La storia di Teopista e Agapio è inseparabile da quella di Eustachio, il cui nome originario sarebbe stato Placido. Secondo la Passio, Placido era un personaggio di alto rango, comandante militare al servizio dell'impero romano e noto anche per la sua generosità verso i poveri. Pur essendo ancora pagano, avrebbe praticato opere di misericordia che, nella prospettiva teologica del racconto, preparavano la sua conversione. Durante una battuta di caccia, Placido avrebbe inseguito un cervo nel quale apparve miracolosamente una croce tra le corna, accompagnata dalla manifestazione di Cristo. La voce divina lo avrebbe chiamato per nome e invitato a riconoscere colui che già inconsapevolmente onorava attraverso le sue opere buone. Rientrato a casa, Placido raccontò l'accaduto alla moglie. La tradizione le attribuisce una visione analoga, nella quale sarebbe stata preparata alla conversione della famiglia. I coniugi si sarebbero quindi recati da un ministro cristiano per ricevere il battesimo insieme ai figli. Placido assunse il nome di Eustachio, la moglie quello di Teopista, mentre i due figli furono chiamati Teopisto e Agapio. La scena del battesimo della famiglia ebbe una notevole fortuna nell'arte cristiana. Una tavola del XIV secolo conservata nel patrimonio storico-artistico italiano rappresenta proprio Placido, divenuto Eustachio, mentre riceve il battesimo insieme alla moglie Teopista e ai figli Teopisto e Agapio.
Le prove e la dispersione della famiglia Dopo la conversione, la narrazione presenta la famiglia sottoposta a una lunga serie di prove. Eustachio avrebbe perso dapprima i servi e il bestiame, poi le ricchezze, fino a essere costretto ad abbandonare la propria condizione sociale. La famiglia si sarebbe quindi diretta verso l'Egitto. Durante il viaggio, il comandante della nave avrebbe cercato di trattenere Teopista, rimasto colpito dalla sua bellezza. Eustachio, impossibilitato a pagare il viaggio, sarebbe stato costretto a separarsi dalla moglie. La tradizione precisa che il capitano morì successivamente e che Teopista rimase in una condizione di povertà, lavorando per mantenersi. Anche i due figli furono separati dal padre. Mentre Eustachio cercava di portarli con sé, Teopisto e Agapio sarebbero stati rapiti da animali selvatici durante l'attraversamento di un corso d'acqua. Gli abitanti del luogo li avrebbero però salvati e accolti. Crescendo separati dal padre e senza conoscersi, i due ragazzi sarebbero diventati giovani robusti e capaci. La struttura narrativa di questa parte della Passio ha caratteristiche tipiche della letteratura romanzesca antica: una famiglia viene dispersa da circostanze eccezionali, i suoi componenti attraversano esperienze indipendenti e infine vengono ricongiunti in modo inatteso. La critica agiografica ha sottolineato come questo motivo compaia in numerose tradizioni letterarie anteriori e contemporanee alla formazione della leggenda di Eustachio.
Il ricongiungimento Dopo molti anni, la tradizione racconta che Eustachio, ormai lontano dalla precedente condizione sociale, fu richiamato al servizio militare. L'impero romano era impegnato in una nuova guerra e l'antico comandante venne nuovamente cercato per le sue capacità. Tra le reclute arruolate per la campagna militare si sarebbero trovati anche i due figli, ormai giovani adulti. Eustachio, naturalmente, non li riconobbe, ma ne apprezzò le qualità e li volle al proprio seguito. La tradizione li presenta così mentre combattono inconsapevolmente sotto il comando del loro stesso padre. Durante il ritorno dell'esercito, le truppe si fermarono presso un villaggio dove viveva Teopista. I due giovani ufficiali trovarono ospitalità presso di lei e, raccontando le proprie vicende familiari, si riconobbero come fratelli. Teopista comprese immediatamente la loro identità, ma attese prima di rivelarla. Il giorno successivo si presentò al comandante chiedendo di poter tornare a Roma. Nel corso dell'incontro riconobbe Eustachio e gli rivelò di essere sua moglie. A quel punto anche il destino dei figli poté essere ricostruito e la famiglia, dopo anni di separazione, tornò a riunirsi.
Il martirio La tradizione colloca il momento decisivo della vicenda nel passaggio dal regno di Traiano a quello di Adriano. Eustachio, dopo le vittorie militari, sarebbe tornato a Roma insieme alla famiglia. Adriano avrebbe voluto celebrare pubblicamente il successo del generale attraverso un sacrificio agli dèi. Eustachio, ormai cristiano, si sarebbe rifiutato di partecipare al rito pagano. Per questo motivo sarebbe stato condannato insieme alla moglie e ai due figli. La prima condanna prevedeva l'esposizione alle belve nel circo. Secondo la Passio, un leone sarebbe stato introdotto nell'arena senza però aggredire i condannati. A quel punto l'imperatore avrebbe ordinato una pena ancora più terribile: i quattro sarebbero stati rinchiusi all'interno di un toro o bue di bronzo arroventato. In questa narrazione il martirio assume il carattere tipico delle passioni romanzesche: il supplizio viene accompagnato da un intervento miracoloso che manifesta l'innocenza e la vittoria spirituale dei martiri. La tradizione afferma infatti che, una volta aperto il manufatto, i corpi dei quattro fossero stati trovati miracolosamente integri. È importante, tuttavia, distinguere il racconto agiografico dalla documentazione storica. Non disponiamo di fonti contemporanee che consentano di verificare il martirio di Teopista, Agapio, Teopisto ed Eustachio nei termini narrati dalla Passio. Uno studio storico sulla persecuzione dei cristiani sotto Adriano ha incluso proprio Eustachio e la sua famiglia tra i martiri tradizionalmente attribuiti al suo regno ma non sostenibili sulla base di testimonianze affidabili.
Una Passio di straordinaria fortuna La storia di Eustachio e della sua famiglia conobbe una diffusione eccezionale. La Passio fu trasmessa in numerose versioni greche e latine e successivamente in diverse lingue orientali, tra cui armeno, siriaco, copto e georgiano, oltre che nelle principali lingue volgari dell'Europa medievale. La tradizione greca è particolarmente importante. La Bibliotheca Hagiographica Graeca identifica diverse redazioni della Passio, tra cui la versione metafrastica classificata come BHG 642. Un importante manoscritto della Biblioteca Apostolica Vaticana contiene proprio la Passio metaphrastica di Eustathius e Theopista, mentre la tradizione manoscritta è documentata in numerosi codici greci medievali. La versione copta deriva da una perduta redazione greca e viene ricondotta al testo BHG 641, mostrando quanto presto la storia fosse stata recepita anche nell'Oriente cristiano. La ricerca agiografica moderna ha però messo in evidenza la natura composita della narrazione. Nella Passio si possono riconoscere almeno tre grandi nuclei narrativi: la conversione miracolosa, le avventure e la separazione della famiglia, infine il martirio. Il motivo del cervo con la croce e quello della famiglia dispersa e poi ricongiunta appartengono a modelli narrativi più ampi e non costituiscono, da soli, una prova storica degli avvenimenti narrati.
Teopista e Agapio nella memoria cristiana La specificità di Teopista e Agapio consiste soprattutto nel fatto che la tradizione li presenta non come martiri isolati, ma come membri di una famiglia che affronta insieme la scelta cristiana e la persecuzione. Teopista è descritta come una donna che condivide integralmente il percorso del marito. La sua figura non è semplicemente accessoria rispetto a quella di Eustachio: nella narrazione, la moglie riceve autonomamente la rivelazione che precede il battesimo e partecipa alle prove della famiglia. Anche nel momento del martirio rimane accanto al marito e ai figli. Agapio, insieme a Teopisto, rappresenta invece la generazione dei figli. La sua vicenda segue il motivo della separazione, della crescita lontano dalla famiglia e del successivo riconoscimento. Il fatto che i due giovani divengano soldati e combattano sotto il comando del padre senza conoscerne l'identità costituisce uno degli elementi più caratteristici della costruzione narrativa della Passio. La loro memoria liturgica è dunque inseparabile da quella di Eustachio e Teopista. Gli Acta Sanctorum del 20 settembre registrano esplicitamente Eustachio, Teopista, Agapio e Teopisto come martiri di Roma.
Il culto a Roma La storia del culto è più documentabile della biografia narrata dalla Passio. La prima testimonianza sicura di una memoria romana legata a Eustachio risale almeno all'inizio dell'VIII secolo, quando compare la diaconia Sancti Eustachii, ricordata nei documenti pontifici. La presenza di una chiesa o diaconia dedicata al santo dimostra che la memoria della famiglia era ormai stabilmente radicata nella Roma cristiana medievale. La chiesa fu successivamente ricostruita e consacrata da papa Celestino III il 12 maggio 1196. Secondo la documentazione riportata dagli Acta Sanctorum, nell'altare maggiore furono deposte quelle che erano ritenute le reliquie di Eustachio, della moglie e dei figli. L'iscrizione relativa alla consacrazione indicava infatti la presenza dei corpi dei quattro martiri. Questo dato è importante perché mostra come, nel Medioevo, la venerazione non riguardasse soltanto Eustachio, ma l'intera famiglia martiriale. La stessa tradizione liturgica conobbe oscillazioni nella data della memoria. In alcune antiche fonti latine la celebrazione compare il 1° novembre o il 2 novembre, mentre i calendari greci conservarono stabilmente il 20 settembre. Quest'ultima data finì per affermarsi anche nella tradizione romana.
Iconografia L'iconografia di Teopista e Agapio è generalmente familiare e dipende dalla rappresentazione complessiva della vicenda di Eustachio. Il tema più noto è quello della visione del cervo, nel quale Placido viene rappresentato mentre contempla la croce apparsa tra le corna dell'animale. Un altro soggetto è il battesimo della famiglia, con Eustachio, Teopista e i due figli riuniti davanti al ministro cristiano. Una testimonianza significativa è costituita dalla tavola del XIV secolo raffigurante il battesimo di sant'Eustachio, nella quale compaiono esplicitamente Teopista, Teopisto e Agapio insieme al futuro martire. Nelle raffigurazioni del martirio, invece, i quattro componenti della famiglia possono essere rappresentati insieme davanti al toro o bue di bronzo arroventato. L'attributo più generale è la palma, simbolo cristiano della vittoria del martire.
Tradizione e critica storica La distinzione tra tradizione e storia è particolarmente importante nel caso di Teopista e Agapio. La tradizione cristiana li colloca a Roma nel II secolo e attribuisce loro una vicenda familiare dettagliata, culminata nel martirio sotto Adriano. Tuttavia, le fonti più antiche non consentono di ricostruire questa biografia come si farebbe per una persona storicamente documentata. La stessa ricerca agiografica contenuta negli Acta Sanctorum evidenzia le numerose varianti dei nomi, delle date e delle narrazioni, nonché l'ampia diffusione della leggenda. La critica di Hippolyte Delehaye arrivò a considerare la Passio di Eustachio una delle narrazioni agiografiche maggiormente conosciute ma anche particolarmente problematica dal punto di vista storico. La pagina dedicata alla famiglia sul repertorio agiografico di riferimento riprende esplicitamente questa impostazione critica. Ciò non significa che la memoria liturgica debba essere semplicemente respinta. Il dato storico più sicuro riguarda infatti la persistenza del culto, la sua presenza nei calendari, la diffusione della Passio e la venerazione della famiglia di Eustachio nella tradizione cristiana. È quindi corretto parlare di Teopista e Agapio come di martiri venerati dalla tradizione cristiana, evitando di presentare come documentati i dettagli narrativi della loro vita.
Curiosità - La famiglia di Eustachio costituisce uno dei più celebri esempi di famiglia martiriale della tradizione cristiana antica. - La Passio fu tradotta e rielaborata in un numero eccezionale di lingue, comprese diverse lingue orientali e numerose lingue europee medievali. - Il motivo del cervo con la croce ebbe una straordinaria fortuna nell'arte e contribuì a rendere Eustachio uno dei santi più facilmente riconoscibili nell'iconografia medievale. - Teopista, Teopisto e Agapio sono generalmente ricordati insieme a Eustachio, tanto che nelle fonti medievali la memoria dei quattro forma un unico gruppo familiare. - La Basilica di Sant'Eustachio a Roma conserva nella propria tradizione il legame con l'antica memoria romana del martire. - Il nome di Eustachio divenne così importante nella topografia romana che il rione nel quale sorge la chiesa dedicata al santo assunse il nome di Sant'Eustachio. - Nella pala dell'Incoronazione della Vergine di Filippo Lippi, oggi agli Uffizi, Eustachio, Teopista e i loro figli sono raffigurati insieme in primo piano come una famiglia di martiri.
Cronologia - II secolo: la tradizione colloca la vita di Placido-Eustachio, Teopista, Teopisto e Agapio. - Periodo di Traiano: secondo la Passio, conversione di Placido e battesimo dell'intera famiglia. - Periodo successivo: separazione della famiglia, prove, dispersione e successivo ricongiungimento. - 117: morte di Traiano e successione di Adriano, nella cronologia tradizionale della Passio. - Circa 118: tradizionale data del martirio della famiglia a Roma; la data non è storicamente verificabile. - VIII secolo: documentazione del culto romano di Eustachio attraverso la presenza della sua diaconia. - 1196: consacrazione della chiesa di Sant'Eustachio da parte di papa Celestino III e tradizionale ricollocazione delle reliquie attribuite a Eustachio, Teopista e ai figli. - 20 settembre: data della memoria liturgica della famiglia nella tradizione cristiana.
Valutazione storica - Teopista e Agapio appartengono a una delle più celebri tradizioni martiriali dell'antichità cristiana. La loro importanza storica non consiste tanto nella possibilità di ricostruire con certezza le singole vicende narrate dalla Passio, quanto nella straordinaria fortuna che la memoria della famiglia ebbe nella liturgia, nella letteratura agiografica e nell'arte cristiana. - La documentazione disponibile permette di distinguere due livelli. Da una parte vi è una tradizione antica e largamente diffusa che presenta Eustachio, Teopista, Teopisto e Agapio come una famiglia romana di martiri. Dall'altra vi è il racconto della loro vita, ricco di episodi miracolosi, separazioni, riconoscimenti e prove, che appartiene al genere delle passioni romanzesche e non può essere utilizzato senza riserve come fonte biografica. - Per Teopista e Agapio, pertanto, il dato più prudente è quello della memoria martiriale condivisa con Eustachio e Teopisto, conservata dalla tradizione cristiana e attestata nei calendari e nella storia del culto. La loro vicenda ha trasmesso attraverso i secoli soprattutto l'immagine di una famiglia che, secondo la tradizione, affrontò insieme la conversione, la separazione, il ricongiungimento e infine il martirio. Autore: Giampietro Cattini
EUSTACHIO, PLACIDO, TEOPISTA, TEOPISTO e AGAPIO, santi, martiri a ROMA.
Placido, ricco e vittorioso generale di Traiano, benché pagano era spinto a grandi beneficenze per sua bontà naturale, come già il centurione Cornelio. Un giorno, a caccia, inseguì un cervo di straordinaria bellezza e grandezza che, fermatosi sopra un'alta rupe, si volse all'inseguitore. Aveva tra le corna una croce luminosa e, sopra, la figura di Cristo: "Placido", disse, "perché mi perseguiti? Io sono Gesù, che tu onori senza sapere". Riavutosi dallo spavento, Placido fu invitato a farsi battezzare insieme coi suoi. Egli prese il nome di Eustachio o Eustazio, la moglie quello di Teopista e i figli quelli di Teopisto e Agapio. Ritornato sulla montagna, udì la voce misteriosa preannunziare che, novello Giobbe, avrebbe dovuto dar prova della sua pazienza. Infatti, la peste gli rapì i servi e le serve e, poco dopo, i cavalli e il bestiame. I ladri gli tolsero ogni altro suo avere. Allora decise di emigrare in Egitto; durante il viaggio, non avendo di che pagare il nolo, si vide togliere la moglie dal capitano della nave, che se n'era invaghito. Ridiscese a terra e continuò con i figli il viaggio a piedi; ma poco dopo questi gli furono rapiti, da un leone l'uno, da un lupo l'altro. Salvati dagli abitanti del luogo, i due giovanetti crebbero nello stesso villaggio senza conoscersi. Eustachio, rimasto solo, si stabilì in un villaggio vicino, detto Badisso, ridotto a guadagnarsi il pane custodendo i raccolti degli ospiti. Quindici anni dopo, avendo i barbari violato i confini dell'Impero, Traiano si ricordò di Placido e lo fece cercare. Due commilitoni lo ritrovarono e lo condussero a Roma. Nuovamente a capo delle truppe, trovandole insufficienti, fece reclutare dovunque nuovi soldati: tra le reclute c'erano, sempre ignari l'uno dell'altro, i suoi figli, così robusti e ben educati che li fece sottufficiali e anche suoi commensali. Ricacciati gli invasori e occupato il loro territorio, le truppe sostarono per un breve riposo in un oscuro villaggio, proprio quello dove Teopista, dopo la morte del capitano della nave, viveva coltivando l'orto d'un abitante del luogo, dimorando in un povero abituro; i due ufficiali le chiesero ospitalità. Al racconto delle vicende della propria vita, i due si riconobbero; anche Teopista li riconobbe, ma non rivelò loro la propria identità. Il giorno seguente presentatasi al generale per chiedergli d'essere rimandata in patria, riconobbe in lui il proprio marito. La famiglia cos1 si ricompose. Nel frattempo, a Traiano era succeduto Adriano, il quale accolse il vincitore in trionfo. Però, all'indomani, essendosi Eustachio rifiutato di partecipare al rito di ringraziamento nel tempio di Apollo, perché cristiano, fu condannato al circo insieme con i suoi. Tuttavia il leone, quantunque aizzato contro di loro, neanche li toccò. Allora furono introdotti entro un bue di bronzo arroventato: morirono all'istante, ma il calore non arse loro un capello. I corpi, sottratti dai cristiani, ebbero una conveniente sepoltura sulla quale, dopo la pace di Costantino, sorse un oratorio, dove il loro dies natalis era festeggiato il 1° novembre. Questa leggenda ebbe nel Medio Evo straordinario successo. Ci è pervenuta in molte redazioni e versioni, greche, latine, orientali (armena, siriaca, georgiana, copta, slava, eoc.) e volgari (italiana, francese, spagnola, inglese, tedesca, irlandese, ecc.), diverse nei particolari, ma concordi nella sostanza. W. Meyer, argomentando dal fatto che si tratta d'un martire romano, conclude essere la redazione originaria quella latina; il Delehaye lo esclude in modo assoluto; la Depositio martyrum Ecclesiae Romanae e il Martirologio Geronimiano non conoscono affatto Eustachio. La redazione originaria è invece quella greca; il suo autore non partì da alcun dato reale (storico, monumentale, liturgico), ma ricucì insieme alla meno peggio motivi ricorrenti nella novellistica popolare e nell'agiografia cristiana. Nella sua opera si distinguono chiaramente tre racconti: la conversione miracolosa, le avventure familiari e il martirio. Il racconto di quest'ultimo rientra nel genere delle passiones romanzesche. Invece, il racconto del cervo prodigioso ripete un motivo che compare spesso nell'agiografia cristiana (v. s. GIULIANO lo Spedaliere, s. MEINULFO, s. GIOVANNI di Matha e s. FELICE di Valois, s. FANTINO, s. UBERTO di Liegi, ecc.) e ha radici nella letteratura indiana. La stessa cosa va detta pure del racconto delle avventure familiari di Eustachio. Il motivo ricorreva in India ancor prima di Buddha: da quel fondo comune passò alla novellistica universale. Lo ritroviamo, infatti, nell'antica letteratura greca, in quella araba, armena, giudaica, kabila, ecc., in molti romanzi del Medio Evo ed anche nelle Omelie pseudo-clementine e nella leggenda di s. Senofonte, Maria e i suoi figli. Concludendo il suo ampio studio, il Delehaye dice che nessun testo agiografico è, ora, più conosciuto della leggenda di s. Eustachio, ma anche nessuno s'è rivelato altrettanto privo di valore storico. Eppure, l'eroe del pio romanzo agiografico, grazie all'abilità del narratore, s'impose alla credulità popolare, che ne fece un personaggio reale. La prima traccia, che si conosca finora, d'un culto in suo onore è la diaconia S. Eustachii o basilica beati Eustacii che compare già all'inizio del sec. VIII in documenti del papa Gregorio II. Ne parla il Liber Pontificalis, nella biografia dei papi Leone III (795-816) e Gregorio IV (827-844). Era detta in platana, perché sorgeva in mezzo ai platani fra le rovine delle terme di Nerone e di Alessandro Severo, "iuxta templum Agrippae". Fu ricostruita durante il pontificato di Celestino III (1191-1198), che la consacrò il 12 maggio 1196, dopo aver rimesso nell'altare maggiore i presunti corpi di s. Eustachio e dei suoi familiari. S. Eustachio diede il nome al XIII rione della città. La celebrità del santo spiega il sorgere di altre leggende, come quella che identifica il luogo del prodigio del cervo nei monti della Mentorella, là dove sorge il santuario di S. Maria in Vulturella, sopra Ceciliano (Tivoli), e l'altra, che faceva discendere il santo dalla casa Ottavia, quella dell'imperatore Ottaviano Augusto, e, a sua volta, faceva discendere dal santo i conti di Tuscolo, che presero appunto il nome di conti di S. Eustachio. La leggenda mette la sua festa al 1 novembre, alla cui data compare anche nel corbeiese majus (sec. XII) del Martirologio Geronimiano. Fu spostata al 2 novembre, dopo l'introduzione della commemorazione di tutti i santi e poi in altro giorno dopo l'introduzione della commemorazione dei defunti. Alla data del 20 settembre compare negli evangeliarii di tipo romano puro dalla metà del sec. VIII e nel Sinassario di Costantinopoli nella quale città era festeggiato nella chiesa (col. 61). Questa data, passata nel Martirologio Romano, finì per diventare universale. S. Eustachio figura tra i santi Ausiliatori ed è protettore dei cacciatori e guardiacaccia.
Autore: Ireneo Daniele
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