|
† Lérins, Provenza, 739 ca.
Nell'agosto del 739, mentre l'Europa cristiana affrontava una delle sue crisi più drammatiche, circa cinquecento monaci dell'abbazia di Lérins cadevano vittime dell'invasione saracena in Provenza. Tra loro, il giovane Colombo che, dopo essersi inizialmente nascosto con un compagno, scelse di tornare indietro e unire il proprio destino a quello dei confratelli, diventando l'ultimo martire di quella tragica giornata. La vicenda si colloca nel contesto del violento conflitto tra il patrizio Mauronto e Carlo Martello, quando i musulmani di al-Andalus sfruttarono le divisioni interne al regno franco per compiere incursioni devastanti lungo le coste mediterranee. L'abbazia di Lérins, fondata quattro secoli prima da Sant'Onorato e diventata uno dei centri monastici più influenti della Gallia, fu completamente distrutta. La tradizione, riportata in una "Vita" redatta tra il X e l'XI secolo, narra di un'apparizione angelica che avrebbe preavvertito l'abate Porcario dell'imminente attacco, permettendo di mettere in salvo le reliquie e i novizi più giovani. La memoria di questi monaci martiri è celebrata dalla Chiesa il 12 agosto.
Etimologia: Dal latino columba, 'colomba', simbolo di purezza e pace.
Emblema: Palma del martirio, abito monastico benedettino, isola sullo sfondo.
|
Gli anni Trenta dell'VIII secolo furono tra i più turbolenti nella storia dell'Europa occidentale. Dopo la decisiva vittoria di Carlo Martello a Poitiers nel 732, che aveva fermato l'avanzata musulmana verso nord, le forze di al-Andalus si erano ritirate ma non avevano abbandonato le loro ambizioni sul Mediterraneo. La Provenza, regione strategica tra le Alpi e il mare, divenne teatro di un complesso gioco di alleanze e tradimenti. Mauronto, patrizio locale e duca di Provenza, cercò di affermare la propria indipendenza dall'autorità franca alleandosi proprio con i musulmani di Spagna. Questa scelta avrebbe avuto conseguenze devastanti per la popolazione e le istituzioni religiose della regione. Carlo Martello, determinato a riaffermare il controllo franco sul sud della Gallia, lanciò una serie di campagne militari tra il 736 e il 739. Con l'aiuto dei Longobardi, i Franchi sconfissero ripetutamente Mauronto, costringendolo alla fuga e sottoponendo la Provenza a una devastazione che, secondo le cronache dell'epoca, superò in ferocia quella degli stessi invasori musulmani. Fu in questo clima di violenza generalizzata che si consumò il martirio dei monaci di Lérins.
L'abbazia di Lérins Fondata intorno al 410 da Sant'Onorato, l'abbazia di Lérins sorgeva sull'isola che oggi porta il suo nome, Saint-Honorat, a pochi chilometri dalla costa di Cannes. Per oltre tre secoli era stata uno dei centri monastici più importanti della Gallia, fucina di vescovi e teologi, modello per innumerevoli altre fondazioni monastiche. La sua posizione insulare, un tempo considerata ideale per la contemplazione e la separazione dal mondo, si rivelò tragica quando le incursioni saracene divennero sempre più frequenti. Nell'VIII secolo la comunità leriniana contava centinaia di monaci, numero che includeva anche religiosi di altri monasteri della regione che avevano cercato rifugio sull'isola. Sotto la guida dell'abate Porcario, l'abbazia continuava la sua missione spirituale e culturale, custodendo preziose reliquie e formando nuove generazioni di monaci. Ma la pace monastica stava per essere violentemente interrotta.
L'invasione saracena del 739 La tradizione agiografica, riportata nella "Vita Porcarii" compilata tra il X e l'XI secolo, narra che un angelo apparve all'abate Porcario preannunciandogli l'imminente attacco dei Saraceni e la morte dei monaci entro dieci giorni. Aldilà dell'elemento soprannaturale, è probabile che la comunità avesse ricevuto notizie dell'avvicinarsi delle navi nemiche e si preparasse al peggio. Porcario prese decisioni pragmatiche: mise in salvo le reliquie più preziose e inviò in Italia trentasei novizi e sedici "alunni", giovani in formazione, affinché un giorno potessero tornare e ricostruire l'abbazia. Questa lungimiranza avrebbe permesso la sopravvivenza della comunità leriniana. Quando i Saraceni sbarcarono sull'isola, la strage fu immediata e totale. Il monastero fu saccheggiato, le cappelle distrutte, i monaci uccisi senza distinzione. Solo quattro giovani furono risparmiati e portati via come schiavi. Il numero tradizionale di cinquecento martiri, sebbene probabilmente esagerato, indica comunque una perdita enorme per la comunità monastica e la Chiesa locale.
Il ruolo di Colombo Tra tutti i monaci di Lérins, la tradizione ha conservato il nome di due giovani che inizialmente rifiutarono il martirio: Colombo ed Eleuterio. Alla notizia dell'imminente attacco, mentre gli altri confratelli si dichiaravano pronti a morire per la fede, questi due cercarono scampo in una grotta sulla costa dell'isola, nascondendosi dai Saraceni. Dalla loro posizione nascosta, Colombo assistette all'eccidio dei compagni. La tradizione narra che vide le anime dei martiri salire al cielo come colombe, immagine simbolica che richiama il significato stesso del suo nome. Terrorizzato ma anche sopraffatto dal rimorso per aver abbandonato i fratelli nel momento supremo, Colombo decise di consegnarsi ai Saraceni. Resistendo ai tentativi di Eleuterio di trattenerlo, uscì dal nascondiglio e si presentò agli invasori, che lo decapitarono immediatamente. Colombo divenne così l'ultimo martire di Lérins, colui che scelse volontariamente la morte dopo aver inizialmente cercato di evitarla.
La ricostruzione Il racconto agiografico prosegue narrando le vicende successive alla strage. I quattro giovani monaci fatti prigionieri riuscirono a fuggire dal porto di Agav, attraversando i boschi fino al villaggio di Ara Lucis (l'attuale Arluc). Da lì tornarono sull'isola, dove ritrovarono Eleuterio, che nel frattempo non aveva mai lasciato il suo nascondiglio. Insieme, i cinque superstiti si dedicarono al pietoso compito di seppellire l'abate Porcario e i confratelli uccisi. Completata questa opera dolorosa, partirono per raggiungere i novizi in Italia e si recarono a Roma per informare il papa della distruzione della celebre abbazia. Circa vent'anni dopo, come aveva previsto Porcario, il gruppo ritornò a Lérins e iniziò la ricostruzione del monastero. L'abbazia avrebbe conosciuto nuove distruzioni nei secoli successivi, ma non scomparve mai completamente, arrivando fino ai giorni nostri come comunità monastica cistercense.
Tra storia e tradizione Gli storici moderni guardano con cautela alla vicenda dei martiri di Lérins. È fuor di dubbio che l'abbazia subì gravi danni durante le invasioni dell'VIII secolo e che molti monaci persero la vita. Tuttavia, la distinzione tra martirio religioso e strage bellica è difficile da stabilire. I Saraceni non attaccavano i monasteri per motivi di fede, ma per ragioni di guerra e saccheggio. D'altra parte, nell'VIII secolo tutti gli ecclesiastici che morivano di morte violenta venivano considerati martiri, indipendentemente dalle circostanze. Il numero di cinquecento vittime è certamente esagerato, ma indica comunque una tragedia di proporzioni enormi. Probabilmente i morti furono vittime sia dell'invasione musulmana sia del successivo contrattacco franco-longobardo, che si abbatté sulla Provenza con altrettanta ferocia.
Culto e memoria liturgica Porcario, Colombo e i loro compagni sono stati venerati come santi e martiri a Lérins fin dai tempi più antichi, con celebrazione fissata al 12 agosto. Questa data è stata poi recepita dal Martirologio Romano, che così recita: "Nell'isola di Lérins nella Provenza in Francia, santi martiri Porcario, abate, e molti altri monaci, che si tramanda siano stati uccisi dai Saraceni". Autore: Enrico Quiri
Il martirio dell’abate Porcario e dei suoi ca. 500 monaci di Lérins, celebre abbazia benedettina posta sulle isole di Lérins in Provenza e fondata nel 410 da s. Onorato, è situato nell’VIII secolo, quando le lotte fra Musulmani e Franchi sconvolsero la Provenza. Nel 736 e nel 739 il patrizio Mauronto, si ribellò contro Carlo Martello (689-741) figlio di Pipino di Héristal cui successe nel 716 come maggiordomo d’Austrasia, chiedendo l’aiuto dei Musulmani, i quali si sparsero per tutta la Provenza saccheggiando dappertutto. A loro volta i Franchi di Carlo Martello, anche loro aiutati dai Longobardi, venuti in loro soccorso, misero a ferro e fuoco il Paese in rivolta, superando in distruzioni quelle dei Musulmani. E in questo orribile contesto di violenze e di rappresaglie, che si colloca il martirio di Porcario abate e dei suoi numerosi monaci. Racconta una ‘Vita’ compilata nel secolo X, poi ricomposta nell’XI, che i Saraceni avevano già invasa la Provenza (la romana Provincia) regione meridionale della Francia, quando un angelo apparve all’abate di Lérins, Porcario, preannunciandogli che dieci giorni dopo, gli arabi si sarebbero impadroniti dell’abbazia e avrebbero ucciso i monaci. In quel tempo l’abbazia benedettina di Lérins, posta sull’isola Saint-Honorat nel Mediterraneo di fronte a Cannes, contava più di 500 monaci, il numero così elevato comprendeva anche i monaci di altri monasteri dei dintorni che lì si erano rifugiati. Alla notizia data dall’abate Porcario, tutti si dissero disposti a morire, tranne due giovani monaci di nome Colombo ed Eleuterio, che andarono a nascondersi in una grotta della costa. Il santo abate dispose di mettere in salvo le reliquie conservate nel monastero e poi inviò in Italia trentasei novizi e sedici ‘alunni’, affinché un giorno potessero ritornare e così ricostruire l’abbazia. In un anno imprecisato intorno al 739, i Saraceni effettivamente sbarcarono sull’isola, distrussero il monastero con tutte le cappelle, uccidendo purtroppo tutti i monaci (stragi usuali in quelle invasioni), tranne quattro giovani che decisero di portare in schiavitù con loro. Dalla caverna in cui si era nascosto insieme ad Eleuterio, il giovane monaco Colombo, assisté terrorizzato all’eccidio dei suoi confratelli, vedendo le loro anime che salivano al cielo; preso dal rimorso e resistendo ai tentativi di trattenerlo di Eleuterio, si presentò ai saraceni che lo decapitarono subito, ultimo dei martiri. Il racconto prosegue narrando che i quattro giovani monaci fatti prigionieri, riuscirono ad evadere mentre erano nel porto di Agav, fuggendo attraverso i boschi fino al villaggio di Ara Lucis (ora Arluc), da dove poi raggiunsero di nuovo l’isola, ritrovandovi Eleuterio, che spaventato non aveva lasciato il suo nascondiglio. Tutti e cinque presero a seppellire a Lérins l’abate ed i ca. 500 monaci uccisi, poi al termine del pietoso e straziante compito, partirono raggiungendo i novizi che si trovavano in Italia, giungendo fino a Roma per raccontare al papa, la morte dei monaci e la distruzione della celebre abbazia. Vent’anni dopo, tutto il gruppo ritornò a Lérins e come aveva previsto l’abate Porcario, ricostruirono l’abbazia. È fuor di dubbio che i martiri furono vittime dello scontro politico fra i Musulmani ed i Franchi, più che per motivi religiosi, ma in quello sciagurato periodo dell’VIII secolo, tutti gli uomini di chiesa, che morivano di morte violenta, venivano considerati martiri; giacché gli storici non sono in grado di stabilire l’esatto numero delle vittime, è da supporre che in realtà fra l’invasione musulmana e il conseguente contrattacco franco-longobardo, i martiri siano stati complessivamente un 500 anche se non tutti nello stesso momento. Porcario, Colombo ed i loro compagni sono stati sempre venerati a Lérins come santi e martiri, con celebrazione al 12 agosto, data ripresa poi dal ‘Martirologio Romano’. Nell’abbazia esiste una cappella del X secolo, che segna il luogo in cui la maggior parte dei monaci vennero uccisi. Certamente dato il gran numero, le reliquie in parte saranno state portate in altri luoghi in Europa, dove hanno ricevuto un culto locale.
Autore: Antonio Borrelli
|