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Santi Peleo, Nilo, Elia, Patermuzio e compagni Martiri

Festa: 19 settembre

m. Palestina, 310

Martirologio Romano: In Palestina, santi martiri Péleo e Nilo, vescovi in Egitto, Elia, sacerdote, e Patermuzio, che, durante la persecuzione dell’imperatore Diocleziano, furono arsi per Cristo sul rogo insieme a molti chierici.


E’ assai arduo riuscire a trovare un celeste patrono per chi porta il nome solare di Elio e la scelta non può che cadere su un martire venerato in data odierna in compagnia di altri compagni, nonostante il suo nome venga comunque ufficialmente tradotto come “Elia”.
Senz’altro è da escludere il sant’Elia venerato il 20 luglio, grande profeta dell’Antico Testamento. Il suo nome avrebbe infatti un’origine etimologica differente ed un significato tutto proprio, cioè “Dio è il mio Signore”, mentre Elio in greco non è nient’altro che il nome del Sole. Sempre per la medesima ragione sarebbero dunque da escludere alcuni altri santi. Di diversa origine pare anche essere il nome di uno dei quaranta martiri di Sebaste, Elias.
E’ pur vero che un altro sant’Elio, detto il Giovane, monaco basiliano in Sicilia, è venerato il 17 agosto. La sua vita è però collocabile nel IX secolo ed il sant’Elio del 19 settembre sarebbe così il più antico, poiché morì martire all’inizio del IV secolo, e dunque il patrono di coloro che ne portano il nome.
Il nuovo Martyrologium Romanum lo ricorda così unitamente ai suoi compagni: “In Palestina, ricordo dei Santi martiri Peleo e Nilo, vescovi in Egitto, Elia, presbitero, e Patermuzio, che, durante la persecuzione di Diocleziano, furono bruciati vivi con numerosi altri sacerdoti per Cristo”.
Fu il grande storico cristiano Eusebio di Cesarea a confermarci che Elia, a differenza di Peleo e Nilo, non fu vescovo, bensì un semplice sacerdote. Con loro e con Patermuzio subirono il martirio molti altri sacerdoti, che alcune tradizioni fissano nel numero di centocinquanta.
La persecuzione in cui si videro coinvolti fu quella lunga e sanguinosa indetta da Diocleziano e Massimiano, che in Oriente perdurò più a lungo che altrove sin dopo il 310, cioè fino ad avvenuta morte di Galerio Massimino.
Insolito fu la tecnica adoperata per il martirio di questi cristiani che, dopo aver subito i lavori forzati nelle miniere, vennero condannati nel 310 a morire sul rogo, come avvenne molti secoli dopo in Francia per Santa Giovanna d’Arco.
Avendo citato il nome di Elio, cioè del Sole, si rende necessario rammentare come in quegli anni il culto solare, tipico dei persiani e degli egiziani, fosse penetrato anche nel mondo greco e romano. Il dissoluto imperatore Caracalla ne introdusse ufficialmente il culto, cercando in tal modo di cementare la precaria coesione tra i numerosi popoli sottomessi al dominio di Roma, ai quali egli stesso aveva comunque concesso la più ampia libertà in ambito di diritti civili.
Dal nome della divinità solare trasse origine anche il nome di un imperatore, Eliogabalo, sacerdote proveniente dall’Oriente che terminò la sua vita regnando per breve tempo su Roma. Nel 273 l’imperatore Aureliano dedicò un tempio al “Sole invitto”, nel cuore dell'impero non più così invincibile.
Dopo pochi anni veniva arso vivo in Egitto il primo “Elio” dell’era cristiana, che può essere considerato quale simbolo involontario e inavvertito dei nuovi tempi che andava delineandosi in quel periodo, in cui la luce materiale del sole non sarebbe stata nient’altro che un riflesso della luce di Dio ed il Vangelo il nuovo sole del mondo e quindi dell’umanità.


Autore:
Fabio Arduino

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Aggiunto/modificato il 2006-04-29

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