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Santa Ulpia Vittoria Martire venerata a Chiusi

Festa: 23 settembre

Chiusi, Siena, tra il II e il III sec.

E' una figura singolare nel panorama del culto cristiano antico di Chiusi, perché la sua memoria dipende quasi interamente dal ritrovamento ottocentesco di una sepoltura nella catacomba di Santa Caterina e dalla successiva venerazione delle sue reliquie. La lapide funeraria rinvenuta nel 1852 conserva il nome di Ulpia Vittoria e la qualifica di 'coniuge degnissima', con il nome del marito, Atilio Giusto, ma non parla di martirio. L'identificazione della defunta con una martire cristiana fu invece formulata nel corso delle indagini archeologiche e soprattutto sancita nel 1852 dal vescovo di Chiusi Giovanni Battista Ciofi, che riconobbe le ossa come quelle di una donna martirizzata per decapitazione. La documentazione consente quindi di distinguere nettamente due livelli: da una parte l'esistenza di una donna di nome Ulpia Vittoria, attestata da un'iscrizione funeraria antica; dall'altra la tradizione ecclesiale che identifica i suoi resti con quelli di una martire. L'epoca esatta della sua morte non è stabilibile con certezza, anche se il contesto epigrafico e archeologico ha portato diversi studiosi a collocarla nell'età imperiale, tra II e III secolo. Il culto è invece ben documentato dall'Ottocento, con il riconoscimento delle reliquie, la concessione di una Messa propria da parte di Pio IX nel 1853 e la progressiva fissazione della festa al 23 settembre.

Etimologia: Dal nome romano Ulpius, mentre Vittoria richiama il latino victoria, 'vittoria'.

Emblema: Il corpo rivestito e ricomposto in una veste preziosa, con maschera di cera sul volto; l'iconografia locale la rappresenta come martire.


Le notizie sulla vita di Ulpia Vittoria sono estremamente limitate. Non possediamo una Vita, una Passio antica o un racconto contemporaneo che descriva la sua esistenza, la sua appartenenza sociale, la sua conversione al cristianesimo o le circostanze della sua morte. La principale testimonianza antica è costituita dall'iscrizione funeraria associata alla sua sepoltura nella catacomba di Santa Caterina.
La catacomba, situata lungo la via Cassia nel territorio di Chiusi, appartiene a un complesso funerario di notevole importanza per la storia del cristianesimo locale. Le indagini archeologiche hanno mostrato che l'area fu utilizzata tra la seconda metà del II secolo e il III secolo e presenta una situazione particolarmente interessante, perché comprende sepolture e iscrizioni di ambiente pagano e cristiano. La presenza di questo cimitero conferma l'esistenza di una comunità cristiana organizzata a Chiusi già nei primi secoli dell'era cristiana.
La catacomba di Santa Caterina fu riscoperta nell'Ottocento. I lavori di scavo iniziarono alla fine degli anni Quaranta del XIX secolo e proseguirono fino al 1853. Nel corso delle esplorazioni vennero individuati diversi sepolcri considerati appartenenti a cristiani e, in seguito, alcuni corpi furono identificati come quelli di martiri. Tra questi vi era la tomba attribuita a Ulpia Vittoria.

La lapide di Ulpia Vittoria
La sepoltura si trovava in un arcosolio del cubicolo della catacomba. La lapide marmorea recava un'iscrizione che può essere restituita, nelle sue parti essenziali, come:
D(is) M(anibus) / Ulpiae Victoriae / coniugi laudabilissimae / Atilius Iustus posuit.
Il testo significa sostanzialmente: 'Agli dèi Mani. Ad Ulpia Vittoria, moglie degnissima, Atilio Giusto pose [questa memoria]'.
L'importanza dell'iscrizione è notevole, ma proprio la sua lettura impone prudenza. Essa documenta il nome della defunta e il rapporto matrimoniale con Atilio Giusto. Non contiene invece una dichiarazione esplicita del martirio. Il carattere cristiano della sepoltura fu collegato soprattutto alla presenza di un segno interpretato come croce gammata o croce ansata, posto all'interno della formula funeraria, mentre la sigla D.M., normalmente collegata alla tradizione funeraria pagana, non impedisce di per sé l'appartenenza cristiana del defunto. La questione fu discussa dagli archeologi dell'Ottocento.
Il nome Ulpia aveva inoltre carattere romano e non costituisce, da solo, una prova cronologica. Alcuni studiosi ottocenteschi tentarono di ricavare dall'onomastica una datazione collegandola all'epoca degli imperatori della famiglia degli Ulpii, in particolare Traiano. Altri interpretarono diversamente i dati. Francesco Liverani, per esempio, cercò di mettere in relazione alcuni nomi ricorrenti nelle catacombe di Chiusi con il sistema delle distribuzioni imperiali di alimenti e assistenza. Si tratta tuttavia di ipotesi interpretative e non di elementi sufficienti per ricostruire la biografia di Ulpia Vittoria.

Il ritrovamento del 1852
Il momento decisivo per la nascita della tradizione di Ulpia Vittoria martire fu l'apertura della tomba l'11 giugno 1852. Secondo la documentazione ottocentesca, fu rinvenuto uno scheletro in buono stato di conservazione, con il capo separato dal resto del corpo e deposto presso i piedi. Nella tomba si trovava anche un piccolo recipiente contenente una sostanza interpretata come sangue. Fu inoltre rinvenuto un elemento metallico che venne interpretato come possibile testimonianza di una tortura precedente alla decapitazione.
Questi elementi furono considerati dal consultore Domenico Bartolini e dalle autorità ecclesiastiche come indizi di un martirio. Il processo verbale relativo all'esumazione, datato 28 giugno 1852, documentò le operazioni compiute con l'autorizzazione del vescovo. Un successivo processo verbale del 4 luglio registrò la traslazione delle reliquie di Ulpia Vittoria e di altri tre defunti dalla catacomba alla cattedrale di Chiusi.
Il vescovo Giovanni Battista Ciofi, con decreto del 30 giugno 1852, riconobbe l'autenticità delle reliquie e dichiarò che le ossa appartenessero a Ulpia Vittoria, ritenuta martirizzata mediante decapitazione. Il decreto rappresenta il fondamento documentario del culto locale, ma deve essere distinto dalla prova storica del martirio: la decisione ecclesiastica dell'Ottocento si fondava sull'interpretazione degli elementi archeologici allora disponibili.

Il culto approvato nell'Ottocento
La vicenda di Ulpia Vittoria si inserisce nel più ampio fenomeno ottocentesco della riscoperta e venerazione dei cosiddetti 'corpi santi' estratti dalle catacombe. Nel caso di Chiusi, l'autorità ecclesiastica procedette al riconoscimento delle reliquie e chiese alla Santa Sede di autorizzare la celebrazione liturgica.
Il 13 giugno 1853 la Congregazione dei Riti, per disposizione di papa Pio IX, concesse una Messa propria solenne per i martiri le cui reliquie erano state riconosciute nelle catacombe di Santa Caterina, lasciando al vescovo la facoltà di stabilirne la data. Questa concessione consolidò il culto ecclesiale locale di Ulpia Vittoria, senza trasformare però in una biografia storicamente documentata gli elementi ricavati dall'interpretazione della sepoltura.
La prima celebrazione non cadeva il 23 settembre. La documentazione conservata nell'archivio della curia indica che inizialmente la festa veniva celebrata il mercoledì di Pentecoste. Solo in seguito venne fissata al 23 settembre, data rimasta poi associata alla memoria della martire.

La traslazione nella chiesa di Santo Stefano
Il 29 settembre 1855, a tre anni dal ritrovamento, il corpo di Ulpia Vittoria venne trasferito nella chiesa di Santo Stefano. Le Oblate del Conservatorio e i fedeli parteciparono alle spese e alla preparazione delle reliquie per la pubblica venerazione. Lo scheletro venne rivestito con una veste di seta e oro, mentre volto, mani e piedi furono ricoperti con una maschera e modellature di cera. Il corpo venne quindi collocato in un'urna sotto l'altare maggiore.
Questa sistemazione ebbe un'importanza particolare nella formazione della devozione popolare. La reliquia non rimase soltanto un reperto archeologico, ma divenne un oggetto visibile della memoria religiosa della comunità. La tradizione locale conservò anche il ricordo dell'ampolla rinvenuta nella tomba e ritenuta contenente sangue della martire.

La tradizione durante il colera del 1855
Pochi mesi dopo l'esposizione del corpo si verificò un episodio destinato a rafforzare considerevolmente la devozione locale. Nel settembre 1855 un'epidemia di colera colpì numerosi centri della Toscana. Chiusi risultò relativamente poco colpita rispetto ad altre località della zona e la popolazione attribuì la protezione alla presenza e all'intercessione dei propri martiri, soprattutto di Ulpia Vittoria.
Si diffuse anche la voce secondo cui il sangue conservato nell'ampolla si sarebbe liquefatto. La stessa memoria storica di Giacomo Bersotti, pur registrando la tradizione, osserva criticamente che tale racconto apparteneva alla devozione popolare sviluppatasi nel clima dell'epidemia. Non si tratta quindi di un miracolo storicamente dimostrato, ma di una testimonianza significativa della formazione del culto ottocentesco.

Dalla chiesa di Santo Stefano a Sant'Apollinare
La venerazione di Ulpia Vittoria proseguì a Chiusi anche dopo la fine dell'Ottocento. La chiesa di Santo Stefano, che aveva custodito l'urna, venne successivamente dismessa. Nel 1994 la Confraternita di Santa Maria della Misericordia promosse il trasferimento del corpo nella chiesa di Sant'Apollinare. L'urna venne collocata sotto un piccolo altare e la nuova sistemazione fu accompagnata dalla pubblicazione della memoria storica di Giacomo Bersotti sul corpo e sul culto della martire. Dal 1995 la festa di Ulpia Vittoria viene celebrata il 23 settembre a cura della Misericordia di Chiusi.
La memoria di Ulpia Vittoria è rimasta inoltre impressa nella toponomastica di Chiusi Scalo, dove esiste una Via Ulpia Vittoria.

Una memoria soprattutto locale
La figura di Ulpia Vittoria non è accompagnata da una tradizione agiografica antica paragonabile a quella di altri martiri delle comunità cristiane dell'Italia romana. La sua memoria nasce invece dall'incontro tra un'antica sepoltura, la riscoperta archeologica ottocentesca, l'interpretazione ecclesiastica dei resti e la successiva devozione della comunità di Chiusi.
Proprio per questo è importante non attribuirle una biografia che le fonti non possiedono. Non sono documentati i suoi genitori, la nascita, la professione, la conversione, l'attività religiosa, le circostanze storiche della persecuzione o il nome dell'autorità che avrebbe ordinato la sua morte. Anche la datazione della morte rimane incerta. Il dato più solido relativo alla persona è l'iscrizione funeraria che conserva il suo nome e la relazione matrimoniale con Atilio Giusto; il dato più solido relativo alla sua memoria cristiana è invece la storia del culto iniziato con il ritrovamento delle reliquie nel 1852 e consolidato dalle autorizzazioni ecclesiastiche successive.

La questione del martirio
Il problema storico centrale riguarda la distanza tra ciò che dice l'epigrafe e ciò che venne dedotto dal ritrovamento del corpo. L'iscrizione non definisce Ulpia Vittoria martire: la ricorda come moglie e utilizza una formula funeraria. La presenza del capo separato dal corpo e dell'ampolla interpretata come contenente sangue furono invece assunte nel 1852 come indizi decisivi del martirio.
È quindi metodologicamente corretto parlare di una donna storicamente attestata e di una martire riconosciuta dalla tradizione ecclesiale chiusina, senza presentare come certa la ricostruzione completa delle circostanze del suo martirio.

La prudenza archeologica nell'Ottocento
La questione non era affatto priva di discussioni già nell'Ottocento. La memoria di Bersotti ricorda che, proprio negli anni in cui furono scavate le catacombe di Chiusi, la critica archeologica stava diventando più prudente nell'attribuire automaticamente il titolo di martire ai corpi rinvenuti nei cimiteri sotterranei. Il progressivo sviluppo dell'archeologia cristiana portò a sottoporre a verifica più rigorosa i segni tradizionalmente considerati indizi di martirio, come le ampolle di sangue e i diversi simboli cristiani.
Nel caso di Ulpia Vittoria, tuttavia, il culto era già stato riconosciuto e la Congregazione dei Riti aveva concesso nel 1853 la Messa propria. La memoria liturgica locale si consolidò quindi indipendentemente dalle successive discussioni metodologiche sull'interpretazione archeologica.

Il contesto cristiano di Chiusi
Ulpia Vittoria appartiene alla storia più ampia della prima comunità cristiana di Chiusi. Le due catacombe di Santa Caterina e Santa Mustiola testimoniano l'esistenza di una comunità cristiana strutturata già nei primi secoli. La catacomba di Santa Caterina, in particolare, presenta iscrizioni funerarie che documentano diverse componenti della comunità e un uso prolungato del cimitero tra II e III secolo.
Questo contesto rende plausibile l'inquadramento cronologico generale di Ulpia Vittoria nell'antichità cristiana chiusina, ma non permette di trasformare la plausibilità in una data precisa della sua morte.

La memoria artistica
Il culto ottocentesco produsse anche una rappresentazione artistica della martire. Un dipinto di Arturo Viligiardi, datato 1891-1894 e conservato a Chiusi, raffigura Santa Ulpia Vittoria martire ed è censito nel Catalogo generale dei beni culturali con il numero 0900369179. L'opera testimonia come la devozione nata dopo il ritrovamento delle reliquie si sia inserita anche nel patrimonio artistico locale.

Curiosità
- La lapide di Ulpia Vittoria è particolarmente interessante perché conserva insieme un elemento della tradizione funeraria romana, la formula D.M., e un segno interpretato in chiave cristiana, circostanza che contribuì alle discussioni sulla cronologia e sull'appartenenza religiosa della defunta.
- Il nome della martire è rimasto nella toponomastica di Chiusi Scalo, dove una strada porta il nome di Via Ulpia Vittoria.
- La tradizione locale collegò Ulpia Vittoria all'epidemia di colera del 1855, attribuendo alla sua protezione il limitato numero di vittime registrato a Chiusi. La stessa tradizione è documentata come credenza popolare, non come fatto miracoloso dimostrato.
- A Chiusi è conservato anche un dipinto di Arturo Viligiardi dedicato alla santa, realizzato tra il 1891 e il 1894.

Cronologia
- II-III secolo: periodo al quale viene generalmente ricondotto il contesto archeologico della catacomba di Santa Caterina; la data precisa della vita e della morte di Ulpia Vittoria non è documentata.
- 1848: vengono riscoperte le catacombe di Santa Caterina lungo la via Cassia.
- 11 giugno 1852: viene aperta la tomba attribuita a Ulpia Vittoria e vengono recuperati i resti scheletrici e gli oggetti associati alla sepoltura.
- 28 giugno 1852: viene redatto il processo verbale relativo all'esumazione delle reliquie.
- 30 giugno 1852: il vescovo Giovanni Battista Ciofi riconosce le reliquie e identifica Ulpia Vittoria come martire decapitata.
- 4 luglio 1852: le reliquie vengono trasferite dalla catacomba alla cattedrale di Chiusi insieme a quelle di altri tre martiri.
- 13 giugno 1853: Pio IX, attraverso la Congregazione dei Riti, concede la Messa propria solenne per i martiri di Chiusi.
- 29 settembre 1855: il corpo di Ulpia Vittoria viene trasferito nella chiesa di Santo Stefano ed esposto alla pubblica venerazione.
- 1855: durante l'epidemia di colera si diffonde a Chiusi la tradizione della particolare protezione della martire.
- 1891-1894: Arturo Viligiardi realizza un dipinto raffigurante Santa Ulpia Vittoria martire.
- 9 ottobre 1994: il corpo viene trasferito dalla chiesa di Santo Stefano alla chiesa di Sant'Apollinare.
- Dal 1995: la festa viene celebrata il 23 settembre a cura della Confraternita di Santa Maria della Misericordia di Chiusi.

Valutazione storico-critica
- L'esistenza storica di una donna chiamata Ulpia Vittoria è attestata da una lapide funeraria antica rinvenuta nella catacomba di Santa Caterina a Chiusi; l'iscrizione la identifica come moglie di Atilio Giusto.
- La lapide non contiene una dichiarazione esplicita di martirio. L'identificazione di Ulpia Vittoria come martire deriva dall'interpretazione ottocentesca della sepoltura, in particolare dalla posizione del corpo, dal capo separato e dall'ampolla interpretata come contenente sangue.
- La datazione al II o III secolo è compatibile con il contesto archeologico della catacomba, ma non consente di stabilire la data della morte di Ulpia Vittoria. Le ipotesi ottocentesche che collegavano il nome Ulpia all'epoca di Traiano rimangono interpretazioni e non costituiscono una prova cronologica.
- Il martirio fu riconosciuto ufficialmente nell'ambito del culto diocesano nel 1852 dal vescovo Giovanni Battista Ciofi, e nel 1853 la Santa Sede concesse la Messa propria solenne. Questi atti documentano con certezza la storia del culto ottocentesco, non costituiscono però una fonte antica sulle circostanze della morte.
- La devozione locale è storicamente ben documentata dal 1852 in avanti e comprende l'esposizione delle reliquie, la festa liturgica, la tradizione legata al colera del 1855, la permanenza del culto nella comunità e il trasferimento dell'urna a Sant'Apollinare nel 1994.
- Non è documentata una biografia individuale sufficientemente ampia per ricostruire con sicurezza famiglia, formazione, attività, conversione, persecuzione o circostanze storiche della morte. La ricostruzione deve quindi distinguere la persona attestata dall'epigrafe dalla tradizione successiva della martire.
- Ulpia Vittoria è pertanto una figura per la quale la storia del culto è assai meglio documentata della biografia. Il valore storico della sua memoria risiede nell'intreccio tra archeologia cristiana di Chiusi, epigrafia funeraria, riconoscimento ecclesiastico ottocentesco e continuità della devozione locale.

Fonti e bibliografia essenziale
- Bartolini, Domenico, Dissertazione: Le nuove catacombe di Chiusi recentemente scoperte nella contrada che appellasi S. Caterina, Roma, 1852. La dissertazione contiene la documentazione archeologica relativa alla catacomba e alla tomba di Ulpia Vittoria.
- Cavedoni, Celestino, Ragguaglio storico archeologico di due antichi cimiteri cristiani della città di Chiusi, Modena, 1853. Studio ottocentesco citato nella memoria di Bersotti per le questioni archeologiche relative alle catacombe e alle reliquie.
- Liverani, Francesco, Le catacombe e antichità cristiane di Chiusi, Siena, 1872. Studio sulle catacombe chiusine e sulle iscrizioni funerarie.
- De Rossi, Giovanni Battista, studi sulle iscrizioni cristiane e sulla sigla D.M., in Bullettino di Archeologia Cristiana, serie II, 1873, e serie IV, 1887.
- Bersotti, Giacomo, Il 'corpo' ed il culto di S. Ulpia Vittoria in Chiusi, Chiusi, 1994. Memoria storica fondata anche sulla documentazione dell'Archivio della Curia vescovile di Chiusi e sui processi verbali del 1852.
- Barni, Enrico, Bersotti, Giacomo, La Diocesi di Chiusi, Chiusi, Edizioni Luì, 1999. Opera indicata nella bibliografia degli studi sulla storia cristiana e religiosa di Chiusi.
- Martini, Luigi, a cura di, Chiusi cristiana, Chiusi, Edizioni Luì, 1997, in particolare i contributi sulle origini del cristianesimo e sulla catacomba di Santa Caterina.
- Paolucci, Giulio, 'La catacomba di Santa Caterina', in Luigi Martini, a cura di, Chiusi cristiana, Chiusi, Edizioni Luì, 1997, pp. 36-45.
- Catalogo generale dei beni culturali, scheda 0900369179, Santa Ulpia Vittoria martire, dipinto di Arturo Viligiardi, 1891-1894.
- Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, Catacomba di Santa Caterina, Chiusi, documentazione istituzionale sulla struttura cimiteriale e sul suo inquadramento archeologico.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Fin dal 1634 erano state ritrovate in Chiusi le catacombe di S. Mustiola (sec. III); ad esse, nell'anno 1848, si aggiunsero le catacombe di s. Caterina, situate sotto una collina, lungo la Via Cassia. Da queste catacombe furono estratti alcuni "corpi santi", tra cui quello di Ulpia. La sua tomba era situata nell'angolo della parete di fondo del cubicolo, nel punto dove inizia l'ambulacro segnato col numero 10 nella planimetria annessa ad una dissertazione tenuta sull'argomento dall'archeologo Domenico Bartoliní, il 10 luglio 1852. Varie e discordanti sono state le supposizioni fatte dai diversi studiosi sulle origini, sull'epoca e sulle attività svolte in vita da questa presunta martire. Il 4 luglio 1852 fu redatto un processo verbale per la traslazione delle reliquie di s. Ulpia, di s. Quinto Velio Giuliano, di s. Luciano e di s. Nerania dalle catacombe di s. Caterina alla cattedrale di Chiusi, mentre il vescovo, con suo decreto del 30 giugno 1852, aveva riconosciuto l'autenticità delle reliquie e le aveva dichiarate appartenenti ai suddetti martiri della fede cristiana in Chiusi. Il papa Pio IX concesse, con Decreto della Congregazione dei Riti del 13 giugno 1853, la Messa propria solenne da celebrarsi nei giorni festivi di detti santi martiri, lasciando al vescovo la facoltà di fissarne la data. La festa in un primo tempo si celebrava il mercoledì di Pentecoste e solo piú tardi fu fissata al 23 settembre. Durante il colera dell'anno 1855 Chiusi fu l'unico centro abitato che nella zona fu quasi risparmiato dal morbo. Gli abitanti attribuirono il fatto alla protezione dei loro santi martiri ed in particolare di s. Ulpia.


Autore:
Giacomo Bersotti


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2026-09-11

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