificazione
Numerose sono state, nel corso del tempo, le segnalazioni di grazie singolari attribuiti all’intercessione di Pauline, ma nessuno era risultato degno di nota. Alla fine, la postulazione ha esaminato un caso avvenuto nel 2012.
Il 29 maggio di quell’anno, Mayline Tran, di tre anni e mezzo, si strozzò con una salsiccia in forma di pallina durante un aperitivo organizzato dai suoi genitori, Emmanuel e Nathalie. Nonostante il pronto intervento di suo padre, non fu possibile rianimarla. I soccorritori medici, invece, ci riuscirono, ma senza poterla stabilizzare.
Venne quindi ricoverata in ospedale, dove il medico dell’ambulanza fornì ai genitori una prima diagnosi: stato cerebrale al livello 3 di Glasgow, quindi prossimo alla morte cerebrale, unito ad anossia, vale a dire alla mancanza di ossigeno nel cervello, e ad arresti cardiaci multipli.
Divenne difficile mantenerla in vita, perché il trattamento di stimolazione cardiaca aveva provocato un'embolia polmonare; se veniva interrotto, la paziente aveva forti convulsioni. Dopo una notte insonne, i genitori vennero rimandati a casa, non prima di averla rivista ancora una volta. Dopo dieci giorni in terapia intensiva, il coma era ormai irreversibile.
I compagni dell’asilo di Mayline, presso la scuola Cours-Diot di Lione, rimasero sconvolti dalla notizia. In particolare, lo furono i genitori di una bambina delle elementari, Alix, che avevano già perso due figli. Fu loro l’idea d’iniziare una novena a Pauline, a partire dal 15 giugno 2012, visto che quell’anno ricorreva il centocinquantesimo anniversario della sua morte.
Alla fine del mese, Mayline fu trasferita all’ospedale Lenval di Nizza, più vicino alla nuova abitazione dove, nel frattempo, la sua famiglia aveva traslocato. Il 2 luglio 2012, i genitori e Lou-Anh, la sua sorella minore, la videro passare in barella, ma con una luce diversa negli occhi. I medici riferirono che, se fosse sopravvissuta, avrebbe avuto una grave disabilità.
Il 22 luglio, durante un test fisico di movimento per capire il grado della sua disabilità, la bambina, tenuta in braccio da Nathalie, la chiamò distintamente “mamma”. Nei mesi successivi riuscì a stare in piedi di nuovo e a camminare, seppur con qualche difficoltà.
A maggio 2014, dopo ulteriori accertamenti medici, fu dichiarata guarita. A questa guarigione si unì la conversione del padre della bambina, Emmanuel, il quale iniziò un cammino di preparazione per ricevere il Battesimo.

Il riconoscimento del miracolo
L’Inchiesta diocesana sulla presunta guarigione è stata istruita presso il Tribunale Ecclesiastico della diocesi di Lione dal 20 luglio 2018 al 28 febbraio 2019. Il congresso ordinario della Congregazione delle Cause dei Santi, il 5 aprile seguente, ha concesso il decreto di validità giuridica dell'inchiesta.
Dopo aver fatto esaminare la piccola Mayline Tran al Policlinico Gemelli di Roma nel maggio 2019, la Consulta Medica si è pronunciata a favore dell’impossibilità di spiegare scientificamente l’accaduto, nel novembre 2019. I Consultori teologi hanno poi confermato l'intercessione della Venerabile Pauline Jaricot nel dicembre 2019.
Il 26 maggio 2020, infine, papa Francesco ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto con cui la guarigione di Mayline era dichiarata miracolosa e riferita all’intercessione di Pauline.

La beatificazione
La Messa con il Rito della Beatificazione di Pauline è stata celebrata il 22 maggio 2022, presso l’Eurexpo di Lione, presieduta dal cardinal Luis Antonio Gokim Tagle, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, come delegato del Santo Padre. La sua memoria liturgica è stata fissata al 9 gennaio, giorno della sua nascita al Cielo.

La sua eredità oggi
L’Opera della Propagazione della Fede è proseguita grazie al lavoro di migliaia di zelatori, estendendosi in tutto il mondo. È stata in stretta collaborazione con la Congregazione di Propaganda Fide fino al 1922, anno in cui è diventata una Pontificia Opera insieme ad altre due realtà: l’Opera della Santa Infanzia (oggi Infanzia Missionaria), e l’Opera di San Pietro Apostolo a sostegno del clero locale in terra di missione. A queste si è poi aggiunta l’Unione Missionaria del Clero, fondata da padre Paolo Manna (beatificato nel 2001).
Le Figlie di Maria, invece, dopo alterne vicende lasciarono tutte Casa Loreto tranne tre, ovvero Marie Dubouis, Marie Melquiond e una terza amica. Rimasero accanto a Pauline fino alla sua morte, quindi si trasferirono in rue Tramassac 30.
Nell’aprile 1866 ottennero in dono il cuore imbalsamato di Pauline, che nel marzo 1889, subito dopo la morte di Marie Dubouis, venne traslato solennemente nel palazzo arcivescovile di Lione e infine collocato nella chiesa di San Policarpo, che Pauline frequentava da giovane.
Il Rosario Vivente, invece, fu affiliato all’Ordine Domenicano già dal periodo del primo viaggio di Pauline a Roma. Dopo l’aggiunta dei Misteri della Luce, ogni gruppo singolo conta non più quindici, ma venti aderenti.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2022-05-21

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