Le notizie sulla vita di Amelio e Amico non provengono da fonti contemporanee all'VIII secolo. La più antica tradizione letteraria conservata appartiene alla produzione medievale legata alla leggenda dei due amici. La Vita sanctorum Amici et Amelii carissimorum, databile alla prima metà del XII secolo, rappresenta una delle principali redazioni agiografiche della vicenda. Esistono inoltre redazioni latine, testi in versi, adattamenti francesi e numerose rielaborazioni medievali. Secondo il racconto agiografico, al tempo del re Pipino sarebbero nati due bambini straordinariamente simili. Amelio sarebbe stato figlio di un conte d'Alvernia, mentre Amico sarebbe nato da un soldato proveniente da Berico. Condotti separatamente verso Roma per ricevere il battesimo, si sarebbero incontrati a Lucca e avrebbero stretto una profonda amicizia. Giunti a Roma, sarebbero stati battezzati dal papa nel Laterano e avrebbero ricevuto in dono due coppe uguali, destinate a diventare nella leggenda il segno del loro legame. Questi particolari appartengono alla narrazione agiografica e non sono verificabili attraverso testimonianze contemporanee.
La leggenda dell'amicizia La tradizione sviluppa poi una lunga serie di avventure nelle quali la straordinaria somiglianza dei due protagonisti permette loro di sostituirsi l'uno all'altro. Il racconto comprende episodi di viaggio, conflitti, prove di fedeltà e un celebre episodio nel quale Amico, colpito dalla lebbra, viene guarito attraverso il sacrificio dei figli di Amelio, che nella narrazione sono successivamente restituiti miracolosamente alla vita. Tali elementi appartengono alla leggenda letteraria e non possono essere utilizzati come dati biografici storicamente accertati. La materia narrativa conobbe una vasta diffusione nella letteratura medievale, comprendendo la Vita latina e la celebre chanson de geste francese Amis et Amile. La fortuna della leggenda fu notevole. Le narrazioni di Amico e Amelio circolarono dall'XI secolo in poi e presentarono i due personaggi come modello ideale di amicizia, fedeltà e reciproco sacrificio. La loro storia fu ripresa in numerose opere latine e volgari, fino a raggiungere una larga diffusione nella cultura cavalleresca europea.
Mortara e la morte dei due compagni La tradizione locale collega Amico e Amelio alla campagna di Carlo Magno contro Desiderio. Secondo la Vita, i due avrebbero seguito l'esercito franco e sarebbero morti combattendo nei pressi di Mortara. Le fonti agiografiche posteriori collocano la loro morte nel 773 e la collegano alla festa del 12 ottobre. Il dato storico richiede però una distinzione importante. Le fonti carolinge relative alla campagna del 773 descrivono il passaggio delle Alpi, la fuga di Desiderio e il successivo assedio di Pavia, senza attestare una grande battaglia combattuta a Mortara. Gli Acta Sanctorum sottolineano esplicitamente che la battaglia di Mortara descritta dalla biografia non trova conferma nei principali cronisti e che non può essere identificata con una grande battaglia campale. Gli stessi Bollandisti ammettevano tuttavia la possibilità di uno scontro minore tra reparti franchi e longobardi durante l'avanzata dell'esercito. Per questa ragione, la morte di Amico e Amelio nel contesto della guerra del 773 appartiene a una tradizione antica e coerente, mentre non sono storicamente dimostrabili né la precisa modalità della loro morte né l'esistenza della grande battaglia di Mortara narrata dalla leggenda.
La sepoltura e il culto a Mortara Secondo la Vita, Carlo Magno avrebbe fatto costruire due chiese nel luogo della sepoltura e avrebbe disposto che i due compagni fossero deposti separatamente, uno nella chiesa di San Pietro e l'altro nella chiesa di Sant'Eusebio. Il giorno successivo, secondo il racconto, il corpo di Amelio sarebbe stato trovato accanto a quello di Amico nella chiesa di Sant'Eusebio. L'episodio fu interpretato come un segno miracoloso della loro inseparabile amicizia. La documentazione storica conferma invece l'esistenza di un culto medievale consolidato a Mortara, mentre la ricostruzione della sepoltura originaria rimane legata alle tradizioni agiografiche. Gli Acta Sanctorum riferiscono che nel XVII secolo Amico e Amelio erano venerati come martiri nella diocesi di Novara e che a Novara esisteva una cappella dedicata ad Amico, nella quale il loro ufficio veniva celebrato il 12 ottobre. È attestata inoltre una cappella a Milano.
La memoria nella chiesa di Sant'Albino La chiesa di Sant'Albino a Mortara divenne il principale luogo associato alla memoria dei due santi. La tradizione locale considera l'edificio il luogo della loro sepoltura e della loro venerazione, inserendolo inoltre nel percorso medievale dei pellegrini diretti verso Roma. Il Comune di Mortara ricorda la presenza della loro memoria nella storia del santuario e il legame con la Via Francigena. Nel 1458 Paolo Caylina il Vecchio dipinse per Sant'Albino un polittico raffigurante la Vergine con, tra gli altri, Amico e Amelio. L'opera, oggi conservata nella Galleria Sabauda di Torino, costituisce una testimonianza concreta della presenza dei due santi nella devozione e nell'arte religiosa locale alla metà del XV secolo. Il catalogo ufficiale del patrimonio culturale italiano identifica le figure di Amico e Amelio nel polittico e ne registra la provenienza da Sant'Albino di Mortara. Nel XX secolo furono rinvenuti sotto l'altare di Sant'Albino due loculi contenenti resti umani tradizionalmente associati ai due martiri. Le ossa furono nuovamente esaminate durante i restauri del 1999 e sono state ricondotte, secondo la documentazione locale, a un periodo intorno all'anno Mille. Una datazione di questo tipo non consente però di identificare i resti con persone morte nel 773 e non costituisce quindi una prova dell'autenticità delle reliquie.
Amico e Amelio tra agiografia ed epica La vicenda dei due compagni costituisce uno dei casi più evidenti di intersezione fra agiografia medievale e letteratura epica. Il nucleo narrativo è attestato già tra la fine dell'XI e l'inizio del XII secolo e venne successivamente rielaborato in forme diverse. La Vita sanctorum Amici et Amelii carissimorum rappresenta una rilettura cristiana della materia narrativa, mentre la tradizione francese trasformò i protagonisti in eroi della chanson de geste. La versione agiografica lega la morte dei due alla guerra di Carlo Magno contro i Longobardi e alla città di Mortara. La tradizione epica, invece, presenta diverse varianti sulla loro vita e sulla loro morte. Questa pluralità dimostra che non esiste un'unica biografia medievale stabile e che molti particolari oggi associati ai due santi appartengono alla progressiva elaborazione della leggenda.
Il problema della battaglia di Mortara La tradizione colloca una sanguinosa battaglia a Mortara il 12 ottobre 773. Le fonti storiche relative alla campagna di Carlo Magno non confermano però una battaglia campale in quel luogo. Gli Acta Sanctorum, confrontando la leggenda con gli annali franchi, osservano che Desiderio, dopo il superamento delle Alpi, si ritirò verso Pavia senza affrontare una grande battaglia generale. Rimane possibile uno scontro locale o una scaramuccia durante l'inseguimento, ma non è possibile identificarla con certezza con l'episodio narrato dalla Vita.
Curiosità - La storia di Amico e Amelio divenne nel Medioevo un modello letterario dell'amicizia assoluta e fu adattata in latino, francese, tedesco, inglese e in altre lingue europee. - Il polittico di Paolo Caylina il Vecchio, datato 5 marzo 1458, rappresenta Amico e Amelio insieme a Maria, al Bambino e ad altri santi ed è una delle più significative testimonianze artistiche del loro culto a Mortara.
Cronologia - XI secolo circa - Prime attestazioni letterarie della leggenda di Amico e Amelio nella tradizione latina. - Prima metà del XII secolo - Composizione in Italia della Vita sanctorum Amici et Amelii carissimorum. - 773 - La tradizione colloca in questo anno la morte di Amico e Amelio durante la campagna di Carlo Magno contro Desiderio. - 12 ottobre - La memoria liturgica dei due martiri viene celebrata nella tradizione ecclesiastica novarese. - XIII secolo - La leggenda è ripresa nel Speculum historiale di Vincenzo di Beauvais, contribuendo alla sua ampia diffusione medievale. - 1458 - Paolo Caylina il Vecchio realizza per Sant'Albino a Mortara il polittico con Amico e Amelio. - 1612 - Il vescovo Carlo Bascapè attesta il culto di Amico e Amelio come martiri nella diocesi di Novara e la celebrazione del loro ufficio il 12 ottobre. - 1928-1929 - Vengono rinvenuti e trasferiti resti umani tradizionalmente associati ai due martiri nella chiesa di Sant'Albino. - 1999 - I resti conservati a Sant'Albino vengono nuovamente esaminati nel corso dei restauri e sottoposti a datazione.
Valutazione storico-critica - L'esistenza storica di due personaggi chiamati Amico e Amelio, venerati a Mortara come martiri, non può essere ricostruita con sicurezza attraverso fonti contemporanee all'VIII secolo. - Il culto è storicamente attestato almeno in epoca medievale e moderna ed è documentato in particolare a Mortara e nella tradizione ecclesiastica novarese. Gli Acta Sanctorum attestano inoltre la celebrazione del 12 ottobre e la venerazione dei due come martiri. - La Vita sanctorum Amici et Amelii carissimorum, composta nella prima metà del XII secolo, è una fonte agiografica di grande importanza per la storia della tradizione, ma non costituisce una testimonianza contemporanea degli avvenimenti narrati. - I racconti sulla nascita dei due bambini, sul battesimo a Roma, sulla straordinaria somiglianza, sulle avventure personali, sulla lebbra, sul sacrificio dei figli e sul trasferimento miracoloso delle sepolture appartengono alla tradizione agiografica e letteraria e non sono storicamente verificabili. - La collocazione della loro morte nel contesto della campagna franca del 773 è coerente con la cronologia generale del conflitto tra Carlo Magno e Desiderio, ma la grande battaglia di Mortara narrata dalla tradizione non è confermata dalle fonti storiche contemporanee. Gli Acta Sanctorum ammettono soltanto come possibilità uno scontro minore durante l'avanzata franca. - La qualifica di martiri appartiene alla tradizione cultuale consolidata, ma non è possibile ricostruire con sicurezza le circostanze della loro morte né stabilire che siano morti precisamente per odio alla fede cristiana. - La tradizione della sepoltura a Mortara è antica e fortemente radicata nel culto locale. L'identificazione dei resti umani conservati a Sant'Albino con Amico e Amelio non è però dimostrata: la datazione intorno all'anno Mille riportata per i reperti non coincide con la morte tradizionalmente collocata nel 773. - La fortuna europea della leggenda, documentata da numerose redazioni latine e volgari e dalla chanson de geste Amis et Amile, mostra quanto la figura dei due amici appartenga anche alla storia della letteratura medievale. - Il culto di Amico e Amelio a Mortara è documentato artisticamente almeno dal XV secolo e trova una testimonianza particolarmente significativa nel polittico di Paolo Caylina il Vecchio del 1458.
Fonti e bibliografia essenziale - Acta Sanctorum, Octobris, tomus VI, 12 ottobre, De S. Amico et Amelio, pro martyribus culti Mortariae in Ducatu Mediolanensi, pp. 124-126. Studio critico settecentesco dedicato al culto, alla cronologia e all'attendibilità degli Atti. - Vita sanctorum Amici et Amelii carissimorum, redazione latina della prima metà del XII secolo, conservata in numerosi manoscritti medievali. - Vincent de Beauvais, Speculum historiale, libri XXIII-XXIV, capitoli dedicati ad Amico e Amelio, fonte medievale della larga diffusione della leggenda. - Jacobus de Voragine e altre raccolte agiografiche medievali, per la trasmissione e la rielaborazione della materia narrativa. - Julius Bédier, Les légendes épiques. Recherches sur la formation des chansons de geste, Paris, 1908-1913, in particolare le pagine dedicate a Mortara e alla Vita sanctorum Amici et Amelii. - Luca Sacchi, 'Itinerarî peninsulari di Amico e Amelio. Con una versione inedita della Vita latina', Carte Romanze, 3/1, 2015. Studio sulla tradizione italiana medievale della Vita e sulla sua trasmissione. - Enciclopedia Italiana, voce 'Amis e Amile', per la storia letteraria della leggenda, la datazione della Vita e la tradizione della sepoltura a Mortara. - Catalogo Generale dei Beni Culturali, scheda del polittico di Paolo Caylina il Vecchio, 1458, proveniente da Sant'Albino di Mortara. Autore: Giampietro Cattini
Sono commemorati a Mortara (Pavia) dove i loro corpi furono sepolti. Appartengono, secondo gli Atti, al periodo carolingio; ma nella loro vicenda si riscontrano elementi più propri del ciclo bretone di avventura che del ciclo guerriero di Carlo Magno. Tali Atti sono favolosi e i Bollandisti rifiutarono di pubblicarli perché "in omnibus nihil videbit lector, quod factis historicis aliunde notis contrarium non sit". Tuttavia ecco quanto vi si narra. Al tempo di Pipino nacquero due bambini straordinariamente simili, uno "ex comite alvernensi", I'altro "ex quodam milite bericano". Mentre erano condotti a Roma per il battesimo, si incontrarono in Lucca, dove fecero amicizia e alleanza, e quindi andarono insieme a Roma a ricevervi il battesimo dal papa, che al figlio del conte impose il nome di Amelio, al figlio del soldato il nome di Amico. Come ricordo del battesimo ricevuto nel Laterano, ciascuno dei due ebbe in dono dal papa una coppa di legno, ornata d'oro e di pietre preziose; quindi ritornarono entrambi nella propria patria. Dopo la morte del padre, Amico, a causa di insorte difficoltà ed inimicizie, fu costretto a lasciare la patria; partì allora con dieci servi, per recarsi presso Amelio, nella speranza di essere bene accolto, ma non lo trovò, perché anche questi si era messo in viaggio alla volta di Bericum, per visitare Amico. Dopo molte e varie avventure, Amico, afflitto per non essere riuscito nell'intento e colpito dalla lebbra, ritornò a Roma, dove fu accolto dal papa Costantino, ma dopo tre anni, essendo sopraggiunta una grande carestia, si fece riportare alla casa di Amelio, che, prima di vederlo, non sapendo che fosse l'antico compagno, gli fece apprestare il cibo nella coppa ricevuta dal papa: così si riconobbero. Passarono intanto vari anni, finché i Longobardi, divenuti molto minacciosi, determinarono l'intervento di Carlo Magno contro Desiderio; riuscite vane le trattative, il re franco, superate le Chiuse di Susa, con il suo esercito nel quale militavano Amelio e Amico, vinse il re longobardo, e lo mise in fuga, fino al luogo, ora detto Mortarium per il gran numero dei morti in combattimento, prima chiamato Pulchrasilva per l'amenità del luogo. Amelio e Amico, i quali, benché soldati, esercitavano le virtù cristiane e conducevano vita di penitenza, morirono in quella battaglia, uniti così in vita e in morte (773). Desiderio si rifugiò in Pavia, presa poi da Carlo Magno il quale fece costruire una chiesa nel luogo della sua vittoria. Furono costruite poi anche altre due chiese: una in onore di S. Eusebio di Vercelli, I'altra in onore di S. Pietro; Amelio fu sepolto presso la chiesa di S. Pietro, Amico presso quella di S. Eusebio, in due arche fatte venire da Milano. Il giorno dopo, il sarcofago di Amelio si trovò vicino a quello di Amico: allora il vescovo Albino comandò che i corpi dei due santi fossero conservati insieme nella chiesa di S. Eusebio dove ancora si trovano. Questo, per sommi capi, il contenuto della passio, la quale si conclude in modo molto interessante: volendo dare ai due personaggi la gloria del martirio, I'estensore della passio stessa considera Desiderio come un imperatore romano, persecutore dei cristiani, usando le stesse parole degli Atti dei Martiri: "Passi sunt sub Desiderio rege Langobardorum quarto Idus Octobris: regnante Domino nostro Iesu Christo: cui est honor et gloria in saecula saeculorum. Amen". La formula è perfettamente uguale a quella, per es., degli Acta Proconsularia di s. Cipriano: "Passus est autem beatissimus Cyprianus martyr... sub Valeriano et Gallieno imperatoribus: regnante vero domino nostro Iesu Christo cui est honor et gloria in saecula saeculorum. Amen". Relativamente ai papi, di cui si fa cenno nella passio, non si può dire con certezza quale sia quello che abbia battezzato in Roma Amelio e Amico. sempre che la circostanza sia vera; I'altro, presso il quale si rifugiò Amico, cioè Costantino, non potrebbe essere se non l'antipapa di questo nome, ricordato tra il pontificato di s. Paolo I (757-767) e quello di Stefano IV (768-772).
Autore: Carlo Carletti
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