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San Giuseppe Manyanet y Vives Sacerdote e fondatore

Festa: 17 dicembre

Tremp, Spagna, 7 gennaio 1833 - Barcellona, Spagna, 17 dicembre 1901

Fu ordinato sacerdote in La Seu d’Urgell il 9 aprile 1859. Dopo dodici anni d’intenso lavoro al seguito del vescovo José Caixal e al servizio della curia diocesana, si sentì chiamato da Dio alla speciale consacrazione religiosa e a fondare due congregazioni con la missione d’imitare e propagare il culto della Famiglia di Nazaret e di procurare la formazione cristiana delle famiglie, specialmene con l’educazione e l’istruzione cristiana dei ragazzi e dei giovani, e con il ministero sacerdotale. Spinto dal carisma ricevuto, scrisse varie opere ed opuscoli per propagare la devozione alla Santa Famiglia, per la formazione dei religiosi e delle famiglie e per la direzione dei collegi e delle scuole professionali. Fondò la rivista “La Sagrada Familia” e le associazioni laicali “Camerieri e Cameriere della Sacra Famiglia” - oggi “Associazione della Sacra Famiglia”-, vincolata ai suoi Istituti, per diventare discepoli, testimoni ed apostoli del mistero di Nazaret. Peregrinò a Lourdes, Roma e a Loreto per approfondire lo spirito della Famiglia di Nazaret. Questo è il carisma proprio che penetra tutta la sua vita, racchiusa nel mistero di una vocazione evangelica appresa dagli esempi di Gesù, Maria e Giuseppe nel silenzio di Nazaret, che egli esprimeva così: Una Nazaret in ogni focolare! Minato nella salute da alcune piaghe del costato rimaste aperte per ben sedici anni - ch’egli chiamava “le misericordie del Signore” -, il 17 dicembre 1901 tornò alla casa del Padre, in Barcelona. San Giovanni Paolo II lo proclamò Beato il 25 novembre 1984 e poi Santo il 16 maggio 2004.

Martirologio Romano: A Barcellona in Spagna, san Giuseppe Manyanet y Vives, sacerdote, che, fondò la Congregazione dei Figli e delle Figlie della Sacra Famiglia per aiutare tutte le famiglie a divenire esemplari sul modello della santa famiglia di Nazareth di Gesù, Maria e Giuseppe.


La santa Famiglia di Nazareth, scriveva papa Giovanni Paolo II, « è prototipo ed esempio di tutte le famiglie cristiane. E quella Famiglia, unica al mondo, che ha trascorso un’esistenza anonima e silenziosa in un piccolo borgo della Palestina ; che è stata provata dalla povertà, dalla persecuzione, dall’esilio ; che ha glorificato Dio in modo incomparabilmente alto e puro, non mancherà di assistere le famiglie cristiane, anzi tutte le famiglie del mondo » (Esortazione Familiaris consortio, 22 novembre 1981, n. 86). Qualche anno dopo, il 16 maggio 2004, san Giovanni Paolo II canonizzava Josep Manyanet, « vero apostolo della famiglia », che ha consacrato la sua vita perché ogni famiglia fosse una “Santa Famiglia”. Il messaggio che ci trasmette così il nuovo santo rimane oggi di piena attualità.
Josep Manyanet i Vives nasce il 7 gennaio 1833 a Tremp, cittadina catalana della diocesi di Urgell, in Spagna. Viene battezzato lo stesso giorno nella collegiata Santa Maria de Valldeflors, che si erge maestosa molto vicino alla sua casa. Giuseppe è il nono figlio dei coniugi Antonio Manyanet e Buenaventura Vives, piccoli proprietari terrieri del paese. Il bambino ha appena venti mesi quando muore il padre, all’età di quarantaquattro anni. Nel 1841, il figlio maggiore della famiglia muore a sua volta. Vedova e senza sostegno, la signora Manyanet deve allora far fronte alla gestione della modesta eredità vendendo o dando in affitto le terra di famiglia, mentre si dedica all’educazione dei figli. Donna molto pia, si affida alla protezione di Dio e della Santa Vergine. Quando Giuseppe raggiunge l’età di cinque anni, lo porta davanti alla statua policroma di Maria, risalente al XV secolo, per consacrarlo alla Vergine. Dopo una fervida preghiera, il bambino vede la Madonna aprire le braccia e stringerlo contro il suo cuore.
 
La Vergine di Valldeflors
Un giorno, il bambino cade nell’acqua ghiacciata e viene riportato a casa privo di sensi. Tutti lo considerano perduto, ma sua madre si rivolge alla Vergine e il bambino riprende subito conoscenza. Poco dopo, alcuni soldati vengono accolti nella casa familiare. Affascinato dalle loro uniformi, Giuseppe si dà alla pazza gioia in mezzo a loro. Inavvertitamente, un soldato gli versa addosso dell’olio bollente. Il corpo del bambino è tutto una piaga e si dispera del suo stato. La Vergine di Valldeflors, ancora una volta sollecitata, concede al bambino la completa guarigione e senza postumi, con grande sorpresa dei medici.
Il curato della parrocchia, don Valentí Lledós, non tarda a notare Giuseppe ; lo prende sotto la sua protezione, per cui, sull’esempio di Samuele (1 Sam 2, 11), il ragazzo non si allontana più dal tempio della sua amata Vergine di Valldeflors. Impara a servir Messa. La sua formazione religiosa è impartita da un ottimo insegnante, ma soprattutto da sua madre, che allestisce per lui una stanzetta come oratorio. Quando non si trova il bambino né a scuola, né in chiesa con padre Valentí, bisogna cercarlo nel suo oratorio dove divora con passione vite di santi. All’età di sette anni e mezzo, fa la sua prima Comunione. Da tutto il suo essere emana una grande delicatezza di coscienza.
Vedendo nel bambino i segni di una chiamata al sacerdozio, il parroco fa tutto il possibile per aiutarlo a studiare. Lo orienta verso il collegio delle Scuole Pie, tenuto dall’istituto fondato nel XVI secolo da san Giuseppe Calasanzio. Per provvedere alle spese dei suoi studi, Giuseppe viene impiegato al servizio della comunità e degli altri allievi. Nel 1849, riceve il sacramento della Confermazione. Egli annota poco dopo : « Eccoti confermato e armato come un soldato di Cristo. Questo ti obbliga a combattere virilmente contro tutte le insidie del nemico e a renderti sempre più degno dell’amore di Dio e della Santissima Vergine. »
L’effetto del sacramento della Confermazione è l’effusione plenaria dello Spirito Santo nell’anima. Di conseguenza, la Confermazione apporta una crescita e un approfondimento della grazia battesimale : essa ci radica più profondamente nella filiazione divina grazie alla quale diciamo Abbà, Padre (Rm 8, 15) ; ci unisce più saldamente a Cristo ; aumenta in noi i doni dello Spirito Santo ; rende più perfetto il nostro legame con la Chiesa ; ci accorda una speciale forza per diffondere e difendere con la parola e con l’azione la fede, come veri testimoni di Cristo, per confessare coraggiosamente il nome di Cristo e per non vergognarci mai della sua Croce. « Ricorda, dice sant’Ambrogio, che hai ricevuto il sigillo spirituale, lo Spirito di sapienza e di intelletto, lo Spirito di consiglio e di fortezza, lo Spirito di conoscenza e di pietà, lo Spirito di timore di Dio, e conserva ciò che hai ricevuto. Dio Padre ti ha segnato, ti ha confermato Cristo Signore e ha posto nel tuo cuore quale pegno lo Spirito » (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 1302-1303).
 
Lottare con energia
A contatto con i religiosi delle Scuole Pie, in Giuseppe nasce un primo desiderio di vita religiosa, ma egli si rende presto conto che il Signore non lo vuole da loro. Dopo questo primo ciclo scolastico, il suo parroco lo manda a studiare filosofia presso il seminario di Lérida. Per finanziare i suoi studi, il giovane s’impiega come precettore in una famiglia della città. Consapevole dei pericoli che corre restando in città, desidera poter essere un giorno ammesso come allievo interno al seminario. In effetti, durante il suo soggiorno a Lérida, è costretto a mortificarsi e a lottare con energia per vincere le sollecitazioni di una donna innamorata di lui.
Dopo tre anni di filosofia, Giuseppe si reca a La Seu d’Urgell, sede vescovile della sua diocesi, per studiarvi la teologia. Ha l’età per essere arruolato nell’esercito, ma un fratello di don Valentí paga la somma che lo libera da questo obbligo. Al suo arrivo, Giuseppe offre i propri servizi per provvedere alle spese degli studi. Il vescovo, mons. Josep Caixal i Estradé, lo prende al suo servizio personale e diventa suo confessore e direttore di coscienza. Giuseppe Manyanet serve con tutto il cuore il prelato, che testimonierà : « Nessuno meglio di lui sapeva interpretare i miei desideri. » Alla fine del 1854, esausto per il lavoro da lui compiuto, viene inviato dal suo vescovo in una località balneare per un soggiorno di riposo. Il 14 maggio 1855, il suo amato parroco, padre Valentí, muore e, il 10 novembre 1857, sua madre lascia questo mondo per l’eternità.
Giuseppe viene ordinato prete il 9 aprile 1859. Mons. Caixal chiede che la prima Messa solenne del suo figlio spirituale venga celebrata nella sua cappella privata. Lo nomina maggiordomo del palazzo vescovile, bibliotecario e ne fa il suo segretario per le visite pastorali. Fin dall’infanzia, Giuseppe si distingue per la sua mitezza, docilità e prontezza nell’obbedienza. S’impegna a vivere alla presenza della Sacra Famiglia, come Gesù tra Maria e Giuseppe : « Pensiamo, dice, che ci troviamo nella casa di Nazaret in compagnia dei nostri amati genitori Gesù, Maria e Giuseppe, che ascoltiamo le loro parole, osserviamo le loro azioni e li sentiamo dire a ciascuno di noi : se vuoi farci piacere, prendi a cuore di riprodurre in te ciò che diciamo e facciamo. » Egli desidera far scoprire a tutte le famiglie la dolcezza di amore e di obbedienza di Gesù nei confronti dei suoi genitori. « Famiglie, ecco il vostro modello », scrive su un’immagine della Sacra Famiglia.
 
Costruire una famiglia
Il 14 febbraio 2014, papa Francesco dava qualche consiglio ad alcuni fidanzati per la fondazione della loro famiglia : « Cari fidanzati, voi vi state preparando a crescere insieme, a costruire questa casa che è la famiglia, per vivere insieme per sempre. Non volete fondarla sulla sabbia dei sentimenti che vanno e vengono, ma sulla roccia dell’amore vero, l’amore che viene da Dio. La famiglia nasce da questo progetto d’amore che vuole crescere come si costruisce una casa che sia luogo di affetto, di aiuto, di speranza, di sostegno. Come l’amore di Dio è stabile e per sempre, così anche l’amore che fonda la famiglia vogliamo che sia stabile e per sempre. Per favore, non dobbiamo lasciarci vincere dalla “cultura del provvisorio” ! Questa cultura che oggi ci invade tutti, questa cultura del provvisorio. Questo non va !…
Stare insieme e sapersi amare per sempre è la sfida degli sposi cristiani… In questo cammino è importante, è necessaria la preghiera, sempre. Lui per lei, lei per lui e tutti e due insieme. Chiedete a Gesù di moltiplicare il vostro amore. Nella preghiera del Padre Nostro noi diciamo : Dacci oggi il nostro pane quotidiano. Gli sposi possono imparare a pregare anche così : “Signore, dacci oggi il nostro amore quotidiano”, perché l’amore quotidiano degli sposi è il pane, il vero pane dell’anima, quello che li sostiene per andare avanti… “Signore dacci oggi il nostro amore quotidiano”… La Bibbia dice che il più giusto pecca sette volte al giorno… Ecco allora la necessità di usare questa semplice parola : “scusa”. In genere ciascuno di noi è pronto ad accusare l’altro e a giustificare se stesso. Questo è incominciato dal nostro padre Adamo, quando Dio gli chiede : “Adamo, tu hai mangiato di quel frutto ?”. “Io ? No ! È quella che me lo ha dato !”. Accusare l’altro per non dire “scusa”, “perdono”… È un istinto che sta all’origine di tanti disastri. Impariamo a riconoscere i nostri errori e a chiedere scusa. “Scusa se oggi ho alzato la voce” ; “scusa se sono passato senza salutare” ; “scusa se ho fatto tardi”, “se questa settimana sono stato così silenzioso”, “se ho parlato troppo senza ascoltare mai” ;… “scusa ero arrabbiato e me la sono presa con te”… Tanti “scusa” al giorno noi possiamo dire. Anche così cresce una famiglia cristiana… Gesù, che ci conosce bene, ci insegna un segreto : non finire mai una giornata senza chiedersi perdono,… senza fare la pace ! »
Un giorno, padre Manyanet suggerisce a mons. Caixal l’opportunità di costruire una chiesa in onore della Sacra Famiglia per chiedere la sua protezione su tutte le famiglie della terra. In realtà, questo progetto vedrà la luce a Barcellona sotto l’impulso dell’architetto Gaudí.
Durante le visite pastorali, in cui segue il suo vescovo, Giuseppe è colpito dalla vista di famiglie povere, di tutti i bambini lasciati senza istruzione e abbandonati se stessi. Il suo cuore, infiammato dal desiderio di venire in loro soccorso, prova di nuovo una forte attrazione per la vita religiosa. Il vescovo stesso ha già, a questo scopo, fondato una congregazione diocesana femminile, le Suore di Maria Immacolata e dell’Insegnamento, ma sono necessarie iniziative più ampie. Da lui incoraggiato, il giovane sacerdote rinuncia a seguire una carriera destinata a offrire incarichi e onori ; si lancia con generosità nella fondazione di un nuovo istituto religioso votato all’educazione e all’istruzione. Il suo vescovo gli chiede però di non abbandonare i suoi incarichi al vescovado.
 
Uno strumento essenziale
«Voi sapete bene, diceva papa Giovanni Paolo II ad alcuni insegnanti italiani, quale stretto rapporto sia sempre esistito tra la Chiesa e il mondo della scuola… Ma perché tutto questo interesse della Chiesa per la scuola ? Perché la Chiesa ha sempre legato la sua stessa sopravvivenza di Chiesa alla realtà della scuola ? Il motivo è chiaro : per essere fedeli all’esempio di Cristo Signore e adempiere il suo mandato di “ammaestrare” tutte le nazioni… La scuola è uno strumento essenziale per la diffusione… del cristianesimo e del Regno di Dio. Per questo, la scuola è ragione di vita per la Chiesa » (28 gennaio 1984). E, il 2 febbraio 1989, il Papa affermava : « La scuola cattolica ha un compito da svolgere anche ai nostri giorni… La molteplicità e la contraddittorietà dei messaggi culturali e dei modelli di vita, che permeano l’ambiente in cui vive oggi la gioventù, rischiano di allontanarla dai valori della fede, anche quando cresce in famiglie cristiane. La scuola cattolica, che non si limita a dare una formazione puramente dottrinale, ma si propone quale ambiente educativo in cui è possibile vivere esperienze comunitarie di fede, di preghiera e di servizio, può avere un ruolo importante e decisivo nell’assicurare ai giovani un orientamento di vita ispirato alla sapienza del Vangelo » (Messaggio per la giornata delle vocazioni).
L’8 maggio 1864, padre Manyanet fonda a Tremp, con alcuni sacerdoti, l’Istituto dei Figli della Sacra Famiglia, dedito all’insegnamento gratuito ai bambini poveri. Le vocazioni affluiscono in modo sorprendente. Il 2 febbraio 1870, con i suoi primi compagni, egli emette la sua professione religiosa. Nel 1874, istituirà le Figlie Missionarie della Sacra Famiglia di Nazaret. Il suo obiettivo è quello di diffondere il culto della Sacra Famiglia di Nazaret, e di garantire la formazione cristiana delle famiglie, soprattutto attraverso l’educazione e l’istruzione dei bambini alla luce della fede. Tuttavia, altri obblighi vengono a pesare sulle sue spalle : viene nominato amministratore dell’importante parrocchia della sua città natale, direttore delle religiose fondate dal vescovo, nonché di un convento di suore claretiane, fondate da sant’Antonio Maria Claret. Ma emergono dissensi nelle case di religiose di cui ha l’incarico. Madre Paris (il cui processo di beatificazione è in corso), la superiora claretiana, desidera mettere la sua congregazione sotto l’autorità di una madre generale claretiana, mentre altre religiose rimangono fortemente legate a mons. Caixal e a padre Manyanet. Simili difficoltà sorgono presso le religiose fondate dal vescovo e dirette da madre Janer (beatificata l’8 ottobre 2011).
 
Dolorose incomprensioni
Nel 1868, una rivoluzione instaura nel paese un regime anticlericale. L’11 febbraio 1873, viene proclamata la prima repubblica. Mons. Caixal, che ha sempre sostenuto la causa legittimista, deve esiliarsi. Il beato Pio IX lo accoglie a Roma. Di conseguenza, padre Manyanet si trova strappato alla direzione del suo padre spirituale. Quest’ultimo, al momento della partenza, gli ha affidato la piena responsabilità dei conventi femminili. Senza allontanarsi in nulla dalle sue direttive, il Padre prosegue il difficile compito di pacificazione degli spiriti. Ma, a sua insaputa, un sacerdote dell’Istituto della Sacra Famiglia scrive a mons. Caixal per esprimergli le sue lagnanze nei confronti del fondatore. Il prelato, indebolito dalla prova del suo esilio forzato, accoglie queste lamentele senza discernimento ; invia a padre Manyanet delle lettere molto amare ; queste lo fanno soffrire tanto più profondamente per il fatto che non capisce il mutamento improvviso di questo padre così teneramente amato. In seguito, il prete che aveva protestato contro il fondatore lascerà la congregazione e troverà una strada a lui più confacente come parroco.
Il 28 aprile 1879, viene intronizzato a La Seu d’Urgell un nuovo vescovo, mons. Cassaña. Questo nuovo prelato arriva già prevenuto nei confronti di padre Manyanet : lo depone dal suo incarico di direttore delle religiose. Liberato da questa responsabilità, il fondatore si stabilisce definitivamente a Barcellona di dove, incoraggiato da diversi vescovi della Catalogna, cura la diffusione del suo Istituto, per il quale si presentano molte vocazioni. Per ringraziare il Cielo del miglioramento della propria salute e di una prima approvazione, da parte della Chiesa, del suo Istituto, si reca a Lourdes e offre alla Santa Vergine un cuore in argento massiccio.
Nel 1886, si assume l’onere di un collegio che si trova in difficoltà inestricabili, nella città di Vilafranca del Penedès, nei pressi di Barcellona. Vengono costituiti altri collegi e forniti di laboratori per la formazione tecnica degli allievi. San Giuseppe sarà la guida e il protettore di tutti questi istituti. La devozione di padre Manyanet nei confronti di questo grande santo, nel quale vede “l’ombra del Padre”, è molto profonda. In una risoluzione manoscritta, s’impegna a « dare, ogni giorno, le chiavi della casa e di tutta la Congregazione a san Giuseppe, dal momento che è suo padre e suo maestro, dopo Gesù e Maria ». Nel 1892, a Barcellona, durante una rivolta popolare, gli insorti braccano preti e imprenditori, dando fuoco ai conventi e alle chiese. Padre Manyanet e i suoi religiosi si rinchiudono nel loro collegio e mettono una grande immagine di san Giuseppe dietro la porta. La folla si avvicina vociferando, ma il padre dice ai suoi religiosi : « Non temete nulla, san Giuseppe ci libererà da questa gente. » Grossi colpi risuonano sulle porte. Padre Manyanet apre senza timore, gridando nello stesso tempo agli assalitori : « Questo collegio è pieno di bambini poveri protetti da san Giuseppe. » Il capobanda guarda il Padre diritto negli occhi e dichiara : « Se sono poveri, rispettiamo questo collegio. » E, immediatamente, i rivoltosi se ne vanno in silenzio.
Attratto in special modo dal mistero della Sacra Famiglia di Nazaret, il Padre redige varie opere e opuscoli per diffonderne la devozione. Scrive inoltre molte lettere, pubblica libri e fascicoli per spiegare la sua azione educativa basata sulla fiducia concessa ai giovani, e anche per contribuire alla formazione dei religiosi e delle religiose, delle famiglie e dei bambini. Espone inoltre le sue opinioni sulla direzione delle scuole. Rispettoso della libertà delle vocazioni, cerca di dare a ognuno una formazione equilibrata, nello stesso tempo cristiana e umana. Nel 1899, pubblica in particolare il “Prezioso gioiello di famiglia”, guida per i coniugi e le famiglie, ai quali ricorda la dignità del matrimonio, sottolineando il dovere così importante dell’educazione cristiana dei figli.
 
Con una scopa
Nel 1888, il fondatore parte in pellegrinaggio a Roma, e coglie l’occasione per visitare la Santa Casa di Loreto. Dal XIII secolo, la tradizione è unanime nell’identificare questa casa con quella della Sacra Famiglia di Nazaret. Scavi archeologici, effettuati tra il 1962 e il 1965, hanno messo in luce graffiti di origine palestinese. Padre Santelli, allora rettore del santuario, trae la seguente conclusione : « Non è facile spiegare la presenza a Loreto di graffiti che, all’esame, appaiono di origine giudeo-cristiana, se non si ammette che le pietre della Santa Casa provengano da Nazaret, come vuole la tradizione. » Questa osservazione è tanto più pertinente per il fatto che la regione è sprovvista di cave di pietra. Tutte le costruzioni di Recanati e di Loreto sono, in effetti, di mattoni. Quando padre Manyanet penetra nel luogo dove il Verbo si è fatto carne e dove la Sacra Famiglia ha vissuto per trent’anni, il suo cuore è preso da un profondo slancio mistico e le sue lacrime scorrono abbondanti fino al pavimento. Subito dopo, chiede una scopa e, in ginocchio, spazza il santuario.
Di ritorno in Catalogna, padre Giuseppe prosegue il suo lavoro instancabile. Le richieste di collegi della Sacra Famiglia si moltiplicano. Il 22 giugno 1901, papa Leone XIII approva definitivamente l’Istituto maschile ; l’Istituto femminile era stato approvato qualche anno prima a livello diocesano. Minato da diverse malattie tra cui, da sedici anni, cinque piaghe profonde, da lui chiamate “le misericordie del Signore”, il fondatore rende tranquillamente l’anima a Dio il 17 dicembre 1901. Le sue ultime parole sono : « Gesù, Giuseppe e Maria, ricevete quando io muoio l’anima mia », preghiera giaculatoria che aveva tante volte ripetuto durante la sua vita.
Oggi, i Figli della Sacra Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe e le Figlie Missionarie della Sacra Famiglia di Nazaret proseguono il loro compito educativo in Europa, nelle due Americhe e in Africa.
In occasione della canonizzazione di Giuseppe Manyanet, papa Giovanni Paolo II ha designato la Sacra Famiglia come la fonte a cui egli ha attinto la forza di annunciare « il Vangelo della famiglia ». Chiediamo al santo fondatore la sua speciale intercessione a favore delle famiglie : che in ogni focolare, sull’esempio della Sacra Famiglia, immagine della Trinità sulla terra, si diffonda l’amore di Dio ! 


Autore:
Dom Antoine Marie osb


Fonte:
Lettera mensile dell'abbazia Saint-Joseph, F. 21150 Flavigny- Francia - www.clairval.com


Note:
Per approfondire: www.manyanet.org

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Aggiunto/modificato il 2003-02-21

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