San Pelino

Vescovo di Brindisi

Festa: 5 dicembre

Nascita-morte: Durazzo, Albania, circa 620 - Corfinio, Abruzzo, 5 dicembre 662

Nascita - morte:
Durazzo, Albania, circa 620 - Corfinio, Abruzzo, 5 dicembre 662

Festa:
5 dicembre

Patronato:
Venerato come patrono o compatrono della diocesi di Sulmona-Valva

Emblema:
Abiti e insegne episcopali

Categoria: I santi che iniziano con la lettera P

Calendario: I santi del 5 dicembre

E' venerato come vescovo di Brindisi e martire, con memoria liturgica il 5 dicembre e un culto particolarmente radicato a Corfinio, in Abruzzo, dove sorge la basilica a lui dedicata. La sua identità storica è però meno definita di quanto lascino supporre le biografie tradizionali. La Passio Sancti Pelini lo presenta come originario di Durazzo, trasferitosi in Italia e ucciso sotto Giuliano l’Apostata nel IV secolo; la critica ha riconosciuto in quel racconto un’elaborazione agiografica medievale, collegata anche alle rivendicazioni di antichità della sede vescovile valvense. Altre ricostruzioni, diffuse in ambito ecclesiastico locale, collocano invece Pelino nel VII secolo, in rapporto alle controversie sul monotelismo e all’imperatore Costante II, proponendo il 662 come anno del martirio. Le due cronologie non possono essere sommate né considerate entrambe accertate. Al di là delle incertezze biografiche, sono documentabili la persistenza della sua venerazione, la centralità della chiesa di Corfinio e il legame devozionale con Brindisi. La sua figura richiede quindi di distinguere il culto storicamente attestato dalla narrazione della Passio e dalle successive ipotesi ricostruttive.

Biografia

A cura di Giampietro Cattini

Le testimonianze e il problema delle origini
Le informazioni trasmesse su Pelino dipendono in misura rilevante dalla tradizione agiografica e dalla memoria ecclesiastica di due territori: Brindisi, che lo considera uno dei propri antichi vescovi, e l’area di Valva e Corfinio, che ne custodisce il culto. Non è disponibile una biografia contemporanea ai fatti universalmente riconosciuta come autentica. Di conseguenza, la ricostruzione della sua esistenza non può procedere come quella di un personaggio documentato da atti episcopali, lettere o testimonianze coeve.
Il testo decisivo è la Passio Sancti Pelini, conosciuta anche attraverso la tradizione manoscritta e le edizioni a stampa dell’età moderna. La scheda storica della diocesi di Valva pubblicata nel portale BeWeB della Chiesa cattolica osserva che l’analisi stilistica e paleografica ne colloca la composizione fra XI e XII secolo. L’opera attribuisce al santo un’origine durazzese, l’episcopato brindisino e il martirio presso Corfinio durante la persecuzione di Giuliano. Il suo valore è quindi anzitutto quello di una testimonianza della cultura religiosa e delle rivendicazioni ecclesiastiche del Medioevo, non di un verbale degli avvenimenti del IV secolo.
La critica ha evidenziato la connessione fra questa narrazione e le controversie sorte fra la cattedrale di San Pelino a Valva e quella di San Panfilo a Sulmona. In quel contesto l’attribuzione di un’origine apostolica o comunque molto antica a una sede episcopale costituiva un argomento di prestigio e precedenza. La biografia del santo poteva essere impiegata per sostenere l’antichità della sede valvense, ma tale funzione non dimostra da sola che ogni elemento della tradizione sia inventato: impone piuttosto di valutarlo separatamente.

La tradizione del vescovo proveniente da Durazzo
Secondo la Passio, Pelino proveniva da Durazzo, importante città adriatica dell’area oggi albanese. La tradizione lo collega alla Chiesa di Brindisi e ne presenta la missione come una testimonianza di fedeltà religiosa culminata nel martirio. L’indicazione della città d’origine è stabilmente presente nella devozione moderna, ma non può essere verificata attraverso una documentazione anteriore e indipendente dalla narrazione agiografica.
Nella versione che colloca gli eventi al IV secolo, l’orizzonte storico è quello dell’imperatore Giuliano, regnante dal 361 al 363, il cui tentativo di restaurare i culti tradizionali fornì alla letteratura cristiana successiva un quadro narrativo per storie di opposizione e martirio. Alcune narrazioni attribuiscono a Pelino la distruzione miracolosa di un tempio e descrivono violenze inflittegli dai sacerdoti pagani. Si tratta di motivi propri della Passio: mancano riscontri contemporanei che permettano di ricostruire in questo modo il suo arresto, i responsabili della morte o le modalità dell’uccisione.
L’associazione del santo con Brindisi è importante per la storia del culto e della memoria episcopale cittadina. Tuttavia, la successione dei vescovi antichi non può essere ricostruita automaticamente assumendo per storici tutti i nomi e i rapporti personali contenuti nelle Vite medievali. Il titolo tradizionale di vescovo e martire va pertanto mantenuto nella sua qualità ecclesiastica, senza attribuire alla cronologia tramandata una precisione documentaria che non possiede.

La ricostruzione alternativa del VII secolo
Una seconda interpretazione, presentata in pubblicazioni della diocesi di Sulmona-Valva e ripresa da repertori locali, sposta la vita di Pelino al VII secolo. Secondo questa lettura egli sarebbe stato un religioso di origine orientale, giunto a Brindisi con alcuni compagni mentre l’Impero bizantino era attraversato dalle controversie cristologiche sul monotelismo. Il vescovo Procolo lo avrebbe associato alla guida della comunità e Pelino gli sarebbe succeduto, prima di entrare in conflitto con le autorità imperiali.
Il contesto storico evocato da tale interpretazione è reale. Nel VII secolo il monotelismo, dottrina riguardante la volontà di Cristo, provocò forti tensioni fra Costantinopoli e ambienti ecclesiastici contrari alle formulazioni imperiali. L’imperatore Costante II regnò dal 641 al 668 e il suo governo fu segnato da aspre controversie religiose. Ma la corrispondenza fra un contesto storicamente plausibile e un racconto agiografico non costituisce, da sola, prova che Pelino abbia partecipato personalmente a quegli eventi.
Nella ricostruzione alternativa del VII secolo, l’allontanamento da Brindisi sarebbe stato seguito dalla deportazione a Corfinio e dalla morte il 5 dicembre, probabilmente nel 662, insieme ai compagni Sebastio e Gorgonio. Compare inoltre Ciprio, presentato come discepolo e successore episcopale. La stessa tradizione propone talvolta il 668 come data di una prima solenne affermazione del culto. Non sono però esibiti atti contemporanei che consentano di considerare accertati il 662, l’identità dei compagni, la successione episcopale o una canonizzazione nel senso giuridico moderno.
La collocazione nel VII secolo ha il merito di proporre una diversa lettura dei dati trasmessi, ma non risolve il problema della datazione della Passio né autorizza a presentare come storica una Vita del VII secolo la cui esistenza e autenticità richiederebbero dimostrazione autonoma. Le due tradizioni, quella giulianea e quella bizantina, vanno dunque tenute distinte.

Corfinio e la memoria della sede valvense
Il punto più solido della vicenda di Pelino è la lunga storia del suo culto a Corfinio. Qui sorge il complesso della basilica di San Pelino, noto anche come cattedrale valvense, che conserva la memoria del santo e costituisce un riferimento monumentale della storia religiosa abruzzese. Il complesso comprende la chiesa, l’oratorio di Sant’Alessandro e gli ambienti connessi all’antica sede episcopale. Le sue forme architettoniche appartengono in gran parte alla storia medievale e ai successivi interventi, non all’epoca che le Vite attribuiscono al martirio.
La presenza di una sede episcopale nell’area è storicamente documentata almeno alla fine del V secolo. La ricostruzione ecclesiastica di BeWeB richiama due lettere di papa Gelasio I, degli anni 494-495, indirizzate al vescovo Geronzio. Questo dato è particolarmente importante perché distingue la storia istituzionale attestata della diocesi dall’affermazione, propria della tradizione, che Pelino ne avrebbe determinato la nascita già nel IV secolo.
La relazione fra Valva e Sulmona attraversò trasformazioni istituzionali e contese di precedenza. Nel 1053 una bolla di Leone IX testimonia l’unione delle due sedi sotto un unico titolare e richiama le chiese di San Pelino e San Panfilo. La memoria dei rispettivi santi si inserisce così in una storia documentabile di rapporti fra capitoli, cattedrali e comunità ecclesiastiche. Questa cornice aiuta a comprendere perché le narrazioni delle origini abbiano assunto particolare importanza nel Medioevo.
L’edificio dedicato a Pelino e la sua funzione nella vita diocesana sono testimonianze concrete della venerazione del santo. Non permettono, tuttavia, di datare senza ulteriori prove la sepoltura originaria, né di stabilire che l’attuale luogo di culto coincida esattamente con il luogo dell’uccisione descritto nella Passio.

Il culto fra Abruzzo e Brindisi
A Corfinio la festa di Pelino viene celebrata il 5 dicembre; la diocesi di Sulmona-Valva lo riconosce come proprio patrono o compatrono secondo gli usi ecclesiastici locali. La basilica custodisce reliquie attribuite al santo, oggetto di venerazione. L’attribuzione devozionale delle reliquie è un dato della storia del culto; la loro identificazione materiale con il personaggio della Passio non può essere stabilita sulla sola base della tradizione.
Anche Brindisi ha conservato un forte legame con Pelino. Per secoli egli fu ricordato fra i protettori della città, insieme a san Leucio. Nella cattedrale brindisina gli fu dedicato un altare con una rappresentazione del martirio dipinta da Oronzo Tiso nel XVIII secolo. L’opera testimonia la persistenza della devozione in età moderna e la sua espressione figurativa, indipendentemente dalle questioni sulla data storica della morte.
La diffusione del nome del santo in Abruzzo è testimoniata anche dalla località di San Pelino, oggi frazione di Avezzano. Nel XXI secolo le comunità ecclesiali abruzzesi hanno promosso iniziative di collegamento con l’Albania, valorizzando l’origine durazzese tramandata dall’agiografia. Tali iniziative mostrano la vitalità contemporanea della memoria religiosa, ma non costituiscono prove nuove sulla biografia antica.
La venerazione di Pelino si comprende quindi su due piani complementari: da una parte una storia cultuale visibile nelle chiese, nelle celebrazioni e nelle opere d’arte; dall’altra un racconto biografico stratificato, la cui ricostruzione rimane aperta a importanti riserve storico-critiche.

Approfondimenti

La Passio e la contesa fra le cattedrali
La datazione medievale della Passio è decisiva per la lettura del personaggio. L’antichità rivendicata per la sede valvense e le tensioni con Sulmona offrono un contesto per comprendere la costruzione narrativa; non dimostrano che sia possibile individuare con sicurezza l’epoca reale del santo.

Cronologia

- IV secolo: epoca del martirio secondo la Passio medievale; attribuzione non verificata.
- 494-495: lettere di papa Gelasio I al vescovo Geronzio, testimonianza sicura della sede episcopale nell’area.
- 1053: una bolla di Leone IX attesta l’unione delle sedi di Valva e Sulmona e richiama le rispettive chiese.
- XI-XII secolo: periodo al quale la critica riconduce la composizione della Passio Sancti Pelini.

Valutazione storico-critica

- Il culto di Pelino a Corfinio e a Brindisi è storicamente significativo e documentabile attraverso testimonianze ecclesiastiche, monumentali e artistiche.
- La Passio non è una testimonianza contemporanea: la sua attribuzione al IV secolo e il racconto del martirio sotto Giuliano appartengono alla tradizione agiografica.
- La proposta di collocare Pelino nel VII secolo e di datarne la morte al 662 è una ricostruzione alternativa, non un dato definitivamente accertato.
- Non sono documentabili con sicurezza nascita, formazione, successione episcopale, compagni di martirio e modalità dell’uccisione.
- L’indicazione di una canonizzazione nel 668 non va intesa come attestazione verificata di un procedimento canonico formale.

Fonti e bibliografia essenziale

- Passio Sancti Pelini, BHL 6620-6621, testo agiografico medievale.
- Enrico Josi, «Corfinio (San Pelino)», Enciclopedia Cattolica, vol. IV, 1950, p. 322.
- BeWeB, Chiesa cattolica italiana, scheda storica della diocesi di Valva.
- L. Mezzadri, M. Tagliaferri, E. Guerriero (a cura di), Le diocesi d’Italia, Torino, San Paolo, 2007-2008, 3 voll.
- Eulo Tarullo, Giovanni Santini, Angelo Spina, Santi, beati, cristiani illustri della diocesi di Sulmona-Valva, pubblicazione della diocesi di Sulmona-Valva.
- Diocesi di Sulmona-Valva, «Celebrata la festa di San Pelino patrono della diocesi di Sulmona-Valva», comunicazione diocesana.

Patronati

  • Sulmona-Valva (AQ), Diocesi di

Aggiunto/modificato il 2 novembre 2026