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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera A > Beato Arnaldo Amalrico (Arnaud Amaury) Condividi su Facebook

Beato Arnaldo Amalrico (Arnaud Amaury) Vescovo

Festa: 30 luglio

Francia o Catalogna, circa 1160 - Abbazia di Fontfroide, Narbona, Francia, 29 settembre 1225

Monaco a Citeaux, abate di Poblet in Catalogna, poi di Grandselve e di Citeaux, Arnaldo fu energico campione dell'ortodossia contro gli eretici e gli infedeli. Nel 1204, legato apostolico di Innocenzo III, rafforzò la missione di Pietro di Castelnau contro gli Albigesi, proseguendola dopo l'assassinio di questo (1208). Predicatore della grande crociata antieretica, guidò l'esercito all'assedio e al massacro di Béziers (luglio 1209) e fu l'animatore delle azioni belliche di Carcassonne e Lavour. Ottenne, con implacabile intransigenza, e forzando le lunghe resistenze dello stesso pontefice, la scomunica di Raimondo VI di Tolosa (1211), la deposizione e le dimissioni di vari vescovi, fra i quali Berengario di Narbona. Eletto a quella sede il 12 marzo 1212, partecipò lo stesso anno, con truppe crociate, alla "Reconquista" contro i Mori e alla vittoria di Las Navas de Tolosa (16 luglio). Rivendicò vigorosamente, anche contro le pretese di Simone di Montfort (che egli giunse a scomunicare nel febbraio 1216), i diritti feudali della diocesi. Fu accusato di eccessi, ma ebbe fama di vita integra e di ardente zelo apostolico. Innocenzo III gli inviò il Libro dei Sermoni, una raccolta di discorsi dello stesso pontefice, come attesta la lettera premessa come prologo alla collezione. Arnaldo, che desiderava avere i sermoni di Innocenzo, gli aveva fatto pervenire la sua richiesta tramite il cappellano papale Niccolò. Arnaldo morì nell'abbazia di Fontfroid il 26 o il 29 settembre 1225.  A Citeaux, dove il suo corpo fu trasportato, gli fu eretto un mausoleo. E' ricordato il 30 luglio nei Menologi di Henriquez e Bucelino.

Etimologia: Arnaldo, dal germanico 'Arnwald', composto da 'arn' (aquila) e 'wald' (potere, dominio); Amalrico, dal germanico 'Amalric', composto da 'amal' (lavoro, sforzo) e 'ric' (potente, sovrano).

Emblema: Abito cistercense (tonaca bianca con scapolare nero), bastone pastorale, libro.


Nato probabilmente in Catalogna o nel sud della Francia verso la metà del XII secolo, Arnaldo (Arnaud Amaury, Arnaud Amalric, Arnoldus Amalricus) intraprese giovanissimo la vita religiosa nell'Ordine cistercense. La sua ascesa all'interno della gerarchia monastica fu rapida e costante, segno di riconosciute doti intellettuali e organizzative. Dapprima abate del monastero di Santa Maria di Poblet, in Catalogna, tra il 1196 e il 1198, dimostrò grande capacità di governo. Fu quindi trasferito all'abbazia di Grandselve, in Francia, prima di essere eletto, nel 1200, abate di Cîteaux, la casa madre dell'Ordine, assumendo contestualmente la guida suprema come abate generale dei cistercensi. In questo ruolo, si distinse per il rigore nella disciplina monastica e per la ferma difesa dell'ortodossia cattolica.

Il legato pontificio e la Crociata albigese
All'inizio del XIII secolo, papa Innocenzo III affidò ad Arnaldo e ad altri missionari cistercensi, tra cui il beato Pietro di Castelnau, il compito di contrastare la diffusione del catarismo in Linguadoca attraverso la predicazione. Dopo l'assassinio di Pietro di Castelnau nel 1208, Arnaldo fu nominato legato pontificio e divenne l'animatore spirituale e politico della Crociata albigese. Guidò l'esercito crociato durante l'assedio di Béziers nel luglio 1209 e successivamente di Carcassonne. La storiografia moderna ha ridimensionato la presunta ferocia personale del legato, sottolineando come le sue azioni fossero dettate da una logica di restaurazione dell'ordine ecclesiastico e civile, sebbene nel contesto di una guerra medievale caratterizzata da estrema violenza. Ottenne la scomunica di Raimondo VI di Tolosa e la deposizione di diversi vescovi locali accusati di tiepidezza o simonia, dimostrando un'implacabile intransigenza nel purificare la gerarchia ecclesiastica.

L'episcopato a Narbona e gli ultimi anni
Il 12 marzo 1212, Arnaldo fu eletto arcivescovo di Narbona. Anche in questa veste, continuò a sostenere la causa crociata, partecipando personalmente alla spedizione nella penisola iberica che culminò nella vittoriosa battaglia di Las Navas de Tolosa, il 16 luglio 1212, contro le forze almohadi. Tornato in Francia, dovette gestire complesse questioni feudali, entrando talvolta in contrasto con lo stesso Simone di Montfort, che arrivò a scomunicare nel febbraio 1216 per difendere con vigore i diritti e le prerogative della sua diocesi. Nonostante le accuse di eccessiva durezza mosse dai suoi oppositori politici, Arnaldo mantenne fama di vita personale integra e di ardente zelo pastorale. Si spense il 29 settembre 1225 nell'abbazia cistercense di Fontfroide, vicino a Narbona, lasciando un'eredità storica profonda e controversa.

La questione storiografica della frase di Béziers
È doveroso un chiarimento storiografico riguardo alla celebre locuzione "Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi", tradizionalmente attribuita ad Arnaldo durante il sacco di Béziers. Tale affermazione non compare in alcuna cronaca coeva degli eventi, né nella lettera che lo stesso legato inviò a papa Innocenzo III per descrivere la presa della città. La frase appare per la prima volta nel Dialogus Miraculorum del monaco tedesco Cesario di Heisterbach, scritto oltre un decennio dopo i fatti, ed è introdotta dalla formula dubitativa "si dice che abbia detto" (fertur dixisse). Gli storici contemporanei concordano nel considerarla un'aggiunta apocrifa o una semplificazione leggendaria, non supportata da riscontri documentali diretti.

Scritti e relazioni con il Papato
La stima di Innocenzo III nei suoi confronti è testimoniata da un episodio significativo: il pontefice gli inviò personalmente una raccolta dei propri sermoni, su esplicita richiesta del legato, a testimonianza di un rapporto di profonda fiducia teologica e spirituale che trascendeva le mere questioni militari.

Curiosità
Nonostante il ruolo di comandante militare, Arnaldo si adoperò più volte per garantire la possibilità di abiura agli eretici che si arrendevano. Durante l'assedio di Minerve nel 1210, concesse la libertà a chi rinunciava alle proprie credenze, smentendo l'immagine stereotipata di un intransigente privo di qualsiasi forma di misericordia pastorale.


Autore:
Enrico Quiri

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Aggiunto/modificato il 2026-07-24

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