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San Prospero di Tarragona Vescovo

Festa: 2 settembre

IV/V sec.

Emblema: Bastone pastorale

Martirologio Romano: A Tarragona in Spagna, san Prospero, vescovo.


Secondo la tradizione camoglina, Prospero fuggì dalla Spagna nel 409 all’arrivo dei Vandali e via mare raggiunse la Liguria. Un giorno il «santo pellegrino», andando per la via romana che attraversava la montagna di Capodimonte vicino a Portofino, stanco per il viaggio, si sedette per riposarsi; appoggiò la guancia sopra una pietra, che divenne subito morbida, e morì. Le campane delle chiese della zona suonarono spontaneamente e tutti accorsero per vedere cos’era successo. Trovato il santo esanime, subito cominciò una contesa per la determinazione del luogo di sepoltura; si decise alla fine di affidare il corpo del vescovo ad un asinello, il quale lo portò a Camogli, ove ancor oggi, mescolato a reliquie di altri martiri, è venerato nella chiesa parrocchiale come compatrono della città. La pietra, su cui Prospero riposò e morì, conservò l’impronta della guancia e si trova nella chiesetta costruita in onore del santo nel luogo della morte.
A sostegno di questa tradizione, che presenta alcuni elementi manifestamente leggendari, viene portata la testimonianza dello storico Agostino Schiaffino (morto nel 1649; i suoi Annali Ecclesiastici sono rimasti mss.), il quale afferma di tramandare una tradizione antica, senza dire se l’ha appresa in documenti scritti: egli venne poi seguito da tatti gli scrittori locali.
Più vicino a noi, il noto archeologo tarragonese Juan Serra-Vilarò, profugo in Italia durante la guerra civile spagnola, tentò una ricostruzione della tradizione in base a documenti letterari, agiografici e liturgici. Secondo costui, nel 711, di fronte all’invasione araba, il vescovo di Tarragona Prospero fuggì con alcuni chierici della sua cattedrale; fra questi vi erano i presbiteri Giustino e Procopio, i diaconi Marziale, Pantaleone e Giorgio. Portò seco le reliquie del suo grande predecessore san Fruttuoso e dei suoi compagni martiri ed i libri liturgici della cattedrale, fra i quali un Orazionale gotico, che si trova oggi a Verona, giudicato di origine tarragonese e che porta alcune annotazioni marginali di grande valore storico. Il gruppo dei fuggiaschi approdò dapprima a Cagliari in Sardegna, ma, trovando il posto infido, si diresse verso la costa ligure. Dal vescovo di Genova ebbero una concessione territoriale nella baia di Capodimonte, ove sorse una chiesa in onore di san Fruttuoso, il primo nucleo di quella che in seguito sarebbe divenuta la celebre abbazia benedettina e luogo di sepoltura per i Doria (effettivamente le prime vestigia di tale chiesa risalgono al secolo VIII). Quivi ricevettero sepoltura tutti i compagni di Prospero, i quali in seguito, confusi con i compagni di san Fruttuoso, furono venerati come martiri.
La presenza delle reliquie di Prospero a Camogli è così spiegata: il vescovo si sarebbe spinto sino nella Francia meridionale per aver notizie delle invasioni arabe e sulla via del ritorno, a Camogli, sarebbe morto per la fatica del viaggio, il 25 giugno. Secondo il Serra-Vilarò il Prospero di Camogli è da identificarsi con quello venerato a Reggio Emilia: la parte di reliquie di Prospero che si trova attualmente nella città emiliana sarebbe stata traslata da Camogli per intervento del re longobardo Liutprando. La ricostruzione del Serra-Vilarò fu accolta con discordanti giudizi. B. de Gaiffier, facendo eco a quanto già detto sull’argomento da Pio Franchi de’ Cavalieri, opinò che essa contenesse ben pochi elementi attendibili a motivo della fragilità dei documenti su cui si basa: riscontrò, ad esempio, nel testo della traslazione delle reliquie di san Fruttuoso, operata da Prospero e compagni, un sorprendente parallelismo con quello relativo alla traslazione di san Giacomo a Compostella e mise addirittura in dubbio che il Prospero di Camogli fosse un vescovo spagnolo.
In Liguria invece le opinioni del Serra-Vilarò sono state sostanzialmente accettate, sia pur con qualche riserva. Secondo il Formentini, l’origine del culto del santo a Camogli è da ricercarsi in uno spostamento di reliquie posteriore alla sua morte; l’ipotesi poi della traslazione dei resti di Prospero a Reggio Emilia poco tempo dopo la morte è da scartarsi: è invece da mettersi in relazione con quella dell’eremita san Venerio, che fu traslato pure a Reggio Emilia tra il secolo IX ed il X, ai tempi in cui la costa ligure era flagellata dalle incursioni saracene.

Il 4 maggio 1854 Pio IX approvò il culto pubblico tributato ab immemorabili a Prospero nella chiesa parrocchiale di Camogli, concedendo di celebrarne la festa il 2 settembre con Ufficio e Messa propri.


Autore:
Rodolfo Toso d’Arenzano


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2019-03-19

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