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Sant' Agostino Caloca Cortes Sacerdote e martire

Festa: 25 maggio

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San Juan Bautista de Teúl, Messico, 5 maggio 1898 - Catatlán, Messico, 25 maggio 1927

Nacque a San Juan Bautista de Teúl, Zacatecas (Arcidiocesi di Guadalajara), il 5 maggio 1898. Priore (diacono, economo) nella parrocchia di Totatiche e Prefetto del Seminario Ausiliare sito nello stesso paese, fu un esempio di purezza sacerdotale. Un militare, commosso per la sua giovane età, gli offrì la libertà; lui l'avrebbe accettata solo se fosse stata concessa anche al parroco Don Cristobal Magallanes. Di fronte al plotone di esecuzione, l'atteggiamento e le parole di quest'ultimo lo colmarono di forza, tanto che esclamò: "Grazie a Dio viviamo e per Lui moriamo". Il 25 maggio 1927 vennero fucilati insieme a Catatlán. Papa Giovanni Paolo II il 21 maggio 2000 li ha canonizzati insieme ad altre ventitré vittime della medesima persecuzione, uccise per aver difeso la loro fede in Crito Re.

Emblema: Palma

Martirologio Romano: Nella cittadina di Catatlán nel territorio di Guadalajara in Messico, santi Cristoforo Magallanes e Agostino Caloca, sacerdoti e martiri, che, durante la persecuzione messicana, confidando strenuamente in Cristo Re, ottennero la corona del martirio.


A 29 anni si può ancora aver paura di morire. Soprattutto se si ha, per natura, un carattere troppo sensibile, come Padre Agostino Cortes Caloca. In quei momenti è davvero una fortuna avere al proprio fianco un maestro, anzi un padre, che ti fa coraggio e ti sostiene. Agostino è nato in Messico il 5 maggio 1898 e nel suo fisico porta le conseguenze del vaiolo che lo ha colpito all’età di 5 anni: le sue braccia non si sono sviluppate come il resto del corpo e malgrado ciò è cresciuto vivace, allegro e molto socievole, facendo sport e giocando insieme ai coetanei, per supplire con l’esercizio fisico a quanto la malattia gli ha menomato.  In compenso ha un’intelligenza viva e una gran voglia di studiare, facendo intravedere anche i segni inequivocabili della vocazione al sacerdozio. Ed è così che a 14 anni si trova in seminario, ma due anni dopo deve tornare a casa perché questo ha chiuso i battenti a causa della persecuzione anticlericale che avanza. Non perde, però, la vocazione per strada: se ne accorge il parroco di Totatiche, Christopher  Magallanes, che si prende cura di lui e del suo cammino vocazionale. Così, appena la persecuzione sembra rallentare, lo fa rientrare in seminario per proseguire gli studi interrotti. E quando il 5 agosto 1923 viene ordinato sacerdote, chiede ed ottiene che Padre Agostino gli venga assegnato come collaboratore parrocchiale. Il parroco è come conquistato da quel giovane, profondamente buono, autenticamente puro, umile fino all’eccesso, che si dedica con entusiasmo alla pastorale parrocchiale e che sa conquistare i giovani. Generoso e disponibile, Padre Agostino si divide tra la parrocchia e il seminario, dove insegna e dove fa anche da assistente ai giovani seminaristi. Pallamano, nuoto e allegria, insieme al suo entusiasmo di giovane prete, sono la sua ricetta per agganciare i giovani e per proporre ad alcuni di entrare in seminario: anche se i tempi  non sono dei migliori, la situazione precipita e di lì a poco inizierà la “caccia al prete”. Infatti,nel 1927, tocca a lui chiudere il seminario e rimandare a casa gli studenti, per evitare che vengano massacrati: solo dopo aver avuto la certezza che tutti sono al sicuro, anche lui si dà alla fuga, portando con sé il più giovane: che è del suo paese, ma che è anche il più impaurito. Entrambi portano sottobraccio alcuni dei loro amati libri dai quali non si vogliono separare e cammin facendo padre Agostino si fa premura di confortare il giovane e terrorizzato Raffaele, al quale ricorda che anche Gesù nel Getsemani ha avuto paura. Raffaele, che è stato uno dei principali testimoni al processo di beatificazione, ricorda che ad un tratto padre Agostino gli dice: “non succederà nulla, a te!”, con un tono così fermo e rassicurante da far sparire come d’incanto la paura. Il senso di quella frase lo scoprirà solo in seguito, perché da quel momento gli avvenimenti incalzano,si sentono delle voci, si sentono degli spari. Padre Agostino dice a Raffaele di cercare un posto in cui nascondere i libri e, quando il ragazzo ritorna, di lui non c’è più traccia: si è trattato solo di un piccolo espediente per distaccarlo da sé ed impedirgli di fare la sua stessa fine, perché, proprio in quella manciata di minuti, i soldati hanno messo le mani su Agostino, arrestandolo e trascinandolo nel carcere di Totatiche. Dove, appena un paio d’ore dopo, ha la sorpresa di trovarsi in compagnia del suo parroco Magallanes, che la soldataglia è andata prelevare in canonica. Poiché è evidente a cosa vanno incontro i due preti, la gente del villaggio si raduna davanti al carcere chiedendo la loro liberazione e il generale Francisco Goñi sembra cedere per evitare una sommossa popolare. A padre Agostino, solo perché così giovane e forse perché ancora poco coinvolto, viene offerta la libertà, che lui rifiuta se anche il suo parroco non viene graziato: così poco dopo si trovano entrambi davanti al plotone d’esecuzione. Soltanto quando si vede le armi puntate contro, padre Agostino ha un attimo di paura e di sbandamento, ma prontamente il suo parroco lo tranquillizza: sarà solo “una questione di minuti, dopo ci sarà il paradiso”. Sono le ultime parole, stroncate da una raffica di colpi e subito i corpi dei due martiri sono sepolti in gran fretta: è il 25 maggio 1927. Quando, alcuni anni dopo, i loro resti vengono recuperati, nella fossa di padre Agostino invasa dall’acqua e in cui galleggiano le sue povere ossa, trovano, sorprendentemente incorrotto, il suo cuore che conserva ancora le schegge di quella pallottola che ha stroncato la sua giovane vita.  Padre Agostino Cortes Caloca,insieme al suo parroco e ad altri 23 martiri, è stato canonizzato nel 2000.


Autore:
Gianpiero Pettiti

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Aggiunto/modificato il 2010-09-10

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