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Quezaltenango, Guatemala, 26 ottobre 1820 - Tulcán, Ecuador, 24 agosto 1886
Nata a Quetzaltenango nel 1820 con il nome di María Vicenta Rosal, entrò giovanissima nel Beaterio di Belén, a Città del Guatemala. Dopo una prima esperienza segnata anche da dubbi e difficoltà, comprese che la sua vocazione consisteva non nell'abbandonare quella comunità, ma nel rinnovarla. Divenuta superiora, lavorò alla riforma della vita religiosa e alla redazione di nuove Costituzioni. La sua opera si estese progressivamente dal Guatemala alla Costa Rica, alla Colombia e all'Ecuador. La sua spiritualità fu fortemente cristocentrica ed eucaristica, con una particolare devozione ai dolori interiori del Cuore di Cristo. Nella notte del Giovedì Santo del 1857 riferì di aver ricevuto durante la preghiera una locuzione interiore relativa ai dolori del Cuore di Gesù. L'episodio appartiene alla sua esperienza spirituale personale e deve essere distinto dai fatti storicamente documentabili della sua attività religiosa. Perseguitata e costretta più volte all'esilio, continuò a fondare opere educative e assistenziali. In Costa Rica fondò nel 1878 il Colegio del Sagrado Corazón de Jesús di Cartago, istituzione destinata alla formazione femminile. Dopo l'espulsione dalla Costa Rica si stabilì a Pasto e contribuì all'espansione dell'Istituto in Colombia e quindi in Ecuador. Morì a Tulcán il 24 agosto 1886, dopo un incidente durante il viaggio verso il santuario di Las Lajas. Fu beatificata da Giovanni Paolo II il 4 maggio 1997.
Etimologia: Maria deriva dall'ebraico Miryam, di etimologia discussa; Incarnazione deriva dal latino incarnatio, riferito al mistero dell'Incarnazione di Cristo; Vicenta deriva dal latino Vincentius, collegato al
Emblema: Abito religioso betlemita, spesso raffigurata con il crocifisso, il Sacro Cuore di Gesù o altri simboli legati alla spiritualità del Cuore di Cristo.
Martirologio Romano: A Tulcán in Ecuador, beata Maria dell’Incarnazione (Maria Vincenza) Rosal, vergine, che istituì le Suore Betlemite, soprattutto per rivendicare la dignità delle donne e formare cristianamente le ragazze.
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María Vicenta Rosal nacque a Quetzaltenango, in Guatemala, il 26 ottobre 1820, in una famiglia cristiana. I genitori, Manuel Encarnación Rosal e Gertrudis Leocadia Benítez, le offrirono un'educazione religiosa e culturale adeguata al contesto sociale dell'epoca. Nella sua formazione ebbero un posto importante l'Eucaristia, la devozione mariana e l'attenzione verso i poveri. La sua vocazione religiosa maturò durante l'adolescenza. Le fonti della Congregazione ricordano il particolare interesse che fin dall'infanzia avrebbe nutrito per l'Eucaristia e la sua attrazione per la vita consacrata. A diciotto anni entrò nel Beaterio di Belén, a Città del Guatemala, comunità femminile collegata all'eredità dell'Ordine fondato nel XVII secolo da Pedro de San José de Betancur e sviluppato da Rodrigo de la Cruz. Il riferimento a Betancur sarebbe rimasto fondamentale per tutta la sua esistenza. Rosal comprese progressivamente che la comunità nella quale era entrata aveva bisogno di recuperare lo spirito originario del carisma betlemita.
Il Beaterio di Belén e la crisi della vocazione Il 16 luglio 1838 ricevette l'abito religioso, assumendo il nome di Maria dell'Incarnazione. Il 26 gennaio 1840 emise i voti religiosi. Gli anni successivi furono tuttavia segnati da una profonda crisi interiore e da difficoltà fisiche e spirituali. Nel luglio 1842, con il consenso della superiora e del confessore, passò temporaneamente al convento delle Cataline. L'esperienza delle Cataline le permise di apprezzare maggiormente il raccoglimento, l'ordine della vita comunitaria e la disciplina religiosa. Ma proprio questa esperienza la convinse che quanto aveva trovato altrove poteva e doveva essere recuperato anche a Belén. Tornò quindi nella comunità betlemita, assumendo progressivamente responsabilità sempre maggiori. Nel 1849 fu incaricata del noviziato e nel 1855 venne eletta superiora. La sua azione si orientò allora verso una riforma organica della comunità. Non intendeva creare una realtà estranea alla tradizione di Betlem, ma recuperare il carisma originario adattandolo alle necessità del tempo.
La riforma delle Betlemite Uno dei principali strumenti della riforma fu la redazione di nuove Costituzioni. La comunità era ancora regolata da norme legate alla tradizione dei Padri Betlemiti e Rosal ritenne necessario dare alla vita delle religiose una disciplina più adeguata alle loro specifiche responsabilità. La riforma incontrò resistenze, soprattutto da parte di alcune religiose anziane, ma progressivamente venne applicata nelle comunità che riconobbero l'autorità della riformatrice. Da Quetzaltenango l'esperienza si sarebbe poi estesa ad altri luoghi. Per questo motivo Maria dell'Incarnazione Rosal viene comunemente considerata la riformatrice, e in senso spirituale la seconda fondatrice, delle Betlemite. La sua importanza nella storia dell'Istituto non consiste dunque soltanto nell'avere fondato nuove comunità, ma soprattutto nell'avere ridato vigore a una tradizione religiosa preesistente.
La spiritualità del Cuore di Cristo Il centro della sua spiritualità fu l'umanità di Cristo. Rosal meditava in modo particolare la Passione e l'agonia di Gesù nel Getsemani, interpretandole come espressione dell'amore di Cristo e come invito alla riparazione. Particolare importanza ebbe un'esperienza spirituale collocata dalle fonti nella notte del Giovedì Santo del 1857. Durante la preghiera, mentre meditava sul tradimento di Giuda e sull'agonia di Gesù, riferì di avere udito interiormente le parole: 'Non celebrano i dolori del mio Cuore'. Da questa esperienza sarebbe derivato un impegno più intenso nella devozione ai dolori interiori del Cuore di Cristo. La tradizione betlemita collega a questa esperienza anche una più ampia spiritualità della riparazione. Le descrizioni successive parlano di una manifestazione del Sacro Cuore e di simboli particolari, ma tali elementi appartengono alla tradizione agiografica e alla testimonianza spirituale della stessa religiosa e non devono essere confusi con dati storici verificabili nello stesso modo della sua attività istituzionale. La sua spiritualità non rimase tuttavia confinata alla devozione. La contemplazione del Cristo sofferente si tradusse concretamente nella cura delle persone più vulnerabili, soprattutto delle ragazze e delle donne prive di adeguate opportunità educative.
Educazione e dignità della donna Uno degli aspetti più originali della sua opera fu infatti l'attenzione alla formazione femminile. Nel XIX secolo l'accesso delle donne all'istruzione era ancora fortemente condizionato dalle strutture sociali e culturali. Rosal comprese che l'educazione costituiva uno degli strumenti più efficaci per promuovere la dignità della persona e trasmettere la fede. La sua attività educativa trovò una realizzazione significativa in Costa Rica. Nel 1877 le Betlemite arrivarono nel Paese e nel 1878 fu fondato a Cartago il Colegio del Sagrado Corazón de Jesús, istituzione destinata alla formazione delle ragazze e tuttora legata alla tradizione betlemita. La documentazione della Direzione regionale dell'educazione di Cartago conferma la fondazione nel 1878 e ricorda il ruolo della Madre Rosal. L'educazione da lei promossa non era concepita semplicemente come trasmissione di nozioni religiose. L'obiettivo era la formazione integrale della persona. Per questo l'opera delle Betlemite comprendeva scuole, accoglienza di ragazze povere, assistenza e formazione cristiana. Il Martirologio Romano sintetizza questa dimensione definendo la sua opera come istituzione delle Suore Betlemite soprattutto finalizzata a 'rivendicare la dignità delle donne e formare cristianamente le ragazze'.
Persecuzione religiosa ed esilio L'attività di Rosal si svolse in un periodo nel quale diversi governi dell'America Centrale adottarono politiche di forte limitazione delle istituzioni ecclesiastiche. In Guatemala la politica liberale di Justo Rufino Barrios portò alla soppressione o all'espulsione di numerose comunità religiose. Rosal dovette quindi lasciare il Paese insieme alle sue religiose e cercare altrove la possibilità di continuare l'opera educativa e religiosa. Nel 1877 arrivò in Costa Rica. Qui le Betlemite svilupparono rapidamente la loro attività educativa. Oltre alla fondazione di Cartago, l'Istituto si estese anche ad altri centri, tra cui Heredia. La permanenza in Costa Rica terminò però nel contesto delle nuove politiche governative nei confronti degli ordini religiosi. Nel 1884 le religiose furono costrette a lasciare il Paese. L'esilio non significò la fine dell'opera: Rosal si trasferì in Colombia, dove avrebbe trovato a Pasto una nuova base per lo sviluppo della Congregazione. La sua vicenda mostra così una caratteristica costante della sua personalità: la capacità di considerare le difficoltà politiche non come motivo per interrompere la missione, ma come una situazione nella quale individuare nuove possibilità operative.
Pasto e l'espansione della Congregazione Giunta in Colombia, Rosal si stabilì a Pasto. Qui le Betlemite poterono consolidare la propria presenza e sviluppare nuove attività educative e assistenziali. Tra le opere ricordate dalle fonti vi è un istituto destinato all'accoglienza di ragazze povere e prive di sostegno familiare. Pasto divenne progressivamente un centro fondamentale per la vita dell'Istituto e per la sua successiva diffusione. Da questa base Rosal guardò anche all'Ecuador. Il vescovo di Ibarra le propose di inviare religiose per una nuova fondazione. La religiosa preparò il gruppo destinato alla missione e decise personalmente di accompagnarlo, nonostante l'età e le difficoltà del viaggio. La decisione rivela un tratto caratteristico della sua leadership. Non si limitava a impartire disposizioni a distanza, ma desiderava verificare personalmente le condizioni nelle quali le sue religiose avrebbero dovuto vivere e lavorare.
L'ultimo viaggio Nell'agosto 1886 il gruppo partì da Pasto diretto verso Tulcán. La documentazione storica relativa alla fondazione ricorda la partenza delle religiose e la decisione di Rosal di accompagnarle personalmente. Durante il viaggio verso il territorio ecuadoriano, Rosal si recò verso il santuario di Las Lajas. Le fonti concordano sul fatto che subì una caduta da cavallo, riportando lesioni che aggravarono le sue condizioni. Fu trasportata a Tulcán, dove morì il 24 agosto 1886, all'età di 65 anni. La data della morte e il luogo sono confermati dal Martirologio Romano e dalle fonti istituzionali relative alla sua beatificazione. La morte avvenne dunque non durante una persecuzione o per un atto di violenza, ma come conseguenza dell'incidente verificatosi nell'ultimo viaggio missionario. Questo particolare è significativo perché conclude una vita caratterizzata fino all'ultimo dalla volontà di accompagnare concretamente l'espansione dell'opera religiosa.
Le reliquie Dopo la morte, il corpo di Rosal rimase inizialmente a Tulcán. In seguito venne trasferito a Pasto, dove è tuttora conservato presso una casa delle Suore Betlemite. La tradizione dell'Istituto lo considera incorrotto. Il fenomeno della conservazione del corpo appartiene alla storia del culto e delle reliquie della Beata, ma non deve essere presentato come una prova autonoma della santità. Nella prospettiva storica è più corretto registrare il dato della conservazione delle spoglie e distinguere tale dato dall'interpretazione religiosa attribuitagli dalla tradizione.
La causa di beatificazione La venerazione di Rosal rimase viva soprattutto nelle comunità betlemite e nei territori nei quali aveva operato. Le prime iniziative per la causa risalgono al XX secolo; una prima apertura del processo è indicata nel 1920, mentre l'introduzione formale della causa nella fase moderna risale al 1976. La causa procedette nella seconda metà del Novecento. Gli scritti spirituali della religiosa furono sottoposti all'esame teologico e ricevettero l'approvazione richiesta. Nel 1995 Giovanni Paolo II riconobbe l'eroicità delle sue virtù, attribuendole il titolo di Venerabile. Per la beatificazione fu riconosciuto un miracolo attribuito alla sua intercessione, relativo alla guarigione di una persona malata in Colombia nel 1975. Il caso fu sottoposto alle diverse valutazioni previste dalla procedura canonica e ricevette l'approvazione definitiva di Giovanni Paolo II il 17 dicembre 1996. Il 4 maggio 1997 Giovanni Paolo II la beatificò in Piazza San Pietro insieme ad altri quattro Servi di Dio. Nel discorso rivolto ai pellegrini il giorno successivo, il Papa la ricordò come la prima guatemalteca beatificata e come colei che aveva continuato il carisma del beato Pedro de San José Betancourt, fondatore dell'Ordine Betlemita.
Il rapporto con san Pedro de Betancur Per comprendere Maria dell'Incarnazione Rosal è indispensabile considerare il rapporto spirituale con san Pedro de San José de Betancur. Pedro de Betancur era vissuto nel XVII secolo e aveva dato origine a una famiglia religiosa caratterizzata dall'assistenza ai poveri, agli ammalati e agli emarginati. Rosal, vissuta circa due secoli dopo, non fu quindi fondatrice dal nulla di una nuova tradizione. Il suo compito fu piuttosto quello di recuperare, rinnovare e sviluppare l'eredità betlemita in una nuova epoca e soprattutto in una nuova forma di vita religiosa femminile. La sua originalità consiste proprio nell'aver unito fedeltà alla tradizione e capacità di rinnovamento. La contemplazione di Betlemme e della Passione di Cristo si tradusse in educazione, assistenza, promozione della donna e apertura missionaria.
La promozione della formazione femminile Il riconoscimento attribuito a Rosal per la promozione della dignità della donna va letto nel contesto storico del XIX secolo. La sua azione non assunse la forma di un programma politico moderno per l'emancipazione femminile. Si sviluppò invece attraverso l'educazione, la formazione religiosa, la protezione delle ragazze prive di adeguato sostegno familiare e la creazione di istituzioni nelle quali le donne potessero ricevere un'istruzione organizzata. Il dato assume particolare rilievo in Costa Rica, dove il collegio fondato dalle Betlemite a Cartago nel 1878 divenne una delle prime importanti istituzioni educative femminili del Paese. La formula del Martirologio Romano, che lega la sua opera alla dignità della donna e alla formazione cristiana delle ragazze, rappresenta quindi una sintesi particolarmente efficace del contributo storico attribuito alla Beata.
Culto e memoria Maria dell'Incarnazione Rosal è venerata dalla Chiesa cattolica come Beata. La sua memoria liturgica è celebrata il 24 agosto, giorno della sua morte. Il Martirologio Romano la colloca a Tulcán, in Ecuador, ricordandola come vergine e fondatrice delle Suore Betlemite. È considerata la prima donna guatemalteca elevata alla gloria degli altari mediante la beatificazione. La sua memoria è particolarmente viva in Guatemala, Costa Rica, Colombia ed Ecuador, cioè nei principali territori nei quali si sviluppò la sua attività. La Congregazione da lei riformata ha continuato nel tempo l'attività educativa, assistenziale e pastorale ispirata al carisma betlemita. Autore: Giampietro Cattini
La sua vita è stata strettamente collegata a quella di S. Pedro de Betancur, il s Francesco del Guatemala, stranamente i periodi della loro vita sono distanti, il XVII secolo per ‘Fratel Pedro’ fondatore dei Betlemiti, il XIX secolo per Madre Rosal la riformatrice o meglio la rifondatrice delle Suore Betlemite. È stata per la Congregazione, sia pure con 200 anni di distanza, quello che furono tante cofondatrici contemporanee, per i fondatori di Istituti religiosi, cui erano affiancate. Nacque il 26 ottobre 1820 a Quezaltenango in Guatemala e battezzata con il nome di Vincenza Rosal; nel giorno della prima comunione si consacrò a Dio, sentendosi attratta dalla continua presenza di Cristo Eucaristia nel Tabernacolo; tutta la sua vita fu spiccatamente eucaristica. Pur presa dalle frivolezze tipiche delle fanciulle, seppe a 15 anni, rispondere senza esitazione alla vocazione per la vita religiosa, che coltivò assiduamente, finché a 18 anni entrò fra le suore Betlemite in Città del Guatemala, istituzione iniziata nel 1668 da Fra’ Rodrigo de La Cruz, successore e continuatore dell’opera di Fratel Pedro de Betancur, oggi santo veneratissimo nel Guatemala e che da due secoli erano sotto la giurisdizione dei Padri Betlemiti. Entrata nel Beaterio si rende conto che la spinta fervorosa iniziale dell’Istituzione si è affievolita, anche se in quel luogo sacro esistono la ruota, le grate, i veli, non si vive in raccoglimento, né le educande di cui le suore avevano il compito di istruire, sono convenientemente separate dalle monache. Fa il confronto con il ‘Convento di S. Catalina’ un angolo di pace e raccoglimento, che aveva visitato prima di entrare nel Beaterio, sente un’attrazione per la vita del S. Catalina e tentenna se restare in Betlem; prende a studiare la storia dell’Ordine e i principi ispiratori di Fratel Pedro, consigliata dal suo confessore entra nel noviziato e il 16 luglio 1838, ne veste l’abito cambiando il nome di Vincenza in quello di Maria dell’Incarnazione. Il 26 gennaio 1840 emette i voti solenni di “castità, povertà, clausura e ospitalità per i poveri”, viene investita nei due anni successivi da crisi spirituale, si dibatte fra il fervore e il languore dello spirito, si sente debilitata fisicamente, si sente debole di fronte alle Regole; presa da timore, d’accordo con la priora e con il confessore, nel luglio 1842 passa al ‘Convento di Santa Catalina’. Ancora una volta sperimenta la differenza di clima e fervore delle due Istituzioni, ma lei pur vivendo la pace ritrovata, desidera che questi aspetti positivi e benefici siano applicati anche in Betlem e con le decisioni di una donna forte e convinta ritorna nel Beaterio accolta con gioia dalle consorelle. Nel 1849 viene eletta Vicaria con la direzione del noviziato, compito delicatissimo per la formazione delle nuove suore; le benemerenze acquistate, fanno sì che nel 1855 venga eletta superiora. L’avveduta direzione del convento, i consigli dei suoi confessori domenicani e gesuiti, le fanno capire il bisogno di elaborare delle Costituzioni perché la Comunità si regge su regole dei Padri Betlemiti; con il permesso del vescovo, prende a scriverle, pur tra il rifiuto delle consorelle più anziane; man mano esse vengono applicate prima a Quezaltenango, culla della Riforma e poi a Cartago. Diventa ogni giorno più appassionata dell’umanità di Cristo, contemplandolo in quei momenti della Passione che più colpiscono e commuovono, la preghiera nel Getsemani costituisce il punto centrale della sua contemplazione dei Dolori Intimi del suo amato Signore. Promuove nella Chiesa una devozione e un culto speciale ai Dolori Intimi del Suo Cuore. In campo sociale sfida coraggiosamente le richieste e le esigenze dei governi radicali, che prima in Guatemala e poi in Costa Rica erano intenti a perseguitare la Chiesa che lei ama e serve da figlia fedele; viene espulsa da questi due Stati e si sposta in Colombia con le sue suore, dove dopo un pellegrinaggio attraverso mari e terre, fatiche, incomprensioni, attese, trova quella stabilità che lei presagisce definitiva, in una terra di benedizioni e di promesse future. È per le suore “la madre di tutti i giorni”, quella che si alza quando è ancora notte, quella che governa senza comandare, consiglia senza stancare; prega molto e scrive cose ‘tenere, semplici, belle’. Sollecitata dal vescovo di Ibarra, sceglie e prepara un gruppo di suore che devono recarsi in Ecuador, per la fondazione di un Beaterio. Il 10 agosto 1886 partono e madre Maria Encarnación decide di accompagnarle, perché vuole conoscere il luogo e le condizioni in cui opereranno. Durante il viaggio subisce un incidente che le arreca molta sofferenza, ma lei prosegue, raggiungendo il Santuario de Las Lajas, dedicato alla Vergine del Rosario, ove chiede la grazia di morire in un atto di amore a Dio. Con difficoltà la trasportano a Tulcán (Ecuador) dove alle cinque del mattino del 24 agosto 1886, la sua anima lascia questa terra per ricongiungersi a Dio. Anni dopo il suo corpo fu poi traslato incorrotto a Pasto, dove tuttora riposa; nel 1920 fu aperto il primo processo canonico per la sua beatificazione. In seguito ad un miracolo avvenuto per sua intercessione nel 1975 in Colombia, su un grave ammalato curato in un ospedale dove operavano le suore Betlemite, il papa Giovanni Paolo II l’ha proclamata beata il 4 maggio 1997 in Piazza S. Pietro a Roma.
Autore: Antonio Borrelli
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