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† Tyburn, Londra, 4 agosto 1540
Il beato Guglielmo (William) Horne fu un fratello converso della Certosa di Londra e l'ultimo dei certosini inglesi a subire il martirio durante la persecuzione religiosa voluta da re Enrico VIII dopo lo scisma d'Inghilterra. Della sua vita precedente all'ingresso nell'Ordine si conosce pochissimo, ma la sua testimonianza emerge con straordinaria chiarezza negli anni della crisi che sconvolse la Chiesa inglese. Quando il sovrano impose ai sudditi di riconoscerlo come capo supremo della Chiesa al posto del papa, Horne preferì affrontare la prigionia, la fame e infine la morte piuttosto che rinnegare la comunione con Roma. Rinchiuso per oltre tre anni nelle durissime carceri londinesi, sopravvisse ai compagni che morirono di stenti. Condotto infine al patibolo di Tyburn il 4 agosto 1540, affrontò il supplizio riservato ai traditori dello Stato. Fu beatificato da Leone XIII nel 1886 insieme ad altri martiri della Riforma inglese.
Etimologia: Dal germanico Wilhelm, composto da wil - volontà - e helm - elmo, protezione -, con il significato di protettore risoluto.
Emblema: Palma del martirio, abito certosino, patibolo, cappio.
Martirologio Romano: A Londra in Inghilterra, beato Guglielmo Horne, martire, che, monaco nella Certosa della città, sempre fedele all’osservanza della regola, rimase a lungo incarcerato sotto il re Enrico VIII e, consegnato infine al supplizio del patibolo a Tyburn, migrò alla destra di Cristo.
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Le fonti non conservano notizie certe sulla nascita, sulla famiglia o sulla formazione di Guglielmo Horne. È noto soltanto che apparteneva alla Certosa di Londra come fratello converso. Pur non essendo sacerdote, partecipava pienamente alla rigorosa vita contemplativa dell'Ordine certosino, caratterizzata da silenzio, preghiera, lavoro manuale e austerità. La scarsità di informazioni personali è compensata dalla documentazione relativa agli ultimi anni della sua vita, strettamente collegati agli eventi che portarono allo scisma anglicano.
Lo scisma di Enrico VIII Nel 1534 Enrico VIII ottenne dal Parlamento l'approvazione dell'Atto di Supremazia, con il quale il re veniva proclamato capo supremo della Chiesa d'Inghilterra. A tutti i sudditi, religiosi compresi, fu imposto un giuramento di fedeltà che comportava il rifiuto dell'autorità del pontefice romano. La Certosa di Londra, fino ad allora stimata anche dalla Corona, divenne uno dei principali centri di opposizione religiosa. Dopo una prima fase di incertezza, la comunità guidata dal priore san Giovanni Houghton decise unanimemente di non riconoscere il nuovo assetto ecclesiastico imposto dal sovrano. Tale scelta avrebbe avuto conseguenze drammatiche.
Arresto e lunga prigionia Nel maggio del 1537 Guglielmo Horne fu arrestato insieme ad altri nove certosini che avevano continuato a rifiutare il giuramento. I religiosi furono rinchiusi nel carcere di Newgate, celebre per le condizioni disumane. Vennero incatenati, privati del necessario e lasciati morire lentamente di fame e di malattia. Quasi tutti i compagni morirono durante la detenzione. Horne riuscì invece a sopravvivere a oltre tre anni di carcere. La sua resistenza fisica e spirituale impressionò persino i contemporanei, ma non modificò la decisione delle autorità, determinate a ottenere almeno formalmente la sua sottomissione.
Il martirio a Tyburn Persistendo nel rifiuto di riconoscere il re quale capo della Chiesa, Guglielmo Horne fu processato per alto tradimento. Il 4 agosto 1540 venne condotto a Tyburn, luogo delle principali esecuzioni pubbliche londinesi. Qui fu impiccato e sottoposto alla pena prevista per i traditori, il supplizio dell'impiccagione seguito dallo squartamento. Dal punto di vista delle autorità civili egli moriva come ribelle; nella prospettiva della Chiesa cattolica, invece, il suo sacrificio fu riconosciuto come autentico martirio, poiché la causa profonda della condanna fu la fedeltà alla comunione con il papa e alla fede cattolica.
Il culto La memoria dei certosini martirizzati durante la persecuzione di Enrico VIII rimase viva sia nell'Ordine certosino sia tra i cattolici inglesi. Dopo un lungo lavoro di raccolta della documentazione storica, Leone XIII beatificò Guglielmo Horne il 9 dicembre 1886 insieme ad altri martiri della Riforma inglese. A differenza dei tre priori certosini Giovanni Houghton, Roberto Lawrence e Agostino Webster, canonizzati nel 1970 tra i Quaranta Martiri d'Inghilterra e Galles, Guglielmo Horne è tuttora venerato come beato. La sua memoria liturgica ricorre il 4 agosto, anniversario del martirio. Autore: Giampietro Cattini
La storia delle persecuzioni anticattoliche in Inghilterra, Scozia, Galles, parte dal 1535 e arriva al 1681; il primo a scatenarla fu come è noto il re Enrico VIII, che provocò lo scisma d’Inghilterra con il distacco della Chiesa Anglicana da Roma.
Artefici più o meno cruenti furono oltre Enrico VIII, i suoi successori Edoardo VI (1547-1553), la terribile Elisabetta I, la ‘regina vergine’ († 1603), Giacomo I Stuart, Carlo I, Oliviero Cromwell, Carlo II Stuart.
Morirono in 150 anni di persecuzioni, migliaia di cattolici inglesi appartenenti ad ogni ramo sociale, testimoniando il loro attaccamento alla fede cattolica e al papa e rifiutando i giuramenti di fedeltà al re, nuovo capo della religione di Stato.
Primi a morire come gloriosi martiri, il 4 maggio e il 15 giugno 1535, furono 19 monaci Certosini, impiccati nel tristemente famoso Tyburn di Londra, l’ultima vittima fu l’arcivescovo di Armagh e primate d’Irlanda Oliviero Plunkett, giustiziato a Londra l’11 luglio 1681.
L’odio dei vari nemici del cattolicesimo, dai re ai puritani, dagli avventurieri agli spregevoli ecclesiastici eretici e scismatici, ai calvinisti, portò ad inventare efferati sistemi di tortura e sofferenze per i cattolici arrestati.
In particolare per tutti quei sacerdoti e gesuiti, che dalla Francia e da Roma, arrivavano clandestinamente come missionari in Inghilterra per cercare di riconvertire gli scismatici, per lo più essi erano considerati traditori dello Stato, in quanto inglesi rifugiatosi all’estero e preparati in opportuni Seminari per il rientro.
Nel 1874 l’arcivescovo di Westminster inviò a Roma un elenco di 360 nomi con le prove per ognuno di loro.
A partire dal 1886 i martiri a gruppi più o meno numerosi, furono beatificati dai Sommi Pontefici, una quarantina sono stati anche canonizzati nel 1970.
Nella grande persecuzione contro i cattolici, decretata da Enrico VIII re d’Inghilterra, ogni Ordine religioso dell’epoca, unitamente al clero diocesano, lasciò un tributo di sangue e martirio per la difesa della Chiesa Cattolica.
Anche i certosini, per quanto benvoluti essendo monaci non dediti a nessuna attività politica, contribuirono a questo martirio; i monaci della Certosa di Londra ricevettero anch’essi la visita dei funzionari del re che in base al decreto emanato, chiedevano a tutti i maggiorenni, religiosi compresi, l’approvazione del ripudio da parte del re della regina Caterina d’Aragona e quindi l’accettazione come sovrana di Anna Bolena.
Il priore e il procuratore finirono in carcere per aver obiettato sulla legittimità del ripudio, ma dopo un mese, convinti che questo giuramento non toccava la fede, finirono per giurare e quindi liberati; ritornati alla Certosa convinsero gli altri monaci delle loro argomentazioni e così il 25 maggio 1534, essi giurarono ai funzionari che erano tornati accompagnati dai soldati.
La pace così sperata durò poco, perché a fine anno 1534 un nuovo decreto del re e del Parlamento, stabilì che tutti i sudditi dovevano disconoscere l’autorità del papa e riconoscere invece il re come capo della Chiesa anglicana anche nelle cose spirituali e chi non consentiva era reo di lesa maestà.
Avutane notizia, il priore Giovanni Houghton riunì tutti i certosini comunicando ciò e tutti questa volta si dissero pronti a morire per la Chiesa romana.
A seguito di ciò a partire dal 4 maggio 1535 i monaci della Certosa di Londra furono a più riprese arrestati, torturati e processati, singolarmente oppure a gruppetti e di essi 19 furono condannati a morte.
Le sentenze furono eseguite in periodi e data diverse fino al 1540, morirono in forme diverse perlopiù impiccati o di stenti e sofferenze in carcere; il converso William Horne, imprigionato il 28 maggio 1537 sopravvisse alle torture e al fetido carcere di Newgate, che costò la vita ad altri nove monaci reclusi con lui e fu poi impiccato più di tre anni dopo nel Tyburn di Londra il 4 novembre 1540, ultimo dei gloriosi martiri certosini, prime vittime della persecuzione di re Enrico VIII (1491-1547) e del suo vicario Tommaso Cromwell.
Il 9 dicembre 1886 i 19 Certosini di Londra furono beatificati da papa Leone XIII insieme ad altri 35 martiri inglesi. Successivamente i primi martiri del 1535 sono stati canonizzati da papa Paolo VI il 25 ottobre 1970.
Autore: Antonio Borrelli
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