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Beato Giovanni Angelo Porro Sacerdote servita

Festa: 23 ottobre

Seveso, Milano, 1451 - Milano, 23 ottobre 1505

Il beato Giovannangelo Porro nacque nel 1451 a Seveso (Milano). Si fece frate dei Servi di Maria nel 1468, dopo la morte del padre. Fu dapprima nel convento di Milano, poi a Firenze dove venne ordinato sacerdote. Per quasi 20 anni visse in solitudine nell'eremo di Monte Senario, aperto nel 1240 dai Sette santi fondatori. Il priore generale lo rivolle a Milano come esempio di vita in un momento di crisi nell'osservanza del carisma. Morì nel 1505 e riposa nella chiesa milanese dei Servi. Nella festa vi si celebra la giornata del bambino ammalato. È beato dal 1737. (Avvenire)

Martirologio Romano: A Milano, beato Giovanni Angelo Porro, sacerdote dell’Ordine dei Servi di Maria, che, priore del convento, tutti i giorni di festa stava fermo sulla porta della chiesa o si aggirava tra i vicoli per radunare i fanciulli e insegnare loro la dottrina cristiana.


Dopo appena sei anni dalla morte avvenuta nel 1505, il suo nome lo si trova già nel 1511 nei cataloghi dei beati e santi del suo Ordine, i Servi di Maria; ma nonostante ciò non ci è pervenuta nessuna narrazione della sua vita, redatta in quegli anni o contemporanea; ma le sue biografie, per secoli, si sono basate su tre brevi memorie redatte nei sec. XVI-XVII, ingrandite man mano da particolari gratuiti.
Nacque nel 1451 a Seveso nel ducato di Milano, dove la famiglia risiedeva, il padre Protasio di “Fazino”, nei documenti antichi, risulta ‘magister’ cioè maestro ma non si sa di quale arte, la madre si chiamava Franceschina di Guenzate.
Nel 1468 il padre morì lasciando la moglie e tre figli, dopo tale disgrazia Giovannangelo ventenne, decise di farsi religioso e il 20 dicembre 1470, un documento testimonia la sua presenza nel convento dei Servi di Maria di Milano, centro della più importante e numerosa provincia dell’Ordine di quel tempo.
Lo si ritrova nel 1474 nel convento della SS. Annunziata, dove risiedé per tre anni e dove venne ordinato sacerdote. Nel frattempo maturò in lui la vocazione alla vita eremitica e quindi dopo alterni periodi nel convento fiorentino, già nell’estate del 1477 e per quasi un ventennio Giovannagelo Porro, visse all’eremo di Monte Senario, luogo già aperto nel 1240 dai Santi Sette Fondatori dell’Ordine dei Servi e che era stato restaurato agli inizi del secolo XV.
Fu anche priore dell’eremo nel 1487-88, per passare poi, sebbene malaticcio, come priore per alcuni mesi all’eremo di S. Maria delle Grazie nel Chianti. La sua semplicità e liberalità furono grandi e ciò è dimostrato dall’inventario dei panni del convento fiorentino, fatto nel 1474, dove il frate guardarobiere trovò da annotare solo “un paia di lenzuola strappate”; del resto come testimoniarono occasionali compagni di cella, egli preferiva dormire per terra.
Anima profondamente contemplativa, per questo poté vivere il lungo periodo di quasi 20 anni in solitudine sul Monte Senario, interrotti solo da qualche malattia. Si era dovuto anche occupare dei novizi a Firenze, compito delicatissimo, che veniva affidato a persone di grande formazione e spiritualità.
Fra il 1495 e il 1498 per ordine del Priore Generale Andrea da Perugina, fu richiamato nella provincia lombarda, al convento di Milano, che soffriva in quel periodo di una crisi d’osservanza, e in cui con la sua austera presenza ed esempio di vita e con il compito di priore, doveva ripristinare l’originaria spiritualità dei Servi.
A Milano purtroppo operò pochi anni, perché morì il 23 ottobre 1505 a 54 anni; fra il compianto dei confratelli. Il suo corpo riposa nella Chiesa dei Servi di Milano e come per altri beati dell’Ordine, si conserva ‘incorrotto’; il beato Giovannangelo Porro ebbe subito un culto popolare, con venerazione dell’urna con il corpo nella cappella Porro, dove sin dal Cinquecento, furono portati ricordi votivi per grazie ricevute.
Nel 1679 gli fu intitolata una Confraternita a Milano, poi soppressa nel 1786 dal governo austriaco. Il culto nella diocesi milanese è sempre costante, durante la Seconda Guerra Mondiale l’urna del beato, fu trasferita per sicurezza nella cripta del duomo di Milano e riportata nel 1945 con solennità nella chiesa dei Servi, la basilica di S. Paolo; dal 1961 in occasione della festa del 23 ottobre nella chiesa dei Servi, si celebra la ‘giornata del bambino ammalato’.
Giovannangelo Porro fu beatificato nel 1737 da papa Clemente XII.

Autore: Antonio Borrelli
 



Giovannangelo Porro nacque nel 1451 a Barlassina, presso Seveso (nel Ducato di Milano), ove il padre Protasio risulta residente alcuni anni più tardi. Morto il padre, verso i 18 anni Giovannangelo lasciò la madre (Franceschina da Guenzate) e i fratelli, entrando nel convento dei Servi di Santa Maria di Milano, ove trascorse il noviziato ed emise la professione monastica.
L'estate del 1474 egli era a Firenze, nel convento dell'Annunziata, ove risiedette per un triennio.
In questo periodo egli attese agli studi e divenne sacerdote.
Nel frattempo maturò la sua vocazione specifica: nel 1477 egli andò, rimanendovi per lunghi anni, a Monte Senario (il luogo già aperto dai Sette santi fondatori dell'Ordine dei Servi di Maria attorno al 1245). Ritornò presso il grande santuario fiorentino anche nel triennio 1484-1487 per occuparsi dei giovani novizi. Al termine del 1488 per problemi di salute, discese ancora all'Annunziata e poi passò, come priore, alcuni mesi all'eremo di Santa Maria delle Grazie nel Chianti.
Prima di rientrare a Milano, dopo il 1495 sembra che egli abbia temporaneamente vissuto a Cavacurta, un piccolo convento nel Lodigiano.
A Milano venne inviato nel quadro di un programma di riforma. Qui morì, nel convento del suo noviziato, il 23 ottobre 1505. Il suo corpo, quasi incorrotto, si conserva in pubblica venerazione nel luogo stesso in cui sorgeva l'antico convento dei Servi, ora chiesa di San Carlo.
Giovannangelo ebbe una natura, forse, gracile, ma senz'altro sensibile e fine, come la sua minuta grafia umanistica lascia intendere.
Caratteri principali della sua figura religiosa al sono: la semplicità, la povertà, l'austerità e l'assiduità nella preghiera; in una parola, egli incarna la migliore tradizione contemplativa dell'Ordine. La sua semplicità e la sua povertà furono grandi; e ciò è dimostrato anche dall'inventario dei panni del convento dell'Annunziata di Firenze nel 1474, quando i fratelli guardarobiere nella sua cella non trovò nulla da annotare se non un paio di lenzuola strappate.
Del resto, al dire di Fra Filippo da Bologna, che l'ebbe occasionalmente compagno di cella, preferiva dormire per terra. Per i vestiti, poi, i pochi soldi che riceveva come tutti i frati del convento li riteneva come "limosina" di carità.
Si trattò di un frate vero, senza alcun desiderio di apparire o di diventare qualcuno: e questo è rilevabile dalla scelta dell'eremo. Egli ebbe un'anima profondamente contemplativa e visse a lungo nella scia dei primi Sette santi fondatori dei Servi.
L'urna con il corpo è stata sempre in venerazione pubblica nella cappella Porro, a cui sin dal primo cinquecento sono stati appesi dei ricordi votivi.
La "festa del nostro padre beato" si prese a celebrare probabilmente sin dal primo anniversario.
La confraternita intitolata al beato era solita solennizzare la ricorrenza con la rappresentazione musicale di grande valore e richiamo, rifacendosi alla tradizione di Giovannangelo cantore delle laudi e a Nostra Signora.
Durante la seconda guerra mondiale, l'urna del beato è stata trasferita, per maggiore sicurezza, nella cripta del Duomo di Milano, donde venne nel 1945 solennemente ricondotta alla basilica di San Carlo. Fino al 1966 si è celebrata, nella stessa chiesa, la "giornata del bambino ammalato" (poi proseguita a livello di devozione privata) nel ricordo della sua amicizia verso i piccoli e della guarigione del fanciullo Carlo Borromeo.
Il culto spontaneo e popolare, subito sviluppatosi dopo la sua morte, venne approvato dal papa Clemente XII nel 1737. La sua festa ricorre il 25 ottobre.
Frate Giovannangelo, venerato per secoli a Milano, è dichiarato dalla Chiesa di Roma amico di tutti gli oranti, con la beatificazione canonica, firmata da Papa Clemente XII il 15 luglio del 1737.
Il culto era già maturato a Santa Maria dei Servi sin dall'anno dopo la morte; il nome di Giovannangelo era stato incluso, immediatamente, nei cataloghi dei beati dei Servi, a memoria perenne per i frati dell'ordine.
Continui furono a Milano i gesti di affidamento a Dio, attraverso il suo ricordo e la sua intercessione, per secoli. Il suo corpo pressoché incorrotto, conservato nella cappella dell'Annunziata, resta nel cuore della metropoli un richiamo al mistero della morte, all'ultima frontiera da varcare per giungere alla Città celeste.

Preghiera.
Frate Giovannangelo,
uomo dalla vita lieta e contemplativa,
Pensarti in venerazione nel cuore di Milano
ci conforta ad essere - oggi, come ieri -
sempre rivolti verso l'Eterno
e a farci compagni solidali -nelle trame della città -
di ogni cercatore
affamato e assetato d'Altro.
Rendici custodi fedeli
del silenzio e dell'ascolto,
entro un eremo interiore:
solo spazio creativo di dialogo e di comunione,
tra le solitudini di ogni metropoli.
Amen.


Autore:
Michele Grassotti

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Aggiunto/modificato il 2017-10-29

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