Santa Fara (Burgundofara)

Badessa

Festa: 7 dicembre

Nascita-morte: † Meaux, Francia, 7 dicembre, 657 (?)

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Nascita - morte:
† Meaux, Francia, 7 dicembre, 657 (?)

Festa:
7 dicembre

Patronato:
Cinisi (PA)

Categoria: I santi che iniziano con la lettera F

Calendario: I santi del 7 dicembre

Martyrologium Romanum Martirologio Romano

A Faremoutiers nel territorio di Meaux in Francia, santa Fara, badessa, che, dopo avere retto per molti anni il monastero, si unì all’assemblea delle vergini che seguono l’Agnello di Dio.

Conosciuta anche come Burgundofara o Burgondofara, fu una badessa franca del VII secolo e fondatrice del monastero di Eboriac, poi chiamato Faremoutiers, nella regione della Brie, presso Meaux. Apparteneva a una famiglia aristocratica legata alla corte merovingia e alla rete monastica sviluppatasi attorno a san Colombano e ai suoi successori. La sua vicenda è particolarmente significativa perché una parte della sua storia è tramandata da Giona di Bobbio, autore che soggiornò nella comunità e conobbe personalmente la badessa: una prossimità rara per le biografie delle religiose altomedievali. La tradizione racconta la sua resistenza a un matrimonio voluto dalla famiglia e l'intervento dell'abate Eustasio di Luxeuil a sostegno della sua vocazione. Il monastero da lei guidato divenne un centro importante della vita religiosa femminile merovingia. La data della morte, spesso indicata nel 657, non è concordemente stabilita dagli studi; il 7 dicembre è invece il giorno della sua memoria liturgica. Il culto si sviluppò attorno alla tomba e alla comunità, attraversando trasformazioni, dispersioni e riprese fino all'età contemporanea.

Biografia

A cura di Giampietro Cattini

Burgundofara (Burgondofara) nacque in una famiglia aristocratica della regione di Meaux, inserita nella politica del regno franco. Le fonti nominano il padre Chagnerico (o Cagnerico) e la madre Leudegonda. Il padre era vicino alla corte di Teodeberto II, re d'Austrasia, e disponeva di proprietà fondiarie che avrebbero avuto un ruolo nella successiva fondazione monastica. Il nome Burgundofara, condiviso nella sua componente iniziale con quello del fratello Burgundofaro, non dimostra da solo una precisa origine etnica burgunda: può riflettere legami di parentela, prestigio o appartenenza a reti aristocratiche.
Tra i fratelli figurano Chagnoaldo, associato all'ambiente di Luxeuil, e Burgundofaro, il futuro vescovo di Meaux, noto come san Farone. Le relazioni familiari non erano soltanto un elemento privato: nell'aristocrazia franca l'accesso alla terra, la formazione di alleanze matrimoniali e la promozione ecclesiastica si intrecciavano strettamente. La successiva fondazione di Fara si comprende in questo contesto, senza ridurla né a un'iniziativa esclusivamente familiare né a un semplice gesto di opposizione al proprio ambiente.

L’incontro con la tradizione colombaniana
Il monaco irlandese Colombano, dopo l'espulsione da Luxeuil nel 610, attraversò territori nei quali poteva contare sull'ospitalità di famiglie potenti. Giona di Bobbio riferisce un incontro con la casa di Chagnerico e collega a tale circostanza la destinazione religiosa della giovane Burgundofara. La scena ha una funzione importante nel racconto agiografico: stabilisce una continuità spirituale tra il fondatore irlandese e la futura badessa.
La notizia va letta distinguendo il nucleo storico della relazione familiare con i monaci colombaniani dalla rappresentazione letteraria della predestinazione. L'influenza di Luxeuil è comunque sostenuta dai successivi rapporti con Eustasio, successore di Colombano, e con i religiosi che contribuirono a organizzare la nuova comunità. La presenza di Chagnoaldo nella stessa rete monastica rese il legame ancora più stretto.

La scelta religiosa e il conflitto sul matrimonio
Nella narrazione di Giona, la giovane Fara desiderava consacrarsi alla vita religiosa mentre il padre intendeva destinarla al matrimonio. Il racconto insiste su una grave malattia, sulla preghiera di Eustasio e su una promessa paterna successivamente disattesa. Quando le pressioni matrimoniali ripresero, Fara avrebbe cercato rifugio presso una chiesa di Meaux, resistendo anche alle minacce dei familiari. L'intervento dell'abate e del vescovo Gondoaldo avrebbe infine consentito la consacrazione.
Questa sequenza non può essere trattata come una cronaca stenografica. Le vite monastiche del periodo utilizzavano il contrasto tra nozze terrene e consacrazione religiosa per illustrare la libertà della vocazione e la superiorità dei legami spirituali. Al tempo stesso, la questione del matrimonio di una figlia dell'aristocrazia aveva conseguenze patrimoniali concrete. La vicenda conserva quindi un interesse storico anche laddove i singoli dialoghi e gli episodi drammatici dipendono dall'elaborazione agiografica.

La fondazione di Eboriac e il governo della comunità
Fara fondò su terre legate alla propria famiglia un monastero a Eboriac, località che prese poi il nome di Faremoutiers. La fondazione viene comunemente collocata nei primi decenni del VII secolo, con cronologie moderne non perfettamente uniformi. La comunità era collegata alla disciplina monastica di Luxeuil e alla tradizione di Colombano, ma non è corretto attribuirle automaticamente, fin dall'inizio, l'identità istituzionale benedettina dei secoli successivi.
La ricerca storica ha discusso anche la natura della fondazione: alcune ricostruzioni la descrivono come monastero femminile, altre riconoscono la presenza di una componente maschile e parlano di monastero doppio. Giona menziona religiosi impegnati nell'istruzione della comunità, tra i quali Chagnoaldo e Walberto. Il governo di Fara richiedeva dunque relazioni con gli ambienti ecclesiastici, organizzazione delle proprietà e mantenimento della disciplina interna.
L'abbazia attrasse donne di famiglie eminenti e si inserì nella rete dei monasteri merovingi della Gallia settentrionale. La sua storia mostra quanto le fondazioni femminili potessero essere luoghi di autorità religiosa e di amministrazione economica, non soltanto spazi di ritiro individuale. L'autorità della badessa era reale, benché esercitata entro rapporti di dipendenza e collaborazione con vescovi, abati e famiglie fondatrici.

Le testimonianze di Giona e le controversie monastiche
Giona di Bobbio, autore della Vita Columbani e delle vite dei discepoli, soggiornò a Faremoutiers e conobbe Fara. La sua testimonianza è perciò particolarmente importante, pur restando quella di un autore impegnato a sostenere la memoria e l'orientamento della tradizione colombaniana. L'opera non è un registro neutrale degli avvenimenti: seleziona gli episodi in funzione di un disegno religioso.
Uno degli episodi riferiti riguarda Agrestio, monaco che contestò alcune pratiche della tradizione di Luxeuil e cercò sostenitori presso altre comunità. Secondo Giona, quando raggiunse Eboriac, Fara rifiutò di accogliere la sua posizione e lo allontanò. L'episodio testimonia la collocazione della badessa all'interno di una controversia disciplinare e la rappresenta come custode dell'indirizzo ricevuto. Le modalità concrete dello scontro sono note attraverso una narrazione schierata e non attraverso verbali indipendenti.

Patrimonio, testamento e difficoltà politiche
A Fara è attribuito un testamento conservato attraverso copie medievali, mentre l'originale non è giunto fino a noi. L'atto è stato datato in relazione al regno di Dagoberto e spesso collocato intorno al 633. La trasmissione indiretta impone attenzione alle formule e alla datazione, ma il documento costituisce una testimonianza importante del patrimonio monastico, delle donazioni e dell'autonomia gestionale della fondatrice.
Le vicende della famiglia si intrecciarono anche con i conflitti politici della metà del VII secolo. L'uccisione del fratello Chagnulfo, conte di Meaux, nel 641, è ricordata negli studi sulla rete familiare di Fara. L'ambiente in cui operava la badessa era dunque esposto alle rivalità tra gruppi aristocratici e funzionari di corte. Le notizie relative a pressioni contro la comunità non permettono però di ricostruire senza lacune ogni episodio della sua vita negli ultimi anni.

Morte, sepoltura e prima venerazione
La morte di Fara avvenne il 7 dicembre, secondo la memoria liturgica locale. L'anno rimane controverso: una tradizione diffusa indica il 657, mentre una ricostruzione critica la colloca dopo il 641 e non oltre la metà degli anni Cinquanta del VII secolo. Altre cronologie, anche presenti nella letteratura divulgativa e nella memoria dell'abbazia, propongono date più tarde. Non è quindi prudente trasformare un singolo anno in certezza.
La venerazione della fondatrice si concentrò presso la sua sepoltura. Secondo una ricostruzione della storia cultuale, circa quarant'anni dopo la morte il corpo fu elevato e posto in una cassa venerata dalla comunità. L'elevazione appartiene alle forme altomedievali di riconoscimento del culto, anteriori alla disciplina moderna delle canonizzazioni pontificie. Non è attestata per Fara una canonizzazione formale con data e pontefice secondo il modello successivo.

La memoria di Faremoutiers nei secoli
Il monastero conservò per secoli il nome della fondatrice e attraversò mutamenti istituzionali, crisi e ricostruzioni. Nell'età moderna il culto conobbe una significativa ripresa, particolarmente nel XVII secolo, quando la badessa Françoise de La Châtre promosse il prestigio spirituale dell'abbazia e la devozione alla santa. Le pratiche cultuali si ampliarono oltre la Brie e si diffusero anche in regioni italiane, con significati devozionali nuovi rispetto alla memoria monastica originaria.
Durante la Rivoluzione francese la comunità fu dispersa e il patrimonio materiale subì gravissime perdite. Le reliquie principali e il loro contenitore furono distrutti o dispersi; alcune particelle attribuite alla santa sono tuttavia ricordate da testimonianze e recuperi successivi, la cui autenticità materiale non può essere equiparata a una catena documentaria ininterrotta. Nel Novecento la vita monastica riprese sul sito antico, con il ritorno delle benedettine e la ricostituzione dell'abbazia. La continuità del culto non coincide pertanto con una continuità materiale degli edifici o dei resti.

Biografia

A cura di Pietro Burchi

Nacque nel villaggio di Pipimisicum (oggi Poincy, presso Meaux) dal conte Cagnerico e da Leodegonda, ed ebbe due fratelli santi: Cagnoaldo, monaco a Luxeuil, e Farone, vescovo di Meaux. Bambina, fu benedetta e votata a Dio da s. Colombano che, esiliato da Luxeuil, aveva ricevuto ospitalità dai suoi genitori.
Ma, divenuta adulta, il padre, incurante della promessa fatta al santo, pensò di maritarla. La fanciulla, allora, si ammalò e rimase in tale stato finché Eustasio, succeduto a Colombano nella direzione del monastero di Luxeuil, rivelò a Cagnerico che, lasciata libera di consacrarsi a Dio, ella sarebbe guarita. Il padre promise e la giovane riebbe la salute. Promise, ma non mantenne. Burgundofara, allora, accortasi che si cominciava a riparlare di nozze, abbandonò la casa paterna e si rifugiò, con un'amica fedele, presso la chiesa di S. Pietro. Scoperta, pregata di ritornare in famiglia, minacciata di morte se avesse rifiutato, non recedette dalla decisione presa. Eustasio, informato di ciò che stava accadendo, intervenne: ammonito severamente Cagnerico, impose il velo alla fanciulla.
Burgundofara, più tardi, ricevuto in eredità dal padre un terreno tra due fiumi, vi fondò il monastero di Evoriacum (Faremoutiers), di cui fu badessa per quarant'anni. Il cenobio, cui sorse accanto la chiesa consacrata alla Vergine e ai ss. Pietro e Paolo, divenne ben presto centro di fervida vita` spirituale: prima fu adottata la regola di s. Colombano, poi quella benedettina.
Burgundofara morì verso il 675 e il suo corpo fu sepolto presso l'altare, presente il fratello Farone. Ad alcuni decenni di distanza, Maiolo, abate del monastero di S. Croce di Meaux, ne levò le reliquie da terra esponendole alla pubblica venerazione. A Faremoutiers se ne celebrava la memoria il 7 dicembre; la commemorazione del 3 aprile deriva da un'aggiunta spuria di alcuni codici della Vita S. Columbani. Burgundofara è invocata specialmente contro i mali degli occhi.

Fonte: Bibliotheca Sanctorum

Approfondimenti

Il testamento e la trasmissione documentaria
Il testamento attribuito a Burgundofara è particolarmente rilevante per lo studio delle fondazioni monastiche femminili del VII secolo. L'originale è perduto e il testo è conosciuto attraverso copie posteriori, tra cui la tradizione del cartulario di Faremoutiers. La distanza tra la redazione attribuita all'atto e i testimoni conservati rende indispensabile distinguere l'esistenza di una tradizione documentaria dal grado di autenticità di ogni singola clausola. Il documento resta centrale per comprendere la costruzione patrimoniale della comunità e il ruolo di una donna aristocratica nell'amministrazione dei beni.

La trasformazione del culto in età moderna
Nel XVII secolo la devozione alla fondatrice fu valorizzata come strumento di rinnovamento della comunità. Reliquie, racconti di grazie e celebrazioni pubbliche concorsero a consolidare il prestigio dell'abbazia. Il culto della badessa altomedievale assunse allora anche caratteri protettivi legati alla vita quotidiana, alla salute e al raccolto, attestando una trasformazione della memoria religiosa nel lungo periodo.

Cronologia

- 610 circa - Tradizionale incontro della famiglia con san Colombano durante il suo viaggio dopo l'espulsione da Luxeuil.
- Primi decenni del VII secolo - Fondazione e organizzazione del monastero di Eboriac.
- 633 circa - Datazione proposta per il testamento attribuito a Burgundofara.
- Dopo il 641 - Periodo nel quale si colloca la morte secondo una ricostruzione critica.
- 7 dicembre, anno incerto - Morte e successiva memoria liturgica della badessa.
- Fine del VII secolo circa - Tradizionale elevazione delle spoglie e consolidamento del culto.
- XVII secolo - Rilancio della venerazione nell'abbazia di Faremoutiers.
- 1792 - Dispersione della comunità nel contesto rivoluzionario.
- 1930-1932 - Ripresa della presenza monastica e della vita abbaziale sul sito.

Valutazione storico-critica

- La testimonianza di Giona di Bobbio è eccezionalmente vicina alla protagonista, ma risponde alle finalità edificanti e polemiche dell'agiografia colombaniana.
- Le date di nascita e morte non sono accertate; il 657 è una data tradizionale, non un risultato cronologico unanimemente acquisito.
- La vocazione contrastata e le minacce familiari sono raccontate in forma agiografica e non risultano confermate nei singoli dettagli da testimonianze indipendenti.
- Il testamento è trasmesso in copie posteriori all'epoca attribuita all'atto; la sua valutazione richiede un esame diplomatico.
- Il carattere femminile o doppio della prima fondazione è oggetto di discussione nella storiografia.
- Il culto è antico, mentre la documentazione delle reliquie presenta interruzioni e problemi di autenticità dopo la Rivoluzione.

Fonti e bibliografia essenziale

- Giona di Bobbio, Vita Columbani abbatis et discipulorum eius, racconto agiografico del VII secolo.
- Auguste Molinier, Les Sources de l'histoire de France, I, Paris, A. Picard et fils, 1901, p. 146.
- Hélène Noizet, Burgundofara, SIEFAR, 2006.
- Riti, reliquie, propaganda: il rilancio del culto di santa Fara per superare la crisi di Faremoutiers (XVII secolo), studio storico pubblicato nel 2022.
- Abbaye Notre-Dame de Faremoutiers, Histoire de l'abbaye, ricostruzione istituzionale della storia del monastero.

Aggiunto/modificato il 31 ottobre 2026