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La storia di Dolcissima, si intreccia con tante altre: quelle dei Martiri che con la loro vita hanno testimoniato il loro amore e la loro totale dedizione a Cristo. Pochissime sono le notizie su questa santa che predicava il Vangelo nel Lazio. Il suo martirio avvenne a Sutri (Viterbo) il 16 settembre di un anno imprecisato tra il 284 e il 305 d.C. sotto l'impero di Diocleziano. Questo è attestato da una lapide marmorea che venne trovata nel XVII secolo sul luogo del martirio e della sepoltura, presso le Catacombe di S.Giovenale vicino all'attuale cimitero di Sutri. A partire dall'anno in cui si trovarono le ossa, Santa Dolcissima venne festeggiata e pregata da tutta Sutri, che la dichiarò patrona della città.
Patronato: Sutri
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Il culto di Santa Dolcissima, vergine e martire, illustra perfettamente lo stretto legame tra la riscoperta dell'archeologia paleocristiana e l'identità civica delle comunità della Tuscia laziale. Pochissime sono le notizie scritte sulla sua vita terrena: la tradizione orale riferisce che predicò attivamente il Vangelo nella regione prima di subire il martirio a Sutri (Viterbo) in un anno compreso tra il 284 e il 305 d.C., durante l'impero di Diocleziano. La sua storicità è emersa con evidenza nel XVII secolo grazie al rinvenimento di una lapide marmorea con iscrizione sepolcrale e dei relativi resti scheletrici all'interno delle Catacombe di San Giovenale, una struttura ipogea che si estende per 180 metri lungo il costone tufaceo della via Cassia e ospita 64 tombe millenarie. A partire dal XVII secolo, la comunità sutrina elesse Dolcissima a propria patrona principale, trasferendone solennemente le spoglie nella Cattedrale di Santa Maria Assunta. La Cattedrale stessa - riaperta al culto nel 2008 dopo un lungo restauro - custodisce un ricco patrimonio storico e artistico legato alla devozione per la santa: - Un'artistica statua processionale in legno dorato con dettagli in argento, di chiara scuola berniniana, raffigurante la martire con i simboli della palma e della corona. - Una tela ad olio del pittore Heinrich Schmidt e una straordinaria quantità di ex-voto, che testimoniano una devozione domestica radicata, espressa anche attraverso la presenza in molte abitazioni sutrine di quadri dorati in bassorilievo riproducenti le sembianze della patrona. - All'interno della Cattedrale, che vanta un pavimento cosmatesco, un campanile romanico e una cripta di epoca longobarda, si conserva inoltre un busto bronzeo di papa Clemente II, eletto proprio durante il celebre Concilio di Sutri del 1046. I solenni festeggiamenti in onore di Santa Dolcissima si concentrano nella settimana del 16 settembre e presentano una struttura rituale complessa, in cui la dimensione sacra si fonde con manifestazioni civili di grande richiamo turistico e culturale. Le celebrazioni iniziano con una suggestiva processione notturna illuminata da fiaccole e si concludono con un grandioso spettacolo pirotecnico allestito all'interno del monumentale anfiteatro romano, interamente scavato nel tufo e per l'occasione rischiarato da torce romane. Il fitto programma civile prevede concerti di rilievo, esibizioni e attività folkloristiche. La festività si chiude con il solenne riposizionamento della statua lignea barocca nella sua cappella a cura del Sodalizio dei Portatori di Santa Dolcissima. Sotto il profilo antropologico, la ricorrenza è legata alla produzione locale di dolci tipici preparati dai fornai del centro storico, e al consumo dei tradizionali "fagioli di Sutri", che secondo la leggenda guarirono Carlo Magno dai dolori della gotta durante il suo soggiorno nella cittadina.
Autore: Franco Dieghi
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