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† Cesarea di Mauritania, oggi Cherchell, Algeria, 303 o 304
E' uno dei martiri della persecuzione di Diocleziano la cui vicenda, pur essendo conosciuta attraverso una documentazione piuttosto scarna, conserva un notevole valore storico e simbolico. È ricordato dal Martyrologium Romanum come il cristiano che, convocato a prestare servizio durante una cerimonia pubblica nella Cesarea della Mauritania, rifiutò di portare il vessillo del governatore poiché l'evento prevedeva atti di culto pagano incompatibili con la fede cristiana. Arrestato, interrogato e invitato a obbedire agli ordini delle autorità imperiali, rimase fermo nella sua professione di fede e venne infine condannato alla decapitazione, probabilmente tra il 303 e il 304. Il suo soprannome di "Vessillifero" deriva proprio dall'incarico che gli era stato affidato e che egli respinse per motivi religiosi. La sua Passio presenta una prima parte generalmente ritenuta vicina ai fatti storici, mentre gli episodi riguardanti la sorte delle reliquie appartengono alla tradizione agiografica.
Etimologia: Fabio deriva dal latino Fabius, appartenente alla gens Fabia.
Emblema: Palma del martirio, vessillo, soldato, spada, corona del martirio.
Martirologio Romano: A Cesarea di Mauritania, nell’odierna Algeria, san Fabio, martire, che, rifiutandosi di portare nell’assemblea generale della provincia il vessillo del governatore, fu dapprima gettato in carcere e, continuando a dichiararsi cristiano, fu poi condannato a morte dal giudice.
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All'inizio del IV secolo la Mauritania Caesariensis era una prospera provincia dell'Impero romano, con capitale Cesarea, importante porto del Nord Africa. In questi anni l'imperatore Diocleziano promosse la più vasta persecuzione contro i cristiani dell'antichità, imponendo sacrifici agli dèi tradizionali e pretendendo manifestazioni pubbliche di fedeltà religiosa allo Stato. In questo contesto maturò il martirio di Fabio.
Il rifiuto del vessillo La fonte antica riferisce che Fabio era stato incaricato di portare il vessillo del governatore durante una grande assemblea provinciale. Non è certo se fosse un soldato, un funzionario civile o un addetto alle cerimonie ufficiali; gli studiosi hanno avanzato diverse ipotesi, ma nessuna può essere dimostrata con sicurezza. L'assemblea comprendeva riti di carattere religioso dedicati agli dèi dell'Impero. Fabio giudicò incompatibile la propria partecipazione con la fede cristiana e rifiutò pubblicamente di portare l'insegna ufficiale. Il gesto fu interpretato come un atto di disobbedienza all'autorità imperiale oltre che di rifiuto del culto pagano.
Il processo Dopo l'arresto Fabio fu rinchiuso in carcere e successivamente interrogato davanti al giudice provinciale. Le testimonianze concordano nel riferire che gli venne offerta la possibilità di evitare la condanna semplicemente adempiendo all'incarico ricevuto o rinnegando la propria fede. Egli ribadì invece di essere cristiano e dichiarò di non poter partecipare a una cerimonia che implicasse un atto idolatrico. La fermezza dimostrata durante il processo portò alla sentenza capitale.
Il martirio La pena inflitta fu la decapitazione, modalità frequentemente riservata ai cittadini romani condannati per motivi religiosi o politici. Il martirio viene generalmente collocato nel 303 oppure nel 304, negli anni più duri della persecuzione dioclezianea. La memoria di Fabio venne presto conservata nelle Chiese dell'Africa romana e successivamente recepita nei martirologi latini, fino all'inserimento nel Martyrologium Romanum.
La Passio e il confine tra storia e tradizione Gli studiosi distinguono chiaramente due livelli narrativi. La prima parte della Passio, che descrive il rifiuto del vessillo, il processo e l'esecuzione, è generalmente considerata compatibile con il contesto storico della persecuzione dioclezianea e viene ritenuta sostanzialmente attendibile. La seconda parte assume invece un carattere apertamente leggendario. Secondo il racconto, il giudice avrebbe ordinato che testa e corpo del martire fossero gettati separatamente nel mare per impedirne il culto. Le onde avrebbero però ricongiunto miracolosamente le due parti del corpo, trasportandole fino a Cartenna, dove il santo sarebbe stato sepolto con onore. Questo episodio è oggi interpretato dalla maggior parte degli studiosi come una tradizione sviluppata per spiegare la presenza di reliquie o di un culto locale nella città africana, piuttosto che come un fatto storicamente documentato.
Il culto Il nome di Fabio compare nel Martyrologium Romanum al 31 luglio, giorno della sua memoria liturgica. È l'unico santo di nome Fabio presente nel calendario romano universale. Nel corso dei secoli alcuni calendari locali hanno ricordato altri martiri chiamati Fabio o corpi santi ai quali fu attribuito questo nome, ma tali commemorazioni riguardano figure differenti e non devono essere confuse con il martire di Cesarea di Mauritania. Autore: Giampietro Cattini
Il martire San Fabio il Vessillifero ad oggi è l’unico santo con tale nome a comparire nel calendario ufficiale cattolico, il Martyrologium Romanum. Ripercorrendo le scarse notizie sulla sua vicenda terrena è facile comprendere l’origine dello strano appellativo conferitogli.
Nella prima parte della sua “passio” sono narrati la confessione, il processo ed il martirio, racconto che pare fornire sufficiente garanzia di veridicità, mentre la parte conclusiva, assai fantasiosa, non costituisce che un evidente tentativo di giustificare il possesso delle reliquie del santo da parte della città di Cartenna.
Verso il 303 o 304, mentre imperversava la persecuzione anticristiana indetta dall’imperatore Diocleziano, il preside romano della Mauritania convocò un’assemblea presso Cesarea e proprio per tale occasione si sarebbe svolto in cui Fabio era stato incaricato di portare il vessillo del governatore. Poiché però la cerimonia avrebbe avuto un carattere religioso pagano, Fabio rifiutò fermamente di parteciparvi e per punizione venne incarcerato. Dopo qualche giorno fu condotto dinanzi ad un tribunale, ove fu esaminato il suo caso. Egli rimase fermo nel suo proposito e perciò fu inevitabile la condanna alla decapitazione.
La narrazione successiva, come detto, fornisce elementi fantastici: il giudice non volle che Fabio ricevesse conveniente sepoltura, onde evitare una venerazione popolare nei suoi confronti, ed ordinò quindi che il capo ed il corpo venissero gettati separatamente in mare. Essi però si ricongiunsero miracolosamente e, così uniti, furono spinti dalle onde sino al lido di Cartenna, sulle coste della Mauritania sua patria, ove finalmente trovarono degna sepoltura.
La sua festa è celebrata il 31 luglio. Calendari locali ricordano anche a Sabina i Santi Fabio, Basso e Massimo, il 20 ottobre, o insieme ad altri martiri l’11 maggio, ed alcuni “Corpi santi” cui fu attribuito il nome Fabio: a Milano il 9 agosto, a Vienna il 27 maggio, ad Udine la II domenica di Quaresima.
Autore: Fabio Arduino
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