Beata Gaetana Sterni

Festa: 26 novembre

Nascita-morte: Cassola, Vicenza, 26 giugno 1827 - Bassano del Grappa, Vicenza, 26 novembre 1889

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Nascita - morte:
Cassola, Vicenza, 26 giugno 1827 - Bassano del Grappa, Vicenza, 26 novembre 1889

Festa:
26 novembre

Etimologia:
Gaetana forma femminile di Gaetano, dal latino Caietanus, «originario di Gaeta»

Emblema:
Abito religioso della congregazione

Categoria: I santi che iniziano con la lettera G

Calendario: I santi del 26 novembre

Martyrologium Romanum Martirologio Romano

A Bassano vicino a Vicenza, beata Gaetana Sterni, religiosa, che, rimasta vedova ancora giovane, si diede interamente al servizio dei poveri e istituì la Congregazione delle Suore della Divina Volontà per l’assistenza ai poveri e ai malati.

Fu una religiosa italiana, fondatrice delle Suore della Divina Volontà, che trasformò un'esistenza segnata da lutti e responsabilità familiari in un lungo servizio ai poveri. Sposatasi giovanissima con Liberale Conte, vedovo e padre di tre bambini, rimase presto vedova e perse anche il figlio nato dopo la morte del marito. Dopo un breve ingresso tra le Canossiane, interrotto per assistere la madre morente e i fratelli minori, maturò la scelta di dedicarsi agli ospiti del Pio Ricovero di Bassano, dove entrò il 20 settembre 1853 e rimase sino alla morte. Nel 1865 due collaboratrici emisero i voti, segnando l'avvio della congregazione; nel 1875 il vescovo di Vicenza ne approvò le prime regole. La spiritualità di Gaetana univa l'abbandono alla volontà divina all'assistenza concreta di malati, anziani ed emarginati, anche fuori dall'istituto. Giovanni Paolo II la proclamò beata il 4 novembre 2001. La memoria è fissata al 26 novembre, anniversario della morte, benché nel calendario proprio della diocesi di Padova la celebrazione facoltativa sia trasferita al 27 novembre.

Biografia

A cura di Giampietro Cattini

Dalla campagna di Cassola a Bassano
Gaetana Sterni nacque il 26 giugno 1827 a Cassola, nel Vicentino, allora compresa nella diocesi di Padova. I genitori erano Giovanni Battista Sterni e Giovanna Chiuppani. Il padre amministrava proprietà agricole appartenenti alla famiglia veneziana Mora: questa occupazione assicurò inizialmente alla famiglia una certa stabilità economica. Verso la fine del 1835 i coniugi si trasferirono con i figli a Bassano, centro nel quale Gaetana avrebbe trascorso il resto della vita. Il trasferimento, ricordato concordemente dalle biografie ecclesiastiche e dalla congregazione, precedette una serie di eventi che modificarono profondamente l'ambiente domestico.
La morte della sorella maggiore Margherita, la malattia e la successiva scomparsa del padre, insieme alle difficoltà economiche familiari, costrinsero Gaetana ad assumere presto responsabilità non comuni per una ragazza della sua età. La ricostruzione divulgativa della sua vita, conservata anche dal Dicastero delle Cause dei Santi, sottolinea il ruolo della madre nella sua educazione religiosa e la pratica della preghiera e dei sacramenti. Questi giudizi sul carattere appartengono alla lettura biografica proposta nell'ambito della causa; più solidi sul piano cronologico sono i dati relativi alla famiglia, ai luoghi e ai passaggi della sua condizione civile.
La storia personale di Gaetana si inserisce nella società veneta dell'Ottocento, in cui la vulnerabilità economica delle famiglie poteva accentuarsi rapidamente dopo la morte del principale percettore di reddito. Non è necessario supporre una vocazione religiosa già definita durante l'infanzia: le testimonianze ecclesiastiche presentano piuttosto un percorso maturato gradualmente attraverso esperienze di affetto, perdita e responsabilità.

Il matrimonio, la maternità e la vedovanza
Prima di compiere sedici anni, Gaetana sposò Liberale Conte, imprenditore rimasto vedovo con tre figli piccoli. La biografia pubblicata dal Dicastero riferisce che accettò la proposta dopo aver considerato le responsabilità verso i bambini e nonostante l'opposizione del tutore. Il matrimonio non fu soltanto un episodio preparatorio alla successiva scelta religiosa: nella sua vita rappresentò un autentico impegno affettivo e familiare, riconosciuto come tale dalla tradizione che ne custodisce la memoria.
Dopo circa otto mesi Liberale morì in seguito a un improvviso malore. Gaetana era incinta; il bambino, nato alcuni mesi dopo, sopravvisse soltanto pochi giorni. La congregazione precisa che visse tre giorni, mentre il profilo del Dicastero usa la formulazione più generale «alcuni giorni». La divergenza è minima ma merita di essere segnalata: senza un atto di nascita e di morte esaminato direttamente, il dettaglio non deve essere trasformato in una certezza documentaria ulteriore.
Seguirono contrasti con i parenti del marito. Secondo i racconti biografici, le furono rivolte accuse e venne allontanata dalla casa e dai figliastri, ai quali era profondamente legata. Il racconto insiste anche sulla sua disponibilità alla riconciliazione. L'interpretazione morale di tali vicende appartiene al linguaggio della memoria religiosa, ma le prove di giovane sposa, madre e vedova costituiscono un nucleo fondamentale e costante delle ricostruzioni della sua esistenza.
Questa esperienza distingue Gaetana da molte fondatrici che entrarono direttamente nella vita consacrata: ella conobbe personalmente il matrimonio, la cura dei figli e la perdita dei propri legami familiari prima di maturare una vocazione comunitaria. Non si deve per questo descrivere la sua condizione di vedova come un semplice passaggio inevitabile verso il convento; le fonti mostrano invece una ricerca personale complessa.

La ricerca della vocazione e la cura dei fratelli
Tornata presso la madre, Gaetana valutò il proprio futuro e, secondo i ricordi spirituali tramandati, comprese nella preghiera di essere chiamata a una dedizione esclusiva a Dio. La narrazione presenta questa convinzione attraverso la formula dello «sposo dell'anima», espressione del linguaggio religioso ottocentesco. È opportuno leggerla come testimonianza della sua esperienza interiore e non come un fatto suscettibile di verifica esterna.
A circa vent'anni entrò come postulante nella comunità delle Figlie della Carità Canossiane di Bassano. Il periodo fu breve: il Dicastero delle Cause dei Santi parla di cinque mesi, mentre un testo liturgico della diocesi di Padova menziona quattro mesi. Il dato sicuro è che non vi rimase stabilmente. La grave malattia e poi la morte della madre la riportarono infatti alla casa familiare, dove dovette prendersi cura dei fratelli ancora minorenni. L'episodio chiarisce quanto le sue scelte religiose fossero condizionate da obblighi familiari concreti.
Negli anni seguenti, attraversati da ristrettezze e difficoltà domestiche, Gaetana conservò un ritmo di preghiera e di partecipazione sacramentale. Le biografie dell'istituto descrivono questo periodo come una forma di vita religiosa vissuta nella famiglia. Tale definizione ha valore spirituale, non canonico: non indica l'appartenenza a una comunità religiosa formalmente costituita.
Una volta esaurite le principali responsabilità verso i fratelli, riprese a interrogarsi sul proprio futuro. Avrebbe potuto cercare nuovamente una vita di clausura, ma il discernimento con i confessori e direttori spirituali la orientò verso il servizio agli indigenti del ricovero cittadino. La sua scelta successiva non rappresentò quindi un ritorno automatico al progetto canossiano, bensì un diverso modo di interpretare la consacrazione e la carità.

L’ingresso nel Pio Ricovero e il servizio quotidiano
Il 20 settembre 1853, all'età di ventisei anni, Gaetana entrò come assistente nel Pio Ricovero di Bassano, chiamato anche Ospizio di mendicità. La congregazione ricorda che l'istituto ospitava allora 115 persone, in una situazione segnata da forti difficoltà materiali e disciplinari. Nelle fonti ottocentesche l'assistenza a poveri, anziani e persone marginalizzate è spesso descritta con categorie morali che oggi richiedono cautela interpretativa: le parole relative a «disordini» e «vizi» rispecchiano anche il linguaggio sociale dell'epoca e non autorizzano giudizi indistinti sugli ospiti.
Gaetana vi rimase per trentasei anni, fino alla morte. Questo arco cronologico è uno degli elementi più sicuri della sua biografia. Il servizio non si riduceva alla distribuzione di aiuti: comprendeva la vicinanza agli infermi, la cura delle persone anziane, le veglie presso i morenti e le attività umili necessarie al funzionamento quotidiano dell'istituzione. Le fonti congregazionali insistono sulla dolcezza e sulla fermezza con cui affrontava situazioni difficili; tali valutazioni, pur provenendo da un ambiente devoto alla fondatrice, trovano una concreta cornice nella lunga permanenza al ricovero.
La sua presenza rivestì anche una dimensione organizzativa. La Fondazione Madre Gaetana Sterni, che oggi prosegue attività assistenziali a Bassano, ricorda il suo servizio come direttrice del Pio Ricovero. Per non confondere l'intero periodo con una nomina amministrativa puntuale, non è possibile assegnare senza ulteriori documenti una data precisa all'assunzione di tale responsabilità.
Il ricovero fu il luogo in cui Gaetana maturò la propria identità spirituale e sociale. Nella tradizione della congregazione è definito il suo «convento»: si tratta di una metafora significativa, perché l'impegno religioso si esprimeva dentro un'istituzione assistenziale cittadina, a contatto diretto con persone fragili, e non nel distacco dalla società. Questa peculiarità avrebbe segnato la fisionomia delle future Suore della Divina Volontà.

La nascita delle Suore della Divina Volontà
Nel ricovero si raccolsero intorno a Gaetana alcune donne desiderose di condividere una vita di consacrazione e di servizio. La congregazione colloca il proprio inizio nella sera del 20 agosto 1865, quando due compagne, al termine di esercizi spirituali, emisero nelle sue mani i voti religiosi. La data è attestata nella memoria autobiografica della fondatrice, riprodotta dalla stessa congregazione, e va distinta dal successivo riconoscimento ecclesiastico delle regole.
La nascita dell'istituto fu progressiva e non coincise con un unico atto giuridico di fondazione nel senso moderno. Le prime religiose continuarono a prestare servizio agli ospiti del ricovero e ampliarono l'attenzione alle necessità del territorio, in particolare all'assistenza dei malati nelle case. La denominazione iniziale «Figlie della Divina Volontà» esprimeva il principio che Gaetana considerava centrale: riconoscere e compiere la volontà di Dio attraverso una carità disponibile alle necessità concrete delle persone.
Il 18 maggio 1875 il vescovo di Vicenza approvò le prime regole, secondo la cronologia ufficiale pubblicata dalle Suore della Divina Volontà. Una scheda diocesana indica il 20 agosto 1875 come data di fondazione della congregazione: le due formulazioni non devono essere confuse con il 20 agosto 1865, che le memorie della fondatrice collegano alla prima professione delle compagne. La documentazione disponibile consente di distinguere l'avvio comunitario, il riconoscimento normativo e le successive definizioni istituzionali, senza appiattirli su un'unica data.
Gaetana attribuiva la nascita della comunità alla Provvidenza più che a un proprio progetto di prestigio. Questa dichiarazione, riportata nel suo testamento spirituale, è importante per comprendere la sua autointerpretazione: non nega il ruolo storico di fondatrice, ma rivela il modo in cui lo intendeva. L'istituto si sviluppò attraverso una spiritualità dell'abbandono a Dio unita all'operosità quotidiana, senza separare la preghiera dalla cura di chi soffriva.

Il carisma, l’assistenza e gli ultimi anni
Il centro della spiritualità di Gaetana fu la ricerca della volontà divina, intesa non come rassegnazione passiva ma come disponibilità concreta al bene altrui. La documentazione della congregazione collega questa impostazione alla capacità di adattare il servizio alle necessità che si presentavano. Accanto all'assistenza stabile nel ricovero, le compagne si dedicarono ai malati a domicilio e ad altre forme di aiuto, secondo le possibilità della comunità.
In questo senso la fondazione ebbe una specifica fisionomia: la consacrazione non coincideva con l'isolamento in un ambiente protetto, ma con la presenza in luoghi di povertà e di sofferenza. La scelta era coerente con la biografia della fondatrice, che aveva imparato a tenere insieme doveri familiari, ricerca religiosa e attività assistenziale. La testimonianza dei suoi scritti spirituali è preziosa per ricostruire questa motivazione, purché non venga scambiata con una cronaca neutrale di tutti gli avvenimenti.
La sua azione si svolse nel Veneto dell'Ottocento, in una fase di trasformazioni sociali e politiche. Il contesto aiuta a comprendere la necessità di strutture di ricovero e assistenza, ma non è lecito attribuire a Gaetana posizioni politiche o iniziative pubbliche non documentate. Le fonti considerate la presentano soprattutto come una donna impegnata nella risposta locale alle condizioni di povertà, malattia e abbandono.
Negli ultimi anni continuò a seguire la comunità e l'opera assistenziale. Le biografie ricordano una malattia finale dolorosa, affrontata con la stessa disposizione spirituale che aveva caratterizzato il suo servizio. Morì a Bassano del Grappa il 26 novembre 1889, all'età di sessantadue anni. La sua sepoltura e la successiva venerazione delle spoglie nella Casa Madre sono ricordate dal Dicastero delle Cause dei Santi. La data della morte costituisce il riferimento ordinario della memoria liturgica.

La memoria ecclesiale e la beatificazione
Dopo la morte, la comunità conservò gli scritti e la memoria della fondatrice. La congregazione continuò a svilupparsi, estendendo progressivamente le proprie attività oltre Bassano. Il 10 luglio 1934, secondo la storia istituzionale delle Suore della Divina Volontà, Pio XI riconobbe la congregazione di diritto pontificio con la denominazione oggi in uso. Si tratta di un evento postumo, che appartiene alla storia dell'istituto e non va confuso con un atto di riconoscimento della santità personale di Gaetana.
Il cammino della causa di beatificazione si basò sulla raccolta di testimonianze e sull'esame della sua vita e dei suoi scritti. Il sito ufficiale della congregazione richiama espressamente le Memorie spirituali, l'Autobiografia e gli Scritti come materiali utilizzati per comprendere il suo itinerario. Queste fonti autobiografiche hanno un valore speciale per la conoscenza dell'interiorità della fondatrice, ma richiedono una lettura attenta alla prospettiva dell'autrice e al genere spirituale.
Il 4 novembre 2001 Giovanni Paolo II proclamò Gaetana beata in piazza San Pietro, durante una celebrazione che comprese otto beatificazioni. L'evento è attestato dalla documentazione ufficiale della Santa Sede e dall'omelia pontificia. Nel discorso rivolto ai pellegrini il giorno successivo, il papa ne ricordò la capacità di vivere una vita ordinaria con uno spirito straordinario, legando le sofferenze giovanili alla successiva disponibilità verso i poveri.
Il Dicastero delle Cause dei Santi indica il 26 novembre come memoria liturgica. Il calendario proprio della diocesi di Padova, tuttavia, colloca la memoria facoltativa il 27 novembre, poiché il 26 vi ricorre la memoria di san Bellino, vescovo e martire. Le due indicazioni non si escludono: la prima è la data generale associata alla beata, la seconda è una disposizione locale del calendario liturgico. Questa precisazione è essenziale per evitare di interpretare come errore una differenza che dipende dall'ordinamento delle celebrazioni.

Biografia

Gaetana Sterni vive tutta la vita a Bassano del Grappa, antica e ridente città della provincia di Vicenza (Italia). Vi giunge con la famiglia, a 8 anni, dalla vicina Cassola, dove è nata il 26 giugno 1827. Il padre Giovanni Battista Sterni, amministra per conto dei Mora, nobili veneziani, la loro proprietà di campagna e nella Ca’ Mora di Cassola vive agiatamente con la moglie Giovanna Chiuppani e i loro sei figli. Nel 1835 si trasferisce con la famiglia a Bassano. In breve però una serie di vicende cambia drasticamente le condizioni della famiglia di Gaetana. Infatti, muore a 18 anni Margherita, la sorella maggiore e, in seguito a penosissima malattia, muore anche il padre, mentre il fratello Francesco, per fare l’attore, lascia la casa e la famiglia in situazioni economiche critiche. Questi fatti segnano l’esistenza di Gaetana che cresce in fretta dovendo condividere con la madre i molti problemi della vita di ogni giorno. E’ dotata di buona intelligenza, si dimostra sensibile e matura ma anche piena di vita, “desiderosa di amare ed essere amata”. La sua educazione alla fede è solida e sostenuta dalla testimonianza e dagli insegnamenti della madre, dalla preghiera, dalla frequenza ai sacramenti. Riscuote presto nel suo ambiente stima e apprezzamento per la personalità solare, piena di buon senso e per la spiccata femminilità. “Di leggiadre sembianze e rara avvenenza” è ricca di fascino, e colpisce un giovane imprenditore, vedovo con tre figli che chiede di sposarla. 
Dopo una valutazione consapevole dei suoi sentimenti e delle responsabilità che si assume, superando l’opposizione del tutore, Gaetana accetta la proposta di Liberale Conte. La giovane sposa che non ha ancora 16 anni, entra nella nuova casa e la riempie con la sua vitalità; ridà serenità e gioia al marito e ai tre bambini che la amano come madre. Quando Gaetana conosce di aspettare un figlio, la felicità della coppia è completa.
Mentre prega una premonizione sulla imminente morte del marito turba Gaetana, la quale si sente “morire dal crepacuore” all’idea di perdere colui che le è “più caro della vita”, però nel suo intimo avverte come una forza che l’aiuta a non disperare e ad affidarsi a Dio con tutto il cuore. Il presentimento purtroppo si avvera e Liberale, nel pieno della giovinezza e della salute, dopo un breve malore, muore. La giovanissima sposa vive ore di terribile angoscia per la perdita del marito, che amava più di se stessa, per il dolore dei figli un’altra volta orfani e per il suo bambino che mai conoscerà il proprio padre. E’ sconvolta dal dolore ma quando rientra in se stessa ricorda la premonizione avuta e ciò che ha sperimentato. Si riaffida al Signore, mettendo in Lui con fiducia tutta la sua vita. In Lui trova la forza per vivere, prendersi cura dei tre piccoli e portare a termine la sua gravidanza. Però anche il bambino di Gaetana muore alcuni giorni dopo la nascita. Iniziano anni di amara vedovanza. La famiglia del marito infatti non giustifica l’affetto che lega gli orfani a Gaetana e nascono incomprensioni, sospetti e calunnie. Viene separata dai figli e allontanata dalla sua casa. A diciannove anni ritorna da sua madre. Nonostante questa prova, dimentica di sé, aiuta i bambini ad accettare il duro distacco. Affabile ma ferma, difende i diritti dei minori, perdona con larghezza e ottiene con la riconciliazione piena la serenità delle due famiglie.
La sofferenza non la inasprisce, la sua naturale sensibilità diviene presenza, capacità di misericordia e solidarietà. 
Non ha mai pensato a farsi religiosa e guardando al suo futuro, prega affinché il Signore le faccia conoscere qual’è lo sposo che Dio le ha destinato. Ma proprio nella preghiera percepisce con chiarezza che Dio vuole essere “l’unico Sposo dell’anima sua”. Gaetana ne è sconvolta. Si confronta con il suo confessore il quale le conferma che si tratta di un’autentica chiamata di Dio. Chiede quindi di entrare nel convento delle Canossiane di Bassano e viene accettata come postulante. Vive in quella comunità cinque mesi felici, ma ancora nella preghiera ha un’altra premonizione che la prepara alla morte della mamma, avvenuta poi nel giro di alcuni giorni. Deve dunque lasciare il convento e assumersi la responsabilità dei fratelli minori. Per anni affronta difficoltà, malattie familiari, dispiaceri e ristrettezze economiche. Nonostante tutto riesce a darsi un metodo di vita che la impegna spiritualmente. Si confronta con il suo confessore e prega con assiduità per conoscere la volontà di Dio su di lei. Con umile disponibilità si fa sempre più attenta a ciò che Lui le chiede nell’intimo del cuore, ma anche attraverso gli avvenimenti e i bisogni dei poveri della sua città.
Quando era dalle Canossiane con il presentimento della morte della madre, Gaetana aveva pure intuito che Dio la preparava al Ricovero “per impiegare là tutta se stessa nel servizio dei poveri e adempiere così la sua volontà”. Custodisce nel cuore questa vocazione per lungo tempo prima di trovare il coraggio di parlarne al confessore perché la cosa le pare terribile e strana. Quando finalmente lo fa, questi sembra non dare molto peso all’idea. Gaetana però ogni volta che vede un povero “ricoverato” risente l’invito “ti voglio tra i miei poveretti”, e dice “l’idea del Ricovero sempre mi perseguita”. Ha 26 anni quando finalmente libera da impegni familiari può disporre di sé. Concludendo un discernimento serio e condiviso, sarà il gesuita P. Bedin a confermarla, dicendole “Sì, Gaetana, il Signore vi vuole al Ricovero”. Nel 1853, “solo per fare la volontà di Dio”, Gaetana entra in questo Ospizio di mendicità che accoglie in condizioni miserabili 115 ospiti “per la massima parte vittime del disordine e del vizio” per cui vi trova “disordini e abusi quasi di ogni genere”.
Vi rimane per 36 anni fino alla morte e impegna in questo ministero tutta se stessa con infaticabile carità. Nelle veglie al letto di moribondi, nei servizi più umili ai malati e ai vecchi, tratta tutti con l’abnegazione, la soavità e dolcezza proprie di chi nei poveri serve il Signore. E’ animata da una grande confidenza in Dio, dal desiderio di essere Sua e di compiacerlo in tutto. A 33 anni, con il consenso del suo confessore don Simonetti fa voto di intera donazione di se stessa a Dio, “disposta ad accettare qualunque cosa il Signore possa disporre per lei”. 
Con illimitata fiducia si abbandona nelle mani di Dio, “debole strumento di cui Egli si serve per i suoi disegni”. Attribuisce alla sola Provvidenza la nascita della congregazione che avviene nella semplicità e nel nascondimento con la professione delle prime due compagne nel 1865. Il nome “Figlie della Divina Volontà” interiormente suggerito a Gaetana, per lei e per le giovani che la seguono, indica ciò che deve caratterizzarle “uniformità in tutto alla Divina Volontà mediante un totale abbandono in Dio e un santo zelo per il bene del prossimo, disposte a tutto sacrificare pur di giovarlo”. 
Come lei, le prime compagne animate dal medesimo spirito si consacrano alla volontà di Dio e si dedicano a servire i poveri del Ricovero e il prossimo bisognoso, specialmente con l’assistenza degli ammalati a domicilio e con altre opere di carità secondo i bisogni particolari che insorgono. Il Vescovo di Vicenza approva le prime regole della congregazione nel 1875.
Gaetana muore il 26 novembre 1889 amorosamente assistita dalle sue figlie e venerata dai suoi concittadini. Le sue spoglie mortali sono venerate nella Casa Madre. Dall’inizio le comunità si sono moltiplicate e la congregazione è diffusa oggi in Europa, America, Africa.
La via alla santità che Gaetana ha percorso è, per la sua essenzialità, un itinerario proponibile a ogni cristiano: compiere in tutto e sempre ciò che piace al Signore, affidandosi a Lui con illimitata confidenza, per cambiare con la sola forza dell’amore il male in bene alla maniera di Gesù.

Fonte: Santa Sede

Approfondimenti

La differenza tra il 26 e il 27 novembre
La memoria del 26 novembre coincide con il giorno della morte della beata ed è quella riportata dal Dicastero delle Cause dei Santi. Nel calendario proprio della diocesi di Padova la celebrazione facoltativa è invece fissata al 27 novembre, mentre il 26 è riservato a san Bellino. Il diverso giorno è dunque una particolarità liturgica locale e non una discordanza biografica.

Le tappe della fondazione
L'istituto riconosce nel 20 agosto 1865, data della professione delle prime due compagne, l'avvio della propria storia. L'approvazione delle prime regole da parte del vescovo di Vicenza risale al 18 maggio 1875; il riconoscimento pontificio della congregazione è del 10 luglio 1934. Questi passaggi corrispondono a momenti istituzionali distinti e vanno presentati separatamente.

Cronologia

- 26 giugno 1827: nascita a Cassola.
- 1835: trasferimento della famiglia a Bassano.
- Prima del compimento dei sedici anni: matrimonio con Liberale Conte; segue la vedovanza e la perdita del figlio.
- Intorno ai vent'anni: breve postulandato presso le Canossiane, interrotto per necessità familiari.
- 20 settembre 1853: ingresso al Pio Ricovero di Bassano.
- 20 agosto 1865: professione delle prime due compagne e inizio della comunità.
- 18 maggio 1875: approvazione delle prime regole da parte del vescovo di Vicenza.
- 26 novembre 1889: morte a Bassano del Grappa.
- 10 luglio 1934: riconoscimento pontificio della congregazione, dopo la morte della fondatrice.
- 4 novembre 2001: beatificazione da parte di Giovanni Paolo II.

Valutazione storico-critica

- L'identità della beata, le date e i luoghi di nascita e morte, la fondazione della congregazione e la beatificazione sono sostenuti da documentazione ecclesiastica ufficiale.
- Le descrizioni delle esperienze interiori e delle premonizioni provengono dalla tradizione autobiografica e agiografica: sono testimonianze della spiritualità della fondatrice, non eventi soprannaturali verificabili con metodo storico.
- La durata del postulandato canossiano è riferita come quattro o cinque mesi da fonti ecclesiastiche diverse; si è evitato di attribuirle una durata esatta non concorde.
- La professione delle prime compagne nel 1865, l'approvazione delle regole nel 1875 e il riconoscimento pontificio del 1934 sono eventi differenti.
- La data del 26 novembre è confermata dal Dicastero delle Cause dei Santi; il 27 novembre del calendario padovano costituisce una collocazione liturgica locale.
- Le Memorie spirituali e i materiali congregazionali sono fonti importanti, ma l'interpretazione dei giudizi sulle virtù deve essere distinta dalla verifica degli avvenimenti.

Fonti e bibliografia essenziale

FONTI E BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
- Dicastero delle Cause dei Santi, «Gaetana Sterni (1827-1889)», profilo biografico ufficiale e dati sulla beatificazione.
- Giovanni Paolo II, Omelia nella celebrazione di beatificazione di otto servi di Dio, 4 novembre 2001, Santa Sede.
- Giovanni Paolo II, Discorso ai pellegrini convenuti per le beatificazioni, 5 novembre 2001, Santa Sede.
- Congregazione delle Suore della Divina Volontà, «La sua vita», profilo biografico istituzionale.
- Congregazione delle Suore della Divina Volontà, «La nostra storia», cronologia della fondazione e dell'approvazione delle regole.
- Congregazione delle Suore della Divina Volontà, «La beatificazione», presentazione della causa e delle Memorie spirituali.
- Diocesi di Padova, Chiesa di Padova. Celebrazioni proprie. Messale e Lezionario, calendario e formulario della beata Gaetana Sterni, pp. 115 e seguenti.
- Diocesi di Trento, «Suore della Divina Volontà», scheda istituzionale, 16 novembre 2016.

Aggiunto/modificato il 28 ottobre 2026