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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera E > Sant' Eusebio di Roma Condividi su Facebook

Sant' Eusebio di Roma Sacerdote

Festa: 14 agosto

Roma 319 ca. - Roma, 14 agosto 353 ca.

Sant'Eusebio è un testimone della difficile stagione seguita al Concilio di Nicea. La sua figura è presente durante la controversia ariana, quando l'imperatore Costanzo II cercò di esercitare una forte influenza sulla vita ecclesiale favorendo i vescovi filoariani. Secondo l'antica tradizione agiografica, Eusebio rimproverò apertamente papa Liberio per l'eccessiva debolezza dimostrata nei confronti delle pressioni imperiali. Per questo sarebbe stato imprigionato in una piccola stanza, dove trascorse circa sette mesi in preghiera e penitenza fino alla morte, avvenuta il 14 agosto intorno al 353. La sua memoria si conservò grazie al culto sviluppatosi presso il titulus Eusebii, una delle più antiche chiese di Roma, sorta sul colle Esquilino e già attestata nel IV secolo. Alcuni particolari della sua vicenda presentano difficoltà cronologiche e sono oggetto di discussione tra gli studiosi.

Etimologia: Dal greco Eusebios, 'pio', 'religioso', 'devoto'.

Emblema: Abiti sacerdotali, palma, basilica, libro o pergamena, catene.

Martirologio Romano: A Roma, sant’Eusebio, fondatore della basilica del suo titolo sul colle Esquilino.


La vita di sant'Eusebio si colloca in uno dei momenti più complessi della storia della Chiesa. Dopo il Concilio di Nicea del 325, che aveva proclamato la piena divinità del Figlio contro la dottrina di Ario, la controversia teologica rimase tutt'altro che conclusa. L'imperatore Costanzo II, favorevole ai vescovi di orientamento ariano o semiariano, intervenne frequentemente negli affari ecclesiastici, provocando tensioni tra autorità civile ed episcopato.
Roma non rimase estranea a questo conflitto. Anche papa Liberio dovette affrontare fortissime pressioni imperiali, culminate con il suo esilio e con le controversie riguardanti il suo atteggiamento verso sant'Atanasio di Alessandria, il principale difensore dell'ortodossia nicena.

Il sacerdote Eusebio
Le notizie storicamente accertate sulla vita di Eusebio sono molto scarse. Le fonti concordano nel presentarlo come sacerdote romano e collegano il suo nome al titulus Eusebii, l'antica comunità cristiana dalla quale avrebbe avuto origine l'odierna basilica di Sant'Eusebio all'Esquilino.
Secondo una tradizione successiva apparteneva a una famiglia patrizia romana, ma questa informazione non può essere verificata con certezza e rimane nel campo della tradizione agiografica.

La prigionia
La tradizione riferisce che Eusebio rimproverò papa Liberio per la sua presunta debolezza davanti all'imperatore Costanzo II. L'imperatore, irritato dall'atteggiamento del sacerdote, avrebbe ordinato che fosse rinchiuso in una piccola stanza della sua abitazione o presso la sua chiesa.
Qui Eusebio avrebbe trascorso circa sette mesi in condizioni estremamente dure, sostenendosi con la preghiera fino alla morte. Per questo motivo la tradizione lo presenta come confessore della fede e, in alcune fonti medievali, anche come martire, pur non essendo morto mediante esecuzione violenta.

Le difficoltà storiche
Gli studiosi moderni invitano tuttavia alla prudenza. I Bollandisti e altri storici hanno osservato che la cronologia tramandata presenta alcune incongruenze: Costanzo II, Liberio ed Eusebio non sembrano essere stati contemporaneamente a Roma nelle circostanze descritte dalla leggenda.
Di conseguenza, il nucleo storico della vicenda appare verosimile - un sacerdote romano perseguitato durante le controversie ariane - mentre diversi particolari narrativi sembrano appartenere a una successiva elaborazione agiografica. Questa distinzione è oggi generalmente accolta dagli studiosi.

La sepoltura e il culto
Secondo la tradizione il corpo fu deposto dai sacerdoti Gregorio e Orosio nel cimitero di San Callisto lungo la Via Appia, accompagnato dall'iscrizione Eusebio homini Dei, cioè Uomo di Dio.
Il suo nome compare nel Martirologio Geronimiano e successivamente nei principali martirologi medievali. La presenza del titulus Eusebii, documentato già nel IV secolo e ricordato nei sinodi romani del V secolo, conferma l'antichità del suo culto. La chiesa fu più volte restaurata nel corso dei secoli e continua ancora oggi a conservarne la memoria.

Il titulus Eusebii
L'attuale basilica di Sant'Eusebio all'Esquilino rappresenta uno dei più antichi titoli presbiterali di Roma. La sua esistenza è attestata almeno dalla fine del IV secolo e compare negli atti del sinodo romano del 498 sotto papa Simmaco. L'edificio fu successivamente restaurato da papa Zaccaria e nei secoli successivi subì numerosi rifacimenti, mantenendo però la dedicazione al santo sacerdote.

Eusebio e la controversia ariana
La figura di Eusebio è strettamente legata alla lotta per la difesa della fede nicena. Anche se il racconto della sua prigionia presenta elementi leggendari, la tradizione ne ha fatto il simbolo della libertà della Chiesa nei confronti delle ingerenze del potere politico, un tema che caratterizzò profondamente il IV secolo.

Il culto liturgico
Il Martirologio Romano lo ricorda semplicemente come il fondatore della basilica del suo titolo sul colle Esquilino, evitando i particolari più leggendari tramandati dalla tradizione medievale. Questa formulazione riflette l'orientamento critico della moderna agiografia, che distingue gli elementi storicamente attestati da quelli soltanto tradizionali.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Sant'Eusebio era un prete di Roma al tempo dell’imperatore Costanzo II (318-361) figlio di Costantino il Grande, che dopo la morte dei fratelli Costante e Costantino II, rimase unico imperatore nel 353.
Eusebio per aver rimproverato al papa Liberio (352-366) la sua debolezza di fronte all’arianesimo di Costanzo II, che fu l’iniziatore in quel periodo del cosiddetto “cesaropapismo”, ossia l’ingerenza del potere civile negli affari ecclesiastici, fu rinchiuso per ordine dell’imperatore, in una piccola stanza.
L’arianesimo fu l’eresia di Ario (320) secondo cui il Verbo, incarnato in Gesù non è della stessa sostanza del Padre, ma rappresenta la prima delle sue creature; condannata dai Concili di Alessandria (321) e di Nicea (325) venne combattuta da s. Atanasio, il quale venne difeso da papa Liberio nei confronti di Costanzo II.
Eusebio soffrì in questa piccola stanza per sette mesi, dove morì alla fine, il 14 agosto del 353 ca.; il suo corpo fu sepolto nel cimitero di Callisto dai presbiteri Gregorio ed Orosio, i quali misero sulla tomba anche l’iscrizione “Eusebio homini Dei”, in seguito alcuni storici biografi lo riportano come ‘martire’.
Egli è ricordato nel ‘Martirologio Geronimiano’ al 14 agosto come santo, a cui è intitolato il “titulus” omonimo, cioè l’antica chiesa sull’Esquilino; questa chiesa esisteva già nel IV secolo, come l’attesta un graffito del lettore Olimpo, ritrovato in un cimitero romano.
La chiesa viene nominata o ricordata in varie citazioni dei secoli successivi, sancendo un culto antico ma affermato di s. Eusebio prete, il cui nome poi entrò nei Martirologi storici e anche nel celebre Calendario Marmoreo di Napoli.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2026-08-06

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