Beato Tommaso Zumarraga
Sacerdote domenicano, martire
Festa: 12 settembre
Nascita-morte: Vitoria, Spagna, 9 marzo 1577 - Omura, Giappone, 12 settembre 1622
Nascita - morte:
Vitoria, Spagna, 9 marzo 1577 - Omura, Giappone, 12 settembre 1622
Festa:
12 settembre
Etimologia:
Dall'aramaico 'Te'oma', che significa 'gemello'.
Emblema:
Abito domenicano, palma del martirio, corda o segni della prigionia.
Categoria: I santi che iniziano con la lettera T
Calendario: I santi del 12 settembre
Gruppo: Beati 205 Martiri Giapponesi
Martirologio Romano
Tommaso Zumarraga fu uno dei protagonisti della missione domenicana nel Giappone dell'inizio del Seicento e uno dei numerosi religiosi che, nonostante il divieto imposto dalle autorità, decisero di rimanere nel paese per assistere clandestinamente le comunità cristiane. Nato a Vitoria nel 1577, entrò giovanissimo nell'Ordine dei Predicatori e assunse il nome religioso di Tommaso del Santo Spirito. Dopo la formazione nei conventi domenicani della Spagna e l'ordinazione sacerdotale, partì per l'Estremo Oriente e raggiunse le Filippine. Nel 1603 fu inviato in Giappone, dove partecipò alla difficile fondazione della missione domenicana. Negli anni successivi operò in diverse regioni, compresa Kyoto, e svolse anche l'incarico di vicario provinciale della missione. La situazione cambiò radicalmente con la persecuzione anticristiana culminata nell'editto del 1614, che ordinava l'espulsione dei missionari e vietava il cristianesimo. Zumarraga scelse di restare clandestinamente in Giappone, continuando a sostenere sacerdoti e fedeli. Arrestato nel luglio 1617, fu rinchiuso nella prigione di Suzuta, presso Omura. La lunga detenzione non interruppe la sua attività pastorale: attraverso i compagni di prigionia e i catechisti mantenne i contatti con i cristiani e continuò a incoraggiarli. Dopo circa cinque anni di carcere, il 12 settembre 1622 fu condotto al luogo dell'esecuzione e arso vivo insieme ad altri cristiani. Nel 1867 papa Pio IX lo beatificò con altri 204 martiri del Giappone.
Biografia
A cura di Giampietro Cattini
La sua formazione iniziale si svolse nell'ambiente della città natale e nelle località con le quali la famiglia era collegata. Ancora adolescente entrò nel convento domenicano di Santo Domingo di Vitoria. Il 19 gennaio 1594, a sedici anni, emise la professione religiosa nell'Ordine dei Predicatori e assunse il nome di religione di frate Tommaso del Santo Spirito.
Proseguì gli studi nel prestigioso collegio di San Gregorio di Valladolid, uno dei principali centri di formazione della provincia domenicana spagnola. Qui completò la preparazione filosofica e teologica necessaria al sacerdozio.
Intorno al 1600 ricevette l'ordinazione sacerdotale. La sua scelta successiva fu quella missionaria: invece di rimanere nell'ambito conventuale europeo, si offrì per la missione dell'Estremo Oriente.
Dalla Spagna alle Filippine
Nel 1601 lasciò la Spagna diretto verso le Filippine. Il viaggio avvenne attraverso il continente americano e si concluse con l'arrivo a Manila nel 1602. La presenza domenicana nelle Filippine costituiva in quel periodo la base naturale per l'espansione missionaria verso altri territori asiatici.
Proprio mentre Tommaso si trovava a Manila maturò il progetto di una missione stabile in Giappone. Il domenicano Francisco Morales, superiore della comunità, aveva raccolto informazioni favorevoli sull'accoglienza che alcuni cristiani giapponesi avrebbero potuto riservare ai missionari. Il capitolo provinciale decise quindi di avviare una nuova fondazione.
Tommaso si offrì volontariamente per la spedizione. Nel primo gruppo domenicano destinato al Giappone vi erano Francisco Morales, Tommaso Hernández, Alonso de Mena, Tommaso Zumarraga e il fratello laico Juan de la Abadía.
La prima missione in Giappone
La spedizione raggiunse il Giappone nel 1602. I missionari si trovarono davanti a una realtà completamente diversa da quella europea e filippina. Dovevano apprendere la lingua, conoscere una società organizzata secondo tradizioni religiose e politiche estranee alla cultura occidentale e inserirsi in un territorio nel quale la presenza cristiana era già significativa ma non priva di tensioni.
Tommaso si dedicò all'attività missionaria nelle regioni del Kyushu e successivamente fu impegnato in altre importanti aree del paese.
Una testimonianza particolarmente significativa della sua attività proviene dalle lettere conservate negli archivi domenicani. L'archivio storico dei Domenicani di Hispania conserva infatti copie di lettere attribuite a Tommaso del Santo Spirito, tra cui una lettera al convento di Vitoria del 5 marzo 1618, una al fratello fra Pedro de Zumarraga del 3 ottobre 1617, una al padre Melchor Manzano del gennaio 1618 e altre lettere successive, comprese quelle del 1620 e del 1621. Questi documenti sono particolarmente preziosi perché permettono di avvicinarsi direttamente alla sua esperienza missionaria e carceraria.
La missione di Kyoto
Una delle tappe più importanti della sua attività fu Kyoto, allora centro politico e culturale di enorme importanza.
Nel 1605 Tommaso fu inviato nella capitale con l'obiettivo di stabilirvi una presenza domenicana. La situazione politica rese inizialmente difficile la fondazione, ma negli anni successivi egli poté svolgere una significativa attività apostolica.
Dopo il ritorno dalla missione a Manila nel 1608, rientrò in Giappone e tornò a Kyoto nel 1609. Qui la missione domenicana poté operare per alcuni anni in condizioni relativamente favorevoli. Tommaso ebbe come base la casa di Nostra Signora del Rosario di Miyako e partecipò alla costruzione di una rete missionaria destinata a sostenere i cristiani locali.
Nel 1613, tuttavia, il clima politico cambiò rapidamente. Le autorità giapponesi si orientarono verso una politica sempre più ostile al cristianesimo, fino all'editto del gennaio 1614 che proibiva la religione cristiana e ordinava l'espulsione dei missionari.
Vicario provinciale e la persecuzione
In questo periodo Tommaso assunse un ruolo di particolare responsabilità. Fu nominato vicario provinciale dei domenicani in Giappone.
L'incarico comportava non soltanto responsabilità amministrative, ma soprattutto la cura di una comunità missionaria che si trovava progressivamente costretta alla clandestinità.
Quando molti missionari furono espulsi, Tommaso decise di rimanere. Non si trattò di una scelta priva di conseguenze: da quel momento il sacerdote visse sotto la costante minaccia dell'arresto e della condanna.
Nel 1615 tornò a Kyoto per assistere il domenicano José de Salvanés, rimasto solo e malato. In quella fase contribuì anche alla realizzazione di una semplice struttura destinata all'ospitalità dei missionari a Fushimi.
La sua attività si sviluppava ormai in un ambiente nel quale sacerdoti e catechisti dovevano muoversi con estrema prudenza. Le celebrazioni, le confessioni, la catechesi e la distribuzione dei sacramenti potevano essere compiute soltanto attraverso una rete clandestina.
Verso Omura
Nel 1617, di fronte all'aggravarsi della persecuzione, Tommaso fu trasferito nella regione di Omura. La scelta non era casuale: nella zona si trovava una numerosa comunità cristiana sottoposta a fortissime pressioni.
La missione domenicana era già stata duramente colpita. Nel giugno dello stesso anno era stato martirizzato il vicario provinciale Alonso Navarrete, uno dei principali missionari domenicani del Giappone.
Tommaso continuò comunque la propria attività. La clandestinità non significava per lui abbandono dei cristiani, ma l'esatto contrario: la necessità di raggiungerli con maggiore cautela.
L'arresto del 1617
Il 23 luglio 1617 Tommaso fu catturato e condotto nella prigione di Suzuta, presso Omura.
Le condizioni della detenzione erano estremamente dure. I prigionieri venivano tenuti in strutture improvvisate, esposti alle intemperie e privati delle normali condizioni di vita. Una relazione contemporanea descrive la prigione come una sorta di gabbia di legno nella quale i detenuti ricevevano scarsissimo cibo e vivevano praticamente senza protezione dal freddo e dalla pioggia.
La prigionia, tuttavia, non cancellò la sua attività pastorale. Attraverso catechisti e altri cristiani riuscì a mantenere collegamenti con l'esterno e a trasmettere messaggi alle comunità perseguitate.
Le lettere conservate nell'archivio domenicano mostrano quanto fosse importante per lui mantenere il rapporto con i confratelli. Sono documentate lettere scritte durante gli anni della prigionia, comprese quelle del 1618, 1620 e 1621.
La prigione trasformata in comunità cristiana
Uno degli aspetti più significativi della sua vicenda è proprio l'esperienza della prigionia.
Con l'arrivo progressivo di altri sacerdoti e religiosi nella prigione di Omura-Suzuta, il carcere finì per assumere, nella testimonianza dei prigionieri, alcune caratteristiche di una comunità religiosa.
I detenuti pregavano insieme, si sostenevano reciprocamente e continuavano la formazione cristiana. Alcuni giovani giapponesi presenti nell'ambiente dei missionari furono avviati alla vita religiosa.
La prigionia diventò così un luogo nel quale l'attività missionaria non scomparve, ma cambiò forma. La catechesi poteva essere rivolta ai carcerieri, ai prigionieri e ai cristiani che riuscivano a mantenere contatti con l'esterno.
Questa dimensione della sua vicenda è particolarmente importante perché permette di comprendere il significato della lunga detenzione di Tommaso: non fu semplicemente un periodo di passiva sofferenza, ma continuò a essere, per quanto possibile, un tempo di ministero.
Il martirio
Dopo circa cinque anni di prigionia, le autorità decisero l'esecuzione di Tommaso e di altri detenuti cristiani.
Il 12 settembre 1622 il sacerdote domenicano fu condotto al luogo dell'esecuzione nella regione di Omura e venne bruciato vivo.
Le fonti concordano sul giorno del martirio e sulla modalità della morte. Più complessa è invece l'indicazione geografica precisa. Alcune fonti riportano Nagasaki come luogo della morte, probabilmente perché Nagasaki costituiva il principale centro della persecuzione e perché molti dei martiri del settembre 1622 furono uccisi nella sua area. Fonti storiche più specifiche collocano invece l'esecuzione di Tommaso a Hokobaru, presso Omura, a circa tre miglia dalla città, oppure a Socobata, nella regione di Omura. È quindi preferibile indicare Omura come località del martirio, specificando eventualmente la zona di Hokobaru, anziché attribuire senza riserve l'esecuzione alla città di Nagasaki.
Tommaso fu ucciso insieme a un gruppo di religiosi e cristiani. Il Martirologio Romano ricorda nello stesso giorno il francescano Apollinare Franco, Tommaso Zumarraga e quattro compagni: Francesco di San Bonaventura, Pietro di Santa Chiara, Domenico Magoshichi e Matteo di San Tommaso Chiwiato.
Il suo martirio si colloca dunque all'interno della grande persecuzione giapponese del primo Seicento, quando sacerdoti missionari e cristiani giapponesi furono perseguitati, imprigionati e uccisi per la loro appartenenza alla fede cristiana.
Il contesto della persecuzione giapponese
La vicenda di Tommaso non può essere compresa senza considerare la trasformazione politica del Giappone tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento.
La predicazione cristiana aveva conosciuto una notevole espansione a partire dall'arrivo di Francesco Saverio nel 1549. Nel corso dei decenni successivi si formarono comunità cristiane soprattutto nel Kyushu e nelle aree interessate dai commerci con portoghesi e spagnoli.
La situazione mutò progressivamente sotto i grandi unificatori del Giappone e, infine, sotto lo shogunato Tokugawa. Le autorità considerarono il cristianesimo sempre più come un possibile elemento di interferenza straniera e di destabilizzazione politica.
Nel 1614 venne emanato un provvedimento che vietava il cristianesimo ed espelleva i missionari.
Per i domenicani la conseguenza fu particolarmente grave. La missione dovette trasformarsi in una struttura clandestina. Alcuni religiosi lasciarono il paese, altri rimasero nascosti. Tommaso apparteneva a questi ultimi.
La sua scelta non fu quindi quella di affrontare pubblicamente le autorità, ma di continuare il ministero nel modo reso possibile dalla situazione.
Le lettere di Tommaso
Le lettere rappresentano una delle fonti più interessanti per ricostruire la personalità del beato.
L'archivio storico dei Domenicani di Hispania segnala un fascicolo contenente copie di numerose lettere di Tommaso del Santo Spirito. Sono documentate lettere indirizzate al convento di Vitoria, al fratello Pedro de Zumarraga e a diversi superiori domenicani delle Filippine.
La presenza di questa corrispondenza consente di superare una rappresentazione esclusivamente devozionale del personaggio. Tommaso appare infatti come un religioso inserito in una rete missionaria internazionale, in rapporto con i superiori delle Filippine e con i confratelli della Spagna.
Le lettere costituiscono inoltre una testimonianza diretta delle difficoltà incontrate dai missionari e della necessità di mantenere collegamenti con le strutture dell'Ordine nonostante la clandestinità.
Tommaso e i martiri del 1622
Il 12 settembre 1622 rappresentò uno degli episodi della persecuzione giapponese immediatamente successivi alla grande strage di Nagasaki del 10 settembre.
Tommaso fu quindi inserito nel più ampio gruppo dei martiri giapponesi che la Chiesa avrebbe riconosciuto nel XIX secolo.
Il gruppo comprendeva sacerdoti e religiosi appartenenti a diversi Ordini, insieme a cristiani giapponesi. Non si trattava quindi esclusivamente di missionari europei: la persecuzione coinvolse profondamente anche le comunità cristiane locali.
Nel caso di Tommaso è particolarmente evidente la dimensione internazionale della missione: spagnolo di nascita, domenicano, formato nella penisola iberica, passato attraverso le Filippine e infine missionario in Giappone, egli rappresenta una delle figure attraverso cui la Chiesa cattolica dell'età moderna sviluppò la propria presenza nell'Estremo Oriente.
La beatificazione del 1867
Il riconoscimento ecclesiale arrivò oltre due secoli dopo il martirio.
Il 7 luglio 1867 papa Pio IX beatificò a Roma 205 martiri del Giappone, uccisi in un arco cronologico compreso tra il 1617 e il 1632.
Tommaso Zumarraga occupa nella lista dei martiri il numero 104. Il suo nome compare accanto a quello di Mancio di San Tommaso, Domenico Magoshichi, Apollinare Franco, Francesco di San Bonaventura e Pietro di Santa Chiara, tutti martirizzati il 12 settembre 1622.
La beatificazione fu quindi un riconoscimento collettivo della testimonianza cristiana offerta da un'intera generazione di martiri giapponesi.
Tommaso non è stato successivamente canonizzato e pertanto il titolo corretto rimane quello di Beato.
Il volto del martire nella pittura di Zurbarán
Un elemento eccezionale della memoria di Tommaso è rappresentato da un dipinto attribuito a Francisco de Zurbarán, realizzato intorno al 1630-1635.
Il dipinto raffigura il beato a mezzo busto, con le mani legate dietro la schiena. La tela misura circa 122 × 99 centimetri ed è oggi indicata come appartenente a una collezione privata.
L'opera possiede un particolare interesse storico e artistico. Tommaso morì nel 1622 e il dipinto venne realizzato pochi anni dopo, in un'epoca nella quale il ricordo dei martiri giapponesi era ancora relativamente recente.
Gli studi dedicati all'opera hanno sottolineato l'eccezionalità della raffigurazione: non risultano infatti numerose immagini antiche del missionario. Il quadro di Zurbarán costituisce pertanto una delle più importanti testimonianze della ricezione artistica della sua figura.
L'artista non rappresentò il momento più cruento dell'esecuzione. Tommaso appare invece come un religioso già consegnato al martirio, con le mani legate e un'espressione composta. La scelta è coerente con una tradizione iconografica che preferisce rappresentare il martire nella dignità della testimonianza piuttosto che nella violenza della morte.
Il significato storico della sua vicenda
La figura di Tommaso Zumarraga permette di osservare da vicino una fase decisiva della storia delle missioni cattoliche in Asia.
La sua esperienza riunisce infatti diversi elementi: la formazione europea dell'età della Controriforma, la grande espansione missionaria domenicana, il ruolo delle Filippine come base dell'evangelizzazione dell'Estremo Oriente, l'incontro con la cultura giapponese, la progressiva repressione del cristianesimo e infine la trasformazione della missione in una rete clandestina.
La sua importanza non dipende soltanto dalla morte violenta. È significativa soprattutto la continuità del suo ministero durante gli anni della persecuzione e della prigionia.
Tommaso appartiene a quella generazione di missionari che non considerò conclusa la propria missione con la perdita delle strutture ufficiali. Quando chiese e conventi vennero chiusi e i missionari furono espulsi, il lavoro pastorale proseguì attraverso piccoli gruppi, catechisti, famiglie e religiosi nascosti.
La prigione rappresentò l'ultima fase di questo itinerario. Anche lì, secondo le testimonianze conservate, la comunità dei detenuti mantenne una vita religiosa e missionaria.
Il nome religioso
Quando professò nell'Ordine dei Predicatori, Tommaso assunse il nome di Tommaso del Santo Spirito. Nelle fonti missionarie è quindi frequente incontrarlo con questo nome anziché con il solo cognome Zumarraga.
Le sue lettere sono ancora documentate
L'archivio storico dei Domenicani di Hispania conserva una raccolta di copie di lettere attribuite a Tommaso, comprese missive scritte durante gli anni della persecuzione e della prigionia.
Un dipinto di Zurbarán
A pochi anni dalla morte del missionario, Francisco de Zurbarán realizzò una tela dedicata a Tommaso. L'opera, datata circa 1630-1635, è particolarmente importante perché le raffigurazioni antiche del missionario sono rare.
Un martirio condiviso
Tommaso fu ucciso nello stesso giorno di altri cinque martiri ricordati dal Martirologio Romano, appartenenti ai domenicani e ai francescani. La sua memoria liturgica del 12 settembre è quindi collegata alla più ampia memoria dei martiri della persecuzione giapponese.
Valutazione storica
La documentazione disponibile consente di considerare certa la nascita di Tommaso a Vitoria nel 1577, la professione domenicana nel 1594, la sua attività missionaria nelle Filippine e in Giappone, il ruolo assunto nella missione domenicana, l'arresto nel 1617, la lunga detenzione e il martirio del 12 settembre 1622.
È inoltre ben documentata l'esistenza di una sua corrispondenza conservata negli archivi domenicani.
È invece opportuno usare maggiore cautela per alcuni particolari presenti nella letteratura agiografica successiva, soprattutto quando vengono descritti episodi individuali della prigionia o particolari atteggiamenti interiori attribuiti al martire.
Per il luogo preciso dell'esecuzione è preferibile indicare Omura e la zona di Hokobaru, evitando di confonderla con la città di Nagasaki. Le fonti generali utilizzano talvolta Nagasaki come riferimento geografico più ampio, mentre le ricostruzioni storiche più dettagliate collocano l'esecuzione nella regione di Omura.
Non risultano elementi sufficienti per attribuirgli specifici patronati ufficiali.
